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Rudi.
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martedì, 18 marzo 2008

Fabio Mussi ha rilasciato un'intervista al manifesto da cui riprendo due passaggi.

"Dico che è indecente, quasi oltraggioso, che un partito che ha avuto 18 ministri su 25 di cui tutti quelli chiave, il presidente e due vicepresidenti del consiglio non si assuma alcuna responsabilità per le cose che non hanno funzionato del governo Prodi. Non è decente. Forse hanno governato solo Bianchi, Ferrero, Pecoraro Scanio e Mussi? Almeno ci sia l'onestà di ammettere che la sinistra dell'Unione ha chiesto ripetutamente, in ogni occasione, che ci fosse un intervento a favore dei salari. Non c'è stato niente da fare. Quando Padoa Schioppa, Damiano e Prodi hanno firmato il protocollo sul welfare il capitolo sulla competitività conteneva sostanzialmente la decontribuzione degli straordinari. E sul termine di 36 mesi al precariato sono stati messi limiti tali che alla fine non si è capito nulla. Noi avevamo chiesto una cosa comprensibile: dopo 3 anni da precario nello stesso posto devi essere assunto. Ci hanno detto di no".

"La precarietà serve solo a tenere bassi i salari. Consiglio a tutti il libro di Luciano Gallino «Il lavoro non è una merce». Lì si dimostra che una delle chiavi di questa globalizzazione è aver messo in competizione mezzo miliardo di lavoratori occidentali con un miliardo e mezzo di lavoratori orientali. Il trucco è comprare il lavoro a prezzi orientali e vendere le merci a prezzi occidentali. E' una bella forma di lotta di classe! Allora la questione non è solo pagare stipendi più alti ma rendere impossibile per legge il prolungamento all'infinito di una condizione precaria di lavoro e di vita.
E cosa propone la Sinistra Arcobaleno?
Sostanzialmente due cose: l'abrogazione di tutte le finte condizioni di lavoro autonomo che invece sono un lavoro dipendente sottopagato e con meno diritti: cococo, cocopro, etc. .L'altra è il salario sociale e una riduzione delle tasse sui salari. Ma per contendere quote di ricchezza al profitto non bastano la mano pubblica o lo stato sociale, serve anche il conflitto. Non esiste un regno dell'armonia in cui tutti sono uguali e lavoratori, imprenditori o operai hanno gli stessi interessi. Questa è una tesi vecchia come l'apologo di Menenio Agrippa sulle braccia e lo stomaco".

L'intervista integrale sta qui: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Marzo-2008/art23.html

scritto da Rudi alle 13:05 | link | commenti (3)
categorie: politica