Scrive Aldo Garzia (www.aprile.it)
La Casa della Libertà sembra aver trovato un accordo per una nuova Legge elettorale (secondo me preferibile a quella attuale, ma so che si pensa ma non si dice). Ecco uno scenario interessante.
I Ds, se passasse l'ipotesi del governo, vedrebbero crollare un'intera strategia fondata su bipolarismo e maggioritario (dopo che è stata picconata da Francesco Rutelli la prospettiva della Federazione riformista e della Lista unitaria dell'Ulivo). Alla Margherita, invece, potrebbe non dispiacere poi troppo un ritorno al proporzionale che lascerebbe mani libere per dialogare in prospettiva con l'altro "centro" di Pier Ferdinando Casini e Marco Follini. Quanto a Rifondazione, Verdi e Pdci, è notoria la loro predilezione per un proporzionale corretto da un premio di maggioranza. E che dire di quel "modello toscano", che ora il centrodestra sbandiera come bellissimo, frutto di una legge approvata anch'essa in "zona Cesarini" (ma della passata legislatura) dal centrosinistra che prevedeva in modo bizzarro che ogni Regione si dotasse a piacimento di un proprio modello elettorale?
Ultimi due scenari dal sapore pessimistico. Il primo: mettiamo il caso che il governo faccia fino in fondo il suo blitz, in che lista si candiderebbe Romano Prodi? Sciogliere ora questo dilemma è impossibile: se fosse candidato della Margherita ne gonfierebbe i consensi per un effetto trascinamento; se fosse candidato nelle liste dei Ds, la Margherita punterebbe i piedi. Potremmo quindi avere un Prodi presidente del Consiglio ma non eletto in Parlamento, se vincesse – come ci auguriamo – il centrosinistra (del resto, anche il presidente Ciampi è stato premier senza essere stato eletto alle Camere). Secondo scenario: il voto sulla riforma elettorale in Parlamento prevede lo scrutinio segreto. Nel segreto dell'urna, quanti parlamentari del centrosinistra voteranno "sì" al proporzionale e quanti parlamentari del centrodestra voteranno "no"?
In definitiva, non ci resta che augurarci che la riforma elettorale che vuole il governo affondi per le contraddizioni irrisolte dello stesso governo. Non è facile, infatti, che il centrodestra trovi un accordo blindato su proporzionale, "devolution", legge finanziaria e addirittura sul candidato premier che possa prendere il posto di Berlusconi.