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Rudi.
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mercoledì, 23 aprile 2008

17) Andrea Molaioli, La ragazza del lago (8)

La ragazza del lago

 

Se ci si deve schierare, lo faccio subito: preferisco questo film a Caos calmo, e mi fa piacere abbia vinto tanti David di Donatello, perché sono questi premi ad averlo riportato nelle sale (a suo tempo l'avevo perso).

 

Per essere un esordio, trovo stupefacente la misura (il pudore) delle immagini e delle emozioni. In comune con Caos calmo c'è che proprio questo: è un film sul dolore, il dolore inconsolabile, il dolore che schianta, con il contraddittorio, viscerale bisogno di ricominciare a vivere.

 

Più che a scoprire la verità, l'indagine del commissario (Toni Servillo), attraverso le pacifiche stradine di un paesino friulano, consente di sfiorare varie tecniche di sopravvivenza. La perdita è ovunque: chi ha perso un bambino di tre anni, chi il senno della moglie, chi l'uso delle gambe, chi l'adorato coniglio, chi una figlia bellissima ormai diciottenne... Sguardi e silenzi lasciano intendere quale spaventoso residuo gravi sui superstiti, ma Molaioli rifugge dal patetismo, il cielo è sempre grigio ma limpidissimo, non fa stringere gli occhi, anzi aiuta a tenerli aperti, identificando i piccoli moventi che possono diventare un'ancora, ricostruire un senso.

 

Non so quanto voluto, ma il ritrovamento del cadavere assomiglia a quello di Laura Palmer, e fra chi indaga c'è anche una donna incinta (come in Fargo). Ma non so immaginare un film meno americano di questo, intriso di provincia e silenzi, probabilmente poco esportabile, ma dotato di una profondità rara, che nasce dalla sceneggiatura di Sandro Petraglia - lo stesso autore, insieme a Rulli, di Le chiavi di casa, il film di Amelio, tanto simile per certe atmosfere livide -, prendendo spunto da un romanzo del norvegese Karin Fossum.

 

Gli attori sono perfetti: difficile dire chi sia più nella parte fra Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Sara D'Amario (nella foto), ma dalle rughe bisbetiche del commissario non vorremmo mai allontanarci.

 Sara DAmario

scritto da Rudi alle 19:21 | link | commenti
categorie: cinema, morettine