In un colpo solo, Mancini l'ha fatta pagare:
- a Lotito, che gli mise i bastoni fra le ruote quando doveva andare all'Inter
- a Delio Rossi, che spinse la Lazio a giocare un secondo tempo furibondo, nel recente Lazio-Inter 1-1, solo perché la stampa romana ipotizzava strane manovre
- a tutti i giornalisti che hanno scritto che la Coppa Italia era solo un ostacolo sulla strada dello scudetto (lui l'aveva detto, che l'Inter era pronta "alle ultime 4 partite")
- a Moratti, che temeva uno scarso impegno, simil-derby, e si è trovato a vedere una squadra con la bava alla bocca. Pure troppo...
Ma la conquista della finale di Coppa Italia mostra anche che Mancini:
- è sull'orlo di una crisi di nervi
- rinunciare a Suazo e Jimenez nel primo tempo del derby è stato un suo errore
- il gruppo possiede uno smisurato orgoglio, non ci sta a perdere nemmeno quando avrebbe un'ottima scusa e potrebbe scongiurare un altro scontro con la Roma
- è questo orgoglio, oggi, che supplisce alla scarsa qualità della manovra e alla tremenda tensione nervosa che attanaglia le gambe di troppi.
Per Inter-Siena serve la stessa rabbia, ma anche la testa lucida.