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Rudi.
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sabato, 29 marzo 2008

L'Inter sembra finita nel tritacarne. Della squadra che per una stagione e mezza ha dominato il calcio italiano si sono perse le tracce. La rosa decimata dagli infortuni, la condizione fisica appannata, le giocate sempre più rare dei suoi fuoriclasse insufficienti a compensare le carenze di un gioco farraginoso: le ragioni dell'eclissi sono evidenti...

Le vicende di Calciopoli hanno messo in evidenza l'intreccio inscindibile dei tre piani sui quali si gioca il campionato di calcio in Italia: quello del potere politico (il cosiddetto «Palazzo»), quello della capacità egemonica attraverso i mass media, quello - certo preponderante - dello spessore tecnico della squadra. Dalle inchieste giudiziarie si vede come la vecchia «cupola» guidata da Moggi lavorasse con metodo per controllare il mercato dei calciatori migliori, per assicurarsi che gli organismi dirigenti del calcio non prendessero decisioni ostili ai propri progetti, per incidere in maniera determinante nella gestione del mondo arbitrale, per orientare attraverso i mass media l'opinione pubblica...

il racconto delle sue imprese continua in larga parte a essere affidato ai «nemici» di sempre: vogliamo credere, ad esempio, che Moggi di colpo si sia trovato senza amici, senza potere, senza beneficiati riconoscenti e delusi dal venir meno di prebende? O ci dimentichiamo che Mediaset tifa Milan e che il Milan soffre lo strapotere nerazzurro? Tutti costoro non hanno mai smesso di cercare questa o quella crepa nell'Inter morattiana. Non hanno smesso di soffiare sul fuoco, di denunciare ingiustizie vere o presunte, di gridare al despota, al dittatore, al pericolo per la democrazia (calcistica). Dopo Inter-Parma (ovvero dopo una partita già persa ribaltata negli ultimi minuti grazie a decisioni arbitrali cervellotiche) il vento cambia radicalmente. Una campagna stampa senza precedenti impone (quasi) la riapertura del campionato. Gli infortuni fioccano, ma fioccano anche le ammonizioni, anzi: la doppia ammonizione. L'ammonizione, ovvero quanto di più opinabile e soggettivo vi possa essere nella repubblica del pallone, diventa il grimaldello attraverso cui un Palazzo e un sistema arbitrale in confusione e clamorosamente sotto botta cercano di togliere all'Inter quello che, con una qualche sudditanza, le avevano riconosciuto prima. Si aggiunga qualche gol in fuorigioco, su cui i giornali il giorno dopo non titolano.
Arrivata la crisi (perché nel calcio italiano prima o poi tutti attraversano una crisi, specie se aiutata dalle doppie ammonizioni), è stato così un gioco da ragazzi affondare le lame nella carne viva della squadra nerazzurra...

Guido Liguori e Antonio Smargiasse, il manifesto

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Marzo-2008/art64.html

scritto da Rudi alle 10:41 | link | commenti (2)
categorie: politica, nerazzurri