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Pearls Before Swine

One Nation Underground + Balaklava (USA, ESP 1967-68)

166  e 167, LA PUNTINA SUL VINILE

 Pearls Before Swine, One Nation Underground

Pearls Before Swine, Balaklava

Il ventenne Tom Rapp – chitarra e voce - viene dalla cittadina di Bottineau, Nord Dakota; trapiantato a New York, scrive testi influenzati da Baudelaire e Apollinaire. Insieme a lui suonano Wayne Harlem (banjo, mandolino e vibrafono), Lane Lederer (basso, chitarra, corno, celeste, cimbali), Roger Crissinger (organo e tastiere), Warren Smith (batteria e percussioni). Fra i due album, Jim Bohannon sostituisce Crissinger.

Dieci canzoni in One Nation, dieci (più brevi) in Balaklava. Episodi notevoli, nel primo album: Another TimeDrop Out, The Surrealist Waltz; nel secondo: Translucents Carriages, Ring Thing e la cover di Suzanne (Leonard Cohen).

 

È musica immaginifica, delirante, favolistica; un folk acustico deformato dagli allucinogeni, una psichedelia dadaista che ricorda i Pink Floyd di Barrett e si identifica in pittori del Cinquecento, trovando premonizioni cupissime nel Hieronymus Bosch del Giardino delle delizie e nel Pieter Brueghel del Trionfo della morte (esposti al Prado di Madrid).

 

Il nome di questa band ingiustamente rimossa è tratto da un verso contenuto nel Vangelo di Matteo. Prima che qualcuno decida di scassinarmi l’appartamento, tengo a precisare che possiedo questa coppia di album (decisamente rari) nella versione ristampata dalla Base Records.

scritto alle 14:05 | link | commenti
in: musica

Neil Young, Zuma (Canada, Reprise 1975)

165, LA PUNTINA SUL VINILE

 Neil Young, Zuma

Disco di transizione dell'autore di Toronto, nel pieno di una turbolenta fase personale. Appena trentenne, Young è già al nono album solista, collocato fra i ben più incisivi On the Beach e Comes a Time.

 

Sette delle nove canzoni sono eseguite insieme ai Crazy Horse (Frank Sampedro, chitarra, Billy Talbot, basso e voce, Ralph Molina, batteria e voce): le più riuscite mi sembrano Stupid Girl, Don't Cry No Tears e la splendida Cortez the Killer (rilettura dell’epopea dei conquistadores dall’ottica dei nativi americani: Zuma non è altro che la contrazione di Montezuma).

 

Prodotto da Tim Mulligan, l'album contiene anche una classica ballata west coast, Through My Sails, che vede l'amichevole presenza di David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash.

 

Malinconiche ballate, vorticosi inseguimenti di chitarre, testi politico-poetici, voce dannatamente languida (e abrasiva): anche se lo considero un episodio minore nella discografia di Neil Young, Zuma continua a trasmettere un profondo respiro cinematografico.

Neil Young

scritto alle 12:21 | link | commenti (2)
in: musica

Blondie, Autoamerican (USA, Chrysalis 1980)

164, LA PUNTINA SUL VINILE

 Blondie, Autoamerican

Prodotto da Mike Chapman, è il quinto album della band, di fatto il penultimo, subito prima che “Debbie” Harry avviasse la carriera solista e cinematografica (è lei a far impazzire il protagonista del Videodrome di Cronenberg). Il gruppo avrà una seconda vita, alla fine degli anni Novanta.

 

In questa fase, Blondie è un sestetto, formato da Clem Burke (batteria), Jimmy Destri (tastiere), Nigel Harrison (basso), Frank Infante (chitarra), Chris Stein (chitarra) e Deborah Harry (voce). La band è imperniata sulla coppia (anche nella vita) formata da Debbie e Stein, di cinque anni più giovane, e tutta l’attenzione è calamitata dalla cantante, per la splendida voce, le notevoli doti interpretative e la seducente presenza scenica.

Debbie Harry vista da Andy Warhol

 

Autoamerican è una pietra di paragone della new wave newyorkese, disco music sofisticata, pop-funky che ricorda Brian Ferry, rap ballabile, inflessioni reggae e calipso. La ricchezza degli arrangiamenti è pagata con una certa disomogeneità del sound, a volte attraversato da archi e ottoni, altre volte imprigionato dall’elettronica.

 

Fra le 12 canzoni, ricordo Walk Like Me, Rapture e la celeberrima cover di The Tide Is High, che tuttora sprizza il sole dell’estate caraibica (la versione originale risale agli anni Trenta, scritta dal giamaicano Duke Reid).
scritto alle 10:30 | link | commenti (2)
in: musica

Pavlov's Dog, At the Sound of the Bell (USA, Cbs 1976)

163, LA PUNTINA SUL VINILE

 Pavlov

Non riascoltavo questa band chissà da quanto, e ho provato un senso di vertigine; è musica strana, con momenti fulminanti e un’originalità che la rende inclassificabile. Le radici piantate nel folk, una spinta ad andare oltre il rock progressivo, prime avvisaglie del tumulto punk. Questo è il loro secondo e ultimo album.

 

A identificare i Pavlov’s Dog è, innanzitutto, la voce unica, stridula e vetrosa, del leader, David Surkamp, autore unico o co-autore di tutte le 9 canzoni (le più riuscite mi sembrano She Came Shining, Gold Nuggets, Valkerie e Did You See Him Cry).

 

Surkamp suona anche la chitarra elettrica; accanto a lui si muovono l’altro chitarrista, Stephen Scorfina, Thomas Nickeson (chitarra acustica), Richard Stokton (basso), David Hamilton (tastiere) e Douglas Rayburn (mellotron, basso e percussioni). Alla realizzazione dell’album, registrato al Record Plant di New York City, hanno collaborato molti altri, fra cui alcuni nomi noti: William Bruford (batteria), Andy McKay (sax), Michael Brecker (sax) e Gavin Wright (violino).

Mi sembra il tipico esempio di un gruppo che arriva troppo tardi e troppo presto.

scritto alle 10:11 | link | commenti (1)
in: musica

Marisa SanniaIn giorni per me già abbastanza luttuosi, ho appena letto della morte di Marisa Sannia, indimenticata interprete di Casa bianca, a Sanremo 1968.

http://www.sannia.it/

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/spettacoli_e_cultura/marisa-sannia/marisa-sannia/marisa-sannia.html

scritto alle 12:45 | link | commenti (3)
in: musica, confessioni

John Surman, Upon Reflection (GB, ECM 1979)

162, LA PUNTINA SUL VINILE

 Surman, Upon Reflection

Improvvisazioni solistiche, atmosfere magiche: John Surman suona il clarinetto e il sassofono (soprano e baritono), e di questo quinto album fanno parte otto sue composizioni, fra cui spiccano Edges of Illusion, Beyond a Shadow, The Lamplighter e Prelude and Rustic Dance (la prima e l’ultima, splendide revisioni di danze rituali, furono realizzate per le coreografie di Carolyn Carlson).

 

Upon Reflection segna l’inizio del rapporto con l'etichetta ECM, e mostra un salto di qualità dell’artista, verso uno stile segnato da contaminazioni elettroniche, richiami ad arie religiose e alla musica popolare inglese. Le sobrie, avvolgenti sonorità di Surman diventano inconfondibili.

 

Registrato nel maggio 1979 al Talent Studio di Oslo; la foto di copertina, nel classico stile ECM, è di Christian Vogt.
scritto alle 11:29 | link | commenti
in: musica

Gianni Morandi, Le italiane sono belle (Italia, RCA 1987)

161, LA PUNTINA SUL VINILE

 Morandi, Le italiane sono belle

È il numero 23 della serie: nella sua sterminata discografia, Morandi ha 43 anni quando incide questo album, ed è ormai uscito dal cono d’ombra che l’aveva inghiottito fra il 1974 e il 1983. Ricomparso in tv, ha già pubblicato la sua canzone feticcio (Uno su mille) e viene dalla vittoria di Sanremo insieme a Tozzi e Ruggeri con quella Si può dare di più che fa parte di questo disco e italianizza il leit motiv di Band Aid e USA for Africa; l’anno dopo uscirà il vendutissimo Dalla/Morandi e la tournée della coppia farà il tutto esaurito.

 

Registrato in Inghilterra, nel Surrey, con la produzione di Al Garrison e Alessandro Blasetti e gli arrangiamenti di Chris Witten (batterista), Le italiane sono belle – nonostante il trasparente doppio senso - si avvale di musicisti britannici: Simon Boswell (elettronica), Jeremy Meek e James Eller (basso), Dave Clayton (tastiere), Phil Palmer (chitarre), Roddy Lorimer (tromba), Tim Sanders e Andrea Innesto (sax).

 

È un album discontinuo, forse poco meditato, che risponde alla necessità di riportare il cantante al centro della scena. Perciò si accostano canzoni che viaggiano su lunghezze d’onda diverse, scritte da autori di generazioni e culture molto lontane: da Andrea Mingardi (3) a Mimmo Cavallo (2), da Enrico Ruggeri a Mogol e Migliacci; Morandi interpreta questa raccolta di episodi con il suo stile inimitabile, consentendosi qualche virtuosismo vocale, quasi a voler smentire le dicerie sulla perdita della voce. Tuttavia, i titoli di queste canzoni, oggi, non dicono niente, nessuna è entrata stabilmente nel repertorio live del cantante; Tornare a casa, Donna bimba mia e Il ponte restano le mie preferite.

 

L’elemento più significativo sta in copertina, con una foto ombrosa di Gianmarco Chieregato che punta a riposizionare l’immagine del Gianni nazionale.
scritto alle 13:15 | link | commenti (1)
in: musica

Traffic, Mr. Fantasy (GB, Island 1967)

160, LA PUNTINA SUL VINILE

 Traffic, Mr. Fantasy

Quella che possiedo è una ristampa del 1972, acquistata subito dopo la scoperta di John Barleycorn. E' così che ho conosciuto l’esordio di questa band amatissima e sottovalutata, i cui componenti provenivano dall’area di Birmingham ed erano guidati dal nemmeno ventenne Steve Winwood (voce, organo, chitarra, basso, clavicembalo e percussioni…); accanto a lui, Jim Capaldi (batteria), Chris Wood (flauto, sassofono e organo) e Dave Mason (chitarra, sitar e basso).

 

I Traffic irrompono con un'energia scoppiettante, che sfugge a ogni catalogazione: rimasticano blues e rock’n’roll, folk e progressive, affidando un ruolo cruciale alla seconda voce e ai cori, e mostrando qualità melodiche che stanno alla pari con quelle dei Beatles. Oserei dire che Giving to You è l’anello mancante fra Sgt. Pepper’s e lo Stand Up dei Jethro Tull (ma anche i Moody Blues e i Procol Harum devono moltissimo a Mr. Fantasy).

 

Album registrato agli Olympic Studios di Londra, con l’apporto del tecnico del suono Eddie Kramer (noto per la collaborazione con Beatles e Hendrix); fra le dieci canzoni, ce ne sono alcune ancora vibranti: Dealer, Dear Mr. Fantasy, Utterly Simple... e a chi trova irriguardoso il paragone con i Quattro di Liverpool chiedo di ascoltare i 3 minuti e 30 secondi di No Face No Name No Number. Poi ne riparliamo.

scritto alle 13:06 | link | commenti (2)
in: musica

Tangerine Dream, Ricochet (Germania, Virgin 1975)

159, LA PUNTINA SUL VINILE

 Tangerine Dream, Ricochet

Settimo album pubblicato in meno di sei anni, Ricochet è l’ultima incisione dei Tangerine Dream che mi sono procurato, la più ritmica, movimentata, briosa fra quelle che possiedo.

 

Ormai completata la rinuncia agli strumenti tradizionali, appare meno forte la tensione melodrammatica, e il trio (Edgar Froese, Chris Franke, Hans Peter Baumann) veleggia verso atmosfere quiete ed eleganti. In questo tripudio di sintetizzatori elettronici magistralmente suonati, le ondulazioni melodiche prefigurano la new age e una certa dance intellettuale.

 

Registrato dal vivo, in Francia e Inghilterra (al Fairfield Halls di Croydon, Londra), ma che sia un live lo si deduce solo dai timidi, composti applausi all’inizio e alla fine delle due lunghe tracce, di 17 e 21 minuti. Ricochet è un raffinato esercizio di elettronica suadente, che si sviluppa tra tamburellanti basi ritmiche e melodie carezzevoli. L’ascoltatore viene cullato nel lento oblio di una trance cosmica.

scritto alle 12:10 | link | commenti (1)
in: musica

Bruce Springsteen, The River (USA, CBS 1980)

158, LA PUNTINA SUL VINILE