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Rudi.
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Appunti per un'analisi del voto

Ho impegnato il sabato mattina andando ad ascoltare alcuni esperti, chiamati da Sinistra Democratica per analizzare la catastrofe elettorale.

Primo dato: c’è un estremo disaccordo nei punti di vista (prevedibile quanto grottesco) e nelle teorie da cui ripartire.

Secondo dato: per fortuna tutti sembrano interrogarsi sulle cause di “lunga durata”, accantonando la spiegazione più consolatoria, quella che attribuisce gran parte della sconfitta ai due anni scarsi del governo Prodi.

Mi limito a riportare i dati empirici presentati da un sociologo, molto noto a Bologna, a proposito dei cosiddetti “flussi elettorali”.

 

L’aspetto più incisivo nel voto del 13 e 14 aprile - quello che ha stabilito le dimensioni del trionfo berlusconiano – è la sconfitta di tutto il centro-sinistra nel sud; una notevole quota di elettori di Campania, Calabria, Abruzzo, Puglia, Sardegna e Sicilia, come tante altre volte è accaduto in passato, sono saliti sul carro del vincitore.

 

Mancano oltre 4.000.000 di voti al centro-sinistra rispetto ad appena due anni fa.

Mancano 2.000.000 di voti al PD 2008 rispetto all’Ulivo 2006.

Sembra essersi verificata una reazione a catena, uno slittamento da un soggetto all’altro nello spettro politico, da sinistra a destra.

Italia dei Valori e UDC hanno incassato gran parte dei voti in uscita dal PD; IDV e UDC sono praticamente rinati dalle ceneri, avendo perso circa 2/3 dei vecchi elettori ad avendo acquisito circa 2/3 del nuovo elettorato.

L’accordo del PD coi Radicali è stato penalizzante rispetto all’elettorato di centro (almeno mezzo milione di ex Margherita sono slittati verso l’UDC).

Quanto ai flussi in entrata, il PD ha eroso circa 1.000.000 di elettori dei partiti che hanno dato vita alla Sinistra Arcobaleno e raccolto la quasi totalità degli ex elettori della Rosa nel pugno.

 

Il travaso diretto fra Rifondazione Comunista e Lega Nord è molto inferiore a quanto sostenuto da alcuni commentatori; un travaso è avvenuto anni fa, stavolta la Lega si è rafforzata a danno degli alleati del PDL (la correlazione è evidente in molte realtà territoriali).

Sinistra Arcobaleno ha perso due terzi del suo elettorato potenziale (2006): circa un terzo è stato attratto dal “voto utile” a PD e IDV, un altro terzo si è disperso nell’area dell’astensione.

I dati elettorali del 1994, 1996 e 2006 mostrano che il voto a Rifondazione Comunista è considerevolmente migliore quando si allea con la “sinistra moderata”.

 

Se ne deduce che la “separazione consensuale” fra Veltroni e Bertinotti sia stata doppiamente sconfitta: Sinistra Arcobaleno non ha raccolto il voto di protesta, il PD non ha raccolto il voto centrista.

scritto alle 14:39 | link | commenti
in: politica
Carta settimanaleIl settimanale in edicola - Sicurezza: Verona, le manifestazioni di sabato 17, la paura dei migranti che ora si sentono nel mirino, l’eurorazzismo.

Misteri napoletani: perché il nuovo governo premia De Gennaro dopo il fallimento del suo piano rifiuti? Un’inchiesta.

Intervista a Matteo Garrone su «Gomorra».

Reportage: in Perù il vertice dei governi europei e latinoamericani e quello dei popoli.

Ipercarta ‘68: L’informazione finalmente [più] libera.

Idee: Mario Pezzella, disertiamo lo spettacolo della democrazia.

 

FUORIGIOCO, 18 - Il giorno in cui concretizza il colpo di stato (24 marzo 1976), i militari argentini occupano la sede della radiotelevisione e sospendono tutte le trasmissioni in programma. Tranne una: la Junta stabilisce di confermare la cronaca diretta della partita di calcio che si gioca a Chorzow fra Polonia e Argentina. I militari mandano così un immediato, doppio segnale: considerano il calcio come un mezzo utile alla conquista del consenso, e mostrano di non voler rinunciare ad allestire i mondiali previsti per due anni dopo.

È uno degli episodi su cui si sofferma lo storico Sergio Giuntini in un libro appena uscito (Pugni chiusi e cerchi olimpici, Odradek, 2008), nel tentativo ricostruire il momento in cui entra in crisi l’idea della neutralità dello sport, a partire dall’anno più simbolico del Novecento: il 1968, con i suoi riverberi sul decennio successivo.

È una lettura avvincente, piena di situazioni e personaggi che colpiscono l’immaginazione. Un altro esempio.

Fra il 29 dicembre 1951 e il 26 luglio 1952, in sella a una vecchia Norton (la famosa Poderosa II), Ernesto Guevara de la Serna e Alberto Granado attraversano Argentina, Cile, Perù, Colombia, Brasile, Venezuela, entrando in contatto con le più terribili miserie dell’America Latina. Quasi alla fine del viaggio, a Bogotà, Guevara e Granado assistono alla partita di calcio fra la squadra locale del Millionarios e il Real Madrid, che schiera il loro connazionale Alfredo Di Stefano, la saeta rubia (freccia rossa). Due giorni dopo il Che, emozionatissimo, riesce a conoscere il suo idolo. Il diario di Granado riporta che i tre hanno parlato a lungo di calcio, medicina e problemi sociali, infine Di Stefano ha regalato alla coppia di amici un po’ di mate e due biglietti per un’altra partita.

Da uno studio sui flussi elettorali commissionato dalla Fondazione Italianieuropei (quella di D’Alema) risulta che Ds e Margherita hanno perso verso destra 1,5 milioni di voti rispetto a quelli raccolti nel 2006, e hanno incassato 1 milione di voti dalla Sinistra Arcobaleno.

 

Intervistato dal Corriere, D’Alema ribadisce la necessità di aprire una discussione seria, «all’altezza della portata della sconfitta». Una discussione «non riduttiva del risultato, legata semplicemente agli errori del governo».

 

Mi piace pensare che qualcuno fra i miei tanti amici del Pd – sentito D’Alema e viste le reciproche gentilezze fra Berlusconi e Veltroni – abbia voglia di riaprire gli occhi. Non è mai troppo tardi.

scritto alle 12:58 | link | commenti (4)
in: politica
Alessandro ProfumoÈ ufficiale: trasferta vietata a Parma. Si è appena conclusa la riunione del Comitato per l’ordine pubblico di Parma e la decisione per la partita Parma-Inter è quella di vietare l'accesso allo stadio per i tifosi nerazzurri.

“In pratica gli interisti non possono andare a Parma perché i romanisti hanno accoltellato i catanesi davanti all'Olimpico” (cito Hae da Bauscia).

E mi chiedo come si comporterà quel genio di Matarrese in vista della finale di Coppa Italia, sabato 24 maggio. Farà un ispirato appello alla calma?

 

Con rincrescimento, ieri su Liberazione (organo del partito per cui voto) ho letto un penoso articolo sull’argomento: riprendeva le frasi insensate di Matarrese come fossero oro colato, lamentava la disparità di trattamento fra tifoserie, ipotizzava vantaggi all’Inter, eccetera.

A volte temo che la crisi della sinistra sia irrimediabile. Però, sempre ieri su Liberazione, c’era un meraviglioso articolo su Gomorra, il film di Matteo Garrone tratto da Saviano.

 

Nel delirio mediatico in corso, mi domando come mai nessuno abbia ancora scritto che il gran capo di Unicredit, Alessandro Profumo, noto tifoso interista, ha nelle sue mani l’impressionante debito della Roma… Fra l’altro, se la Roma vincesse lo scudetto avrebbe un crollo in Borsa (spese aggiuntive per i premi e per gli ingaggi).

So che molti pensano il contrario, ma sono convinto che questo sordido clima di accerchiamento sia il carburante per lo scudetto di cui l’Inter aveva bisogno.

scritto alle 11:27 | link | commenti (6)
in: politica, sport, nerazzurri

Intervista a Nichi Vendola di Claudio Sabelli Fioretti (La Stampa)

Il progetto di Veltroni…
«È stato scardinato completamente. L'unico elemento di vittoria di Veltroni è la scomparsa della sinistra. Il vento di destra lo ha travolto».
Ma la semplificazione della politica italiana…
«Va bene. Gli è riuscito il bipolarismo. Ne è valsa la pena?».
La sua leadership ne esce rafforzata?
«Non c'è un automatismo tra esito elettorale e leadership di Veltroni. Siamo all'inizio di un percorso dagli esiti insondabili».
Proviamo a sondarli.
«Non riesco a fare previsioni. La natura neocentrista e moderata del Partito democratico non è un dato acquisito. Il Pd non è un partito-mummia. È un corpo vivo, esposto alle intemperie della società. È una partita aperta».

Scrivono che le ideologie sono finite.
«E il berlusconismo che cos'è? La favola bella che cuce l’Italia delle mille corporazioni non è una straordinaria operazione ideologica? Berlusconi a quest’Italia così spaventata, regredita, ferita offre sogni e paure. I sogni dell'Isola dei Famosi e le paure dell’immigrato. Un mix straordinario».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200805articoli/32764girata.asp

scritto alle 12:01 | link | commenti (6)
in: politica

E.T.Non siamo soli

 

Padre Josè Gabriel Funes, gesuita, direttore della Specola Vaticana, ha rilasciato un'intervista all’Osservatore Romano che mi sembra molto più laica della media delle parole pronunciate in questi giorni da dirigenti del Pd, alle prese con l'imbarazzante equilibrio fra radicali e teodem.

 

Dice Padre Funes che nello spazio potrebbero esserci altre forme di vita: “Finora non abbiamo nessuna prova. Ma certamente in un universo così grande non si può escludere questa ipotesi... Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio… Da astronomo io continuo a credere che Dio sia il creatore dell’universo e che noi non siamo il prodotto della casualità ma i figli di un padre buono, il quale ha per noi un progetto d’amore. La Bibbia fondamentalmente non è un libro di scienza”.

 

Padre Funes risulta spiazzante anche su Darwin e Galileo: “Come astronomo posso dire che dall’osservazione delle stelle e delle galassie emerge un chiaro processo evolutivo. Questo è un dato scientifico. Anche qui io non vedo contraddizione tra quello che noi possiamo imparare dall’evoluzione - purché non diventi un’ideologia assoluta - e la nostra fede in Dio”. La vicenda di Galilei “ha lasciato delle ferite. Ci sono stati malintesi. La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i suoi sbagli. Forse si poteva fare di meglio. Ma ora è il momento di guarire queste ferite”.

scritto alle 11:40 | link | commenti
in: politica

Robert Rauschenberg. American FlagHo appena saputo della morte di Robert Rauschenberg, di cui vidi una magnifica mostra al Beaubourg. Nato in Texas nel 1925, Rauschenberg è fra gli inventori del "combine-paintings": un'anticipazione della pop art fatta di oggetti e materiali frammisti alla pittura.

Renzo Piano gli aveva chiesto un affresco per la nuova chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo: l'artista americano gli consegnò uno schizzo nel quale, anziché un messagero divino, c'era una centrale atomica. La commissione vaticana ha bocciato la proposta.

Jasper Johns, Three Flag, 1958Cercando fra le immagini di google, ho trovato la versione di Rauschenberg della bandiera americana, mi è venuta in mente quella di Jasper Johns, accanto alla quale ho scoperto un irriverente Keith Haring.

Keith Haring, American FlagNe deduco che con le bandiere - anche le più odiose - si può far di meglio che bruciarle.

 


 



 

scritto alle 10:52 | link | commenti
in: politica
Edoardo Salzano, Ma dove vivi? La città raccontata

Corte del Fontego, 2007

 

Edoardo SalzanoScritto da un famoso urbanista - nato nel 1930 e fondatore nel 2003 del sito http://eddyburg.it) - questo libro è comprensibile a tutti, volutamente elementare, nonostante la tecnicità dell’argomento. Possiede la “leggerezza” di cui parlava Calvino. Leggendolo, si capisce quanto l’identità dei luoghi che viviamo contribuisca a determinare la nostra identità di persone.

La tesi fondamentale è che l’urbanistica deve servire a rappresentare “un modo corretto di vivere e trasformare la città, non può vincere se non diventa un sapere diffuso, radicato fin dai primi gradi di apprendimento”. “La città è la casa della società”; perciò deve ritornare a essere intesa come un bene comune, non una merce di scambio monetizzabile e traducibile in denaro, a vantaggio di pochi individui.

 

Edoardo SalzanoLa maggioranza della popolazione mondiale vive nelle città, in Italia la popolazione urbana è quasi il 68%. L’uomo non ha sempre vissuto così; “la città è stata inventata per soddisfare esigenze e funzioni comuni, collettive, sociali”. La bellezza delle città si è irradiata sull’intero pianeta attraverso gli spazi e gli edifici pubblici. Nel tempo le dimensioni delle città sono notevolmente aumentate; in parallelo, si sono affievoliti i valori, le ragioni e le regole della collettività, della comunità in quanto tale, e hanno assunto uno schiacciante predominio le ragioni dell’individualismo.

La città è il luogo in cui soddisfare esigenze che l’uomo non può soddisfare da solo; dunque, la città serve a una gamma molto vasta di interessi, la politica deve selezionarli e privilegiarne alcuni. Si è annebbiata una delle due componenti della natura dell’uomo moderno: la dimensione pubblica. La bilancia si è nettamente spostata sulla dimensione individuale.

scritto alle 12:08 | link | commenti
in: politica, letture

Intervista

Il pessimo risultato de “la Sinistra l’Arcobaleno” rappresenta chiaramente un punto da cui ripartire, secondo alcuni, o su cui fermarsi, secondo altri. Abbiamo chiesto a Rudi Ghedini, esponente della Prima Casa a Sinistra di Bologna - uno dei luoghi dove si è cercato e si cerca di costruire “dal basso” la Sinistra -, di condividere con noi qualche riflessione sul momento che si sta attraversando.


Perché è andata così male?

Usando uno slogan, dico che i partiti non si inventano: nascono o da grandi tragedie o da grandi elaborazioni. Questa critica investe sia la Sinistra Arcobaleno che il Pd. Entrambi sembravano “esperimenti da laboratorio”, senza il supporto di un’analisi approfondita di cosa è stato il Governo Prodi.


E ora? Si ricomincia o si ritiene abortito il processo unitario?

E, se sì, da dove ripartire?

Certamente si ricomincia. La necessità è quella di tornare a capire la realtà, non solo da un punto di vista analitico. E’ necessaria anche la presenza nei luoghi dove si costruisce la coscienza politica delle persone: il mondo del lavoro, della cultura, dell’istruzione, dovunque si sviluppano le passioni.

La Sinistra è scomparsa dalla società, deve tornarci. Credo sia sintomatico quanto successo il 20 di ottobre: un milione di persone in piazza ma poi deluse dall’inefficacia della mobilitazione e delle azioni che ci sono state in ambito istituzionale.

Bisogna recuperare un’efficacia nelle azioni. Bisogna trovare nuove forme del fare politica, azioni che producano risultati, che siano “utili”. Ed è tanto più necessario per la Sinistra diventata extraparlamentare.


Come Prima Casa a Sinistra avete già deciso come procedere?

Abbiamo già fatto un primo incontro e altri ne seguiranno nei prossimi giorni. Nostra priorità ora è di riallacciare le relazioni fra i tanti e le tante, anche fuori dai partiti, che abbiamo incontrato facendo iniziative, come per esempio la festa dello scorso settembre, e che vogliono costruire un nuovo soggetto politico. Ovviamente guardiamo con grande attenzione a quanto accadrà all’interno dei partiti, ma la nostra azione non sarà condizionata da questo.

- Elisa Corridoni, da "Liberazione" del 2 maggio 2008

scritto alle 11:39 | link | commenti (2)
in: politica

il vento controQuesta sera alle 21.00

presso la Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno (via Porrettana 360), presento l'ultimo romanzo di

Stefano Tassinari, Il vento contro (Tropea).

Ci sarà anche Aroldo Tolomelli, già senatore Pci e comandante partigiano.

scritto alle 14:06 | link | commenti
in: politica, letture

Vittime di un doppio avventurismo

 

Avventurismo - singolare maschile: in politica, la tendenza di chi intraprende azioni spregiudicate e rischiose, senza aver considerato con la necessaria attenzione le condizioni concrete del contesto.

In questi giorni mi pare di assistere a due reazioni antitetiche: nella Sinistra Arcobaleno si pensa di aver sbagliato tutto (ma naturalmente la colpa è sempre altrove), mentre nel Pd qualcuno ancora si illude di non aver sbagliato niente. La mia opinione è che un doppio avventurismo abbia consegnato alla coalizione guidata da Berlusconi una vittoria di proporzioni epocali.

 

Lenin su sfondo azzurroDi solito, l’avventurismo è la conseguenza di atteggiamenti basati su formule astratte che portano a scelte lontane dalla realtà, esposte a gravi rischi di fallimento. Nel famoso opuscolo di Lenin “L'estremismo, malattia infantile del comunismo”, si pone una sorta di equivalenza fra avventurismo ad estremismo, e in seguito gli stalinisti apostrofarono così i trotzkisti. In Italia, la caustica definizione di Lenin è tornata in auge negli anni Settanta, quando il Pci etichettava come avventuristi i gruppi della sinistra extraparlamentare.

Con la catastrofe elettorale dell'aprile 2008 si è chiusa una stagione politica; credo si possa sviluppare un’analisi critica, riutilizzando il concetto di avventurismo in riferimento a un partito tutt'altro che estremista, anzi di centro, “a vocazione maggioritaria”: il Pd di Veltroni.

 

Eletto segretario attraverso il bagno di folla delle primarie, Veltroni ha presto delineato il profilo del suo progetto. Lo smarcamento del Pd dal governo e dall’Unione (nel momento della sua massima crisi di consenso), si è associato al tentativo di trovare un accordo con Berlusconi (nel momento della sua massima crisi, quando i suoi stessi alleati lo stavano abbandonando). Non a caso i giornali fiancheggiatori dell’operazione veltroniana hanno abusato di espressioni come “coraggio” e “scommessa”, evitando di avanzare dubbi su quelli che potevano essere gli esiti della nuova strategia, nel concreto contesto italiano, qui e ora.

Così la destra, senza nemmeno il contrappeso dell’Udc, ha riconquistato il potere dopo nemmeno due anni, con una maggioranza mai così larga, l’Unione è scomparsa, la sinistra è stata esclusa dal Parlamento, e il Pd ha raccolto un risultato assai deludente.

Questo disastro di proporzioni storiche è il frutto di una scommessa irresponsabile e di una valutazione della realtà fortemente ideologica, disancorata dalla realtà, nella quale si è volutamente minimizzato il pericolo rappresentato dal “leader dello schieramento a noi avverso”.

Se quel pericolo fosse stato percepito nella sua sostanza, come insiste a fare tanta stampa internazionale, Veltroni come poteva giustificare la rottura delle alleanze e la corsa solitaria?

scritto alle 11:53 | link | commenti (2)
in: politica

Salzano ad Anzola 6-5-08Martedì 6 maggio, Anzola dell'Emilia, ore 20.30, sala consiliare

incontro con l'urbanista Edoardo Salzano

a proposito del suo libro "Ma dove vivi? - La città raccontata".

scritto alle 14:19 | link | commenti
in: politica

Ringrazio Renzo, per avermi inviato la scansione della prima pagina dell'Unità del primo maggio 1975 (1.200.000 copie diffuse). Dovete immaginarvi il titolo in rosso... 

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scritto alle 11:04 | link | commenti (3)
in: politica

Carta coverIN EDICOLA - Le nuove carestie non nascono dalla penuria di cibo, né dalla riduzione della superficie coltivata nel mondo, ma dalle speculazioni finanziarie che hanno ridotto il cibo a merce. Lo spiega Antonio Onorati di Crocevia. Altri articoli raccontano il rapporto esistente tra la crisi alimentare globale e il controllo dei semi, e le alternative sempre più sperimentate, dai gruppi di acquisto solidali ai mercati rionali... Peppino Impastato rappresenta nella provincia italiana uno dei simboli del '68. Ce ne occupiamo con Umberto Santino [sociologo antimafia e amico di Peppino], Giovanni Impastato [figlio di Peppino] e lo storico Francesco Renda. Il 9 maggio Cinisi ospita il Forum sociale antimafia, il primo appuntamento importante per la società civile dopo le elezioni che hanno portato al successo Lombardo...

FUORIGIOCO - Molti tifosi giallorossi sperano nell’arrivo di una nuova proprietà, ricca e potente, non importa se americana o araba. Sono note le difficoltà della famiglia Sensi, la forte esposizione finanziaria nei confronti delle banche, e non stupisce che la società sia in vendita, gli attuali proprietari hanno già dovuto riferire le proprie intenzioni alla Consob (la Roma è quotata in Borsa). Roma, Juventus e Lazio sono le sole società di calcio quotate in Borsa. Molti ricordano l’avvertenza che un famoso commercialista chiedeva di inserire nel prospetto informativo: “titoli gravemente sconsigliati alle vedove e agli orfani”. Era evidente che le società di calcio non fossero un buon affare, le reazioni degli investitori sono inevitabilmente connesse all’aleatorietà dei risultati, al legame con variabili imprevedibili (una vittoria o una sconfitta, l’infortunio di un calciatore), il che rende le quotazioni borsistiche simili a un gioco d’azzardo. La realtà è andata oltre le peggiori previsioni, il valore delle azioni di Roma, Juventus e Lazio è tracollato, rispetto al momento del collocamento. Può sembrare un paradosso, ma è dipeso dalle vittorie più che dalle sconfitte. Un anno fa, la promozione in A della Juventus e l’accesso alla Champions per le due squadre romane hanno prodotto lo stesso effetto: titoli in caduta libera. Quei risultati proiettavano una sola certezza: maggiori spese per le aziende quotate. Resta da spiegare perché Soros o qualche emiro voglia comprare la Roma. Dove stia l’affare. Fra le interpretazioni più persuasive, ce n’è una che rimanda all’esito del duello fra Rutelli e Alemanno. Pare che i compratori americani siano disponibili ad alzare l’offerta in cambio della certezza di non trovare ostacoli alla costruzione di un nuovo stadio. Il caro, vecchio, solido mattone.

Mia moglie ragiona di politica in modo molto diverso dal mio. Più concreto e immediato, oserei dire. Certo, non ha studiato Scienze politiche, non ha lavorato in giornali politici, non ha fatto il funzionario di partito, né frequentato sezioni e riunioni, e a volte ho la sensazione che non possa capirmi, quando comincio qualche soliloquio di "alta politica".

Vedendo i servizi sulla nuova legislatura, sui neo-parlamentari che entrano a Montecitorio e Palazzo Madama, è lei ad avermi dato una nuova speranza. Ora che siamo fuori dal Parlamento - ha detto - quando sentiamo un onorevole che fa una dichiarazione allucinante, almeno sappiamo che non è uno dei nostri.

In effetti, è un buon punto di partenza.
scritto alle 19:18 | link | commenti (6)
in: politica, confessioni

Diossina sul Vietnam 2

30 aprile 1975: le truppe del Fronte di Liberazione Nordvietnamita entrano a Saigon. Finisce così la guerra del Vietnam.

Il giorno dopo, l’Unità esce con un titolo rosso, cubitale, fra i più emozionanti della sua storia:

La vittoria del Vietnam

illumina il Primo Maggio

(se qualcuno trovasse l’immagine, gli sarei immensamente grato)

A distanza di 33 anni, almeno quattro milioni di persone continuano a subire gli effetti dell’Agent Orange, il defoliante alla diossina che l’aeronautica Usa riversò nel paese.

Queste foto erano in mostra a Milano nel dicembre scorso.

La memoria di quella vicenda straordinaria è andata largamente dispersa; ecco due testi di Tiziano Terzani e Ignacio Ramonet:

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=10&ida=&idt=&idart=2336

http://alessiaguidi.provocation.net/geopolitica/vietnam.htm


Diossina sul Vietnam

scritto alle 12:05 | link | commenti (5)
in: politica

 

 

Harakiri romano

 

Dopo questa batosta al Comune di Roma - peggiore delle peggiori previsioni - mi sento di concludere che ancora una volta La Repubblica porta una sfiga pazzesca: ogni volta che quel quotidiano sponsorizza un progetto politico, invariabilmente lo guida al disastro. L'house organ del Pd veltroniano ha ripetuto le esperienze compiute quando sosteneva Craxi, oppure De Mita, Mariotto Segni, l'Occhetto progressista, la Bicamerale dalemiana. E' davvero una fortuna che il quotidiano fondato da Scalfari non manifesti particolare simpatia per l'Inter...

Devo poi ammettere che non esagerava Marco Travaglio nell’ultimo numero de L’Espresso. Con la sconfitta di Roma, il bilancio politico del Pd di Veltroni diventa indifendibile, e sono andato a ripescare questi nove minuti di Corrado Guzzanti per l'Ottavo Nano, perché è davvero paradossale che l'ultima vittima del Pd sia Francesco Rutelli.  

 

Appena cinque mesi fa, a novembre, con l’approvazione della Legge Finanziaria al Senato, Berlusconi sembrava un uomo (politico) morto. La famosa spallata era fallita, Mastella scommetteva sui cinque anni di Prodi a Palazzo Chigi, sia Bossi che Casini e Fini dichiaravano chiusa l’esperienza della Casa delle Libertà, e quando Berlusconi, con uno dei suoi colpi di teatro, si inventa un nuovo partito sul predellino di una Mercedes, Bossi e Casini dicono di non volerne neanche sapere e Fini parla di “comiche finali”.

 

Era il 16 dicembre. “A quel punto – scrive Travaglio - solo la sinistra può salvare il Cavaliere. E infatti lo salva. È lì apposta. Replay della Bicamerale di D’Alema. Uòlter usa i tre milioni di voti delle primarie non per rafforzare il governo Prodi e gli oppositori interni a Berlusconi, ma per aprire un “tavolo delle riforme”. Con chi? Con Silvio. Che lo elogia estasiato: È un vero riformista, spero non si faccia condizionare dai suoi. E Walter: L’intesa con Berlusconi è indispensabile. Mastella, minacciato dalla riforma elettorale e dal referendum, rovescia il governo con la scusa dell’arresto della moglie. Berlusconi s’infischia delle riforme e punta dritto al voto. La pecora Fini torna all’ovile, con Bossi e l’Mpa. Così il 13 aprile Lazzaro risorge per la seconda volta. E si riprende l’Italia, mentre la sinistra si suicida. Viene in mente Nanni Moretti: Con questi dirigenti non vinceremo mai. O Corrado Guzzanti (Rutelli-Alberto Sordi): A Berlusco’, ricordate de l’amici, ricordate de chi t’ha voluto bbene!

scritto alle 19:18 | link | commenti (7)
in: politica

Loft

L'ho scritto e lo ripeto: abitassi a Roma, mi sarei fatto forza e avrei votato per Rutelli. Con qualche incertezza, lo ammetto, perché la botta del "voto utile" non l'ho ancora assorbita, ma il pensiero di avere come sindaco Alemanno sarebbe stato decisivo.

Faccio il possibile per non regredire alla logica del "tanto peggio tanto meglio", attraverso la quale la sinistra è riuscita a farsi del male in mille modi; ragionando freddamente, credo che per l'ex Sinistra Arcobaleno riuscire a dimostrarsi decisiva nel voto per il Campidoglio, sia preferibile a una nuova, cocente sconfitta. E anche se i sentimenti non sono indiferenti, in politica, spero che quelli che la pensano come me abbiano resistito alla tentazione del non voto.

Però, non posso fare a meno di dare un suggerimento a Veltroni e Rutelli, se le cose andassero male: telefonate a Cofferati.

Dico Cofferati per sintetizzare un tipo di dirigente politico che col sorriso sulle labbra ci sta portando al disastro. Sono convinto che la prepotenza, l'arroganza, lo spirito di autosufficienza che certi esponenti del Pd hanno manifestato dopo il voto (minimizzando l'enormità di aver consegnato l'Italia a Berlusconi) troveranno qualche sanzione elettorale. Ma il danno è già enorme, oggi. Perché si è scavato un solco profondissimo - emotivo prima ancora che politico - fra Pd e tutti ciò che sta a sinistra, e quando ho visto i dati della partecipazione al ballottaggio, ho scommesso sulla vittoria di Alemanno.

Chi vuole, da domani avrà da divertirsi, seguendo le convulsioni dei naufraghi del Pd.

scritto alle 17:09 | link | commenti (1)
in: politica

La lana della salamandra

Giampiero Rossi, milanese e interista nonché giornalista de L'Unità, ha scritto un piccolo libro che dovreste proprio procurarvi. Parla di amianto e di morti sul lavoro, nella forma atroce delle malattie professionali. Parla di Casale Monferrato dove, nello stabilimento della Eternit, si è consumata una strage.

Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che poteva sfidare il fuoco senza danno. Eternit è il nome di una miscela di amianto e cemento, brevettata nel 1901 da un austriaco, Ludwig Hatschek. Dal 1907 si produce "eternit" nello stabilimento di Casale Monferrato, nel 1947 l'Inail riconosce per la prima volta un caso di asbestosi come malattia profesionale, nel 1986 avviene il fallimento e la chiusura dello stabilimento, nel 2007 la Procura di Torino ha concluso le indagini per disastro ambientale doloso nei confronti della proprietà dello stabilimento.

Il libro lo trovate solo in edicola, come allegato gratuito a L'Unità.

scritto alle 16:45 | link | commenti (3)
in: politica, nel buio di una nave

Dove trovare ispirazione? Dalla Linke tedesca o da Barack Obama? Dalla socialdemocrazia scandinava o da certi sindaci francesi o spagnoli? Dai movimenti altermondialisti che si stanno affermando in America Latina...

La sinistra italiana potrebbe cominciare la risalita imparando qualcosa dal Chievo e dall'Albinoleffe.

scritto alle 12:09 | link | commenti (5)
in: politica, sport

CARTA http://www.carta.org/campagne/partecipazione/13707

FUORIGIOCO, 15 - La disfatta elettorale avrà conseguenze incalcolabili. In questo piccolo spazio sportivo, mi limito a riprendere una frase di Joyce Carol Oates, scrittrice americana con la passione per la boxe: “Se il pugile è stato atterrato da un colpo che non ha visto arrivare, come può sperare di riuscire a proteggersi la prossima volta?”. Non avendo visto arrivare il pugno, sarà ancora più difficile rialzarsi dal tappeto.

Carta coverFra gli effetti prevedibili del trionfo berlusconiano c’è l’azzeramento della nuova disciplina sulla gestione dei diritti televisivi. Dopo anni di gestione diretta, da parte delle singole società di calcio, il governo Prodi aveva cercato di riportare la gestione in ambito collettivo (un unico contratto fra tv e Lega calcio) a partire dalla stagione 2010-11, con l’obiettivo di limitare lo strapotere dei più ricchi (Juventus, Milan, Inter e Roma). Oggi fra le grandi società e le piccole c’è un rapporto di 10 a 1, nella spartizione delle risorse provenienti dalle tv; con la riforma, lo squilibrio si sarebbe ridotto (4 a 1).

Solo una distribuzione più equa della torta televisiva – prima fonte di entrate per le società calcistiche - può ripristinare un minimo di equilibrio competitivo. Ma questo valore “riformista” andrà rinviato a tempi migliori, sul carro di Berlusconi saliranno quelli che contano: oltre al suo Milan, anche Juve, Inter e Roma sono interessate a mantenere l’attuale situazione, il Napoli può facilmente essere attratto in questa alleanza, e forse anche Fiorentina e Lazio verranno cooptate fra le “grandi”. Sulla linea berlusconiana si collocheranno anche Sky e Mediaset (la Rai è ormai fuori mercato), che con la contrattazione collettiva rischiavano di pagare di più il prodotto calcio. La restaurazione dell’ancien regime pallonaro non troverà ostacoli.

Nel mio breve intervento all’assemblea della sinistra di Firenze, sabato scorso, avevo esordito dicendo che vivo a Bologna, città che da tempo non rappresenta un punto avanzato per la sinistra, in tutte le sue forme. Ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni è di una tristezza sconfortante: dalle nuove disposizioni per i Vigili urbani (saranno dotati di manganello e spray urticante, grazie all’accordo Pd-Udc) al grottesco balletto sulla ricandidatura del Sindaco (che ci farà la grazia di dircelo il 18 giugno) e sulle possibili alleanze. La concezione proprietaria delle cariche pubbliche che sta manifestandosi dentro il Pd bolognese rende la staffetta Rutelli-Veltroni-Rutelli un giochetto da bambini.

Perciò mi riconosco in quanto ho appena trovato in un lancio d’agenzia, le parole di un ex deputato di Sinistra Democratica.

 

BOLOGNA: ZANOTTI (SD), PD MOSTRA VOCAZIONE AUTORITARIA

(ANSA) - BOLOGNA, 24 APR – “Bologna davvero non si merita un gruppo dirigente al governo della città bloccato a discutere se sia il 18 o il 21 di giugno la data in cui il sindaco Cofferati annuncerà le sue intenzioni. Siamo allo sprezzo delle più elementari regole di trasparenza pubblica ad opera del Pd, la cui vocazione maggioritaria, così insistita, si sta trasformando in vocazione autoritaria”. Lo afferma la deputata bolognese uscente di Sinistra Democratica Katia Zanotti. “Fino a pretendere di stabilire, con insuperabile arroganza - continua - come, quando e in quale contesto i voti della sinistra potranno essere utili alle prossime elezioni amministrative in regione e, per soprammercato, su programmi decisi unilateralmente dal Pd. Eppure le elezioni politiche sono stata una bella lezione che il Pd sembra avere non compreso: semplicemente che da soli si perde. Per fortuna però - sottolinea Zanotti - si legge di esponenti dell'area prodiana bolognese che continuano a tenere seriamente aperta in prospettiva la necessità di un'alleanza con la Sinistra”.

“Sinistra Democratica sta riflettendo rigorosamente sulla sconfitta epocale subita dalla Sinistra Arcobaleno, convinta che in Italia un soggetto unitario della Sinistra, plurale, con cultura di governo, sia una necessità politica irrinunciabile per la quale vale la pena proseguire il cammino. Nessuna subalternità della Sinistra è ammessa in questo percorso, persino sul tema sacrosanto e difficile delle insicurezze, che andrebbe trattato fuori dalla estemporaneità, che a Bologna rischia di avere il solo linguaggio delle ronde e dei manganelli”.

 
scritto alle 15:54 | link | commenti (2)
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Flussi e riflussi, verso Roma

papaveri rossiCi si sta esercitando, a sinistra, nel piegare l'interpretazione dei flussi elettorali alle proprie, ristrette convenienze. Il dato di partenza è che la lista della Sinistra Arcobaleno ha perduto in ogni direzione. Ma il voto contemporaneo alle amministrative può servire a definire le dimensioni del “voto utile” - voto anti-berlusconiano, innanzitutto - che si è aggrappato a Pd e Idv.

Nel voto amministrativo, lo stesso giorno alla stessa ora, Sinistra Arcobaleno (quasi sempre alleata col Pd) ha raddoppiato i voti: perciò, si può concludere che il travaso verso Pd e Idv rappresenta il principale bacino in cui si sono raccolti gli ex elettori delle forze che si sono presentate come Sinistra Arcobaleno.

Più difficile è misurare il peso relativo dello spostamento di voti verso la Lega Nord e verso l’astensione. Certe correlazioni locali, decisamente speculari, portano a un risultato che si può sintetizzare così: ogni 100 voti potenziali, SA ne ha conservati un terzo, un altro terzo è andato a Pd-Idv, mentre l’ultima parte si è distribuita in proporzioni simili fra Lega e astensione.

Il primo banco di prova di questo modello interpretativo si chiama Roma. Nel ballottaggio fra Rutelli e Alemanno si giocano molte cose - compresa la tenuta di Veltroni al vertice del suo partito - ma ciò che resta della sinistra va incontro a un bivio dirimente. Una vittoria di Rutelli rafforzerebbe il valore coalizionale, ridarebbe un senso di utilità, perché nelle vittorie elettorali c'è innanzitutto questo, ogni voto appare utilissimo. Una vittoria di Alemanno segnalerebbe la forza dell'ondata di destra che sta investendo il Paese, e qualcuno potrebbe essere tentato dalla logica del "tanto peggio tanto meglio": il Pd ha cancellato la sinistra dal Parlamento, tanto vale fargliela pagare in un luogo tanto simbolico.

Conosco persone di sinistra che ragionano così, altre che vogliono solo mettere in difficoltà Veltroni, altre che non hanno mai accettato lo scambio dinastico fra gli ultimi due sindaci della capitale. Il risentimento è una brutta bestia - leggetevi quello che ha scritto Barbara Spinelli su La Stampa - ma all'assemblea di Firenze ho ascoltato le preoccupazioni di altri romani di sinistra, che avvertono il rischio concreto degli ex fascisti in Campidoglio, e concludo che se fossi romano, mi farei forza e andrei a votare Rutelli.

L'esodo dei poveri da sinistra a destra, Barbara Spinelli, 20 aprile 2008

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40

scritto alle 12:09 | link | commenti (2)
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IL DOCUMENTO APPROVATO DALL'ASSEMBLEA DI FIRENZE

DEL 19 APRILE

 

La  grande partecipazione di oggi ci dice che la sconfitta elettorale non ci ha cancellati. Noi ci siamo comunque. Questa assemblea ha avviato una riflessione sulle molte cause della sconfitta elettorale, ma con determinazione ha ribadito che il processo costituente di una sinistra unita e plurale è irreversibile. Deve ripartire da un profondo rinnovamento della sinistra e di noi stessi. E' un processo che avrà bisogno di tempi rispettosi delle diverse identità e appartenenze, ma deve iniziare da subito, a partire dalle esperienze dei territori per creare luoghi pubblici più larghi delle forme organizzate già esistenti, sperimentando nuove forme di democrazia che abbiano un'immediata operatività.

 

Occorre ripartire dalle donne e dagli uomini che si sono impegnati  nella campagna elettorale e dalle tante case comuni della sinistra che già esistono, diffuse. E' altrettanto urgente aprire laboratori di analisi e di pensiero a sinistra, costruendo seminari territoriali e nazionali. Da oggi nasce un gruppo di lavoro che avvia e organizza luoghi di discussione e di elaborazione sulle regole e sulle forme del nuovo soggetto, per costruire un nuovo appuntamento prima dell'estate [hanno già dato la disponibilità Marco Revelli, Paul Ginsborg, i compagni e le compagne del Veneto, il Movimento delle associazioni per la Sinistra l 'Arcobaleno].

 

Da domani ripartiamo dal radicamento sociale, dai conflitti e dai contenuti, impegniamoci ad un appuntamento nazionale di confronto sulle priorità che ne emergono. L'obbiettivo è quello di rispondere ogni giorno ai bisogni reali e concreti delle donne e degli uomini per far vivere nel paese l'opposizione al governo Berlusconi, a partire dalla riaffermazione e difesa della Costituzione, dal contrasto ad ogni forma di rinascita del fascismo, e dalla più forte partecipazione alle manifestazioni del 25 Aprile e del Primo Maggio.


http://www.xsinistraunitaeplurale.it:80/


A Firenze sono intervenuto anch'io. Chi avesse voglia di ascoltare i 6 minuti e 44 secondi del mio intervento, può farlo QUI.

scritto alle 14:58 | link | commenti (5)
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simbolo del Mosfilm, 1923

Tutti a casa?

 

Pensavo che la partecipazione al voto sarebbe stata più bassa (nella mia tabellina oscillava fra il 78 e il 78,5%), ma è comunque rimasto a casa un milione e mezzo di persone in più di coloro che si erano recate alle urne appena due anni fa. Non proprio un’inezia, e una parte della catastrofe di Sinistra Arcobaleno si spiega anche così.

Ecco i valori assoluti alla Camera: con diritto di voto 47.126.326; voti validi 36.452.305; astenuti + schede bianche e nulle: 10.674.021 (il 22,6% dei potenziali votanti).

 

Scrive Paolo Franchi sul Corriere: “l'eterna guerra civile della sinistra italiana, proseguita, seppure in altra guisa, anche dopo la caduta del comunismo e la fine del Pci, si è conclusa, sì, ma senza vincitori: si potrebbe anzi dire, parafrasando Carlo Marx, con la comune rovina delle parti in lotta”.

Ogni ragionamento sulla sorte della sinistra dovrebbe ripartire da qui, perché mi pare che il popolo di sinistra – quello che ha votato SA e quello, ben più largo, che non l’ha votata – si trovi davanti a quattro strade. La prima, appunto, è andarsene a casa (cioè al cinema, a teatro, davanti alla tv o a un libro). La seconda può essere il comodo contenitore del PD. La terza guarda indietro (ai vecchi partiti, coi loro simboli e le loro identità rincuoranti). La quarta guarda avanti (l’idea di una sinistra nuova).

simbolo del Mosfilm, 1923Il mio timore è che prevalgano le prima tre soluzione (anche se la seconda, per divenire attraente, richiede leaders molto diversi da Veltroni). A me, invece, interessa soprattutto la quarta ipotesi.

 

Nessun disprezzo per i partiti. Esistono, hanno proprie logiche, seguiranno i tradizionali percorsi interni (dimissioni, segreterie, direzioni, consigli nazionali, congressi, nuovi gruppi dirigenti con chi sopravvive agli scontri autodistruttivi), ma non credo che dai partiti che diedero vita alla Sinistra Arcobaleno possa venire un nuovo inizio. Dubito anche del fatto che si possa costruire un nuovo soggetto politico “unitario e plurale”, se non si chiarisce subito cosa significa: una federazione? un contenitore di partiti, associazioni e singoli individui? Ma, alla fine, chi decide? E torniamo alla questione di fondo: la democrazia.

Legittimamente, dentro Rifondazione comunista tornerà a salire la voce di chi pensa di poter assorbire tutti gli altri. Non lo credo possibile. Dal dibattito interno al gruppo dirigente del Prc spero solo che esca un rilancio della prospettiva del nuovo soggetto politico. Rimandando a data da destinarsi ogni ipotesi di scioglimento, ma evitando di far finta che il problema numero uno per la sinistra del Ventunesimo secolo sia la falce e martello.

scritto alle 13:56 | link | commenti (8)
in: politica

Le Monde diplomatiqueSiccome i miei articoli per Le Monde Diplomatique non sono usciti nell'edizione italiana - abbinata a il manifesto - li sottopongo a chi abbia tempo e voglia di leggerli. Unica avvertenza, li ho consegnati il 3 marzo. Mai come in questo caso sono graditi i commenti...

scritto alle 12:56 | link | commenti (1)
in: politica

LMD geografia (in scuro i Paesi in cui è diffuso)

Rainbow coalition takes on Berlusconi. Italy’s fragmented left

Post Romano Prodi, a new far left alliance has formed in Italian politics, the Rainbow Left. It’s a reluctant grouping, chiefly concerned to deny Silvio Berlusconi yet another return to power in Italy’s parliamentary elections on 13-14 April, but lacking in contacts with (or interest in) the dispersed radicals of the Italian left...

 

Italia, símbolo de la falta de alternativas en Europa

Desafío para la izquierda Arco Iris

Desde la película Rashomon del japonés Akira Kurosawa –premiada en Venecia con el León de Oro en 1951– se sabe que una verdad es menos espectacular cuando se la mira desde cuatro o cinco puntos de vista diferentes. Por lo tanto, tratándose del nacimiento de ese sujeto político “unitario y plural” bautizado “izquierda Arco Iris”, más vale ponerse a buscar fragmentos de verdades contradictorias, pero unificadas por un acontecimiento clave: la derrota...

 

Hard valgprøve for den italienske venstresiden – Regnbuen

Etter Akira Kurosawas film Rashomon – som vant Gulløven i Venezia 1951 – vet vi at en sannhet er mindre forbløffende når den beskrives fra fire–fem ulike synsvinkler. Når det gjelder tilblivelsen av det «enhetlige og mangfoldige» politiske fenomenet kalt «La Sinistra – l’Arcobaleno» («Venstresiden – Regnbuen»), er det derfor best å lete etter bruddstykker av motstridende sannhet, men med én fellesnevner: nederlaget...

 

Nyolcvanhárom hét borotvaélen

Ha hihetünk a közvélemény-kutatásoknak, az olaszok visszahívják Silvo Berlusconit, és az olasz törvényhozásban ismét jobboldali lesz a többség. Ha ez megtörténik, annak az az oka, hogy nagyon elégedetlenek voltak a Romano Prodi vezette kormány teljesítményével...

 

Am linken Ende des Regenbogens. Italien verliert die Wahl

 

Rude épreuve électorale pour la « gauche arc-en-ciel » italienne

Depuis le Rashomon d’Akira Kurosawa, lion d’Or de la Mostra de Venise 1951, on sait qu’une vérité est moins spectaculaire quand elle est envisagée de quatre ou cinq points de vue. C’est pourquoi, s’agissant de la naissance de ce sujet politique « unitaire et pluriel » baptisé « Gauche Arc-en-ciel », qui plus est au cœur d’une bataille électorale très délicate, il vaut mieux se mettre en quête de fragments des vérités contradictoires, mais unifiés par un mot-clef: la défaite...

scritto alle 12:54 | link | commenti (4)
in: politica
l'autore
Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: «Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?»
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