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Rudi.
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venerdì, 13 giugno 2008
Carta cover Pazienza

IN EDICOLA - A vent'anni dalla scomparsa della rockstar del fumetto italiano, Andrea Pazienza, una nuova leva di disegnatori indipendenti racconta l’Italia. Giallo italiano: dopo i rom, saranno i cinesi le prossime vittime dell’ondata xenofoba? Reportage: Ankara arcobaleno, la prima manifestazione Glbt nella capitale turca. Chiaiano: la battaglie delle notizie sulla discarica. Idee: Padroni delle città, i poteri forti a Roma.

FUORIGIOCO, 22 - Fra due mesi Pechino, fra quattro anni Londra. E già si sgomita per l’aggiudicazione delle Olimpiadi del 2016, con quattro città rimaste in corsa: Chicago, Tokyo, Madrid e Rio de Janeiro. Dalla prima selezione del CIO (il Comitato olimpico internazionale) sono uscite di scena le candidature di Baku, Doha e Praga; la scelta definitiva è prevista nell’ottobre 2009.

Le polemiche su Pechino hanno riproposto all’attenzione i risvolti politici ed economici di questa scelta. Meno evidenti sono i moventi delle alleanze fra i delegati con diritto di voto (a scrutinio segreto). Nel centenario dei primi Giochi dell’era moderna, Atene sembrava la destinazione naturale: invece venne scelta Atlanta, la città della Coca-Cola, e Atene è stata risarcita otto anni dopo.

Tokyo ha già ospitato i Giochi nel 1964. Madrid potrebbe scontare il fatto che in terra spagnola si sono svolte le Olimpiadi del 1992 (a Barcellona, perché al vertice del CIO sedeva il catalano Samaranch). Quanto a Chicago, era la sede prefissata del 1904, ma lo Stato della Louisiana celebrava il centenario dell’ingresso negli USA e il presidente Theodore Roosevelt fu convinto a trasferire le competizioni a Saint Louis.

Resta Rio de Janeiro, che potrebbe colmare il vuoto più vistoso: l’America latina non ha ancora ospitato i Giochi. Arrivò a un passo negli anni Cinquanta, quando la candidatura di Buenos Aires venne superata di stretta misura da quella di Melbourne. Nemmeno una dozzina d’anni dopo, Buenos Aires riuscì a raccogliere i voti necessari, il CIO si affidò a Città del Messico. In quel caso, fece scalpore la sconfitta personale di John Fitzgerald Kennedy, che si era molto impegnato a sostegno di Detroit. Analogo smacco l’ha ricevuto Chirac per Parigi 2008. Ora, le strade di Zapatero e Lula, e forse Obama, sono destinate a incrociarsi.

scritto da Rudi alle 09:34 | link | commenti (1)
categorie: politica, dolenti note / fuorigioco