Disco di transizione dell'autore di Toronto, nel pieno di una turbolenta fase personale. Appena trentenne, Young è già al nono album solista, collocato fra i ben più incisivi On the Beach e Comes a Time.
Sette delle nove canzoni sono eseguite insieme ai Crazy Horse (Frank Sampedro, chitarra, Billy Talbot, basso e voce, Ralph Molina, batteria e voce): le più riuscite mi sembrano Stupid Girl, Don't Cry No Tears e la splendida Cortez the Killer (rilettura dell’epopea dei conquistadores dall’ottica dei nativi americani: Zuma non è altro che la contrazione di Montezuma).
Prodotto da Tim Mulligan, l'album contiene anche una classica ballata west coast, Through My Sails, che vede l'amichevole presenza di David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash.
Malinconiche ballate, vorticosi inseguimenti di chitarre, testi politico-poetici, voce dannatamente languida (e abrasiva): anche se lo considero un episodio minore nella discografia di Neil Young, Zuma continua a trasmettere un profondo respiro cinematografico.
