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Rudi.
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venerdì, 22 febbraio 2008

Giovanni de Paola e Daniele Fisichella, Non Stimo Nedved

Nato dal blog omonimo, ecco un libro politicamente scorretto. Che prende di mira campioni celebrati e comprimari quasi dimenticati. Che trova in Pavel Nedved un efficacissimo simbolo dei comportamenti antisportivi di cui è pieno il gioco del calcio, rintracciando una quantità di situazioni nelle quali l’antisportività si è rivelata “vincente”.

Gli autori sono volutamente irrispettosi, dalla loro memoria riemergono episodi che noi tifosi preferiremmo dimenticare (almeno quelli che riguardano i “nostri”). La perfidia della coppia sta già nella foto di copertina, l’inconsolabile disperazione di Nedved in seguito a uno dei suoi pochi gesti generosi: quando per fermare un avversario si immolò a centrocampo, fece fallo, venne ammonito e automaticamente squalificato per la finale di Champions (quella vinta dal Milan sulla Juve ai rigori).

In una serie di brevi capitoli, linguisticamente assai vari, 38 personaggi amorali e immorali vengono inchiodati al muro dell’antisportività. Risulta particolarmente riuscita la demolizione di due icone mondiali, Cannavaro e Materazzi.

Questi 38 ritratti si possono catalogare in vari “gironi” infernali. Quello dei commedianti (i simulatori) comprende Adriano, il massaggiatore Carmando (che convinse Alemao a fingersi moribondo per una monetina lanciata dai tifosi dell’Atalanta), Cristiano Ronaldo, Alberto Gilardino, Andrés Guglielminpietro, Filippo e Simone Inzaghi, Luis Oliveira, Rafa Guerrero (guardalinee spagnolo), Milan Rapajc, Arjen Robben, Roberto Rojas (portiere del Cile che finse di essere stato ferito da un petardo) e Ruud Van Nistelrooy. Manca Nelson Dida, con la sua sceneggiata di Glasgow, e Mauro German Camoranesi (http://www.corriere.it/sport/08_febbraio_19/camoranesi_indennizzo_2a0cb616-dedb-11dc-9d37-0003ba99c667.shtml), e nella ristampa si potrà porre rimedio a queste omissioni.

 

In quello degli attaccabrighe (i provocatori) rientrano Fabio Bilica, Eric Cantona, Paolo Di Canio, El Hadji Diouf, Zlatan Ibrahimovic, Marco Materazzi, Sinisa Mihajlovic, David Navarro (che sferrò un pugno a Burdisso alla fine della partita di Valencia), Christian Poulsen, Antonio Carlos Zago, Zinedine Zidane. Ci sarebbe anche il girone dei venduti, dove spicca Ramòn Quiroga, il portiere del Perù che si fece fare 6 gol dall’Argentina nei Mondiali 1978.

Di Pasquale Bruno, detto o' animale, gli autori scrivono che con quei piedi non avrebbe potuto giocare dopo le modifiche al regolamento avvenute nei primi anni Novanta: "la nuova normativa prevede la morte del passaggio all'indietro. Per lui è come perdere un parente".

L’inglese Vinnie Jones, invece, “rappresenta l’altra faccia della storia, quella nera come il fango che ti si appiccica addosso dopo un’entrata in tackle, quella più cupa, quella scritta dai tacchetti che affondano nelle caviglie dell’avversario, dalle risse, dalle provocazioni e dalle manate galeotte, lontano dagli occhi dell’arbitro”.

Per Filippo Inzaghi, “procurarsi un rigore equivale a un ricamo… Pippo è furbo. Fateci caso quando viene colto in fuorigioco non protesta quasi mai. Si limita a guardare il segnalinee e a fissarlo per un po’. Solo per mettergli un tantino di pressione addosso e dirgli: non segnalarmelo anche alla prossima”.

C’è solo un capitolo che non condivido, quello in cui Giovanni e Daniele prendono di mira il mio amatissimo Taribo West. Su un punto, però, hanno ragione: in quell’indimenticabile scippo dell’aprile 1998, mentre tutti i nerazzurri si fermavano a protestare con Ceccarini per il rigore negato a Ronaldo, uno solo restava concentrato sul pallone. Lui, Taribo: che andò dritto contro Inzaghi e lo mandò gambe all’aria pur di impedirgli di segnare, regalando a noi interisti il mesto orgoglio del rigore parato da Pagliuca (e a Inzaghi di poter affermare che almeno un rigore “netto e solare” se l’è guadagnato).

Quanto a Nedved, vengono riportati molte voci, fra le quali spicca la perfetta sintesi di Paolo Ziliani: “è un simulatore nato, un provocatore impunito e un isterico attaccabrighe”. Aggiungo le ultime righe del mio piccolo contributo a questo libro, un acrobatico ragionamento che parte da certi film di Woody Allen per dimostrare che, purtroppo, il delitto paga: “Nedved troverà sempre qualcuno che lo giustifica. Abbiamo imparato a conoscerla, la banalità del male, e chiunque sa che gli occhi dell’arbitro non vedono tutto”.

scritto da Rudi alle 11:44 | link | commenti (3)
categorie: sport, letture