L’editoriale del Corriere della Sera, oggi, è affidato a Giuseppe De Rita. Che fa notare un aspetto fra i più deprimenti di questa campagna elettorale:
Non c’è da scandalizzarsi se in campagna elettorale la personalizzazione della politica tende a tracimare nel narcisismo dei suoi protagonisti. La loro avventura si fa ogni giorno più solitaria, ed è naturale che essi tendano a caricare la ricerca di consenso sulla propria immagine e sul proprio carisma, compito per il quale una dose di autostima è indispensabile e un po’ di narcisismo giova.
Non si sfugge però all'impressione che si stia un po' esagerando e che anche presso un popolo di narcisi, quali noi italiani siamo, si possa rischiare qualche contraccolpo negativo… Altrettanto esagerato è il fatto che i candidati premier chiedano la scena solo per loro, quasi che i loro partiti o schieramenti non abbiano altri livelli di responsabilità, altri protagonisti, altri talenti da valorizzare, non abbiano cioè una classe dirigente… Il narcisismo finisce così per essere l'estremo effetto estraniante della personalizzazione della politica sulle esigenze e sui processi della rappresentanza collettiva. E non molti sembrano rendersi conto di quale contributo esso dia alla pericolosa corrosione di quelle che amiamo chiamare «le istituzioni della democrazia rappresentativa».
Nel 1965, registrando Bringing it all Back Home, Bob Dylan compose Subterranean Homesick Blues, una canzone che parla di trappole e di caos, e che invita a non dare retta ai capi, chiunque essi siano.
Don’t Follow Leaders. Perché “non hai bisogno di un meteorologo / per sapere da che parte soffia il vento”.