Vittime di un doppio avventurismo
Avventurismo - singolare maschile: in politica, la tendenza di chi intraprende azioni spregiudicate e rischiose, senza aver considerato con la necessaria attenzione le condizioni concrete del contesto.
In questi giorni mi pare di assistere a due reazioni antitetiche: nella Sinistra Arcobaleno si pensa di aver sbagliato tutto (ma naturalmente la colpa è sempre altrove), mentre nel Pd qualcuno ancora si illude di non aver sbagliato niente. La mia opinione è che un doppio avventurismo abbia consegnato alla coalizione guidata da Berlusconi una vittoria di proporzioni epocali.
Di solito, l’avventurismo è la conseguenza di atteggiamenti basati su formule astratte che portano a scelte lontane dalla realtà, esposte a gravi rischi di fallimento. Nel famoso opuscolo di Lenin “L'estremismo, malattia infantile del comunismo”, si pone una sorta di equivalenza fra avventurismo ad estremismo, e in seguito gli stalinisti apostrofarono così i trotzkisti. In Italia, la caustica definizione di Lenin è tornata in auge negli anni Settanta, quando il Pci etichettava come avventuristi i gruppi della sinistra extraparlamentare.
Con la catastrofe elettorale dell'aprile 2008 si è chiusa una stagione politica; credo si possa sviluppare un’analisi critica, riutilizzando il concetto di avventurismo in riferimento a un partito tutt'altro che estremista, anzi di centro, “a vocazione maggioritaria”: il Pd di Veltroni.
Eletto segretario attraverso il bagno di folla delle primarie, Veltroni ha presto delineato il profilo del suo progetto. Lo smarcamento del Pd dal governo e dall’Unione (nel momento della sua massima crisi di consenso), si è associato al tentativo di trovare un accordo con Berlusconi (nel momento della sua massima crisi, quando i suoi stessi alleati lo stavano abbandonando). Non a caso i giornali fiancheggiatori dell’operazione veltroniana hanno abusato di espressioni come “coraggio” e “scommessa”, evitando di avanzare dubbi su quelli che potevano essere gli esiti della nuova strategia, nel concreto contesto italiano, qui e ora.
Così la destra, senza nemmeno il contrappeso dell’Udc, ha riconquistato il potere dopo nemmeno due anni, con una maggioranza mai così larga, l’Unione è scomparsa, la sinistra è stata esclusa dal Parlamento, e il Pd ha raccolto un risultato assai deludente.
Questo disastro di proporzioni storiche è il frutto di una scommessa irresponsabile e di una valutazione della realtà fortemente ideologica, disancorata dalla realtà, nella quale si è volutamente minimizzato il pericolo rappresentato dal “leader dello schieramento a noi avverso”.
Se quel pericolo fosse stato percepito nella sua sostanza, come insiste a fare tanta stampa internazionale, Veltroni come poteva giustificare la rottura delle alleanze e la corsa solitaria?