La Nona di Mancini
Per meno, molto meno, un altro allenatore che non fosse Roberto Mancini, a questo punto sarebbe stato beatificato. Ma su di lui c'è un pregiudizio invalicabile, quello per cui se azzecca i cambi vuol dire che aveva sbagliato la formazione di partenza.
Espugnare Palermo, dopo aver vinto a Firenze, a Roma e a Mosca (nonché il derby), significa che questa Inter assomiglia a quella guidata dal Trap allo scudetto dei record: la proiezione dei punti, oggi, farebbe 96 (ne bastano dieci di meno per essere sicuri di portare a casa il campionato).
La nona vittoria consecutiva è avvenuta in condizioni proibitive: nella settimana della partita decisiva per la Champions, a Palermo, dove i rosanero potevano contare su un entusiasmo straripante, e dopo che la Roma aveva fatto a fette la Samp; inoltre, Mancini si è trovato senza Dacourt e con Cambiasso non ancora pronto. E la "mossa" Adriano ha lasciato perplessi i più (io fra quelli); invece, il brasiliano sembra aver addirittura imparato a giocare per la squadra...

Non ho vista la partita, ma solo gli highlights. L'Inter di novembre mi sembra molto diversa dall'Inter di settembre-ottobre: più pratica, meno spettacolare, più attenta alla chiusura degli spazi, meno svagata in difesa (anche se continuo a vedere lì il nostro punto debole). Mancini sembra aver concluso il suo apprendistato, ma la grande differenza con gli anni scorsi la stanno facendo certi calciatori di grande personalità: Ibra - che ha la strafottenza per tirare al volo da 30 metri -, Crespo - mai una polemica, sempre pronto -, Vieira - le cui falcate in progressione, sul gol della vittoria, mi hanno fatto pensare ai mezzofondisti degli altopiani. In questo contesto, Zanetti e Stankovic giocano su livelli elevatissimi, la difesa va meno in affanno e in certi momenti la pura potenza fisica appare spaventosa.

Mi conforta l'opinione di Paolo Sollier, con cui ho fatto due chiacchiere la settimana scorsa a Castelvetro Piacentino; lui spera nella Roma e dice che nessuno sa manovrare così bene palla a terra (lo penso anch'io), ma aggiunge che l'Inter è impressionante quando alza il baricentro e schiaccia l'avversario nella sua metà campo. Sembra la prima Juve di Lippi, quella di Vialli e Ravanelli, gli ho detto; e lui: "No, è ancora più forte".