FUORIGIOCO 44 - Per ragioni di marketing, l’ultimo campionato di baseball USA è stato inaugurato in Giappone, e si è da poco concluso con la vittoria di Philadelphia su Tampa Bay. La curiosità è che i Phillies sembra siano la squadra professionistica (almeno negli USA) che ha accumulato il numero più alto di sconfitte, oltre 10.000, in 125 anni di storia.
La conclusione delle World Series di baseball mi ha fatto tornare alla mente un articolo che avevo letto sul sito di PeaceReporter. Nel gennaio 2006, trent’anni dopo la fine della guerra, un’organizzazione di veterani USA ha organizzato un viaggio nella Repubblica Socialista del Vietnam. Lo scopo: insegnare il baseball. La prima partita nella storia vietnamita si è giocata a Dong Ha, in una delle zone su cui furono gettate tonnellate di bombe Uxo, rimaste per anni inesplose.
L’idea di esportare lo sport nazionale USA pare sia venuta a Jan Scruggs, uno dei fondatori del Vietnam Veterans Memorial Fund: “Abbiamo l’opportunità di trasformare un terreno di battaglia in un campo di sogni”, ha detto Scruggs davanti a migliaia di studenti vietnamiti, rivestiti con divise da gioco rosse e blu. All’atmosfera di festa non si è sottratto il vertice del Partito comunista, affidando le coreografie a centinaia di donne in “ao dai”, il tradizionale abito di seta bianca, che tenevano in mano mazzi di rose rosse.
Il VVNF ha raccolto milioni di dollari per lo sminamento dei terreni, tra cui il campo di Dong Ha, a suo tempo destinato alle partite di calcio. Della delegazione faceva parte anche un giocatore professionista, Danny Graves, dei Cleveland Indians, l’unico americano di origine vietnamita a calcare i campi della Major League. Nato a Saigon e cresciuto in Florida, a fine carriera Graves intende tornare in patria per diventare l’allenatore della prima nazionale di baseball vietnamita.
FUORIGIOCO 45 - Due giovani argentini, Alberto Granado ed Ernesto Guevara de la Serna, fra il 29 dicembre 1951 e il 26 luglio 1952, in sella a una vecchia motocicletta (la Poderosa II), attraversano il loro Paese, poi passano in Cile, Perù, Colombia, Brasile, Venezuela, entrando in contatto con le terribili miserie dell’America Latina. Quasi alla fine del viaggio, a Bogotà, il 6 luglio 1952, Granado e Guevara assistono alla partita di calcio fra il Real Madrid e la squadra locale del Millionarios, che schiera il loro connazionale Alfredo Di Stéfano, la Saeta rubia (freccia bionda).
Due giorni dopo il Che, emozionatissimo, ottiene un appuntamento dal suo idolo; dal diario di Granado si ricava che i tre chiacchierano a lungo di calcio, medicina e problemi sociali. L’anno dopo, Di Stéfano prende la via della Spagna, dove presto diventa il leader del Real Madrid che tra il 1956 e il 1960 vinse cinque Coppe dei Campioni consecutive.
Anni dopo, le strade del Che e della Saeta rubia tornano a incrociarsi. Il Real Madrid si trova in Venezuela per disputare una serie di partite amichevoli. Alle 6 del mattino del 24 agosto 1963, quattro militanti guevaristi travestiti da poliziotti penetrano nell’hotel Potomac di Caracas e sequestrano Di Stéfano. Una macchina attende in strada. Dopo averlo trattenuto per tre giorni, i guerriglieri del FALN (Fuerzas Armadas de Liberación Nacional) liberano il campione a duecento metri dall’ambasciata spagnola; il FALN era stato fondato nel febbraio di quell’anno da elementi provenienti dal Partito comunista venezuelano e dal MIR (Movimiento Izquierda Revolucionaria).
Nessuna condizione per il rilascio: quel gesto dimostrativo serve ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Di Stéfano racconta di essere stato trattato nel migliore dei modi, hanno giocato a domino e a scacchi per ammazzare il tempo.