In certi momenti è impossibile non chiedermelo: chissà perché compravo dischi così, cosa ci trovavo, cosa mi passava per la testa negli anni del liceo?
Turbamenti adolescenziali a parte, questi sono gli unici album olandesi della mia discoteca: 2 su circa 1600... nella pop music, il ruolo dell'Olanda non è stato significativo quanto nel calcio.
Proprio negli anni magici di Cruyff e Krol, Rep e Neeskens, i Paesi Bassi esprimevano solo imitatori di Yes ed EL&P. Rick Van Der Linden era il leader di entrambi i gruppi, incurabilmente afflitti dalla contaminazione tra rock e classica. Come se il rock, da solo, non potesse farcela.
Ne deriva un impasto barocco, imperniato sui virtuosismi tastieristici (Hammond e mellotron, soprattutto), funamboliche cavalcate pianistiche con una base ritmica ridotta a semplice sottofondo e scarne incursioni dei fiati.
La formazione degli Ekseption era composta da otto elementi, c'erano la tromba e il trombone, il flauto, un paio di sax e persino la spinetta; servivano per eseguire Bach e Beethoven e rimodernare una Sonata di Mozart (A la Turka). L'affascinanzione per i supergruppi inglesi diventava esplicita in For Example, scritta a quattro mani da Van Der Linden e Keith Emerson.
Fra i dischi più rari che possiedo, rientra senz’altro quello dei Trace: Birds è il loro secondo (e penultimo) album, insieme a Van Der Linden suonavano Ian Mosley (batteria) e Jaap Van Eik (chitarra e basso, con la voce impostata su Greg Lake). Un paio di episodi rivisitano ancora Bach, uno porta la firma di Bix Beiderbecke. Più che un'evoluzione degli Ekseption, i Trace appaiono come un distillato: un suono meno enfatico (passare da 8 a 3 elementi...), ma esce confermato il gusto per la ridondanza.
In una piccola foto virata in blu, il tastierista assomiglia sinistramente all'incrocio fra Emerson e Wakeman.