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Rudi.
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sabato, 22 marzo 2008

Mauro Pagani, I° (Italia, Ascolto 1978)

157, LA PUNTINA SUL VINILE

Mauro Pagani, 1°Mario Arcari, Walter Calloni, Giulio Capiozzo, Patrizio Fariselli, Pasquale Minieri, Ares Tavolazzi, Giorgio Vivaldi, Roberto Colombo, Franz Di Cioccio, Patrick Dijvas, Franco Mussida, Luca Balbo, le voci di Teresa De Sio e Demetrio Stratos. C’è un altro disco italiano che può vantare questa lista di collaboratori?

È la dimostrazione più immediata di quanto, già all’epoca, fosse considerato Mauro Pagani. Il cui primo album solista resterà inimitato, per la leggerezza con cui scivola fra le sonorità PFM e il free jazz, fra le atmosfere degli Area e del Canzoniere del Lazio, con vivaci incursioni balcaniche e mediorientali. Squarci di world music prima che qualcuno la chiamasse così.

 

Il violino, la viola, il flauto e il mandolino di Pagani segnano un terreno di inusitata grazia, la cui logica programmatica è spiegata nelle note di copertina: “Benché questo sia il mio primo album solo, non è un atto individuale ma la conseguenza di un lavoro di gruppo, fatto con musicisti che condividono il mio interesse per la ricerca e per la tradizione mediterranea, araba in particolare. Questa non è un’operazione filologica o di archeologia musicale – non ci sono né citazioni né ricalchi -: si desidera invece riconoscere e riattivare culture che sono viventi e trascurate”.

 

Europa minor, La città aromatica, L’albero di canto e Il blu incomincia davvero sono canzoni da ascoltare e riascoltare, di questo album prezioso, al vertice del pop italiano degli anni Settanta.
scritto da Rudi alle 09:33 | link | commenti
categorie: musica