Oggi è il giorno dell'annuncio. A Torino, Walter Veltroni ufficializzerà ciò che tutti già sanno, e cioè la sua candidatura al vertice del futuro Partito democratico. Fra tanti omaggi, apprezzamenti e applausi all'interno del campo di forze che procedono verso il nuovo partito, spicca una voce dissonante:
"È presto per dire come andranno i prossimi mesi. Ma l'avventura di Veltroni è iniziata come peggio non poteva: la nomina dall'alto, i colloqui con Prodi (cioè, in teoria, il suo potenziale concorrente), gli avversari che rinunciano uno dopo l'altro ("se c'è Walter non corriamo", dicono perfino Rosy Bindi e la mancata Ségolène italiana, Anna Finocchiaro). Come sempre inutili gli appelli dei parisiani a una competizione vera: le primarie rischiano di assomigliare all'ultima elezione di Saddam Hussein, vittoria del candidato unico con il 99 per cento. Ma questo forse è la naturale conseguenza della totale assenza di ogni dibattito culturale sulle idee e gli ideali del PD, su cosa si debba lasciare e cosa tenere di un secolo di comunismo, socialdemocrazia e cattolicesimo democratico".
Sta scritto sulla newsletter del Centro Formazione Politica, nato alla fine del 2004 su impulso di Francesco Rutelli e con la regia di Massimo Cacciari (tuttora presidente del comitato scientifico). La candidatura di Walter Veltroni suona "come il rintocco funebre per il governo Prodi"; dal 14 ottobre, quando Veltroni sarà eletto con un plebiscito leader del PD, Prodi sarà solo "un inquilino un po' abusivo sotto sfratto".