Tutti a casa?
Pensavo che la partecipazione al voto sarebbe stata più bassa (nella mia tabellina oscillava fra il 78 e il 78,5%), ma è comunque rimasto a casa un milione e mezzo di persone in più di coloro che si erano recate alle urne appena due anni fa. Non proprio un’inezia, e una parte della catastrofe di Sinistra Arcobaleno si spiega anche così.
Ecco i valori assoluti alla Camera: con diritto di voto 47.126.326; voti validi 36.452.305; astenuti + schede bianche e nulle: 10.674.021 (il 22,6% dei potenziali votanti).
Scrive Paolo Franchi sul Corriere: “l'eterna guerra civile della sinistra italiana, proseguita, seppure in altra guisa, anche dopo la caduta del comunismo e la fine del Pci, si è conclusa, sì, ma senza vincitori: si potrebbe anzi dire, parafrasando Carlo Marx, con la comune rovina delle parti in lotta”.
Ogni ragionamento sulla sorte della sinistra dovrebbe ripartire da qui, perché mi pare che il popolo di sinistra – quello che ha votato SA e quello, ben più largo, che non l’ha votata – si trovi davanti a quattro strade. La prima, appunto, è andarsene a casa (cioè al cinema, a teatro, davanti alla tv o a un libro). La seconda può essere il comodo contenitore del PD. La terza guarda indietro (ai vecchi partiti, coi loro simboli e le loro identità rincuoranti). La quarta guarda avanti (l’idea di una sinistra nuova).
Il mio timore è che prevalgano le prima tre soluzione (anche se la seconda, per divenire attraente, richiede leaders molto diversi da Veltroni). A me, invece, interessa soprattutto la quarta ipotesi.
Nessun disprezzo per i partiti. Esistono, hanno proprie logiche, seguiranno i tradizionali percorsi interni (dimissioni, segreterie, direzioni, consigli nazionali, congressi, nuovi gruppi dirigenti con chi sopravvive agli scontri autodistruttivi), ma non credo che dai partiti che diedero vita alla Sinistra Arcobaleno possa venire un nuovo inizio. Dubito anche del fatto che si possa costruire un nuovo soggetto politico “unitario e plurale”, se non si chiarisce subito cosa significa: una federazione? un contenitore di partiti, associazioni e singoli individui? Ma, alla fine, chi decide? E torniamo alla questione di fondo: la democrazia.
Legittimamente, dentro Rifondazione comunista tornerà a salire la voce di chi pensa di poter assorbire tutti gli altri. Non lo credo possibile. Dal dibattito interno al gruppo dirigente del Prc spero solo che esca un rilancio della prospettiva del nuovo soggetto politico. Rimandando a data da destinarsi ogni ipotesi di scioglimento, ma evitando di far finta che il problema numero uno per la sinistra del Ventunesimo secolo sia la falce e martello.