IL SETTIMANALE IN EDICOLA - Sub Roma: trenta centri sociali, i movimenti per la casa, associazioni, botteghe del commercio equo, gruppi d’acquisto, comitati cittadini, collettivi femministi si interrogano su cosa fare adesso, con Alemanno? Grillini parlanti: il meet up di Treviso, per capire il popolo di Grillo. Ipercarta 68, seconda puntata: da «L’istituzione negata» alla legge 180. Altra politica: intervista a Paolo Ferrero.
FUORIGIOCO, 17 - Nel corso della Guerra di Spagna, una selezione basca e la squadra del Barcellona attraversarono l’Europa e si spinsero fino in Sudamerica per raccogliere fondi a sostegno della causa repubblicana. Accolti da applausi, fiori, manifestazioni di entusiasmo, una selezione di calciatori dei Paesi Baschi, “eroici combattenti repubblicani” per la stampa sovietica, la sera del 16 giugno 1937 raggiunge Mosca dopo un avventuroso viaggio in treno. Il calcio dell’URSS era decisamente arretrato, privo di rapporti internazionali. Tre calciatori baschi facevano parte dell’undici ideale selezionato dai giornalisti al termine dei campionati del mondo 1934, quando la Spagna di Zamora stava per eliminare l’Italia di Meazza.
Le autorità sovietiche avevano previsto una serie di incontri: nel primo i baschi surclassano il Lokomotiv Mosca (5-2), nel secondo battono la Dinamo Mosca (2-1), mentre una selezione di Leningrado li costringe al pareggio. A quel punto i vertici del Partito arrivano a capire che l’onore dello sport sovietico imponga di conquistare almeno una vittoria. Allo scopo, vengono formate due rappresentative imperniate sulla Dinamo Mosca e sullo Spartak Mosca. Di nuovo, la Dinamo è seccamente sconfitta 7-4. Infine, l’8 luglio, davanti a 90.000 spettatori, lo Spartak dei quattro fratelli Starostin riesce a vincere 6-2. Ma il primo tempo si era chiuso sul 2-2 e nella ripresa l’arbitro assegna un calcio di rigore in favore dello Spartak talmente inverosimile che gli ospiti decidono di abbandonare il campo. Vi fanno ritorno quaranta minuti dopo, convinti dall’intervento di uno stretto collaboratore di Stalin, entrato nei libri di storia due anni dopo, per aver siglato l’accordo di non aggressione con la Germania, il Patto Ribbentrop-Molotov.