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venerdì, 02 maggio 2008
VI Padiglione, domenica 11 maggio ore 11.15
2008: anno della sicurezza nei luoghi di lavoro
Bradipo Editore presenta:
- Ci fermavamo sempre al bottegone, di Enzo Biagioni
- Nel buio di una nave, di Rudi Ghedini
- All’incrocio tra Bhopal e Marghera, di Serena Martinelli
Interverranno: Giuseppe Castronovo e Michele Coppola, presidente e vicepresidente del Consiglio comunale di Torino, e Tom Dealessandri, vicesindaco e assessore al Lavoro
Il VI Padiglione si trova nell’area pedonale “Grattacielo Lancia “ (Via Caraglio)
lunedì, 28 aprile 2008
La lana della salamandra
Giampiero Rossi, milanese e interista nonché giornalista de L'Unità, ha scritto un piccolo libro che dovreste proprio procurarvi. Parla di amianto e di morti sul lavoro, nella forma atroce delle malattie professionali. Parla di Casale Monferrato dove, nello stabilimento della Eternit, si è consumata una strage.
Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che poteva sfidare il fuoco senza danno. Eternit è il nome di una miscela di amianto e cemento, brevettata nel 1901 da un austriaco, Ludwig Hatschek. Dal 1907 si produce "eternit" nello stabilimento di Casale Monferrato, nel 1947 l'Inail riconosce per la prima volta un caso di asbestosi come malattia profesionale, nel 1986 avviene il fallimento e la chiusura dello stabilimento, nel 2007 la Procura di Torino ha concluso le indagini per disastro ambientale doloso nei confronti della proprietà dello stabilimento.
Il libro lo trovate solo in edicola, come allegato gratuito a L'Unità.
mercoledì, 09 aprile 2008
A proposito del fatto che la lotta di classe è ormai superata, che imprenditori e dipendenti sono tutti sulla stessa barca, eccetera, ieri si è scoperto che la Thyssen-Krupp fa firmare ai propri dipendenti un “verbale di conciliazione” nel quale è indicata, insieme alla buonuscita che incasserà il lavoratore, l’esplicita rinuncia a risarcimenti per danni presenti e futuri.
In questo verbale vengono citati tre articoli del codice civile, quelli che parlano del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall'azienda) e della messa a repentaglio dell'integrità fisica dei lavoratori. Esattamente le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore Guariniello, dopo la strage del 6 dicembre.
Il lavoratore, come sempre, è liberissimo: può accettare la buonuscita e rinunciare a chiedere giustizia in tribunale, oppure pretendere giustizia, ma così perde l’incentivo (circa trentamila euro).
“Quello della Thyssen è un ulteriore esempio di arroganza” ha detto il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, a Torino per l'assemblea nazionale dei delegati della sicurezza. La Fiom ha invitato i dipendenti dell'acciaieria “a non firmare un testo che rischia di mettere in discussione la possibilità di presentarsi in aula”. L'azienda replica che il modulo “è identico da anni” e le clausole oggetto della polemica “sono da tempo riportate nei verbali di conciliazione sindacale”; alla Thyssen non sfuggono “gli aspetti umani” della vicenda e perciò mette in guardia da “ogni lettura assolutamente non voluta delle clausole”.
mercoledì, 02 aprile 2008
In Zona Cesarini, il governo Prodi ha compiuto l’atto più significativo dei suoi due anni di vita: è stato finalmente approvato il Decreto legislativo sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in attuazione del Testo Unico, dopo un iter lungo e difficile, condizionato dal no di Confindustria al nuovo apparato sanzionatorio.
Si tratta di una riforma attesa da anni, di grande valore civile: i provvedimenti ridisegnano il quadro dei diritti dei lavoratori, incidendo sulla diffusione della cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla costruzione di una coscienza collettiva fondata sul rispetto delle regole.
La prima novità riguarda l’estensione a tutte le prestazioni lavorative delle direttive sulla sicurezza: viene sancito il principio in base al quale il lavoratore deve essere tutelato in quanto tale, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui opera, dal sesso e dalla nazionalità.
Viene introdotto il libretto sul rischio sanitario, è rafforzato il rapporto tra luogo di lavoro e Asl. Si prevedono sanzioni, che possono arrivare fino all’arresto, per quei datori di lavoro che non rispettino gli obblighi sulla sicurezza (proprio queste misure sono state contestate da Confindustria e da altre associazioni imprenditoriali). In caso di incidenti mortali, quando vengano riscontrate responsabilità da parte dell’azienda, sono previste sanzioni amministrative fino a 1,5 milioni di euro con la sospensione dell’attività; possono scattare, inoltre, l’interdizione alla collaborazione con la pubblica amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d’asta e ad appalti pubblici.
Cgil, Cisl e Uil hanno espresso soddisfazione per l’estensione della tutela dei lavoratori delle piccole e piccolissime imprese attraverso il Fondo per il sostegno ai rappresentanti territoriali per la sicurezza, che costituiscono uno strumento essenziale per la prevenzione nelle imprese in cui maggiormente avvengono infortuni mortali e gravi, e per il finanziamento del programma straordinario di formazione sulle nuove norme.
Martedì 8 aprile ore 20,00, sala del centro civico Lame (via Marco Polo 51), incontro su: condizioni di lavoro, precarietà, sicurezza, con la proiezione del film "Morire di lavoro" di Daniele Segre.
Insieme all'autore, interverranno Giampaolo Patta, Gianni Rinaldini e Francesca Ruocco.
La presentazione di Daniele Segre, video su: http://www.sinistra-er.net/index.php
lunedì, 03 marzo 2008
Odore di zolfo
A Molfetta (BA) sono morti cinque operai. Stavano lavorando alla pulizia di un'autocisterna adibita al trasporto di zolfo; l’incidente è avvenuto all’interno dell’azienda Truck Center. Quattro operai sono morti subito, per le esalazioni di zolfo, il quinto nell'ospedale di Molfetta, dove è ricoverato un sesto intossicato, in condizioni meno gravi perchè non si è calato dentro l’autocisterna. Forse c'è ancora posto nelle liste del Pd.
martedì, 26 febbraio 2008
Sul prossimo numero di FIOM Notizie
La sera del 5 dicembre scorso, ad una iniziativa pubblica sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ho acquistato questo libro che indigna e tocca nervi scoperti per noi lavoratori e sindacalisti.
In molti forse non ricorderanno, ma il 13 marzo 1987, nel cantiere Mecnavi del porto di Ravenna, in seguito ad un piccolo incendio che sprigionò sostanze altamente tossiche, morirono soffocati tredici operai mentre effettuavano delle pulizie nella stiva dell’Elisabetta Montanari, in quello che a tutt’oggi resta il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra.
In occasione del ventennale dell’incidente Rudi Ghedini, giornalista e scrittore bolognese, ha pubblicato il libro “Nel buio di una nave” che ripercorre le varie fasi della tragedia analizzando la lunga catena di responsabilità che portarono a morire in modo così atroce 13 persone, di cui tre non avevano ancora vent’anni, nella regione più sindacalizzata d’Italia; lo fa con il suo stile chiaro, unendo ai propri dolorosi ricordi dell’epoca testimonianze e stralci di atti processuali.
Durante la ristrutturazione della nave non vennero rispettate le più banali norme di sicurezza: mentre le vittime ripulivano da sostanze altamente infiammabili il doppiofondo sottostante i serbatoi per il trasporto di gpl, sopra di loro altri operai tagliavano e saldavano lamiere utilizzando la fiamma ossidrica, attività assolutamente incompatibili tra loro; se si aggiunge a questo che il sistema antincendio era fuori uso da alcuni giorni, non erano presenti estintori, non esisteva un piano di evacuazione in caso d’incidente, gli operai presenti non conoscevano il loro ambiente di lavoro e non avevano nessun tipo di formazione, si può affermare che furono praticamente condannati a morte. Le tredici vittime erano dipendenti di cinque aziende diverse, alcuni al loro primo giorno di lavoro e visto che otto di questi lavoravano in nero, nei primi drammatici momenti i responsabili dei cantieri, invece di collaborare con i vigili del fuoco, si preoccuparono di mandare a prendere i libretti di lavoro a casa degli ignari parenti per tentare di metterli in regola. Ghedini lascia trapelare una grande e contagiosa amarezza, oltre al dolore per quanto accadde, perché a tutt’oggi i colpevoli restano pressoché impuniti.
Tra pochi giorni saranno passati ventun'anni e la sera del 5 dicembre mi chiedevo quanto lavoro bisogna ancora fare per applicare la 626 e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. La mattina seguente ho appreso del primo morto alla Thyssen-Krupp.
Elena Pederzini (delegata Fiom-Cgil CMP elettronica)
domenica, 24 febbraio 2008
Omicidio volontario
Sette operai della ThyssenKrupp sono morti per un incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. I loro nomi sono Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe De Masi, l’ultimo a morire, lo scorso 30 dicembre.
L’ipotesi di reato configurata dai PM torinesi (Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso) è inedita, mai vista prima nei processi per gli incidenti sul lavoro: omicidio volontario. Questo reato sembra sia contestato solo a uno degli indagati, l’amministratore delegato (AD) del gruppo in Italia, Harald Espenhahn, mentre per altri 5 indagati ci si limita al classico omicidio colposo. A tutti e 6 è contestata l'omissione dolosa di cautele antinfortunistiche aggravata.
La Procura ha ascoltato gli operai superstiti, i dirigenti locali, i vigili del fuoco, e la Procura ha mantenuto l’impegno a chiudere l’indagine in tempi rapidi.
Fin dall’inizio è stato chiaro che la decisione del gruppo di abbandonare lo stabilimento torinese per trasferire a Terni l’intera produzione italiana aveva comportato una crescente "distrazione" nei confronti di quella fabbrica: niente lavori per installare nuovi impianti di sicurezza, scarsa attenzione alla manutenzione.
In una perquisizione nella sede di Terni, è stato trovato un documento in cui l’AD del gruppo informava la sede centrale in Germania che "gli operai fanno gli eroi in tv", rievocando gli anni di piombo, per spiegare che il clima in Italia è ostile nei confronti dell’azienda.
Dalle testimonianze dei dirigenti dell’Asl si apprende che alla Thyssen di Torino erano state contestate ben 116 violazioni alle norme di sicurezza. Dall'inchiesta sono emersi i pecedenti: due incendi nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino nel 2003, l’altro in Germania, che pur senza fare vittime avrebbero dovuto allarmare i vertici della multinazionale. Ad allarmarsi, invece, sono state solo le compagnie assicurative, che elevarono da 30 a 100 milioni la franchigia, proprio perché Torino non si era ancora dotata dei dispositivi di sicurezza già in uso a Terni, come lo spegnimento automatico degli incendi.
Entro l’estate verrà depositata la richiesta di rinvio a giudizio. La domanda di verità e giustizia, oggi, è molto alta. Ma i tempi della giustizia e i troppi precedenti di impunità per i responsabili di gravissimi incidenti sul lavoro, mi rendono scettico sull'esito dei processi.
mercoledì, 06 febbraio 2008
“Un morto ogni sette ore”: il titolo è venuto facile, pressoché identico su tutti i giornali.
Ogni anno sono oltre 1400 i morti ufficiali, di cui 300 per malattie professionali; altissima è l’incidenza sugli immigrati, l'Italia continua a essere il paese con il maggior numero di vittime sul lavoro in Europa. Il numero delle "morti bianche" diminuisce meno che nel resto d'Europa; nel periodo compreso tra il 1995 e il 2004, al meno 25,5% dell’Italia corrisponde una flessione media europea del 29,4%.
L'Inail stima anche che ci siano almeno 200.000 infortuni non denunciati (lavoro nero).
Si stima che il costo imputabile direttamente agli infortuni superi i 40 miliardi di euro annui, a cui si aggiungono 6,8 miliardi per spese dovute alle malattie professionali.
Sono questi alcuni dei risultati resi noti nel secondo rapporto sulla Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapliccate e diritti negati, presentato dall'Anmil (associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro).
La rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno non è riuscita a produrre una significativa inversione di tendenza. Si interviene quasi sempre a incidente avvenuto e quasi mai a livello di prevenzione. Gli autori del rapporto sottolineano come a cinque mesi dall'entrata in vigore della legge 123/07, che ha stabilito nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro, i coordinamenti provinciali delle attività ispettive stanno muovendo i primi passi, mentre il personale impegnato nella prevenzione infortuni, al ritmo attuale, impiegherebbe 23 anni a controllare tutte le aziende.
martedì, 22 gennaio 2008
Asfissia: un altro morto
Incidente sul lavoro in una ditta di ceramiche a Castel Bolognese, in provincia di Ravenna. Un uomo di 37 anni, Roberto Imperiale, è morto sommerso dall'argilla nel silos in cui stava lavorando. L'operaio stava facendo manutenzione del silos quando è precipitato in un silos di stoccaggio di prodotti per la lavorazione della ceramica, mentre ne stava pulendo l'imboccatura da alcuni materiali terrosi che l'avevano incrostato. L'asfissia è stata provocata dalle polveri fini contenute nel silos.
sabato, 19 gennaio 2008
Il primo maggio 2007 ero a Venezia, a Campo San Barnaba, per un'iniziativa pubblica sul tema della sicurezza sul lavoro. Si parlò anche di Porto Marghera, dove è appena avvenuta una tragedia terribilmente simile a quella che si verificò nel porto di Ravenna vent'anni prima (il mio libro era appena uscito).

Il 13 marzo 1987 tredici lavoratori persero la vita soffocati nella stiva della gasiera Elisabetta Montanari all’interno del cantiere Mecnavi, all’epoca il più grande cantiere privato sul mare Adriatico. Innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento dei serbatoi di combustibile, che gocciolò sul fondo della stiva e prese fuoco a sua volta. Dalla combustione si svilupparono ossido di carbonio e acido cianidrico. L’aria divenne presto irrespirabile. L’autopsia certificò la morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze tossiche, dopo una lunghissima agonia.
Nel libro ho cercato di ricostruire la vicenda e il contesto storico, i lunghissimi passaggi processuali (cinque processi penali, sedici anni per arrivare ai risarcimenti alle famiglie), cosa è cambiato e come si possa ancora morire di lavoro, oggi. Volevo contrastare la più subdola fra le figure retoriche solitamente accostate agli incidenti sul lavoro: quante volte ci è capitato di sentire la parola strage associata a fatalità? Invece, ciò che è accaduto si presenta come un'evidente, intollerabile, odiosa ingiustizia. Con una lunga serie di colpevoli: imprenditori, subappaltatori, chi rilasciò le autorizzazioni, chi non vigilò come avrebbe dovuto.
È raro trovare una concentrazione di cause simile a quella che si determinò nel cantiere Mecnavi, ma in ogni infortunio sul lavoro si ritrovano alcuni fra gli elementi di quella tragedia: lavoro nero, caporalato, imprenditori che non tollerano il sindacato nella loro azienda, colpevoli risparmi sulle norme di sicurezza, mancato addestramento del personale, omissione dei sistemi anti-infortunistici, un’organizzazione del lavoro finalizzata al massimo profitto nel più breve tempo possibile.
venerdì, 18 gennaio 2008
Asfissia, nel buio di una nave

Due operai sono morti ieri notte a Porto Marghera, mentre stavano lavorando nella stiva della nave panamense World Trader. Paolo Ferrara, 47 anni, e Denis Zanon, 39, sono deceduti per asfissia a causa dell'alta concentrazione di anidride carbonica nella stiva 4.
"Come 21 anni fa quando a Ravenna nella stiva della gasiera Elisabetta Montanari morivano 13 lavoratori, questa notte a Porto Marghera due operai sono morti mentre pulivano la stiva di una nave e un terzo è stato salvato in extremis dai suoi compagni. Analogia impressionante con un incidente di tanti anni fa che è stato uno dei più gravi incidenti sul lavoro avvenuti in Italia dal dopoguerra..." http://www.martameo.net:80/
domenica, 13 gennaio 2008
Vera Giavazzi, sul Corriere, riferisce di un documento interno alla Thyssen-Krupp, sequestrato nella sede d Terni, dove si trovano pagine davvero istruttive.
http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_13/thyssen_carte_92b66d9a-c1a5-11dc-bb2b-0003ba99c667.shtml
Gli operai sopravvissuti al rogo e i compagni di lavoro delle vittime «passano di televisione in televisione » e vengono rappresentati «come degli eroi». Un fatto, quest'ultimo, particolarmente sgradevole, che impedisce ogni possibile misura di censura o di richiamo a questi testimoni, che sono ancora e a tutti gli effetti dipendenti della società, ma che in questo momento sarebbe inopportuno colpire sul piano disciplinare, anche se non si esclude di poter prendere in considerazione questa ipotesi per il futuro.
Tre fra i massimi dirigenti del gruppo (l'amministratore delegato Harald Espenhahn, Gerald Priegnitz e Marco Pucci) sono iscritti nel registro degli indagati per omicidio e disastro colposo.
Con sfortunata tempistica, sempre sul Corriere esce una lunga intervista a Veltroni (di Aldo Cazzullo), sintetizzata da titolo: "Dobbiamo ripensare l'impenditore: è un lavoratore che rischia, basta contrapposizioni".
http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_13/veltroni_intervista_54301ca8-c1a3-11dc-bb2b-0003ba99c667.shtml
martedì, 08 gennaio 2008
A Massa Marittima (Grosseto) una guardia giurata è morta in seguito ad una tentata rapina a un furgone portavalori; i banditi erano a bordo di una jeep, tra loro e le due guardie che proteggevano il mezzo blindato si è svolto un violento scontro a fuoco.
E' a Massa Marittina, nel 1971, che vennero girate le scene minerarie di ... E le stelle stanno a guardare, lo sceneggiato di Anton Giulio Majano tratto dal famoso romanzo di Cronin, con Giancarlo Giannini, Orso Maria Guerrini, Adalberto Maria Merli, Scilla Gabel, Anna Maria Guarnieri, Loretta e Daniela Goggi, Andrea Checchi... Giusto ieri sera abbiamo cominciato a rivedere la prima delle 9 puntate andate in onda a partire dal 7 settembre 1971.
mercoledì, 19 dicembre 2007

19 dicembre: muore il sesto operaio della Thyssen-Krupp
Rosario Rondinò è morto a 26 anni, dopo 13 giorni passati presso il reparto grandi ustionati dell'ospedale Villa Scassi di Genova.
Oggi, a Torino, vengono celebrati i funerali di Rocco Marzo, il quinto della lista.
mercoledì, 19 dicembre 2007
18 dicembre: la solita media del 4
A Valenza (AL) è rimasto ucciso un operaio che prestava servizio come capo-turno; l'incidente si è verificato in una fornace per la produzione di tegole. Sembra che l'uomo sia rimasto schiacciato fra due grossi carrelli per il trasporto dei prodotti.
A Jesolo (VE) è morto un operaio di 55 anni, travolto da alcune travi. Era dipendente di una società di costruzioni, impiegata nel recupero e restauro di alcuni capannoni dell'Arsenale di Venezia.
Un operaio di 22 anni della provincia di Frosinone, ha perso la vita mentre stava lavorando alla realizzazione della rete fognaria a Cecchina, nella provincia di Roma. Dipendente di una ditta in appalto, l'operaio è deceduto a causa delle ferite riportate mentre scaricava dei grossi tubi.
Tragedia anche alla Fiat di Melfi: un operaio, dipendente di una ditta esterna, stava pulendo un macchinario dai residui della produzione, quando è rimasto schiacciato dalla stessa apparecchiatura.
Purtroppo La Repubblica ha esaurito la sua dotazione annuale di cordoglio con la vicenda Thyssen-Krupp.
martedì, 11 dicembre 2007
Da oggi boicotto Repubblica
Per almeno un paio di mesi, non comprerò Repubblica. E' il giornale più leggibile e completo, vi lavorano alcuni amici (e molti ottimi giornalisti), ma sento il bisogno di fargliela pagare per due ragioni legate alla stretta attualità: l’assemblea nazionale della sinistra e la strage della Thyssenkrupp.
La prima scelta editoriale era prevedibile: tutto ciò che si muove a sinistra del PD, per Repubblica è motivo di irrisione o rimozione. Serve avere, ogni tanto, l’intervista “scandalosa” a Bertinotti, ma tutto ciò che si muove, giorno per giorno, sul territorio, non trova spazio. Ora che i proprietari di Repubblica hanno finalmente il partito che desideravano dal giorno della fondazione del giornale, nessuna meraviglia se decidono di fiancheggiarlo, negando visibilità a ogni pensiero critico.
Ma è il trattamento della vicenda degli omicidi sul lavoro che trovo imperdonabile. La retorica e lo spazio elargiti da Repubblica mi hanno dato il voltastomaco. In quel giornale non ci sono mai notizie sugli incidenti sul lavoro, e sono vicende che si ripetono tutti i giorni; poche righe nelle “brevi di cronaca” è il trattamento consueto.
Ora, che sia Repubblica a lanciare una petizione popolare sulla sicurezza sul lavoro, che comincia con le parole "mai più morti bianche...", mi sembra penoso. Considero ipocrita l'indignazione a intermittenza, o peggio complice di chi si rende responsabile dei crimini che devastano il mondo del lavoro.
Due mesi di mancato acquisto = danno accertato di 60 euro. Fossimo in mille a farlo, gli euro sarebbero 60.000.
lunedì, 10 dicembre 2007

Il volto di questo padre dice una cosa chiara: non sono in molti ad avere la coscienza a posto per i morti alla Thyssenkrupp, anche fra chi sta al governo o al vertice dei partiti di sinistra o dei sindacati.
Appena trovo il tempo, scrivo qualcosa sull'assemblea fondativa della Sinistra Arcobaleno, ma questi ennesimi morti fanno capire quanto sia profonda la nostra sconfitta e quanto sia necessario riportare il lavoro e i lavoratori in una condizione meno indecente.
Quando mi capita di andare a presentare il libro sulla strage alla Mecnavi, vent'anni fa nel porto di Ravenna, dico sempre che si tratta di un caso estremo, terribilmente attuale, perché rappresenta un catalogo delle tante, singole cause che si verificano in tutti gli incidenti sul lavoro. Al porto di Ravenna, vent’anni fa, si verificarono:
- contemporaneità di lavori incompatibili con la sicurezza dei lavoratori
- assenza di personale qualificato per identificare e affrontare le emergenze
- assenza di manuali operativi e di procedure formali per operare in sicurezza, nonché di un piano di addestramento del personale
- inesperienza e bassa qualificazione di quasi tutto il personale addetto ai lavori
- assenza di un piano d’emergenza, che preveda l’attivazione dell’allarme e la rapida evacuazione del personale lungo agevoli vie di fuga
- affollamento degli spazi incompatibile con le dimensioni e l’agibilità dei luoghi
Il Giudice Istruttore di Ravenna si trovò davanti a questa conclusione, scritta dai periti incaricati dal Tribunale: “la concomitanza degli elementi sopra citati, se da un lato consentiva certamente di ridurre i tempi e i costi di esecuzione dei lavori, dall’altro rendeva altamente probabile e prevedibile il verificarsi dell’evento catastrofico”.
Alla Thyssenkrupp di Torino si lavorava allo stesso modo. Come quasi ovunque.
venerdì, 07 dicembre 2007
Torino, Italia
È morto il secondo operaio coinvolto nel disastro dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino; altri cinque operai sono gravissimi.
La ThyssenKrupp aveva deciso a luglio di chiudere la fabbrica torinese e di concentrare tutta l'attività produttiva nello stabilimento di Terni, ma ancora sono al lavoro circa 200 dipendenti. Proprio in questo periodo la linea 5, dove è avvenuto l'incidente, aveva avuto un'intensificazione del ritmo di lavoro e l'azienda aveva deciso di mantenerla attiva fino a giugno. Alcuni lavoratori coinvolti nell'incendio erano in straordinario da quattro ore, cioè lavoravano da 12 ore consecutive.
"Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda del mare, ma anziché acqua era fuoco. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco: era come l'inferno. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti".
"Gli idranti erano rotti. Tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anziché andare sulle fiamme".
mercoledì, 05 dicembre 2007
Zola Predosa, municipio
stasera, ore 20.30
presento il libro insieme a Bruno Papignani (segretario provinciale FIOM) e Maurizio Patelli (assessore al Lavoro del Comune di Casalecchio)
In questo momento, il contatore di Articolo 21 segnala che i morti sul lavoro, dall'inizio dell'anno, sono 974; quasi un milione gli infortuni, 24300 nuovi invalidi.
martedì, 27 novembre 2007
mercoledì, 14 novembre 2007

Bologna, venerdì 16 novembre, ore 18.00
sala della biblioteca del Centro civivo Lame
rassegna di case editrici indipendenti.
Presento il libro insieme a Renata Bortolotti, della segreteria Cgil di Bologna
martedì, 06 novembre 2007
Bologna
16 novembre
ore 18.00
nella sala della biblioteca del Centro civivo Lame
presenterò il libro insieme a Renata Bortolotti, segreteria Cgil Bologna
mercoledì, 17 ottobre 2007
Un giovane operaio è deceduto stamattina dopo essere stato colpito da un tubo caduto da un altezza di 70 metri.
Stavolta è accaduto in un cantiere “pubblico”, quello dell’Enel a Torre Valdaliga Nord, vicino a Civitavecchia. Michele Cozzolino, 32 anni, lavorava alla costruzione della nuova centrale a carbone. Lascia un bimbo di 2 anni e una moglie in attesa del secondo figlio.
L’Enel ha imposto ritmi forsennati per portare a termine la realizzazione della centrale; da tempo, i sindacati e anche alcune imprese coinvolte nella costruzione avevano denunciato i rischi a cui gli operai sono sottoposti.
lunedì, 15 ottobre 2007
Di nuovo un morto nel porto di Ravenna.
Filippo Rossano, 57 anni, faceva l’ormeggiatore: era socio della cooperativa che gestisce i servizi di ormeggio; è morto in un incidente sul lavoro sulla banchina del terminal container all'interno del porto canale, nella notte fra sabato e domenica. Verso le 2.00, stava sopra un mezzo navale di appoggio (quelli che ricevono le cime delle navi in attracco), quando ha ricevuto un brusco strattone dalla cima che teneva tra le mani. Ha perso l'equilibrio ed è caduto in acqua. Il suo corpo è stato ripescato un'ora dopo dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco. Tra pochi giorni sarebbe andato in pensione.
mercoledì, 05 settembre 2007

Questa fotografia ha per titolo Salto nel buio e mi pare perfetta per sintetizzare il dibattito che dovrei curare questa sera, a Imola, alla festa di Liberazione (area Palagenius, quartiere Campanella).
Alle 20.15 (strano orario) si parlerà di Il Futuro della Sinistra, con GENNARO MIGLIORE (capogruppo PRC-SE alla Camera dei deputati), ALFIERO GRANDI (Sottosegretario Economia e Finanze – Sinistra Democratica), ELIAS VACCA (Deputato PdCI - commissione Finanze), PAOLO CENTO (Sottosegretario Economia e Finanze - Verdi), ALESSIO D’AMATO (Presidente Associazione RossoVerde).
Alle 18.30, nello spazio libreria, l’amico Valerio Zanotti, direttore del portale della Coop. Bacchilega, mi farà qualche domanda su Nel buio di una nave.
giovedì, 30 agosto 2007
Imola, mercoledì 5 settembre
Ore 18.30 spazio libreria: aperitivo con l’autore
RUDI GHEDINI ci parla del suo libro “Nel buio di una nave” (Bradipolibri 2007). L’incidente della Mecnavi del 13 marzo 1987 in cui 13 uomini morirono soffocati nella stiva della Elisabetta Montanari, gasiera in manutenzione nel porto di Ravenna. Lo intervista VALERIO ZANOTTI, direttore del portale della Coop. Bacchilega.
Ore 20.15 spazio dibattiti: IL FUTURO DELLA SINISTRA
GENNARO MIGLIORE (capogruppo PRC-SE alla Camera dei deputati), ALFIERO GRANDI (Sottosegretario Economia e Finanze – Sinistra Democratica), ELIAS VACCA (Deputato PdCI, commissione finanze e giunta autorizzazioni), PAOLO CENTO (Sottosegretario Economia e Finanze - Verdi), ALESSIO D’AMATO (Presidente Ass. RossoVerde per la Sinistra Europea); coordina RUDI GHEDINI (giornalista e scrittore).

16° LIBERAFESTA - PRC-SE federazione di Imola: 31 agosto–11 settembre, area pattinaggio quartiere Campanella (Palagenius, Via B. Croce)
mercoledì, 27 giugno 2007
presso la Festa dell'Unità di Cadriano (BO))
presentazione del libro alla presenza dell'autore
con Bruno Papignani, segretario provinciale FIOM
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l'autore
Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: «Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?»
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