Fine corsa
La lezione di calcio impartita dai ragazzini dell’Arsenal al Milan è stata doppiamente istruttiva: ha mostrato come la fine di un ciclo possa essere vissuta con grande dignità, e ha confermato quanto sia ancora lunga la strada che deve compiere l’Inter per raggiungere certi livelli.
Il Milan è stato dominato, ma sa stare in campo così bene che – con l’aiuto della buona sorte – è capitolato solo a cinque minuti dai tempi supplementari. L’Inter ne avrebbe presi due all’Emirates Stadium e altrettanti nel primo tempo di ieri. A fare la differenza è, innanzitutto, la qualità dei difensori, la loro tecnica individuale, la capacità di proporsi nella costruzione della manovra: Maldini e Oddo, Nesta e Kaladze hanno giocato benissimo, semmai sono stati al di sotto delle attese Pirlo e Kakà, peraltro asfissiati dai raddoppi di marcatura.
Palla a terra, l’Arsenal è un vertice estetico, con centrocampisti capaci di giocare con entrambi i piedi e in grado di ricamare geometrie deliziose. Fabregas è forse il numero uno al mondo, oggi, come organizzatore di gioco; Flamini (svincolato) andrebbe preso a qualsiasi prezzo, perché corre e resta lucido, lancia e marca, si fa trovare ovunque ci sia bisogno; Hleb, che pure ha sbagliato troppo, possiede una proprietà di corsa senza pari. All'Arsenal mancano laterali in grado di arrivare sul fondo e crossare, manca un attaccante rapido in area di rigore, e manca, ancora, il killer instinct. Ma già oggi è il mio favorito per la Champions.
L’ingresso di Walcott ha preparato il colpo del KO, ripetutamente sbagliato nel 175 minuti precedenti. Ma il Milan ha saputo mascherare la sua netta inferiorità, e merita l’onore delle armi. Se davvero verrà confermato Ancelotti, questa è una squadra che in un paio d’anni tornerà a giocarsi la Champions (naturalmente spero il contrario: che perdano la testa e prendano Lippi).
Stasera, la Roma può farcela: il Real gioca a folate, non possiede un'organizzazione di gioco superiore a quella dei giallorossi, e in difesa non è proprio irresistibile. Tuttavia, al Bernabeu puoi perdere la testa in un attimo e la Roma deve ancora dimostrare di aver superato il trauma dell'Old Trafford.