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Rudi.
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mercoledì, 19 dicembre 2007

Nello Governato, La partita dell’addio, Mondadori, 2007

 

Matthias Sindelar, detto Cartavelina per la figura slanciata e sottile, è ritenuto il più grande calciatore austriaco di tutti i tempi. Nasce a Kozlau, in Moravia, il 10 febbraio del 1903. Perde il padre in guerra, sul fronte dell’Isonzo. Gioca negli anni Venti e Trenta nell’Austria Vienna e nella nazionale austriaca, il Wunderteam cancellato dall’Anschluss (l’annessione al Terzo Reich). Muore assassinato dalla Gestapo il 23 gennaio 1939, insieme alla sua compagna, l’ebrea milanese Camilla Castagnola.

 

Quello di Governato è un romanzo storico con personaggi reali. Particolarmente riuscita è la storia d’amore fra Matthias e Camilla, fatta di lunghi silenzi, frasi brevi, sguardi d’intesa. Camilla insegna italiano in un liceo di Vienna. “Non vogliamo più ebrei a scuola” le grida Eric, il primo della classe, un ragazzo intelligente e sensibile, grande ammiratore di Sindelar e tuttavia fanaticamente proiettato verso le radiose sorti del Reich. Matthias accompagna Camilla a scuola e la sua presenza fa evaporare tutto l’odio che si era incanalato fra quei ragazzi. Ma ben presto, la Commissione per la purezza della razza sospende Camilla dall’insegnamento.

Governato descrive il clima di allucinazione collettiva che pervade Vienna il 12 marzo 1938, il giorno dell’annessione, con la sfilata delle truppe naziste accolta dagli applausi. Vienna è imbandierata, in festa, ma le bandiere che sventolano dagli edifici pubblici e dai balconi delle case del centro non sono austriache: hanno la croce uncinata. Il regime ha deciso di suggellare la “riunificazione dei popoli germanici sotto la bandiera tedesca” con una partita di calcio che opporrà la Germania all’Austria. Sarà l’ultima volta che scenderà in campo la nazionale austriaca. In seguito, i migliori calciatori indosseranno la divisa della nazionale tedesca, e contribuiranno alla inevitabile conquista del titolo mondiale, a Parigi, il giugno seguente. La vittoria non può sfuggire: quattro anni prima, Germania e Austria sono arrivate, rispettivamente, terza e quarta nei Mondiali giocati in Italia.

Il taciturno, filiforme Sindelar appare pienamente consapevole della sua forza extracalcistica. La popolarità è uno scudo difensivo in grado di proteggere anche l’amata Camilla. Il calciatore sa che non appena sarà chiaro che non giocherà i mondiali con la maglia della Germania, la sua sorte sarà segnata, ma è disposto a usare fino in fondo il privilegio di essere un campione intoccabile, che può fare e dire cose che ad altri non sarebbero consentite.

Ventidue giorni dopo l’Anschluss, il 3 aprile 1938, si gioca al Prater. Leni Riefenstahl dirige le riprese cinematografiche. L’Austria indossa una maglia rossa: la tradizionale maglia bianca è stata riservata agli ospiti. Cinque calciatori del Wunderteam hanno abbracciato la causa nazista, ma la nazionale non tradisce i viennesi. Sindelar è autore di una prestazione eccezionale, segna al 17’ del secondo tempo, raddoppia il terzino Sesta, l’Austria vince per 2-0, contro ogni pronostico e ogni programma.

Alla fine della partita, il protocollo prevede che i calciatori siano chiamati a salutare i gerarchi nazisti presenti in tribuna. Si schierano sull’attenti. Al comando, tutti scattano nel saluto nazista. Quasi tutti: Sindelar e Sesta rimangono immobili, le braccia sui fianchi.

Intanto, il diciottenne Eric ha finito il liceo e si è arruolato nella Luftwaffe: Governato avrebbe dovuto dedicargli più spazio, Eric è un po’ il simbolo dei tanti giovani esaltati dal nazismo, che “aspettavano l’inizio dei combattimenti come prima avevano aspettato l’inizio delle partite. Stavolta, però, non da spettatori”.

scritto da Rudi alle 15:25 | link | commenti (3)
categorie: letture