La malinconica sinistra Ds
Forti sentimenti di condivisione e lunghi anni di esperienze comuni, mi legano a molti compagni della sinistra Ds - ieri nel correntone, oggi divisi fra le mozioni Mussi, Salvi e Bandoli. Però li vedo avvitarsi in una discussione senza via d'uscita, e temo il crollo della loro reputazione politica.
Non la sconfitta congressuale, intendiamoci: quella è già scritta, con il 95% dei dirigenti che si sono subito pronunciati a favore della mozione di Fassino e D'Alema. Di sconfitte congressuali ho una certa esperienza, e ce ne sono state di nobili e di necessarie.
Stavolta, invece, il rischio è che un'intera area politica - in cui non mancano persone di valore - venga spazzata via da una "conta" micidiale, in cui la dialettica sarà minima, e più d'uno forzerà la mano con l'appello all'unità (cioè a votare Fassino). Chi volesse continuare a esprimere un punto di vista diverso, è destinato a una sorte ingloriosa: non si può vivere in un Partito restando in minoranza (all'opposizione) per 4-5-6 congressi consecutivi. Poiché i gruppi dirigenti, e i candidati alle elezioni vengono stabiliti sulla base dei voti raccolti nei congressi, sta per nascere una riserva indiana di separati in casa, mal tollerati dalla larga maggioranza del loro stesso Partito, e angustiati da un senso di colpa inevitabile: perché la carriera dei dirigenti superstiti sarà legata al peccato originale di essere "la minoranza" ("l'opposizione"), e i più stupidi diranno che proprio nelllo stare sempre in minoranza si può costruire una rendita di posizione.
E' sgradevole dirlo, ma dopo 4-5-6 congressi consecutivi quest'infamia comincerà ad avere qualche fondamento.
Ed è ancor più sgradevole verificare che Cofferati e Veltroni, per puro calcolo, si sono sfilati dalla contesa congressuale.