Si potevano scegliere tanti stili per illustrare la storia del primo (e unico) italiano divenuto campione del mondo dei pesi massimi. Il regista ne ha ricavato una favola edificante.
Non discuto la scelta, e tutto sommato gli ingredienti (attori, fotografia, dialoghi) sembrano appropriati, ma quello stile sognante e sgranato risulta difficile da maneggiare con originalità, e certo Martinelli non possiede l’estro di Tim Burton.
Ne deriva un film calligrafico, spesso noioso. Fred Murray Abraham (il Salieri di Amadeus), Burt Young e Paul Sorvino rimandano volti carichi di cinema, eppure le loro caratterizzazioni non riescono a insufflare in questo film l’emozione che sarebbe necessaria.
Quanto al protagonista, Andrea Iaia, e alle due donne (Anna Valle e Kasja Smutniak, ovviamente bellissime), l’impressione è che siano pronti per una miniserie televisiva, non per il grande schermo.
Nella scelta dei momenti biografici da illustrare, sono ridotti al minimo i rapporti del campione col fascismo ed è enfatizzata la simbologia del riscatto sociale e patriottico, soprattutto attraverso le immagini dei match al Madison Square Garden. Ma ogni paragone con Raging Bull e Cinderella Man sarebbe impietoso.
