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Finalmente la Sinistra Arcobaleno ha presentato il proprio programma. Sorpresa in mezzo al guado dalle elezioni anticipate, questa lista destinata a diventare un nuovo soggetto politico ora deve scommettere il tutto per tutto sulla capacità di esprimere un punto di vista autonomo, diverso da quello del Pd e in grado di fare i conti col fallimento del governo. Questo programma comincia a farlo. Punta nitidamente su quattro assi fondamentali: lavoro e lotta alla precarietà, diritti civili e laicità dello Stato, riconversione ecologica dell’economia, riforma della politica (conflitto di interessi, riduzione dei costi, rilancio della partecipazione attiva).
Il problema non è la sopravvivenza della sinistra, come qualcuno insiste a dire, ma quale livello di civiltà vogliamo conquistare. La speranza è che l’Europa continui a essere qualcosa di diverso e di irriducibile rispetto alla dialettica politica nordamericana (che Veltroni e Berlusconi continuano a rincorrere, con i loro discorsi bipartitisti sul “voto utile”).
Da oggi il livello di polemica con il Pd è destinato a crescere: non se ne può più dell’immagine caricaturale della sinistra come forza di “conservazione”, mi sono sinceramente stufato di sentire il Pd autodefinirsi “nuovo” mentre gli altri sarebbero “il vecchio”.
Trovo grottesco il tentativo di smarcarsi dal governo Prodi (il Pd ha 15 ministri e 60-65 sottosegretari in carica), anzi la trovo una scorrettezza intellettuale, un caso di rimozione che andrebbe affidato a bravi psichiatri. Veltroni non fa altro che parlare di “rimonta” e non spiega mai perché ci sia tanto bisogno di rimontare.