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mercoledì, 14 maggio 2008
Esigenti frequentatori di questo blog mi fanno notare che da tre giorni sono iniziati gli Internazionali d'Italia e non ho ancora pubblicato una sua foto...

scritto alle 18:06
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martedì, 13 maggio 2008
20) Renzo Martinelli, Carnera (4)

Si potevano scegliere tanti stili per illustrare la storia del primo (e unico) italiano divenuto campione del mondo dei pesi massimi. Il regista ne ha ricavato una favola edificante.
Non discuto la scelta, e tutto sommato gli ingredienti (attori, fotografia, dialoghi) sembrano appropriati, ma quello stile sognante e sgranato risulta difficile da maneggiare con originalità, e certo Martinelli non possiede l’estro di Tim Burton.
Ne deriva un film calligrafico, spesso noioso. Fred Murray Abraham (il Salieri di Amadeus), Burt Young e Paul Sorvino rimandano volti carichi di cinema, eppure le loro caratterizzazioni non riescono a insufflare in questo film l’emozione che sarebbe necessaria.
Quanto al protagonista, Andrea Iaia, e alle due donne (Anna Valle e Kasja Smutniak, ovviamente bellissime), l’impressione è che siano pronti per una miniserie televisiva, non per il grande schermo.
Nella scelta dei momenti biografici da illustrare, sono ridotti al minimo i rapporti del campione col fascismo ed è enfatizzata la simbologia del riscatto sociale e patriottico, soprattutto attraverso le immagini dei match al Madison Square Garden. Ma ogni paragone con Raging Bull e Cinderella Man sarebbe impietoso.

scritto alle 13:15
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martedì, 06 maggio 2008
19) Jon Favreau, Iron Man (7)

Ricavare film dai fumetti storici della Marvel, richiede due doti: sapienza nell'uso degli effetti speciali e una certa dose di ironia. Solo così si può tentare di recuperare l'ineffabile equilibrio per cui quei fumetti piacevano sia all'adolescente che all'adulto.
Questo film quasi ci riesce. Ha un ottimo inizio - fino alla costruzione dell'armatura, nella caverna afgana - una parte centrale anticonvenzionale, da commedia sofisticata - il lento apprendistato del playboy Tony Stark con i reattori - e un finale troppo prevedibile, con un combattimento stile-Terminator.
Due ore passano in fretta: hard rock per colonna sonora, voli vertiginosi dell'eroe inseguito da jet inconsapevoli, comparse efficaci (Jeff Bridges è una specie di luciferino Lex Luthor, Gwyneth Paltrow è la perfetta Pepper Potts), e un miracolato protagonista, Robert Downey jr., che 15 anni fa sembrava destinato a divenire una star, quando Altman lo inseriva nel cast di America Oggi, e Attenborough lo sceglieva per interpretare Chaplin.

scritto alle 17:06
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giovedì, 24 aprile 2008
Megan Fox, nata a Rockwood il 16 maggio 1986, è la donna più sexy del mondo, secondo i lettori del magazine americano FHM. Detto che il 43esimo posto attributo a Charlize Theron basta a rendere insensata quella classifica, un blog come questo – così attento alla cultura – non può ignorare quanto rivela il sito de La Stampa. Megan, infatti, ha alcuni tatuaggi, sul cui senso aprirei il dibattito con i lettori:
1) sull’avambraccio destro, il volto di Marilyn Monroe
2) sull'inguine, a destra, il nome «Brian»
3) sulla caviglia destra, una luna e una stella marina
4) dietro la spalla destra, la frase «We will all laugh at gilded butterflies» tratta dal Re Lear (atto V, scena 3) di Shakespeare
5) sul costato, la frase «there once was a little girl who never knew love until a boy broke her HEART».
scritto alle 14:04
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mercoledì, 23 aprile 2008
17) Andrea Molaioli, La ragazza del lago (8)
Se ci si deve schierare, lo faccio subito: preferisco questo film a Caos calmo, e mi fa piacere abbia vinto tanti David di Donatello, perché sono questi premi ad averlo riportato nelle sale (a suo tempo l'avevo perso).
Per essere un esordio, trovo stupefacente la misura (il pudore) delle immagini e delle emozioni. In comune con Caos calmo c'è che proprio questo: è un film sul dolore, il dolore inconsolabile, il dolore che schianta, con il contraddittorio, viscerale bisogno di ricominciare a vivere.
Più che a scoprire la verità, l'indagine del commissario (Toni Servillo), attraverso le pacifiche stradine di un paesino friulano, consente di sfiorare varie tecniche di sopravvivenza. La perdita è ovunque: chi ha perso un bambino di tre anni, chi il senno della moglie, chi l'uso delle gambe, chi l'adorato coniglio, chi una figlia bellissima ormai diciottenne... Sguardi e silenzi lasciano intendere quale spaventoso residuo gravi sui superstiti, ma Molaioli rifugge dal patetismo, il cielo è sempre grigio ma limpidissimo, non fa stringere gli occhi, anzi aiuta a tenerli aperti, identificando i piccoli moventi che possono diventare un'ancora, ricostruire un senso.
Non so quanto voluto, ma il ritrovamento del cadavere assomiglia a quello di Laura Palmer, e fra chi indaga c'è anche una donna incinta (come in Fargo). Ma non so immaginare un film meno americano di questo, intriso di provincia e silenzi, probabilmente poco esportabile, ma dotato di una profondità rara, che nasce dalla sceneggiatura di Sandro Petraglia - lo stesso autore, insieme a Rulli, di Le chiavi di casa, il film di Amelio, tanto simile per certe atmosfere livide -, prendendo spunto da un romanzo del norvegese Karin Fossum.
Gli attori sono perfetti: difficile dire chi sia più nella parte fra Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Sara D'Amario (nella foto), ma dalle rughe bisbetiche del commissario non vorremmo mai allontanarci.

scritto alle 19:21
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lunedì, 14 aprile 2008
14) Gianni Zanasi, Non pensarci (8)

Da tempo immemorabile non mi capitava di vedere due bei film italiani (l'altro è quello di Virzì) a distanza di pochi giorni. Due film in cui le differenze prevalgono sulle somiglianze, ma che hanno in comune un’attitudine critica, uno sguardo acuto sulle ultime generazioni, attori capaci di sembrare persone.
La storia messa in scena da Zanasi ruota intorno a tre fratelli e ai loro genitori. Mostra un ritrovarsi e un perdersi: la narrazione procede ellittica, con silenzi eloquenti, incomunicabilità che scavano, nonostante la volontà di porvi rimedio. “Non stavamo meglio quando ci dicevamo le bugie?”.
Mastandrea trova il ruolo più appropriato, Battiston si conferma bravissimo, Anita Caprioli (la cui bellezza, in certi momenti, può distrarre dal film) è ben più di una spalla per entrambi, Dino Abbrescia e Natalino Balasso trasmettono simpatia, e persino Caterina Murino (esportata nell’ultimo Bond) mostra insospettabili sfumature interperative.
Storia di provincia, che riecheggia il Radiofreccia di Ligabue e si dipana con un andamento sorprendente. Non tanto sul piano della trama, quanto nelle scelte puramente visive (la corsa sotto il rilevatore di velocità, il black out notturno visto dalla collina, le bottiglie di ciliegie sciroppate che deflagrano al suolo, la danza d’amore sul divano nella villa del neo-deputato, il conclusivo salto nel pubblico). Altrettanto sorprendente è la scelta musicale: un sottofondo che spazia dalla Traviata a Ivan Graziani, da Chopin ai Merci Miss Monroe.

Capita, ogni tanto, che un film ci lasci un grammo di dispiacere, dovendo abbandonare certi personaggi: quando succede, vuol dire che il regista ha colto nel segno.
scritto alle 15:12
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martedì, 08 aprile 2008

Berlusconi ha già vinto alla Camera. Pare che la maggioranza al Senato si giochi in quattro Regioni: Liguria, Marche, Lazio e Campania. Non so perché, ma mi è venuta in mente Sophia.
scritto alle 19:41
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mercoledì, 02 aprile 2008
Purtroppo Roma-Manchester è andata persino peggio del previsto (vedi post di ieri), ma è stata una serata istruttiva, mi ha confermato in certi pensieri e fatto capire qualcosa di nuovo. Per esempio:
1) ci sono giornalisti sportivi che vedevano favorita la Roma non solo per questi Quarti di finale, ma persino per la conquista della Coppa…
2) chi pensa che l’Inter sia all’altezza di vincere la Champions, dovrebbe ringraziare il Liverpool: contro questo Manchester ne avremmo beccati 4.
3) Spalletti non è meglio di Mancini (o di Capello): commette gli stessi errori, come Mancini, e non sa capovolgere situazioni molto difficili con una mossa di genio (l’ultimo a farlo, in Coppa, è stato Ancelotti).
4) la Roma potrà dedicarsi al campionato, rovesciandovi la rabbia per un’eliminazione che rischia di diventare cocente; all’Old Trafford, meglio andarci per salvare la faccia (1-1, 2-1), perché se ci si illude, se ne rimediano 3 o 4.
5) quanto è stato fortunato il Milan, un anno fa, a incrociare il Manchester senza Rio Ferdinand e Vidic.
6) Cristiano Ronaldo e Rooney sono la coppia d’attacco meglio assortita che io veda dai tempi in cui Ronaldinho era ancora un calciatore e faceva coppia con Eto’o.
7) i tifosi della Roma sono stati magnifici, quelli dell’Inter dovrebbero andare a scuola all’Olimpico.
8) senza Totti, la Roma perde metà delle soluzioni offensive; ma se le tre mezze punte (Mancini, Taddei e Aquilani) sbagliano partita, anche la presenza di Totti non può fare la differenza.
9) la parata di Van der Saar su Vucinic, sullo 0-1, è stata il momento topico dell’incontro; sull’1-1 potevano cambiare molte cose, ma alla fine ho temuto ne facessero un altro paio.
10) ci siamo persi l’annunciato spettacolo di Sabrina Ferilli.
scritto alle 10:31
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martedì, 01 aprile 2008
Dai microfoni di una radio, Sabrina Ferilli ha annunciato un’altra sorpresa al popolo giallorosso: “Se la Roma vincerà la Champions, prometto una performance per i tifosi che farà dimenticare lo strip tease del 2001 al Circo Massimo. Ma per scaramanzia non dico altro”.
Spero di sbagliarmi, mi piace molto come gioca la Roma, ma temo che resteremo a fantasticare su quale sarebbe stata la performance della Ferilli. Non credo che la Roma abbia la qualità per fermare Ronaldo, Tevez e Rooney, mentre (a differenza del Milan un anno fa) la difesa del Manchester è quasi al completo e non dovrebbe regalare spazi come a San Siro.
Non sono fra quelli che mitizzano Totti, ma la sua assenza si farà sentire: certo, avranno più responsabilità i vari Mancini e De Rossi, Vucinic e Aquilani, e qualcuno vorrà dimostrare che Totti funziona da tappo, perché pretende di entrare in tutte le azioni d’attacco. Ma la vera domanda è: perché Totti, a Cagliari, è stato tenuto in campo fino al novantesimo? Sembra che si sia fatto male all’inizio del secondo tempo…
Spero di sbagliarmi, ripeto, ma sarei già contento se la qualificazione fosse ancora in bilico nel secondo tempo all’Old Trafford. Temo che fra una settimana la Roma potrà concentrarsi sul campionato.
scritto alle 17:30
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lunedì, 31 marzo 2008
Nella loro beceraggine maschilista, le trasmisioni sportive delle reti Mediaset necessitano di presenza decorative, meglio se straniere e con insormontabili problemi con la lingua italiana. Fa eccezione Elisabetta Canalis, che siede accanto a Piccinini anche per coprire la quota da opinionista interista e ogni tanto sfiorare la pagina del gossip.
Elisabetta si presenta ogni volta con un vestito diverso, spesso con le spalle scoperte (finché l'aria condizionata dello studio la costringe alla ritirata). Farsi rappresentare da lei è comunque meglio che da Mughini, ma vorrei far notare che solo la Canalis viene continuamente interrotta mentre parla. Da fini pensatori del calibro di Paolo Liguori, per dirne uno.
scritto alle 10:49
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giovedì, 27 marzo 2008
Tre ottime notizie
1) Gianfranco Pasquino e Mauro Zani, nomi noti a sinistra, soprattutto a Bologna, hanno deciso di dichiare il voto disgiunto: Pd alla Camera e Sinistra Arcobaleno al Senato. Mi sembra un atto di grande valore. Alle motivazioni tecniche - ben spiegate da Pasquino: http://www.democraticiesocialisti.eu/2008/03/voto-utile-e-voto-strategico-di-gianfranco-pasquino/ - si aggiunge una valutazione politica che trovo molto fertile, e che investe sul futuro dei rapporti fra questi due soggetti. Magari tanti altri ragionassero così.
2) Roberto Mancini a rischio esonero? "Tutte balle". Massimo Moratti ha replicato così alle voci di un possibile provvedimento nei confronti del tecnico dell'Inter dopo la sconfitta contro la Juventus. "Malgrado quello che dite voi nelle vostre trasmissioni, non c'é stato nulla", ha risposto Moratti alle domande dei giornalisti all'uscita degli uffici della Saras. "Sono tutte cose da smentire, ma non abbiamo più la pazienza di farlo. Sono tutte balle, quindi spero proprio che non influiscano sulla prestazione di sabato. Quali sono le mie sensazioni? Le mie sensazioni contano poco, è importante solo che i ragazzi giochino bene e vincano".
3) Caterina Balivo, con tutto il suo potenziale persuasivo, è scesa in campo a difesa della mozzarella di bufala campana, oggetto di odiose manovre tese a farci credere che sia piena di diossina.
mercoledì, 26 marzo 2008
Di solito, butto via i supplementi ai quotidiani senza nemmeno aprirli. Ho fatto eccezione con l’ultimo Io Donna, perché in copertina c’era Anita Caprioli, una delle mie passioni.
Così, ho scoperto che Anita (35 anni) è sposata con il regista Francesco Fei e che il 4 aprile esce un film diretto da Gianni Zanasi, Non pensarci, girato fra Vignola e Rimini (molte scene sono state girate nel delfinario riminese), con Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston.
Intervistata da Anna Maria Speroni, la Caprioli racconta di essere figlia di sessantottini, madre attrice, padre rappresentante di commercio, separati quando lei aveva 11 anni. Dice di non sopportare il peso della famiglia italiana (“penso al rapporto con i figli maschi, a quegli uomini di 30-40 anni che continuano ad avere relazioni simbiotiche con le madri, le quali non fanno nulla per evitarle”), attribuendone il conservatorismo alle “interferenze del cattolicesimo” con la complicità di uno Stato a cui questa situazione fa comodo: “finché c’è la famiglia a risolvere tutto, può evitare di occuparsi sul serio dei problemi. È un circolo vizioso, due facce della stessa medaglia che si autoalimentano”.
Nello stesso numero di Io Donna c’è un’intervista a Jack Vettriano. Il pittore scozzese ha 57 anni e vive a Londra, guadagnando cifre notevoli con i diritti di riproduzione delle sue opere. Dai 15 ai 37 anni ha fatto il minatore, in Scozia. Il suo vero nome è Jack Hoggan (Vettriano è il cognome della madre); autodidatta, non ha difficoltà ad ammettere di dipingere per denaro, di lasciar scegliere le modelle al suo editore, di copiare certe figure (per esempio quelle del celeberrimo The Singing Butler, 1992) da manuali di disegno. Non si considera un artista: “No, sono soltanto un mediocre che ha avuto tanta fortuna”. Un personaggio alla Bukowski.
giovedì, 20 marzo 2008
Trovo, copio e incollo.

scritto alle 11:43
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martedì, 18 marzo 2008

Da grande ammiratore di Chivu e Mutu, Emil Cioran e Nadia Comaneci, ho appreso con profondo sconforto che Ramona Badescu non ha accettato la candidatura per il Comune di Roma offertale da Francesco Rutelli. In compenso, Ramona ha accettato quella che le ha poi offerto Gianni Alemanno.
Nell'intervista che compare oggi sul Corriere, la soubrette dice di aver deciso così per reazione a come Veltroni "ha trattato i rumeni in novembre per quella storia di omicidio. Ha scatenato una vera campagna d'odio".
scritto alle 11:39
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martedì, 04 marzo 2008

Ieri sera Sophie Marceau ha rifiutato di partecipare, in diretta, al telegiornale delle 20 di Tf1, perché fra gli ospiti c' era anche il leader dell' estrema destra francese, il presidente del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen; l'attrice ha lasciato i locali delle rete televisiva privata - la più vista in Francia - quando ha scoperto che l'altro invitato del telegiornale era Le Pen.
Fra le notizie del giorno, il prevedibile litigio sulle candidature fra Radicali e Pd (con la Bonino inviperita, che rifiuta di fare da "soprammobile") e all'interno del Pd dove, per fare posto alle novità volute da Veltroni, si sono prodotti molti mal di pancia. La Sinistra Arcobaleno non sta meglio: i parlamentari saranno meno che dimezzati, e di volti nuovi se ne prevedono pochissimi.
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-8/guerra-seggi/guerra-seggi.html
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-8/verso-elezioni-8/verso-elezioni-8.html
Non ha avuto lo spazio che merita l'interrogatorio di Nicola Amoruso, già centravanti della Juve, a proposito delle minacce ricevute per entrare nella scuderia Gea. Nessuno che gli abbia riconosciuto un po' di coraggio per aver rotto la cortina di omertà che continua a coprire le nefandezze dell'associzione a delinquere.
Poi c'è la squalifica di 5 giornate, più che annunciata, ad Antonio Cassano, ormai indifendibile (temo che la Sampdoria si sia giocata l'Uefa, senza Montella e Bellucci). E infine il deferimento di Totti per le sue dichiarazioni "ironiche" sugli aiutini e sul campionato che non è mai nemmeno cominciato. Deferimento "intempestivo", secondo Rossella Sensi, come se ci fosse un momento giusto per rinviare a giudizio qualcuno che esce dalle regole. Non vi viene in mente Mastella, o Berlusconi?
Pronostico per stasera: per passare, il Milan dovrà segnare almeno due gol.
venerdì, 29 febbraio 2008
 Con lo spirito da servizio pubblico che anima questo blog, rispondo alla richiesta di un cortese visitatore (non tutti sono cortesi) con queste due foto di Emmanuelle Béart, per capire che significato ha avuto l'autocritica sull'essersi rifatta le labbra.
scritto alle 14:12
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giovedì, 28 febbraio 2008

Il mio amico Cap sa quanto lo invidio per le immagini che riesce a trovare nel web. Queste di Emmanuelle Béart sono davvero una meraviglia, e purtroppo mi sono perso la fondamentale intervista in cui ha ammesso di aver sbagliato a rifarsi le labbra.
Io, comunque, l'avevo già perdonata.

scritto alle 12:59
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lunedì, 25 febbraio 2008
scritto alle 13:38
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venerdì, 22 febbraio 2008
Quarto compleanno
Me n’ero dimenticato: l’altro ieri era il quarto compleanno di questo blog, aperto il 19 febbraio 2004. Ogni tanto mi chiedo perché continuare, poi la voglia di scrivere e qualche sollecitazione dei visitatori mi spinge a farlo.
Di recente, so di avere prodotto una forte torsione “editoriale”, riducendo le morettine – comincio a rimediare con Liv Tyler - a vantaggio della politica, e anche sull’Inter intervengo meno di prima, riservando molti dei miei pensierini alla platea monotematica di bauscia.
Il primo anno ho avuto 15.800 contatti, il secondo anno 23.440, il terzo anno 69.100, nell’anno che si chiude c’è stato il balzo a 166.930. La durata media di ogni visita supera i 3 minuti. Il rapporto fra visitatori e visite è di 1,8, e Hitstats mi dice che sono passate di qui oltre 68.000 persone (più di 10.000 nell’ultimo mese). Il che vuol dire circa 400 persone nei giorni feriali (con 700 contatti) e meno della metà nel fine settimana. L’82,5% arriva dall’Italia, seguono Francia (2517 visitatori, 3,7%), USA (2,5%), GB (2,4%), Germania (1,9%) e Spagna (0,98%).
Soffiando su queste quattro candeline, non sfuggo al sospetto che il blog costituisca una specie di sfogo e/o risarcimento per una personalità narcisistica che non ha trovato sufficiente soddisfazione nel pubblicare libri e articoli. Mettiamola così: se è una cura, almeno costa poco.
venerdì, 15 febbraio 2008
7) Ridley Scott, American Gangster (7)

New York City, primi anni Settanta: sulla Grande Mela plana una fitta coltre di eroina. Nella gestione del nuovo, redditizio mercato, i gangster della comunità nera di Harlem riescono a soppiantare i potenti clan mafiosi, costretti a scendere a patti.
Frank Lucas è all'origine di questo passaggio epocale. Parte da una semplice idea e in breve tempo costruisce un impero: compra l’eroina alla fonte, in Thailandia, saltando ogni intermediazione. Il veicolo sono le bare dei soldati americani che muoiono in Vietnam.
È questa la disincantata versione di Lucas dell’American Dream. Presto riunisce tutta la famiglia in una splendida casa, frequenta Joe Louis, sposa Miss Portorico, evitando accuratamente le luci dei riflettori. Finché arriva sulle sue tracce il tipico poliziotto incorruttibile: Richie Roberts, “giudeo” odiato da gran parte dei colleghi, che prendono mazzette e sgommano al volante di costose coupé.
Il pubblico capisce presto che non ci sarà da scegliere fra buoni e cattivi (soprattutto se fra i cattivi c’è Denzel Washington). E' fin troppo insistito il parallelo fra i modelli di comportamento dei due protagonisti, la loro ambigua dirittura morale. E diventa quasi estenuante l'attesa per il loro incontro.
Ha l’andamento di un classico – tempi dilatati, lunghe preparazioni allo scatto drammatico, attese e scene interlocutorie – questo film di Scott tratto da una storia vera. Rimanda ripetutamente al primo Braccio violento della legge (quello di Friedkin, con Hackman e Schieder), due ore e mezza passano scorrevoli, con alcune scene magnifiche, montaggio e musiche impeccabili. Manca il pathos di The Departed. Le prove d’attore sono maiuscole, ma dubito che Crowe e Washington resteranno nella memoria per questo film.
("Miss Portorico", Lymari Nadal)
scritto alle 13:26
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lunedì, 11 febbraio 2008
6) Julie Taymor, Across the Universe (9)

A metà degli anni Sessanta, Jude (Jim Sturgess) parte dalla fonderia di Liverpool per cercare il padre, un soldato americano che durante la guerra mise incinta sua madre, e poi ripartì per gli Stati Uniti.
Lucy (Evan Rachel Wood) parte dal suo college luminoso e protetto quando arriva la notizia che il fidanzato è morto in Vietnam.
Jude e Lucy si incrociano al Greenwich Village, dove convivono in un appartamento bohemien con Sadie, Prudence e tanti altri. New York è il centro del mondo, Lucy si impegna nel movimento contro la guerra, una scelta che mette in crisi la relazione con Jude. Ma se c’è una cosa di cui possiamo essere certi, è All you need is love.
Fra Hair e Moulin Rouge, ecco una dimostrazione di come il musical abbia margini per rinascere e tornare a sorprenderci. Across the Universe riempie gli occhi e solletica altri sensi: Daniel Ezralow firma coreografie ginniche e coloratissime; la regista è quella di Frida, la sceneggiatura è degli autori di The Commitments, Dick Clement e Ian La Frenais; compaiono Joe Cocker, Bono e Salma Hayek; la trama segue un filo conduttore costituito da 33 canzoni dei Beatles, interpretate dagli attori con arrangiamenti inediti.
Sono uscito dal cinema con alcune sensazioni precise. Che gli anni Sessanta restano una specie di Età dell’Oro nella nostalgia dei Paesi occidentali. Che la musica e i testi dei Beatles possono aprire squarci accecanti, riverberando significati sempre nuovi. Che continuo a emozionarmi davanti a racconti che sfiorano la disarmante vitalità della giovinezza.
scritto alle 13:40
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venerdì, 01 febbraio 2008
3) Woody Allen, Sogni e delitti (7)

Titolo sbagliato - che banalizza un ben più incisivo Cassandra's Dream - per questo Allen senza Allen, sulla linea di confine che passa fra Crimini e misfatti e Match Point. Siamo circondati dal Male, dalla sua seduzione: è il messaggio di questi film implacabili, dove spicca un'assenza assoluta, quella della giustizia terrena.
La storia è ben raccontata, c'è la lezione di Hitchcock nel contrasto fra certe insostenibili attese, e il fatto che alcuni momenti topici avvengano fuori scena. Il dilemma morale è sminuzzato con la solita maestria, ma mentre la parte sugli scrupoli "ante" mi è parsa esemplare, la parte sui sensi di colpa "post" mi ha lasciato freddo. Gelido e impietoso risulta lo sguardo alleniano sulla società moderna, un immenso mercato che sollecita speranze di una vita migliore, ma dove i sogni possono essere perseguiti solo a prezzo di terribili tradimenti o, peggio, delitti.
Forse è nella semplice presunzione di inseguirli, i sogni, nella volontà di potenza che sorregge certi sforzi, che sta l'inevitabile caduta agli inferi. Dostoevskji e Shakespeare l'hanno già raccontato, e del resto Allen non è alla ricerca dell'originalità, quanto della classicità. Il suo sogno è inseguire (magari raggiungere) gli archetipi. Stavolta gli riesce solo a metà, forse perché dispone di un solo grande attore, Tom Wilkinson, mandante fragile e luciferino.
Quanto alla signorina Hayley Atwell, esordiente londinese, è stato un attimo: appena l'ho vista, china sul cofano dell'automobile in panne, ho pensato che la vita di Ewan McGregor non sarebbe più stata la stessa. I moventi dei sogni che spingono al delitto non sono poi moltissimi.
scritto alle 18:23
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martedì, 29 gennaio 2008
L'influenza mi ha debilitato fino al punto da farmi dimenticare che ieri Naomi Watts ha compiuto 40 anni.
scritto alle 15:17
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sabato, 26 gennaio 2008
L'avevo data per persa: certe sconfitte mi sembravano incubare la trasformazione della carriera sportiva in una variante dello star system più affine alla dimensione della moda e dello spettacolo.
Non credevo possibile che una ragazza capace di vincere Wimbledon a 17 anni, per poi diventare numero 1 al mondo e sprofondare in un 2007 senza vittorie, potesse tornare a battere Henin, Jankovic e Ivanovic.
La resurrezione australiana di Maria mi sembra paragonabile a quella vissuta a suo tempo a Andrè Agassi.
scritto alle 11:15
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venerdì, 25 gennaio 2008
Solo per chiarire che Ana Ivanovic è tanto carina, ma in finale farò il tifo per la Sharapova.
Se sono "coerenti" Prodi e Turigliatto, e la coerenza (per le prossime 48 ore) passa come un valore, come potrei tradire la mia siberiana preferita?
Federer eliminato! Passerà più tempo prima di rivedere qualcuno vincere il Grande Slam o prima che la sinistra italiana ritrovi la bussola?
mercoledì, 23 gennaio 2008
Quanto costa un volo per Melbourne?

Dopo la Sharapova, hanno conquistato le semifinale del torneo femminile anche Ana Ivanovic (sopra) e Daniela Hantuchova (sotto).

scritto alle 10:38
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martedì, 22 gennaio 2008
Scusami, Maria

Smentendo il mio pronostico, Maria Sharapova ha battuto (6-4, 6-0) Justine Henin. Dalla cronaca della Gazzetta: "La belga, imbattuta dallo scorso Wimbledon (32 match), è franata di fronte alla disarmante potenza di Maria Sharapova che nell'occasione ha giocato uno dei migliori match della carriera. La siberiana ha trovato angoli impossibili conquistando campo ad ogni colpo. La Henin ha impiegato 14 minuti per vincere il primo game, ne ha dovuti attendere 44 per ottenere la prima balla break con la quale ha recuperato da 2-5 a 4-5. Justine ha servito per rientrare definitivamente in partita cedendo però il game e il set dopo aver salvato tre set point. Nel secondo non c'è stata storia, la Henin è ulteriormente calata mentre la russa ha mantenuto lo stesso ritmo senza la minima incertezza. Justine non subiva un punteggio così severo da oltre 5 anni".
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l'autore
Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: «Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?»
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