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Rudi.
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giovedì, 27 marzo 2008

Richard WidmarkA 93 anni è morto Richard Widmark, uno di quegli attori che per mezzo secolo hanno segnato la storia del cinema.

Ho sfilato la sua filmografia su wikipedia, verificando di aver visto (almeno) 9 film in cui è stato protagonista: Ultima notte a Warlock (1959), La battaglia di Alamo (1960), Cavalcarono insieme (1961), La conquista del west (1962), Il grande sentiero (1964), Assassinio sull’Orient Express (1974), Ultimi bagliori di un crepuscolo (1977), Coma profondo (1978) e Due vite in gioco (1984). Widmark ha dato il meglio di sé in certi ruoli da bandito e nei western; spero che qualche rete televisiva voglia rendergli omaggio programmando la versione integrale (160 minuti) di Cheyenne Autumn (Il grande sentiero), un meraviglioso film di John Ford, tagliuzzato e rovinato dalla produzione.

Tratto dal romanzo Cheyenne Autumn, di Mari Sandoz, e dalle cronache reali riportate in The Last Frontier del comunista Howard Fast, il film è largamente girato nella Monument Valley.

Mette in scena di una pagina nera della storia americana: nella seconda metà dell’Ottocento, una tribù di 287 Cheyenne, costretta a vivere in una zona arida e malsana dell'Oklahoma, dopo aver atteso invano una commissione governativa, inizia una drammatica fuga di oltre duemila chilometri nel tentativo di raggiungere la terra degli antenati. Inseguiti da un esercito che non sa come comportarsi, la fame e il freddo costringono i pellerossa alla resa. Ma il Dipartimento per gli affari indiani decide di concentrarli in un campo dove le loro condizioni di vita diventano impossibili. La disperazione spinge un gruppo di Cheyenne a fuggire di nuovo, in pieno inverno: e sarà l’azione di un profondo conoscitore dei pellirossa, il capitano Archer (interpretato da Widmark) a trovare una soluzione decente.

 

Il grande sentieroÈ l’ultimo western girato da Ford e molti l’hanno interpretato come una specie di atto riparatore nei confronti dei pellerossa, fino ad allora rappresentati come selvaggi e violenti, ottusamente contrari alla “civilizzazione” portata dall’uomo bianco. In realtà, i pellerossa sono vittime di una politica di segregazione, che nega loro il diritto a un’esistenza dignitosa e ne degrada l’identità culturale. Ford allude al genocidio dei nativi americani, sul dramma di questo popolo si stende l’ombra dell’affarismo e della speculazione, e Cheyenne Autumn apre la strada al western revisionista della seconda metà degli anni Sessanta.

Attraverso la mesta cantilena delle loro preghiere, il film ci introduce nella tragica dimensione di un popolo vinto e umiliato; la fotografia di William Clothier enfatizza il tramonto dei pellerossa, che è poi il tramonto dell’epopea della Frontiera, mito fondativo del cinema di Ford.

scritto da Rudi alle 10:29 | link | commenti
categorie: cinema