La Roma ha incrociato una squadra più forte ed è stata eliminata. Aggiungo, a scanso di equivoci, che pure l’Inter sarebbe stata eliminata da questo Manchester.
È evidente che la qualificazione, la Roma, se l’è giocata all’andata. Passi per il gol di Ronaldo, ma il regalo a Rooney per lo 0-2 avrebbe annichilito chiunque; in quel momento, la Roma usciva da 20 minuti di grande calcio senza essere riuscita a pareggiare. Nemmeno ieri sera meritava di perdere, ma la differenza di qualità in attacco si è fatta sentire. In certe partite, la Roma non può fare a meno di Totti, anzi Totti andrebbe ormai centellinato proprio per averlo al massimo in certe partite. È questa cattiva gestione del gruppo che credo vada rimproverata a Spalletti. Ora si tratta di verificare come reagirà la squadra a Udine: se vince, ci farà soffrire fino all'ultimo minuto dell'ultrima giornata.
Ferguson ha tenuto in panchina i tre calciatori fondamentali nella gara d’andata: Ronaldo, Rooney e Scholes. Mossa ai limiti della strafottenza. Non credo sarebbe cambiata la sostanza, ma mi sarebbe piaciuto vedere la faccia di Ferguson se De Rossi avesse segnato il rigore (generoso). Invece, è finita con un segno di superiorità persino più netto di quanto dica il risultato sul campo. E con De Rossi stravolto dalla fatica e dal peso dell’errore (purtroppo è anche da questi particolari che si giudica un giocatore).
Da questi Quarti di finale, l’Inter dovrebbe ricavare due insegnamenti: bisogna fare il possibile per preservare i 3-4 punti di forza per averli freschi a marzo-aprile; bisogna imparare a nascondere i propri punti deboli, e per farlo c’è bisogno di grandi centrocampisti, capaci di leggere la partita, scegliere i ritmi, far rifiatare i compagni, accendere la luce all’improvviso.
Dell’attuale centrocampo nerazzurro, con queste qualità vedo solo Cambiasso. Vieira può giocare 10 partite all’anno a certi livelli. Stankovic è avviluppato in troppe contorsioni (tattiche, fisiche, di ruolo), ma rimane sostanzialmente un anarchico. La generosità di Zanetti è inversamente proporzionale alla qualità di palleggio. Figo è ormai un ex e Jimenez ha sbagliato più partite di quante ne abbia indovinate. Burdisso e Chivu sono dei ripieghi.
Dunque, non è di Ronaldinho che l’Inter ha bisogno per per puntare alla Coppa dalle larghe orecchie.