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sabato, 17 maggio 2008
La paura di vincere (un’autobiografia)
Prima o poi un editore mi farà pubblicare un vecchio racconto sul biliardo, scritto, corretto e riscritto, allontanandomi progressivamente dall’autobiografia dei fatti. Però si tratta di fatti vissuti, intorno ai diciott’anni, una delle scoperte fondamentali della mia vita.
Quella volta ho perso una partita a biliardo contro un avversario molto più forte ed esperto, l’ho persa perché ho avuto paura di vincere. Non conoscevo quel sentimento. L’ho conosciuto quella sera e so quanto sia difficile contrastarlo, o addirittura rovesciarlo.
Quando succede, è una meraviglia. Per questo, in vista dell'ultima di campionato, ripenso alla galoppata di Nicolino Berti e riprendo un paio di passaggi da quel racconto.
“Meglio che lo dica subito, a costo di apparire sbruffone: ero davvero bravo. Poche cose ho saputo farle bene, come giocare al biliardo. Più che sul talento, minore di tanti altri coetanei, avevo costruito il mio gioco sullo spirito di osservazione e su tanto, tanto allenamento. Soprattutto, sapevo raggiungere una concentrazione feroce, spasmodica, rivissuta solo davanti a pochi esami universitari.
Avevo imparato tre cose: primo, evitare lo sguardo dell’avversario (oppure incrociarlo con intenzione, per aggredire i suoi nervi); secondo, estraniarsi dal contesto (borbottavo fra me e me, l’avevo visto fare dai miei tennisti preferiti, Borg e Barazzutti); terzo, non ascoltare i commenti del pubblico, meno che mai i suggerimenti (con i ragazzi, c’è sempre qualcuno che si sente in diritto di spiegare cosa andrebbe fatto, quale percorso e quanta forza dovrebbe avere la prossima boccetta).
Insomma, non ero un fenomeno, ma vincevo spesso. Vincevo soprattutto quando non c’era niente in palio…
Lo sai sempre, appena l’hai lasciata andare, dove finirà la tua boccetta: il punto esatto, con lo scarto di un millimetro. Lo sai sempre, ma devi aspettare, inspirando per quei tre o quattro secondi di tragitto sul panno verde.
C’è qualcosa di sensuale nel ruotare le boccette, due alla volta, sentirne il peso, direi quasi il calore. Soppesarle. Subito prima di tirare, ne appoggiavo una sulla scanalatura della sponda laterale e impugnavo l’altra fra tre dita - pollice indice e medio - prima di scagliarla con un breve movimento del polso. Delle mille variabili contenute in una singola partita, quando si arriva al dunque, novecentonovantanove hanno scarsa importanza: decide il peso della boccetta, la capacità di trasformare la propria mano in una bilancia di precisione. Che poi vuol dire: sapere quando è il momento di rischiare tiri difficili, e quando è meglio limitarsi a giocate elementari. Saper aspettare, non avere fretta, è già una mezza vittoria…”.
venerdì, 16 maggio 2008
Secondo me, la decisione l’avevano già presa.
Di comune accordo.
Mancini vince lo scudetto e se ne va.
La formula: rescissione del contratto (con ricca buonuscita per gli anni di contratto a cui rinuncia).
In pratica, Mancini come Lippi dopo il Mondiale: un’uscita di scena da vincitore.
Forse hanno deciso così già dopo la notte del Liverpool, forse qualche giorno dopo.
Moratti e Mancini sono troppo orgogliosi e narcisi per affrontare le situazioni critiche trovando una mediazione.
La separazione consensuale offre a ognuno una via d’uscita, senza perdere la faccia.
L'Inter è una centrifuga (Trapattoni), l'Inter è un inferno (Vieri), l'Inter paga un sacco di soldi ma non riesce a diventare una società solida, unita, dove tutti remano nella stessa direzione.
Non c'entrano niente le intercettazioni telefoniche, spero di sbagliarmi, ma sono convinto che Mancini avesse già deciso dove e quando salutare tutti.
Ma è sorta una complicazione: la conquista dello scudetto.
Se va come spero, già domenica sera arriveranno le dimissioni (tanto sarà comunque Mihajlovic in panchina per la Coppa Italia).
Se finirà in psicodramma, noi interisti potremo battibeccare tutta l'estate su chi sia più colpevole, fra Moratti e Mancini.
Loro si parlerebbero solo tramite avvocati.
scritto alle 13:02
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in: nerazzurri
giovedì, 15 maggio 2008
È ufficiale: trasferta vietata a Parma. Si è appena conclusa la riunione del Comitato per l’ordine pubblico di Parma e la decisione per la partita Parma-Inter è quella di vietare l'accesso allo stadio per i tifosi nerazzurri.
“In pratica gli interisti non possono andare a Parma perché i romanisti hanno accoltellato i catanesi davanti all'Olimpico” (cito Hae da Bauscia).
E mi chiedo come si comporterà quel genio di Matarrese in vista della finale di Coppa Italia, sabato 24 maggio. Farà un ispirato appello alla calma?
Con rincrescimento, ieri su Liberazione (organo del partito per cui voto) ho letto un penoso articolo sull’argomento: riprendeva le frasi insensate di Matarrese come fossero oro colato, lamentava la disparità di trattamento fra tifoserie, ipotizzava vantaggi all’Inter, eccetera.
A volte temo che la crisi della sinistra sia irrimediabile. Però, sempre ieri su Liberazione, c’era un meraviglioso articolo su Gomorra, il film di Matteo Garrone tratto da Saviano.
Nel delirio mediatico in corso, mi domando come mai nessuno abbia ancora scritto che il gran capo di Unicredit, Alessandro Profumo, noto tifoso interista, ha nelle sue mani l’impressionante debito della Roma… Fra l’altro, se la Roma vincesse lo scudetto avrebbe un crollo in Borsa (spese aggiuntive per i premi e per gli ingaggi).
So che molti pensano il contrario, ma sono convinto che questo sordido clima di accerchiamento sia il carburante per lo scudetto di cui l’Inter aveva bisogno.
giovedì, 15 maggio 2008
Squallori giornalistici
Franco Ordine – memorabile la litigata a Controcampo con Mancini, che gli ricordava il suo datore di lavoro – oggi si supera: sul Giornale, imbastisce un lungo articolo su Walter Zenga, dal quale fa capire che Zenga e Mancini si odiano da più di vent’anni.
«Non so e non voglio sapere quel che accade all’Inter; guardatemi, non ho mica il ciuffetto, la polo bianca e il pullover verde...» ripete facendo il verso al look di Mancini senza nascondere una rivalità tutt’altro che calcistica e che affonda le radici nella rispettiva gioventù quando l’interista divenne l’uomo e lo sposo di Roberta Termali, l’ex di Roberto Mancini appunto.
Zenga è rimasto dieci anni con la Termali, poi si è risposato altre due volte.
Cercando foto della Termali - una bionda con un gran bel sorriso, che su OdeonTV conduceva un programma di calcio insieme a Zenga e Fabio Fazio - ho trovato una notizia risalente al 5 febbraio 1997, dal Corriere della Sera. Titolo: “Truffa miliardaria per Mancini”.
Dal testo: “Altre truffe ai danni di calciatori. Nella rete questa volta sono finiti Roberto Mancini, attaccante della Samp, e Michelangelo Rampulla, secondo portiere della Juve, "bidonati" rispettivamente per un miliardo e 400 milioni il primo e 20 milioni, il secondo. Nel crack ci sarebbe anche Roberta Termali, presentatrice e moglie del portiere Walter Zenga. Poca roba comunque rispetto ai 7 miliardi truffati a Roberto Baggio per una miniera di marmo nero in Perù…”.
scritto alle 09:49
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in: sport, nerazzurri
giovedì, 15 maggio 2008
In 6 mesi, 1686 telefonate (intercettate)
Alcuni calciatori, dirigenti, allenatori e nullafacenti che vagolano intorno all’Inter hanno l'abitudine di rivolgersi amichevolmente a un paio di personaggi squallidi (latitanti, indagati per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti), dai quali ottengono vestiti, gioielli, telefonini, automobili, orologi e varie merci a prezzi stracciati.
Nessuno degli interisti è indagato.
La vicenda risulta “penalmente irrilevante”.
Qualcuno – non io - riesumerà il concetto di “giustizia a orologeria”.
Altri - soprattutto a Roma - sbracheranno definitivamente, e faranno trapelare "voci" di cocaina, scommesse, prostituzione o altro.
Certo è una figuraccia imbarazzante, per una società che ha assunto e nominato vicepresidente un ex portavoce del Capo della Polizia.
Tanto valeva che Moratti assumesse l'ispettore Clouseau.
scritto alle 09:19
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in: nerazzurri
mercoledì, 14 maggio 2008

Un secolo fa, il 20 gennaio, finiva il girone d’andata con l’Inter a quota 49 punti (record eguagliato). Un paio di punti, l’Inter li aveva appena rubati al Parma: ha ragione Mimmo Di Carlo a ricordarlo, furono le decisioni dell’arbitro Gervasoni (rigore negato a Corradi, rigore mezzo regalato su Couto) a spostare l’equilibrio. Poi Ibra segnò al novantesimo quello che resta l’ultimo suo gol su azione. Un girone fa...
Ricordo quell’episodio perché da lì è cominciata la campagna-stampa contro l’Inter. Giornali romani e torinesi in testa, ci si è baloccati con gli “aiutini” che diventavano “aiutoni”, Totti e De Rossi hanno perso ottime occasioni per stare zitti, e il metro arbitrale si è capovolto: nel girone di ritorno, il bilancio arbitrale dell’Inter è negativo. Solo chi è in malafede dimentica che già la settimana successiva, a Udine, Rosetti mostrò il rosso a Cesar per due falli a centrocampo (e non era ancora la mezzora del primo tempo) e poi annullò un gol strepitoso di Ibra per un fallo inesistente.
Spero di non trovare Rosetti, domenica a Parma: Collina non farà una sciocchezza simile, né replicherà Gervasoni. Ma considero l’arbitro meno determinante di un’altra componente: la fortuna. Le ultime due squadre che hanno affrontato la Roma hanno colpito tre pali; soprattutto a Genova, contro la Samp, la vittoria ha fatto arrossire persino Spalletti.
Infine, ci sono gli infortuni: e l’Inter arriva a giocarsi lo scudetto senza Cordoba, Samuel, Dacourt, Figo e Cambiasso, con Ibrahimovic fermo da due mesi, Stankovic e Chivu che non si allenano da tempo. Costruire un centrocampo decente, sarà un’impresa. Ma siccome sono convinto che in gol l’Inter ci andrà, il vero punto dolente sta in difesa, dove Julio Cesar ha subito 10 gol nelle ultime 10 partite (solo in due casi la sua rete è rimasta imbattuta).
Burdisso e Maxwell hanno commesso errori vistosi, Rivas è il meno esperto, Chivu un’incognita. Tutto sommato, rischierei di nuovo Materazzi.
PS - Paolo Ziliani fa notare che Lucarelli andava squalificato con la prova tv, per un gesto tanto simile a quello di Cruz in Coppa Italia, e auspica non faccia nulla di determinante in Parma-Inter. Magari l'arbitro fischia un rigore a Lucarelli per fallo di Materazzi, e l'Inter torna simpatica anche a Paolo Liguori e John Elkann…
scritto alle 12:18
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martedì, 13 maggio 2008
Scacciare l’incubo
Non so se è chiaro a tutti, almeno fra interisti: vincere questo scudetto cambierà la storia dell’Inter, spazzerà via in un sol colpo una quantità di episodi nefasti, scorie psicologiche, un senso di inferiorità cosmico. Perderlo, avrebbe effetti moltiplicativi, sarebbe una ferita sanguinante per decenni.
Perciò, in questi giorni che ci separano dall’ultima di campionato, va fatto un gigantesco sforzo di razionalità. Sono grato a Moratti, che ieri si è negato ai microfoni, promettendo di farlo per l’intera settimana. Sono grato anche a Ghirardi che, esonerando Cuper, ha spazzato via almeno una delle tante nubi che incombono sul Tardini. Ma lo sforzo di razionalità rimane enorme, perché anche il più ottimista fra noi non può negare un dato di fatto: l’inerzia del campionato piega verso la Roma. Molti tendono a fissarsi sull’immagine emblematica, la quintessenza della storia nerazzurra, ma il rigore di Materazzi non deve cancellare i tanti altri errori compiuti domenica contro il Siena. Avessimo pareggiato senza avere l’opportunità di battere quel rigore, ci sentiremmo meno depressi.
Aver dissipato 10 degli 11 punti di vantaggio, di cui 5 nelle ultime due partite, significa questo: che la Roma è sulle ali dell’entusiasmo, mentre l’Inter ha le ali impiombate dalla paura. Giocando con paura, con ansia, con scarso raziocinio, qualunque avversario (persino il Parma) può diventare formidabile. E invertire l’inerzia, in una corsa a tappe, è quasi impossibile: si può frenarla, e per farlo, a Parma, c’è solo un risultato.
Spero che nessuno stia con l’orecchio alla radiolina. L’Inter deve segnare 2-3 gol e subirne al massimo uno, disinteressandosi completamente a quanto starà accadendo a Catania. Un gol della squadra di Zenga può spingere a calcoli assurdi, un gol della Roma può far subentrare il panico: certo, ci saranno le urla sulle tribune, a scandire il risultato parallelo, ma la panchina deve isolare la squadra da questa variabile. Tutta la determinazione residua va incanalata in 90 minuti intelligenti (mancherà Cambiasso), giocati di squadra, senza farsi prendere dalla frenesia e dalla voglia di vincere da soli (vera colpa di Materazzi).
Nei prossimi giorni, proverò a scrivere alcune preferenze sulla formazione e sulla tattica. Oggi mi limito a segnalare l’esigenza di reintrodurre un po’ di sangue slavo nell’11 titolare. Più che per la cifra tecnica, vorrei vedere in campo Chivu, Ibrahimovic e soprattutto Stankovic perché per loro vale il titolo di un famoso libro, a cui sento il bisogno di aggrapparmi: “io non ho paura”.
scritto alle 11:39
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lunedì, 12 maggio 2008
Perché non sia un 5 maggio al rallentatore
Questo scudetto si può ancora vincere e questa è l’unica cosa che conta. Oggi e per tutta la settimana. Poi ci sarà tempo – fin troppo – per rimuginare sulla quantità di errori accumulati da Natale in poi, una sequenza impressionante, che sta capovolgendo il senso di una stagione che poteva essere trionfale. Fino a domenica, mi sforzerò di pensare positivo, nonostante tutto e tutti.
Freddamente, il punto di partenza deve essere questo: siamo un punto avanti a 90 minuti dalla fine, non cambieremmo la nostra situazione con quella della Roma, la difficoltà delle due trasferte (Parma noi, Catania loro) è simile, ma solo l’Inter ha il proprio destino nelle mani, mentre la Roma è costretta ad affidarsi alla radiolina. Aggiungo che al Catania può bastare un pari, al Parma no, e col pari al Cibali riusciremmo a vincere lo scudetto persino perdendo… Un’altra certezza è che chiunque sta riuscendo a segnare un paio di gol a questo Parma. Terzo dato inoppugnabile: l’Inter ha tanti problemi – soprattutto “di testa” – ma non è vero che le gambe non girano più: la partita di ieri e anche la semifinale di Coppa Italia dimostrano che le energie non sono finite.
Certo, questo sforzo di ottimismo non può celare il fatto che la festa abortita ieri è destinata a entrare nella leggenda dei colori nerazzurri. Faccio ancora fatica a crederci, ero sicuro avremmo vinto con due gol di scarto, impossibile immaginare un contesto più favorevole (fra l’altro c’era una luce bellissima). E viene la tentazione di darci un taglio, di mandare affanculo questa banda di irrimediabili psicolabili, capaci di vincere solo per distacco, e travolti dalla tensione davanti a qualsiasi Ora X.
L’Inter pretende troppo dai propri tifosi, li espone a sofferenze e patimenti che quelli delle altre grandi squadre nemmeno si sognano. Che sia questo il nostro privilegio?
venerdì, 09 maggio 2008
 Tra meno di 48 ore, comunque vada, l’Inter avrà scritto una pagina indelebile nella sua storia centenaria. La logica spinge verso la celebrazione del terzo scudetto consecutivo, evento mai verificato prima; e se ci fossero di mezzo Juve o Milan, questa logica sarebbe ineluttabile. Ma la storia nerazzurra è fin troppo romanzesca, contiene disastri abissali che potrebbero venire superati dall’esito di Inter-Siena. Non vincere lo scudetto domenica, sarebbe fonte di poemi, romanzi, chissà quanti commenti ispirati. Almeno stavolta, vorrei tanto li evitassimo.
Come ho già scritto, sono convinto che sarà festa, e proprio verso la fine delle partite conto di arrivare, via Torino, in Piazza Duomo. Non sono (più) vittima di scaramanzie, so che non aiuta ipotizzare il peggio, perché l’Inter può fare ancora di peggio. Perciò, confido nel fatto che la squadra e l’allenatore tengano i nervi saldi anche se la partita non volesse saperne, di entrare nei binari giusti. Ci può stare un gol del Siena, ci possono stare occasioni sprecate, rigori negati, qualsiasi cosa. Questa partita va vinta di forza, per chiudere la bocca a tanti. È l’energia nervosa che ne deriva, ben più delle attuali qualità tecniche e atletiche, a rendermi fiducioso.
Aggiungo che questo terzo scudetto sarebbe il secondo più bello, fra i sei di cui ho memoria diretta (1970-71, quello di Bonimba; 1979-80, quello di Altobelli-Beccalossi; 1988-89 quello del trio tedesco e del Trap; infine Mancini, nel 2005-06 e 2006-07…). Non ho fatto in tempo a vivere la Grande Inter, e tutti gli altri sono stati vinti in modo netto, senza patemi. Stavolta, invece, di patemi ce ne sono già stati troppi, e molti se li è costruiti l’Inter con le proprie mani.
Lo scudetto più bello? Nessun dubbio: era e rimarrebbe quello assegnato a tavolino, dopo le penalizzazioni di Juve. Quello scudetto ne racchiude almeno un altro paio.
scritto alle 17:27
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giovedì, 08 maggio 2008
In un colpo solo, Mancini l'ha fatta pagare:
- a Lotito, che gli mise i bastoni fra le ruote quando doveva andare all'Inter
- a Delio Rossi, che spinse la Lazio a giocare un secondo tempo furibondo, nel recente Lazio-Inter 1-1, solo perché la stampa romana ipotizzava strane manovre
- a tutti i giornalisti che hanno scritto che la Coppa Italia era solo un ostacolo sulla strada dello scudetto (lui l'aveva detto, che l'Inter era pronta "alle ultime 4 partite")
- a Moratti, che temeva uno scarso impegno, simil-derby, e si è trovato a vedere una squadra con la bava alla bocca. Pure troppo...
Ma la conquista della finale di Coppa Italia mostra anche che Mancini:
- è sull'orlo di una crisi di nervi
- rinunciare a Suazo e Jimenez nel primo tempo del derby è stato un suo errore
- il gruppo possiede uno smisurato orgoglio, non ci sta a perdere nemmeno quando avrebbe un'ottima scusa e potrebbe scongiurare un altro scontro con la Roma
- è questo orgoglio, oggi, che supplisce alla scarsa qualità della manovra e alla tremenda tensione nervosa che attanaglia le gambe di troppi.
Per Inter-Siena serve la stessa rabbia, ma anche la testa lucida.
scritto alle 12:54
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mercoledì, 07 maggio 2008
Non vedrò la partita, stasera, e forse è meglio così.
Vorrei soltanto che si giocasse bene. Si può anche perdere, ma dopo aver giocato con l'intensità mostrata nell’ultima mezzora nel derby. Anzi, sono banalmente convinto che se si gioca bene, si può pure vincere, all'Olimpico, la difesa della Lazio non è esattamente impenetrabile, uno come Suazo - se lanciato coi tempi giusti, magari da Jimenez - può fare benissimo.
Se, invece, si gioca male, si esce malamente dalla Coppa e si aggiunge altro fiele all’attesa dell'11 maggio.
Magari fra qualche anno rimpiangeremo giornate così, in cui ci si giocava la finale della "Coppa del patriota" (copyright interistiorg.org), pensando a tutt'altro.
Manderei in campo: Toldo / Maicon, Rivas, Burdisso, Fatic / Jimenez, Bolzoni, Pelè, Cesar / Suazo, Crespo; con Balotelli, Siligardi e uno fra Zanetti e Cambiasso pronti a entrare, a seconda di come si mette la partita.
Niente Solari e niente Maniche: a questo punto, sanno di non rimanere. Non escluderei di cominciare con il solo Suazo davanti, e un centrocampista in più; risparmierei la coppia argentina, e chiederei piuttosto uno sforzo a Maicon, perchè la Lazio giocherà col tridente e potrebbero aprirsi spazi invitanti.
Ieri, Mancini ha difeso il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori (Carminati, preparatore atletico). “Stanchi? Cambiare la preparazione atletica in vista della prossima stagione? No. Queste sono le solite stupidaggini che dicono tutti quando una squadra passa un momento di difficoltà, il calcio lo conoscono in pochi e allora tirano fuori la preparazione, Dudai, tribai e tutte quelle cose lì…”.
Resta il fatto che l’Inter del 2008 non è nemmeno lontana parente della squadra che dominava (e giocava un gran calcio) fino a Natale.
Non è esattamente “un momento di difficoltà”, dura da 4 mesi: se Mancini non sa riconoscerlo, è solo un altro sintomo del suo bisogno di lunghe vacanze.
scritto alle 15:20
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martedì, 06 maggio 2008
Teorie del complotto
È stata tutta una messinscena, uno scambio di favori fra Milan Inter e Juventus; dietro la rivalità di facciata, le tre società hanno il comune interesse a rimanere ai vertici del calcio europeo, dove girano i soldi veri.
L’Inter regala il derby al Milan per consentirgli l’accesso alla Champions, e intanto la Juve fa vincere il Siena, senza tirare in porta, così ora il Siena è salvo e certo eviterà di rovinare la festa-scudetto.
Tutto chiaro, limpido, evidente. Purtroppo, qualcuno si è dimenticato di avvisare Moratti.
scritto alle 12:55
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martedì, 06 maggio 2008
Aggiornamento al programma di domenica 11 maggio
Visti gli orari dei treni e verificata l'impossibilità di arrivare a Milano (da Torino) entro la fine delle partite, abbiamo valutato questa nuova organizzazione:
- partenza da Torino Porta Nuova alle 14.50, arrivo a Milano Centrale alle 16.45;
- se è andata bene, di corsa in piazza Duomo;
- se è finita in disastro, di corsa sul primo treno per Bologna.
lunedì, 05 maggio 2008
Penitenza
Vabbé che nel derby abbiamo fatto pena, ma la punizione mi sembra sproporzionata: mercoledì mattina, società e calciatori nerazzurri saranno ospiti dell'udienza generale del Papa.
E se non vinciamo contro il Siena, quale sarà la penitenza?
scritto alle 17:42
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lunedì, 05 maggio 2008
Ecco il mio programma per domenica 11 maggio
Colazione a casa di amici torinesi (e torinisti)... alle 11.15 presento il libro sulla Mecnavi all'interno del programma della Fiera del Libro... alle 13-13.30 succo di frutta o gelato... alle 13.50 o alle 14.05 partenza del treno per Milano... Distratta lettura dei giornali fino alle 14.59... Accensione della radiolina... Arrivo previsto pochi minuti prima delle 16.00... Lasceremo il bagaglio in stazione e - sempre con la radiolina piantata nel padiglione auricolare - cercheremo un autobus con cui andare in Piazza Duomo... Arriveremo mentre finisce Inter-Siena, e in piazza incontreremo altri amici, provenienti dallo stadio.
Lo scrivo oggi perché non ho ancora sbollito la rabbia verso Mancini e la mollissima squadra vista ieri, ma non ho la minima voglia di cedere alla superstizione.

domenica, 04 maggio 2008
La nerissima domenica di Roberto Mancini
Anni fa, Hector Cuper fu il colpevole per la sconfitta in un derby (gol di Serginho), avendo scelto di marcare Rivaldo con Nelson Vivas (che non giocava mai). Oggi Mancini ha proposto un'identica follia - schierare Maniche su Pirlo - ed è l'allenatore il primo colpevole di questa sconfitta che va oltre il risultato. Di questa brutta figura.
Schierare una coppia d'attacco come Cruz e Crespo, senza nessuno in grado di innescarli, è un'altra "trovata" indifendibile. Tutto il mondo sa come gioca il Milan, l'albero di Natale garantisce superiorità a centrocampo, l'Inter aveva la fortuna di poter aspettare e ripartire in contropiede, poteva starci anche la soluzione con una sola punta, e invece cosa fa Mancini? Si inventa Maniche e le due punte...
La situazione del nostro allenatore è tutt'altro che serena. Ho sempre difeso Mancini perché fare l'allenatore dell'Inter è un mestiere usurante, uno dei più complicati e stressanti che ci siano, ma a questo punto devo rivalutare l'uscita (che giudicavo sbagliata) di Moratti, all'inizio della settimana, quando sopravvalutava il valore di questo derby. Aveva ragione Moratti, avevo torto io. Dalla parte del torto mi ci ha fatto finire Mancini, perché è inconcepibile che una squadra che sta a tre punti dallo scudetto entri in campo come ha fatto l'Inter, molle e inguardabile per 60 minuti. La reazione successiva - una specie di scomposto arrembaggio, nel quale i nerazzurri saltavano regolarmente il centrocampo, e si sono esposti a un paio di contropiede che potevano essere letali - non cambia il mio giudizio, semmai lo aggrava. Tanta animosità è il segno di una crisi di nervi, le forze sono ricomparse a partita ormai compromessa, anziché essere riversate sul campo fin dal primo minuto. Salvo Julio Cesar, Materazzi, Cruz, Maicon e Chivu. Insufficienti Cambiasso e Zanetti, Rivas e Vieira (responsabile del secondo gol). Molto negativi Maniche e Crespo, ingiudicabili Maxwell e Balotelli, confusionario Suazo.
Il Milan ha vinto meritatamente ed è rientrato in zona Champions. L'Inter non ne ha più, diciamocelo francamente, e bisogna solo sperare che la stagione finisca in gloria e Mancini si prenda una lunga vacanza disintossicante. Sulla partita secca, anche se aveva vinto gli ultimi tre derby, fra lui e Ancelotti rimane un abisso.
domenica, 04 maggio 2008
Manca poco più di un'ora. Ribadisco che festeggerei lo 0-0, che il Milan si gioca molto più di noi, e che lo scudetto può arrivare persino da Genova.
Però, se avessi 5 secondi di intimità, mi rivolgerei a costui: "Pensaci tu".

scritto alle 13:42
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in: nerazzurri
venerdì, 02 maggio 2008
L'ennesima caduta del fu-fenomeno mi procura solo tristezza. Spero per lui che dopo questa vicenda esca definitivamente di scena e non faccia più parlare di sé.
Non fosse altro per rispetto verso quei tifosi nerazzurri che fra il 1997 e il 2000 hanno avuto un bambino e l'hanno chiamato Ronaldo.
scritto alle 16:20
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in: sport, nerazzurri
giovedì, 01 maggio 2008
Dieci motivi per festeggiare uno 0-0
Lo so, è il derby, ma non l'ho mai vissuto come una resa dei conti, non sono milanese, la mia rivalità incurabile si rivolge contro la Juventus. Perciò sarei davvero entusiasta di uno 0-0, alle 16.50 di domenica 4 maggio, e per chi non ci crede, provo a illustrarne i motivi:
1) dubito che la Roma esca con i tre punti da Marassi, la Samp gioca un buon calcio e segnerà almeno un gol; certo, la Roma può segnarne 2 o 3, ma anche i giallorossi devono guardarsi alle spalle, se perdono, la Juve sarà vicinissima; con due pareggi, a Milano e Genova, sappiamo che succede.
2) confido nel fatto che la Fiorentina conquisti stasera la finale Uefa e domenica non esca sconfitta da Cagliari, mantenendo due punticini di vantaggio sul Milan a due partite dalla fine.
3) anche se la Roma vince e l'Inter pareggia, non vedo come il Siena possa rovinarci la festa, la settimana dopo.
4) il 7 maggio si gioca il ritorno delle semifinali di Coppa Italia, e se devo scegliere una vittoria fuori casa, preferisco sia all'Olimpico, per tornare a scontrarci con la Roma (se l'avversario fosse il Catania, regalerei la Coppa a Zenga).
5) pare che Ibra sarà in tribuna accanto a Moratti: la squadra deve dimostrare ancora una volta di potersela cavare bene senza di lui, magari gli passa un po' di boria.
6) una sconfitta col Milan sarebbe l'ennesimo brutto sintomo "da partita secca": non dimentico come un anno fa si sia perso scriteriatamente dalla Roma, in una situazione simile, prendendo due gol in contropiede negli ultimi 5 minuti, per inseguire una vittoria simbolica.
7) la sconfitta del Milan sarebbe celebrata dai media di regime come La Partita Del Secolo, oscurando persino la nomina dei ministri del prossimo, agghiacciante governo.
8) perdere col Milan avrebbe l'effetto di riportare i rossoneri in zona Champions, mentre - come sapete - sarei tanto curioso di vedere i dribbling di Ronaldinho sui campi spelacchiati dell'Uzbekistan e dell'Islanda.
9) perché lo 0-0 è il risultato più beffardo, per una squadra che gioca fuori casa contro un avversario che si gioca la stagione; e vorrei vedere Galliani che spiega come la Coppa Uefa sia un trofeo fondamentale (oltretutto si gioca il giovedì sera, e la controprogrammazione televisiva è debole).
10) perché - e questo è il motivo fondamentale - una sconfitta nel derby rafforzerebbe i dubbi di Moratti su Mancini, e i dubbi di Mancini sull'ambiente-Inter; al contrario, una vittoria rafforzerebbe Mancini nei confronti di Moratti e, conoscendo il caratterino dell'allenatore, potrebbe spingerlo ad annunciare il divorzio seduta stante. Se c'è una via d'uscita da questo conflitto di personalità - ne dubito, ma continuo a sperare - credo passi da una soluzione equilibrata: nessuno dei due deve stravincere, nessuno dei due può essere costretto a presentarsi col cappello in mano.
scritto alle 14:58
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in: nerazzurri
martedì, 29 aprile 2008
Non cambierei Moratti con nessun altro presidente, ma in certi momenti vorrei tanto che qualcuno gli tappasse la bocca. Che senso ha avuto dire che il prossimo derby è più importante di una finale di Champions? Chiunque non sia accecato dal tifo capisce che per noi è una partita che vale quanto Inter-Siena, e che tutto il peso dell’importanza grava sul Milan, a rischio di esclusione dalla zona Champions. Invece, Moratti carica pressione sui nerazzurri, proprio mentre ci sarebbe bisogno di alleggerirla: l’Inter ha pur sempre vinto gli ultimi tre derby di campionato, nelle ultime due stagioni ha accumulato 51 (cinquantuno) punti di vantaggio sul Milan, non si capisce perché dovrebbe gettarsi all’arrembaggio pur di conquistare questa stracittadina.
È questo Moratti che non mi fa stare tranquillo. Né sul finale di stagione, né (soprattutto) sull’immediato futuro. Anziché dichiarare che Mancini ha fatto un lavoro favoloso – tanto può sostituirlo lo stesso, fra tre settimane – e che il suo giudizio non cambierà certo per l’esito del derby (non siamo ai tempi di Tardelli, mi pare), il presidente lascia intendere che il giudizio su Mancini è ancora appeso a un risultato, aggravando uno stato di tensione che attanaglia i muscoli e il cervello della squadra, che dopo l'eliminazione col Liverpool ha rischiato di buttare via la stagione, e ora va avanti grazie allo spirito di corpo, non certo per la qualità del gioco e la brillantezza del ritmo.
Inoltre, Moratti tollera interventi destabilizzanti come quelli di Figo (che dice di sperare nell’arrivo di Mourinho). Davvero, è miracoloso che l’Inter stia per mettere le mani sul terzo scudetto consecutivo, ma con questo clima ansiogeno non vedo come si possa vincere il derby e mettere le basi per nuove vittorie.
scritto alle 18:43
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domenica, 27 aprile 2008
Raschiando il fondo del barile
La squadra è sulle ginocchia, passeggia per il campo, non produce cambi di ritmo e solo la pochezza degli attaccanti del Cagliari (scarsi quasi come gli attaccanti del Torino) ci ha consentito di portare a casa questa vittoria fondamentale. Ora manca davvero poco. Tre punti in tre partite, per fare tre scudetti consecutivi.
Tifo Inter dalla seconda metà degli anni Sessanta, e non ricordo una squadra così capace di soffrire. Merito di Mancini e del gruppo di argentini, innanzitutto; ma questa sofferenza, la sensazione che un rimpallo possa riaprire la partita (pensate all'autogol sul tiro di Biondini, se fosse venuto sull'1-0), devono spingere a uno sguardo lucido su ciò che non va. Dopo il ritiro in Dubai, si è come spenta la luce, l'Inter schiacciasassi non si è (quasi) più vista. Ora galleggia con accortezza e fortuna, e a ogni fischio finale del'arbitro, tiro un sospirone di sollievo. Quello che mi sembra inconcepibile è vedere una squadra che si gioca lo scudetto scendere in campo con così poca animosità. Fra il gol di Cruz e l'occasione capitata a Balotelli, sono passati 45 minuti senza un solo tiro verso lo sconosciuto portiere del Cagliari.
Ripeto: i meriti di Mancini sono enormi. La compattezza di questo gruppo, nonostante mille polemiche alimentate ad arte, è il vero "valore aggiunto" che andrebbe riconosciuto a un allenatore, le cui qualità tattiche non mi sembrano altrettanto straordinarie. L'insistenza su Stankovic, per esempio, rasenta l'incoscienza: da mesi, il serbo gioca partite insulse, sembra totalmente fuori fase, corre a vuoto, sbaglia passaggi elementari, non riesce a innescare tiri decenti. Però, insistendo su di lui, Mancini manda un segnale a tutto il gruppo: la dedizione e lo spirito di squadra possono valere quanto le prestazioni.
Di Julio Ricardo Cruz, invece, non so più che scrivere. Stasera ho sentito Arrigo Sacchi definirlo uno dei più grandi attaccanti - ingiustamente sottovalutati - arrivati in Italia negli ultimi anni. Aggiungo solo questo: che vedere Cruz difendere sulla linea di fondo della nostra area, conquistare calci di punizione, dettare triangolazioni e congelare il gioco, mi fa sperare che Balotelli diventi un fenomeno. Giocare accanto al Jardinero è come andare a lezione di pittura da Picasso.
scritto alle 20:24
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mercoledì, 23 aprile 2008
Cuchu
Il numero del Guerin Sportivo da ieri in edicola è semplicemente imprescindibile, per un tifoso dell'Inter.
Contiene una bella intervista di Matteo Dotto a Esteban Cambiasso, il calciatore più intelligente che calca i prati della Serie A, e oltre alla foto di copertina (Pegaso) ce ne sono un altro paio davvero splendide (Lingria e Grazia Neri).
scritto alle 10:21
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lunedì, 21 aprile 2008
Premiato da Sky come miglior giocatore in campo, Stankovic ha pronunciato queste parole davanti alle telecamere: “Vorrei fare io una domanda: ma che partita avete visto per darmi il premio di migliore in campo? Abbiamo giocato male anzi, malissimo. Non si può sempre vincere dando anche spettacolo. Abbiamo cercato i tre punti e sono arrivati con moltissima sofferenza. Scudetto già in tasca? Spero che non perdiamo nemmeno una partita. Siamo sulla buona strada. Questa partita valeva tantissimo. Possiamo permetterci qualche passo falso. Con questa grinta e questa concentrazione sono sicuro che arriveremo fino alla fine. Complimenti al Torino. Non avevano nulla perdere e hanno fatto una bellissima partita”.
Aggiungo io. Nel commento di Stankovic ci sta tutto: la fatica, la disciplina, i limiti tecnici e fisici della squadra, il salto di qualità "mentale" che Mancini ha saputo produrre.
Ieri sera ho visto solo gli highlights, ma nessuno (a partire da Mihajlovic) ha detto che la vittoria è meritata; il Torino ha giocato meglio, ha costruito più occasioni, mentre su di noi pesava il match ball. Per fortuna le ultime 4 giornate si giocano in contemporanea, il doppio stress (prima la Roma, poi noi) mi ha davvero esaurito.
Gli scudetti si vincono anche così, portando a casa tre punti dopo partite orribili, con un centrocampo che non costruisce nulla e una difesa da brividi, ma prima di fare festa – magari nel derby - mancano ancora 6 punti. E al Toro, con il suo attacco imbarazzante, ne mancano solo 4 per restare in Serie A: auguri di cuore ai granata (e anche all’Empoli).
scritto alle 11:47
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giovedì, 17 aprile 2008
Non molti anni fa (diciamo un paio), una semifinale di Coppa Italia sarebbe stata vissuta diversamente. Con aspettative ben più alte. Ricordiamoci il livello dei festeggiamenti dopo la conquista della prima Coppa Italia (a San Siro, contro la Roma, gol di Mihajlovic dopo la doppietta di Adriano all’Olimpico). Era un’altra epoca, era un’altra Inter.
E tuttavia mi ha indispettito l’atteggiamento della squadra, ieri sera. Molle e svogliato nella prima ora, appena più vispo nell’ultima mezzora. Se c’era una squadra che meritava di vincere, è la Lazio (la traversa di Burdisso è venuta da una mischia in area, su azione da calcio piazzato, e Ballotta ha fatto una sola parata significativa).
Ho persino cambiato canale, più volte, preferendo L’infedele di Lerner e True Lies di Cameron. Non so cosa Mancini volesse dimostrare, presentando l’impresentabile centrocampo formato da Figo, Maniche, Solari e Jimenez: più le due punte (garanzia di inferiorità a centrocampo). Una sconfitta avrebbe comunque avuto un pessimo significato.
Lo 0-0 è il miglior risultato possibile, per la squadra scesa in campo. Se la Coppa viene vissuta come un disturbo, tanto valeva mandare in campo i ragazzi della Primavera, Bolzoni, Siligardi, Fatic, Napoli…
scritto alle 12:00
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lunedì, 14 aprile 2008
Tre avvisi ai naviganti
In edicola, stamattina, esce il manifesto con Le Monde Diplomatique. Su questo celeberrimo mensile di politica, dovevano esserci due miei articoli sulle elezioni italiane (consegnati il 3 marzo). Invece non ci sono: i responsabili dell'edizione italiana hanno deciso altrimenti. Perciò, chi volesse leggere le mie analisi profetiche, dovrete leggerle sul web in lingua straniera.
La partecipazione al voto sta franando: 4 punti percentuali in meno significano oltre un milione e mezzo di persone in meno, a distanza di due anni. Diventeranno più di due milioni, alla chiusura dei seggi. Vuol dire che né Berlusconi né Veltroni sono stati davvero convincenti.
L'Inter ha giocato una bella partita, l'ultimo quarto d'ora del primo tempo e il primo quarto d'ora del secondo sono stati strepitosi. Nessun dubbio, se l'Inter gioca così, festeggiamo lo scudetto alla penultima. Intanto, abbiamo raggiunto un primo obiettivo di valore inestimabile: vista l'isteria impunita di Totti, possiamo ridere in faccia alla Roma che sparlava di aiutini.
venerdì, 11 aprile 2008
Ho appena postato su bauscia un ragionamento pericolosamente filo-juventino in vista di Juve-Milan. Non mi stupisce, a 48 ore dal voto, il doppio annuncio di Ronaldinho e Shevcenko in rossonero, e penso sarebbe fantastico vederli sui campi bielorussi e macedoni di Coppa Uefa...
Qui confesso di essere molto preoccupato per Inter-Fiorentina.
La mia valutazione delle 5 squadre più forti di questo campionato è sintetizzata in questa tabella, sintesi della combinazione di tre elementi:
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forza fisica
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doti tecniche
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valore del gruppo
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totale
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INTER
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MILAN
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INTER
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INTER
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JUVENTUS
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ROMA
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ROMA
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MILAN
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FIORENTINA
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FIORENTINA
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MILAN
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ROMA
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ROMA
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INTER
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JUVENTUS
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FIORENTINA
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MILAN
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JUVENTUS
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FIORENTINA
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JUVENTUS
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Sul piano strettamente tecnico – proprietà di palleggio, numero di calciatori molto dotati – la Fiorentina non ha niente da invidiare all’Inter. Non vedo in Europa seconde punte superiori a Mutu e portieri superiori a Frey. Penso che Montolivo e Liverani, Pazzini e Santana, Jorgensen e Pasqual, Ujfalusi e Gamberini siano ottimi elementi, e dalla panchina possono alzarsi Vieri e Osvaldo, Semioli e Papa Waigo, con i risultati che sappiamo. Perciò considero Inter-Fiorentina come la partita più difficile sulla strada per lo scudetto.
Non mi dispiacerebbe un pareggio. Finora, aver giocato sapendo il risultato della Roma ha costituito un peso psicologico, che Mancini ha gestito dispensando ottimismo, ma se a Udine finisse in parità, non avrei remore a impostare una partita accorta, con la priorità di non lasciare spazio al contropiede viola. Da gennaio in poi, l’Inter sa costruire poche azioni da gol, se ci capita di andare sotto, potremmo rivivere la serataccia di Napoli.
Non saranno né stanchi né appagati: vincere partite come quella di Eindhoven rafforza l’autostima, accresce la convinzione nei propri mezzi. Mutu e Frey (per non parlare di Vieri) hanno sempre qualcosa da dimostrare alla società che li ha lanciati e non ha creduto in loro.
Quanto a noi, il rientro di Chivu compensa ampiamente l’uscita di Rivas, e spero Mancini replichi l’assetto di Bergamo, con Zanetti davanti alla difesa, Balotelli largo e Crespo e Cruz a part time.
Contro la Fiorentina, l'Inter di Mancini ha giocato alcune fra le partite più belle.
scritto alle 10:24
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giovedì, 10 aprile 2008
La Roma ha incrociato una squadra più forte ed è stata eliminata. Aggiungo, a scanso di equivoci, che pure l’Inter sarebbe stata eliminata da questo Manchester.
È evidente che la qualificazione, la Roma, se l’è giocata all’andata. Passi per il gol di Ronaldo, ma il regalo a Rooney per lo 0-2 avrebbe annichilito chiunque; in quel momento, la Roma usciva da 20 minuti di grande calcio senza essere riuscita a pareggiare. Nemmeno ieri sera meritava di perdere, ma la differenza di qualità in attacco si è fatta sentire. In certe partite, la Roma non può fare a meno di Totti, anzi Totti andrebbe ormai centellinato proprio per averlo al massimo in certe partite. È questa cattiva gestione del gruppo che credo vada rimproverata a Spalletti. Ora si tratta di verificare come reagirà la squadra a Udine: se vince, ci farà soffrire fino all'ultimo minuto dell'ultrima giornata.
Ferguson ha tenuto in panchina i tre calciatori fondamentali nella gara d’andata: Ronaldo, Rooney e Scholes. Mossa ai limiti della strafottenza. Non credo sarebbe cambiata la sostanza, ma mi sarebbe piaciuto vedere la faccia di Ferguson se De Rossi avesse segnato il rigore (generoso). Invece, è finita con un segno di superiorità persino più netto di quanto dica il risultato sul campo. E con De Rossi stravolto dalla fatica e dal peso dell’errore (purtroppo è anche da questi particolari che si giudica un giocatore).
scritto alle 09:35
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Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: «Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?»
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