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Rudi.
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giovedì, 31 luglio 2008
Kandinsky, Weilheim - MarienplatzPiù di 500 artisti sono all’opera a Weilheim, in Baviera, per realizzare la più grande riproduzione di Wassily Kandinskij.

 

Hanno scelto un celebre quadro del pittore che riguarda proprio quella città: si tratta dell’opera intitolata “Weilheim - Marienplatz“, battuta all’asta da Sotheby’s per una cifra di 2,5 milioni di euro.

 

La gigantesca opera è rappresentata proprio sulla Marienplatz e sarà ultimata entro sabato 2 agosto.

Kandinsky, Weilheim - MarienplatzKandinsky, Weilheim - Marienplatz: l

scritto da Rudi alle 17:19 | link | commenti (2)
categorie: luoghi
giovedì, 31 luglio 2008
Matteo FerrariMaicon, Rivas, Dacourt, Mancini, Pelè, Muntari, Vieira, Adriano, Balotelli e Suazo. Senza contare quelli con la pelle olivastra, di neri ce ne sono già 10 nella rosa nerazzurra. Ora che si va all’affannosa (e giustificata) ricerca di un difensore, è quasi scontato che ci sarà un cavallo di ritorno.

 

Nato ad Aflou (Algeria) il 5 dicembre 1979, Matteo Ferrari è cresciuto nelle giovanili dell’Inter, ha vinto l’Europeo Under 21 del 2000 e ha giocato in prima squadra 27 partite (zero gol) nella più disastrosa stagione dell’era Moratti, quella aperta da Lippi e finita con Tardelli (e un derby difficile da dimenticare).

Fosse per me, riporterei a casa Hernan Dellafiore. Il sogno si chiama Zapata.

scritto da Rudi alle 14:11 | link | commenti (5)
categorie: nerazzurri
giovedì, 31 luglio 2008

Christopher Nolan, The Dark Knight (9) - 26

The Dark Knight - Joker - Heath Ledger

La forza di questo film è la sua natura intimamente cinematografica. Non la trasposizione di un fumetto. Piuttosto, la costruzione di una mitologia che attinge a svariati contesti e si riverbera sulla narrazione popolare successiva (la follia fine a se stessa e quel lancio della moneta, da parte di Harvey Dent, sembrano il libretto d'istruzioni del killer di "Non è un paese per vecchi").

La scrittura di Nolan è ovviamente debitrice delle intuizioni di Frank Miller, ma si sforza di andare oltre. C'è un'infinità di situazioni al bivio, in questo secondo capitolo del nuovo Batman: salvare A o salvare B? Veder esplodere il traghetto con i "buoni" o quello con gli "avanzi di galera"? Fin dalla strepitosa scena iniziale, la rapina kubrickiana con le maschere, nessuno è quel che sembra, ognuno nasconde un lato oscuro, la salvezza - semmai - sta nell'evocazione della paura. Dei mostri.

Come tutti, anch'io dico che Heath Ledger ruba la scena. Comunica autentico dolore, l'anima spezzata di uno di quegli uomini che "vogliono solo vedere il mondo bruciare" (per dire frasi così, ci vuole un attore al livello di Michale Caine). Anche per l'illuminazione di certe scene, un'oscurità pregna di umanità, questo Joker mi ha fatto pensare al colonnello Kurtz, con quel suo essere al di là del bene e del male, che obbliga la società dei normali a fare di tutto per "porre fine al suo comando".

Questo Joker affonda nel "Batman Year One" di Miller e Mazzucchelli. Ed è molto fedele allo spirito originale anche la nascita di Due Facce, l'incorruttibile uomo dell'ordine che libera la propria schizofrenia. Aaron Eckhart è un valore aggiunto, come Maggie Gyllenhall, una Rachel molto più convincente di Katie Holmes. Riappare brevemente anche Cillian Murphy, lo psichiatra di Arkham divenuto Spaventapasseri. Naturalmente da Morgan Freeman e Michael Caine vengono squarci di grande cinema.

Quasi scontata la scelta notturna degli esterni, una Gotham ricalcata su Chicago, e le vertiginose verticalità di Hong Kong. Christian Bale è perfetto, nel suo essere anonimo: lui esiste solo con la maschera. Joker, invece, è l'incarnazione del peggio che sta in ognuno di noi. E tutti sappiamo quanto la malvagità possa essere eccitante.

scritto da Rudi alle 09:21 | link | commenti (3)
categorie: cinema
mercoledì, 30 luglio 2008
GuerinoDOLENTI NOTE, 29 - Un boss dei casalesi, meglio noti come la camorra di Gomorra, voleva mettere le mani sulla Lazio. Tacopina & Friends, non si sa per conto di chi, hanno aperto trattative per impossessarsi della Roma o del Bologna. La magistratura indaga sulle anomale oscillazioni in Borsa dei titoli calcistici. Il Messina è passato in un paio d’anni dalla serie A al fallimento. Non si ha notizia di una sola società di calcio professionistico capace di chiudere il bilancio in pareggio... Escludendo quelli che usano il calcio per scalare il potere politico e chi lo vede come un’occasione per riciclare denaro sporco, a quanti presidenti si può ancora applicare l’etichetta di “appassionato di calcio”?
scritto da Rudi alle 16:28 | link | commenti (1)
categorie: dolenti note / fuorigioco
mercoledì, 30 luglio 2008
Mandela e Pienaar, Sudafrica 1995Matt Damon interpreterà il sudafricano Francois Pienaar in «Human Factor», il prossimo film di Clint Eastwood, recitando al fianco di Morgan Freeman.

Il film si concentrerà sulle figure di Pienaar e Nelson Mandela e racconterà un capitolo fondamentale della recente storia sudafricana: i campionati del mondo di rugby del 1995.

 

Pienaar era il capitano del Sudafrica che vinse quell’edizione.

Mi pare di ricordare che batté in finale la favorita Nuova Zelanda dopo due tempi supplementari. Ricordo vagamente che qualche tempo dopo sono uscite voci di un avvelenamento collettivo dei neozelandesi nel loro albergo.

 

Qualcuno sa darmi qualche notizia più precisa?

scritto da Rudi alle 09:24 | link | commenti (1)
categorie: politica, sport
martedì, 29 luglio 2008

Congetture morattiane

Da anni mi scopro a pensare che quando Moratti sta zitto e non rilascia interviste mentre sta salendo in macchina, la situazione volge al bello. Il modo in cui ha liquidato Mancini mi ha fatto ricredere. Non ho più voglia di sforzarmi per immaginare cosa passi nella testa di Moratti.

Muntari  e MourinhoSospetto che non sappia come accontentare Mourinho. Ha messo mano al portafoglio, acquisendo i servigi del più pagato allenatore del mondo, continua a pagare lo stipendio al secondo più pagato al mondo, poi ha speso 10 milioni solo per bloccare Acquafresca e trattenere Jimenez, altri 4 per prenotare Coutinho, un'altra trentina per vestire di nerazzurro Mancini e Muntari, e ora si sente dire che la rosa è troppo numerosa e bisognerebbe sfoltirla.

Con gli ingaggi che paga, Moratti sa bene che certi "esuberi" sono oggettivamente invendibili. Dovresti regalarli, e magari pagare anche una parte dell'ingaggio. Visibilmente, c'è qualcosa che non va nella strategia di inseguire solo campioni già affermati, ma nemmeno quest'anno si sta invertendo la rotta.

Il mio stiracchiato 6 al mercato dell'Inter non cambierebbe con l'arrivo di Quaresma (su Lampard ci ho messo una pietra sopra a fine giugno). Ma se Branca e Oriali riescono a piazzarne un paio fra Crespo, Suazo, Jimenez e Rivas, il mio voto salirebbe a 7. Capisco la difficoltà di trovare estimatori per Materazzi e Vieira, ma se anche uno solo se ne andasse salirei a 8. Bastava non riprendersi in casa Figo e Adriano, e saremmo a 9. Se, invece, la "cessione dolorosa" avrà il volto di Burdisso, Stankovic o Pelè, dovrò concludere che ci aspetta una stagione molto dolorosa.

scritto da Rudi alle 10:16 | link | commenti (4)
categorie: nerazzurri
lunedì, 28 luglio 2008

ANTEFATTO - Una decina di giorni fa, insieme ad altre persone di sinistra, di varia provenienza, abbiamo scritto una lettera-appello sulla prospettiva elettorale bolognese. A sinistra di Cofferati, si sono già avanzate due ipotesi di lista, almeno un altro paio sono in incubazione. Siccome all'autolesionismo dovrebbe esserci un limite, il nostro testo si proponeva di azzerare tutto e ripartire da capo.

Affinché il documento avesse la massima diffusione possibile, abbiamo scartato i giornali d'area (il manifesto, Liberazione) e quelli di nicchia (il Domani, l'Unità), e proposto la pubblicazione alle pagine locali di Repubblica. Questo avveniva il 22 luglio. Ora, le pagine locali di Repubblica sono stracolme di notizie, allusioni, retroscena su quanto accade nel Pd e sugli alleati più fedeli, pacatamente e serenamente mi sono permesso di far notare che dubitavo della disponibilità a dare spazio a una posizione come la nostra, la cui ragionevolezza può porre problemi a tanti.

Mercoledì niente, giovedì niente, venerdì niente, sabato niente. Domenica, buona parte del documento è uscita sulle pagine locali del Corriere della Sera. Come ho già avuto modo doi commentare in altri momenti, da tempo sono arrivato alla conclusione che per Repubblica, almeno a Bologna, chi la pensa come noi può solo fare la cortesia di sparire.

FATTO: PER UNA LISTA UNITARIA DELLA SINISTRA A BOLOGNA

Dopo lo smarrimento provocato dalla sconfitta – politica, sociale e culturale, prima che elettorale – e dall’esclusione della sinistra dal Parlamento, si accumulano segnali di ripiegamento. Da mesi i singoli partiti che, con diversa convinzione, hanno partecipato al progetto della Sinistra Arcobaleno, si sono chiusi in  dibattiti interni. L’attesa di atti che rimettano in moto un processo unitario rischia di essere contraddetta da scelte che guardano al passato, ai vecchi confini e appartenenze. In molte situazioni locali, tuttavia, continuano a impegnarsi gruppi, movimenti e associazioni che si sforzano di rilanciare il processo unitario.

Fra quante e quanti, a Bologna, restano convinti della necessità di costruire un nuovo soggetto politico della sinistra, capace di andare oltre i confini degli attuali partiti, si diffonde la preoccupazione che le imminenti elezioni amministrative accentuino separazioni, chiusure identitarie, tatticismi utili solo a garantire qualche eletto nelle istituzioni. Già si preannunciano più liste distinte, senza che vi sia stata alcuna possibilità di confronto,con il rischio di aumentare da subito il disorientamento e di provocare poi ulteriori disgregazioni.

scritto da Rudi alle 09:32 | link | commenti (3)
categorie: politica
venerdì, 25 luglio 2008

Sulley Muntari, 24 anni fra poche settimane, mi sembra un buon acquisto. Non uno di quelli che fanno fare il salto di qualità, ma uno che può sostituire tutti i centrocampisti titolari, con una forza fisica che ha pochi paragoni. Considerando la quantità di infortuni e l’età media dei centrocampisti dell’Inter, il suo arrivo è utilissimo; ricordiamoci le partite giocate con Chivu o Burdisso a centrocampo…

 

Sulley MuntariLa spesa pare sia di 14-15 milioni di euro. Sommandola ai soldi per arrivare ad Amantino Mancini, a quelli investiti sul riscatto di Jimenez e Acquafresca, e al futuribile ingaggio di Coutinho si viaggia su cifre complessive vicine ai 50 milioni di euro. Più di quello che hanno speso Milan e Juve.

È una campagna da 6, più utile in prospettiva che per l'immediato. Pesa la valutazione negativa sulle mancate cessioni: fra Suazo, Adriano e Crespo ce n’è almeno uno di troppo; fra Vieira, Dacourt e Stankovic ce n’è un altro; e anche la difesa andrebbe sfoltita e ringiovanita (ma prima di cedere Burdisso…).

 

Se oggi fosse il 31 agosto, concluderei che la squadra non è più forte dell’anno scorso. Però, Mancini e Muntari possono rappresentare un’iniezione di imprevedibilità, all’interno di un organico che rischia di essere troppo statico. Mourinho ha ragione nel voler cambiare assetto tattico, il suo 4-3-3 (sempre che vi siano i calciatori adatti) può ridare slancio a un gruppo sfiatato.

Ma in prospettiva Champions, non ci si può illudere. Alcune squadre restano lontane. Ma se si arriva a febbraio con molta di birra in corpo, e senza infortuni devastanti, si può giocarsele con tutte. Purché Ibra sia al 100%.

 

Infine, un pensierino sull’altra faccia della medaglia-Muntari: la figuraccia di Lampard e soprattutto dell’Inter.

L’inglese, è ovvio, può fare quel che vuole, se davvero ha speso la propria parola, deluderà umanamente qualcuno (non io, in questo mondo di miliardari senza pudore), ma non mi pare ci siano dubbi sul fatto che chi ne esce con le ossa rotte è José Mourinho.

Aveva fatto credere di poter convincere Lampard a seguirlo ovunque; aveva fatto credere che era solo questione di tempo; aveva speso parole di miele sul calciatore; aveva spinto anche Moratti a sbilanciarsi nell'esaltazione.

Conclusione n. 1: certo quest’anno e forse per sempre, Lampard resta un sogno.

Conclusione n. 2: la credibilità di Mourinho nei confronti di Moratti è già in discesa.

scritto da Rudi alle 10:24 | link | commenti (13)
categorie: nerazzurri
venerdì, 25 luglio 2008

Carta copertinaIN EDICOLA - Il governo vuole cambiare la legge Merlin con quella Maroni-Carfagna, per proibire di prostituirsi ovunque salvo in casa e per espellere i minori.

Alle prossime clandestine, le prostitute, è dedicato un ampio servizio [con un reportage da Napoli, un intervento di Pia Covre e molto altro] e la copertina del nuovo numero di Carta.

 

Al governo del «fare» pare siano bastati sette minuti, quelli dedicati ad approvare il decreto che «sostituisce» la finanziaria, per decidere che del pluralismo e dell’indipendenza dell’informazione in Italia non c’è più alcun bisogno. Parliamo dell’abolizione del diritto soggettivo all’accesso al sostegno pubblico per i giornali editi da cooperative, non profit e di partito. Il 21 luglio il ministro Tremonti ha tagliato quasi 200 milioni di euro in due anni ai giornali che usufruiscono, secondo la legge vigente, dei contributi pubblici diretti, cioè alle testate non profit, edite da cooperative di giornalisti o di proprietà dei partiti. La scure di Tremonti si abbatte solo sui contributi diretti risparmiando quelli indiretti, cioè quelli che nel 2005, con i rimborsi postali, hanno consegnato 20 milioni di euro al Gruppo Mondadori, 17 al Sole-24 Ore e 13 alla Rcs. La nuova imboscata estiva, una volta completato il suo iter, condannerebbe alla chiusura almeno una trentina di testate, da Carta a Rassegna sindacale passando per il manifesto e l’Avvenire.

L’appello di Mediacoop: http://www.carta.org/campagne/editoria/14735

 

Da alcuni giorni nei negozi italiani di telefonini ha debuttato il nuovo iPhone della Apple, che unisce le potenzialità del telefono cellulare di ultima generazione a quelle di un computer. Cosa sta cambiando con l’avvento dei nuovi telefonini? Ne ragionano Maurizio Ferraris [docente di filosofia teoretica all’università di Torino], Emiliano Russo, Marco Trotta.

 

Bobby SandsFUORIGIOCO, 28 - Stella Maris è il nome della squadra di una scuola cattolica di Belfast, frequentata nel 1966 anche da ragazzi di famiglie protestanti. Giocano insieme bambini cattolici, come Bobby Sands, e protestanti, come Terry Nichols e Michael Acheson. Finché alcuni compagni di squadra cominciano a stare distanti, dicono che i genitori non vogliono che ragazzini cattolici e protestanti giochino insieme.

 

In carcere, Bobby Sands finisce per la prima volta nel 1972, due anni dopo essere entrato nell’IRA; nel suo alloggio sono state trovate armi, la condanna è a tre anni. Il secondo, definitivo arresto è nel 1977, dopo uno scontro a fuoco con la polizia. È condannato a 14 anni.

In carcere, guida la rivolta dell’IRA per ottenere lo status di detenuti politici. Non ottenendo risultati, la lotta cresce d’intensità e l’11 marzo 1981 Sands inaugura una nuova fase: comincia a rifiutare il cibo. Nei giorni dello sciopero della fame, Sinn Fèin, il partito cattolico, lo candida in un’elezione parlamentare suppletiva. Sands conquista il seggio, ma non entra nel parlamento di Sua Maestà britannica. Il governo Thatcher non cede a nessuna delle richieste dei prigionieri politici, e dopo 66 giorni di hunger strike, il 5 maggio del 1981, Bobby Sands si lascia morire di fame. Non ha ancora 27 anni. Altri nove militanti dell’IRA, a staffetta, seguono il suo esempio fino alla morte. Intanto Nichols e Acheson, compagni nella Stella Maris, stanno combattendo nell’Ulster Volunteer Force, gruppo paramilitare protestante.

 

Sands giocava a centrocampo: fisico esile, non sfuggiva allo scontro fisico, ma la sua grande passione era la corsa campestre, un anno diventa campione scolastico in questa disciplina. Seduto sul pavimento del carcere di Maze, scrive che con quella medaglia al collo si è sentito felice come un olimpionico.

scritto da Rudi alle 09:41 | link | commenti
categorie: politica, dolenti note / fuorigioco
giovedì, 24 luglio 2008

“Oggi comincia il congresso di Rifondazione, tutti i riflettori puntati altrove”.

È la rubrica della Jena, oggi, sulla Stampa. Colpisce il bersaglio, come gli spesso gli capita, e lo fa con la giusta dose di cattiveria.

Rifondazione – il partito a cui mi sono iscritto dopo Genova 2001 - ha fatto l’impossibile per farsi sbeffeggiare. A Bologna, per esempio, Rifondazione ha dimostra continuamente, ripetutamente di non saper stare al governo e di non saper fare l'opposizione, perdendo forze e accumulando lacerazioni personali.

Nichi Vendola ha ammesso: “Non abbiamo fatto molto per impedire che fossimo trattati male. Ci siamo trattati male tra di noi”.

 

AltanIn questa stessa intervista a Giuliano Santoro per «Carta», che gli faceva notare come il dibattito congressuale di Rifondazione appaia caricaturale a chi lo guarda dall’esterno (nostalgici della Rifondazione vs. sostenitori dell’Arcobaleno), Vendola ha così risposto:

“C’è un vizio di origine: la sovrapposizione alla sconfitta elettorale di una resa dei conti aspra ed immotivata, eppure sintomatica di quanto la crisi della società italiana si trovi anche dentro il partito. Non è un caso che i miei antagonisti usino a piene mani gli stessi ingredienti con cui la destra ha costruito la propria egemonia: la paura. La paura dello scioglimento, della perdita dell’identità. La crisi è dentro di noi, non sopra di noi. Quando il mondo si sposta a destra, anche le sinistre si spostano a destra. Aggrapparsi alla terra sicura delle nicchie identitarie è una risposta di destra. Anche nell’estrema sinistra ci può essere una risposta di destra”.

 

La sua risposta, Vendola prova a chiarirla a Umberto Rosso, oggi su «Repubblica»:

“Non siamo stati all’altezza di una sconfitta che non è stata solo politica ma ha rotto al nostro interno vincoli di fraternità. Di fronte ad un compito simile, è difficile immaginare un partito guidato da una maggioranza ristretta. Proporrò al congresso un forte accordo di programma, una piattaforma di alcuni punti su cui trovare una maggioranza. Anche con un orizzonte temporale limitato… Il punto è invertire la deriva dissolutiva che ci ha investito, uscire da tutti i simbolismi”.

 

D’accordo su tutto. L’unico obiettivo realistico che può porsi il congresso di Rifondazione è riaprire uno spiraglio alla speranza. Evitare il cupio dissolvi. Riuscire a parlare a qualcuno che sta oltre i 650 delegati che si riuniscono a Chianciano.

La responsabilità più pesante grava sulle spalle di Nichi Vendola e Paolo Ferrero. Le mie ultime speranze le affido a loro.

scritto da Rudi alle 17:52 | link | commenti (4)
categorie: politica
mercoledì, 23 luglio 2008

I vantaggi dell'istruzione

 

Riccardo RiccòQuando ha detto “Adesso ne parlerò con il mio avvocato”, ho pensato che un ragazzo di 24 anni che ha già un avvocato va comunque compatito. Parlo di Riccardo Riccò, sul quale non ho fatto in tempo a farmi un'opinione precisa, se non quella che sia un presuntuoso (“in salita non ho più niente da imparare”) dotato di un certo talento. Ora farà le contro-analisi, ma l’accusa è di quelle senza rimedio: “avere utilizzato sostanze definite tossiche dal codice penale francese”.

 

Non mi farò influenzare dalla scelta dell’avvocato: al processo per doping, Riccò si farà difendere dall’avvocato penalista Odoardo Ascari, già difensore di Giulio Andreotti. I giornali scrivono che i due si sono già incontrati per studiare la strategia difensiva, e che Riccò tiene anche rapporti con l’avvocato milanese Federico Cecconi, già al fianco di Marco Pantani e Danilo Di Luca.

 

 

Ora che ha un sacco di tempo libero, Riccò dovrebbe farsi un pensierino: ha l’età giusta per prendersi una laurea in giurisprudenza.
scritto da Rudi alle 10:17 | link | commenti (9)
categorie: sport
martedì, 22 luglio 2008
GuerinoDOLENTI NOTE, 28 - In fase di calciomercato, mentre il tifoso è più esposto ai sogni, bisognerebbe fornire informazioni precise. Non passa giorno senza che qualche personaggio sia avvistato “a bordo dello yacht di Abramovich”: dall’ubiquo Galliani a Scolari, da Robinho fino a Moratti. Il fatto è che di yacht, il signor Abramovich, ne possiede almeno 5: Le Grand Bleu, il Sussurro, l’Ecstasea (il più veloce), il Pelorus (il più lussuoso) e infine l’Eclipse (dotato di sottomarino di servizio, due piattaforme per elicotteri e pure un cinema). Dagli esperti di mercato vorrei sapere su quale yacht avvengono gli incontri e perché mai uno che possiede un sottomarino dovrebbe regalare qualcosa a Moratti.
scritto da Rudi alle 14:48 | link | commenti
categorie: dolenti note / fuorigioco
lunedì, 21 luglio 2008

Rossi davanti a Stoner a Laguna SecaDalla visione della Moto GP a Laguna Seca, con il prolungato, spettacolare duello Rossi-Stoner, ho ricavato tre sensazioni.

1) Come piloti, Rossi e Stoner si equivalgono; 2) Anche le due moto si equivalgono, la Ducati ha avere qualcosa in più in rettilineo e la Yamaha qualcosa in più nelle curve lente; 3) Rossi è riuscito a battere Stoner per una questione di personalità; se Stoner fosse passato in testa, la corsa avrebbe preso tutt'altra piega.

Tuttavia, se è vero che questa vittoria può spalancare la strada del titolo a Valentino, sono convinto che Stoner abbia qualcosa in più rispetto a tutti coloro che si sono alternati nel cercare di battere il fenomeno di Tavullia, i vari Biaggi, Gibernau, Pedrosa... Anche da questa amarissima sconfitta, Stoner emerge come il prossimo numero 1.

scritto da Rudi alle 13:37 | link | commenti (5)
categorie: sport
lunedì, 21 luglio 2008
Bossi sullUna fitta alla costola (della sinistra).
scritto da Rudi alle 09:19 | link | commenti (7)
categorie: politica
venerdì, 18 luglio 2008

Accecati dalla sovraesposizione mediatica – con quel contratto firmato in diretta, davanti alle telecamere, che ricorda Berlusconi da Vespa – molti tifosi dell’Inter rischiano di sottovalutare il valore tecnico dell’arrivo di Ronaldinho.

 

Ronaldinho showPer come vedo io il calcio, Ronaldinho sarebbe servito più all’Inter e Lampard, nel caso, al Milan. La squadra più fisica aveva più bisogno di un talento tecnico, quella più tecnica di maggiore potenza fisica.

Ma con l’arrivo di Ronaldinho, il Milan diventa il netto favorito alla vittoria dello scudetto. Per almeno tre motivi: giocare la Uefa è molto meno usurante; l’organico rossonero è stato allargato con Zambrotta, Flamini e Borriello, e Pato è subito disponibile; con una coppia come Ronaldinho-Kakà, l’unica punta segnerà una valanga di gol.

 

Non vedo come la concorrenza possa contrastare la cifra tecnica del Milan, soprattutto se Seedorf si alternerà con profitto alla coppia brasiliana.

Chi si illude ricordando gli svarioni difensivi delle ultime stagioni, dovrà ricredersi. Con Abbiati, il Milan ha già vinto uno scudetto, la coppia Nesta-Kaladze offre tutte le garanzie del caso, e i terzini (Zambrotta e Jankulovski, non proprio due “scarsi”) potranno giocare molto più “bloccati”, proprio perché davanti saranno in tanti a saper far girare la palla. In questo senso, trovo fondamentale l’acquisto di Flamini, che non vale Pirlo come costruttore, ma può dare respiro anche al regista titolare, oltre che a Gattuso e Ambrosini.

 

Certo, il Milan potrà ancora incontrare difficoltà contro le squadre “da corsa”. Ma negli scontri diretti sarà micidiale. E le squadre che si limiteranno ad aspettare, chiudendo gli spazi, dovranno concedere molti calci di punizione dal limite…

 

Quanto all'Inter, se davvero Aquilani non firma il rinnovo, insistere su Lampard (a quei costi) e vedere il miglior giovane italiano prendere la strada della Juve, mi sembrerebbe la prima follia di Mourinho.

scritto da Rudi alle 10:04 | link | commenti (7)
categorie: sport, nerazzurri
venerdì, 18 luglio 2008

Carta coverIN EDICOLA - Serial leader: fenomenologia del capo, ovvero come la pop-politica imita i modelli dei serial televisivi. Federico Boni e Alain Badiou spiegano che Berlusconi e Sarkozy non vincono perché controllano la televisione, ma perché sono essi stessi televisione.

Genova, anno sette: quest’anno come nel 2001, a Genova suonerà Manu Chao. E mentre i processi del G8 si concludono lasciando una scia di amarezza, il «clandestino» spiega perché la speranza sta in mille piccole rivoluzioni di quartiere.

Carta geografica: Colombia scacco matto, cosa succede nel paese latinoamericano dopo la liberazione di Ingrid Betancourt. Raul Zibechi disegna lo scenario continentale. Chiapas: l’assedio dei paramilitari e la carovana di solidarietà con gli indigeni zapatisti.

Idee: Marcos Ana racconta i suoi 23 anni in una prigione della dittatura franchista.

 

FUORIGIOCO, 27 - Tifosi atalantini contestano il ritorno di Christian Vieri, tifosi juventini protestano per l’eventuale acquisto dell’interista Dejan Stankovic, mentre i tifosi della Roma, fino a poche settimane fa, si dividevano fra chi voleva che la proprietà continuasse a “parlare romano” e chi auspicava l’arrivo del multimiliardario Soros.

Problemi identitari, di appartenenza, logiche da Amico/Nemico. Poca roba rispetto a quanto accade a Newcastle, nord dell’Inghilterra, dove è in atto una sollevazione popolare contro il rischio che la locale società di calcio finisca nelle mani di una facoltosa famiglia araba dal nome inquietante: Bin Laden. L’attuale proprietà ha messo in vendita la squadra, e sarebbero pervenute tre offerte: un miliardario indiano, un anonimo fondo di investimenti con sede a Abu Dabi, mentre la terza è siglata Sbg (Saudi bin Laden Group), società fondata dallo sceicco Mohammed bin Laden, padre di Osama. Chissà quale frammento della sterminata famiglia saudita ha offerto 300 milioni di sterline (380 milioni di euro) attirata dalla visibilità planetaria della Premier League.

Migliaia di e-mail sono state inviate da tifosi indisponibili ad accettare l’arrivo dei miliardari sauditi; qualcuno ipotizza che l’interesse all’acquisto non sia di natura calcistica, ma legato a una speculazione edilizia, per un progetto di ristrutturazione dello stadio. Questi tifosi sembrano più preoccupati dell’anima della società che della sua forza economica. Non aspirano a inseguire il Chelsea di Roman Abramovich, il Fulham acquistato da Mohammed Al Fayed, il Liverpool e il Manchester United, finiti in mani nordamericane, meno che mai il Manchester City di Thaksin Shinawatra, miliardario fuggito dalla Thailandia dopo esserne stato primo ministro. Che la moderna critica alla globalizzazione liberista parta dalle curve degli stadi?

scritto da Rudi alle 09:56 | link | commenti
categorie: dolenti note / fuorigioco
mercoledì, 16 luglio 2008

Silenzio, parla Mou

(con traduzione simultanea)

Mourinho

1) È facile lavorare con me all’inizio, ma se non si lavora e se non si pensa bene nascono i problemi.

   Qualcuno farà le valigie per motivi comportamentali, prima che tattici.

 

2) L’allenatore nel calcio moderno è un gestore di risorse umane, ma i calciatori mi devono aiutare con il giusto comportamento.

   Il primo che quando viene sostituito fa certi gesti, finisce dritto in tribuna.

 

3) Ho stilato le regole dell’allenamento. Non aspetto nessuno, se qualcuno è in ritardo, io non aspetto nessuno. Se dei 24 giocatori solo 14 si presentano all’allenamento, io comincio lo stesso. Gli altri 10? A casa, domenica a casa.

   Far parte del gruppo è la cosa più importante, non ci saranno figli e figliastri. Un solo consiglio: nessuno vada a piagnucolare da Moratti.

 

4) Quaresma gioca nel Porto, Lampard nel Chelsea: non parlo di giocatori che non sono dell’Inter, anche se mi piacciono molto. Sei attaccanti in rosa? Meglio averne tanti che nessuno, sono problemi loro. Certo ci vuole equilibrio. Partirò con 29 giocatori ma con 5 infortunati che non sono ancora pronti: Samuel Cordoba Chivu Vieira e Ibra.

   Avrei voluto che la società mi liberasse di almeno un paio di eccedenze, ma capisco quanto sia difficile, con quello che guadagnano.Quaresma o Lampard? Li voglio tutti e due.

 

5) Mi serve ancora un centrocampista con determinate caratteristiche. C’è ancora tempo per acquisti e cessioni, io voglio una rosa di 24 giocatori. Stankovic non è un problema ma una soluzione. Mi piace, e l’ho detto a lui prima, ma lo Stankovic dell’Inter non è stato mai lo stesso della Lazio. Voglio lavorare con lui e se possibile avere lo Stankovic che ha fatto tante grandi partite con la Lazio.

   Se invece non sarà possibile, Stankovic è il primo che se ne va. Oggi è più fuori che dentro.

 

6) Abbiamo 3 difensore centrali, Burdisso, Matrix e Rivas, ma è possibile che fra 2 mesi ne avremo 6. Quando ne avremo 6, se tutti sono disponibili, 2 giocano, 1 va in panchina e 3 in tribuna. Per me non è un problema… 6 difensori centrali sono troppi. Sono stato onesto con loro.

   Gli infortunati sono invendibili, uno fra Burdisso e Rivas se ne andrà. Piuttosto, forse manca un cambio per Maicon.

 

7) Voglio provare un 4-3-3 che non è 4-5-1 o 4-3-2-1, ma 4-3-3 con 3 giocatori puri d’attacco: 2 ali una punta, oppure 2 punte e un’ala. Non c’è problema a giocare con Adriano e Ibra insieme.

   I più duttili sono Ibra, Balotelli e Mancini, Cruz non si discute, fra Crespo e Suazo almeno uno è di troppo.

 

8) Adriano motivato? Non lo posso dire, c’è stato per ora un contatto di gruppo con i giocatori. Ma se non è motivato, cosa ne vuol fare della sua vita?

   Adriano? Lo curo.

 

9) Paragonare le mie idee con quelle di Mancini non mi sembra positivo… Mancio è nella storia dell’Inter, io devo ancora lavorare.

   Che risposta!

 

10) La Champions League è una competizione speciale. Dobbiamo avere una nostra identità, non dobbiamo avere paura di nessuno, non dobbiamo avere troppo rispetto per nessuno.

   Mi gioco la faccia: non si dovrà più rivedere l’Inter vista a Valencia, Villareal e Liverpool. Ma vincere la Champions è questione di dettagli.

scritto da Rudi alle 18:23 | link | commenti (7)
categorie: nerazzurri
mercoledì, 16 luglio 2008

RatatouilleRatatouille 4Ratatouille

Ho rivisto Ratatouille su grande schermo, e mi è piaciuto ancora più della prima volta.

Conoscendo la trama - tutt’altro che infantile: quel “Chiunque può cucinare” ha vibrazioni rivoluzionarie– sono rimasto colpito dal virtuosismo tecnico, dal livello dei dettagli, dai giochi di luce e dalla fluidità dei “movimenti di macchina”. Niente di fine a se stesso, anzi: la dimostrazione delle potenzialità espressive del digitale, usabile per allargare lo sguardo cinematografico, consentendosi lunghissimi piani-sequenza, vertiginose riprese aeree. Parigi e la cucina del ristorante diventano più veri del vero.

Ratatouille, Anton EgoRatatouille: ColetteAltrettanto formidabile è la capacità di solleticare il pubblico con sensazioni vivide. Penso alla fascinazione per il cibo: i piatti appaiono davvero appetitosi.

 

Con estrema accuratezza vengono delineati personaggi come il fantasmatico chef Gusteau, il vampiresco critico gastronomico Anton Ego (il cui sguardo infantile, al primo boccone della ratatouille, vale da solo il film), lo sguattero Linguini, protagonista apparente (il topo Remy gli ruba sempre la scena), il mediocre Skinner, che pensa al cibo solo come occasione per arricchirsi, la folla di ratti imparentati con Remy, fino a Colette, la giovane cuoca col caschetto e lo sguardo così francesi…

 

Ratatouille è l’ottavo lungometraggio Pixar; segue a Toy Story, A Bug’s Life, Toy Story 2, Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo, The Incredibles, Cars.

Brad Bird, il regista, aveva già diretto The Incredibles e, prima dell’incontro con la Pixar, Il gigante di ferro, un capolavoro che non riesco a trovare in dvd.

scritto da Rudi alle 12:05 | link | commenti (3)
categorie: cinema
mercoledì, 16 luglio 2008
Kim Kyung-Wook, Corea del Sud

Attendo l'inizio delle Olimpiadi con una certa trepidazione, perché starò una dozzina di ore al giorno davanti alla tv, seguendo sport che non hanno altre occasioni di visibilità e incrociando inevitabili shock visivi.

Per esempio, c’è una scena magica nei miei ricordi delle Olimpiadi di Atlanta 1996.

Nella finale del tiro con l’arco femminile, la freccia di una sconosciuta coreana (Kim Kyung-Wook), inquadrata di fronte nella sua lunga parabola, andò a colpire la telecamera posta proprio al centro del mirino.

Esattamente al centro.

Ogni replay mi faceva sobbalzare sulla sedia: casuale, miracoloso, involontario segno di puro surrealismo, come l’occhio tagliato da Bunuel nella famosa scena del Cane Andaluso.

 Un chien andalou

scritto da Rudi alle 10:00 | link | commenti (1)
categorie: cinema, sport
martedì, 15 luglio 2008
ping pong

Ogni tanto scopro cose che non sospettavo nemmeno. Per esempio, il ping pong ha introdotto nuove regole, un po’ come il tennis e la pallavolo all'epoca del tie break.

Per rendere il gioco più avvincente e garantirsi una durata prevedibile, è stato accorciato il punteggio (da 21 a 11), ogni 2 servizi cambia il battitore (prima era ogni 5), e la pallina è stata lievemente ingrandita, da 38 a 40 millimetri. Si vede meglio in televisione.

scritto da Rudi alle 14:59 | link | commenti
categorie: sport
martedì, 15 luglio 2008

Troisi, Il PostinoEsco di casa, butto la spazzatura, salgo sull’autobus e comincio a leggere. In zona fiera, brusca frenata, una signora cade a terra, un altro paio si sorreggono a tento, io sarei finito nelle braccia del passeggero di fronte se non fosse che il seggiolino è vuoto, e mi limito a un piccolo urto. Verificato che nessuno si è fatto male, l’autista apre le portiere e scende furibondo. Una piccola auto grigia gli ha tagliato la strada, rendendo l’impatto inevitabile. Al volante una signora più che sessantenne.

L’autista dell’autobus e la signora dai capelli grigi si mettono a gesticolare in mezzo alla strada (lei non ha nemmeno capito dove ha sbagliato), perciò decido di scendere e proseguire a piedi.

 

Accostando uno di quei grandi manifesti di biancheria intima, vedo che qualcuno col pennarello l’ha imbrattato di scritte come “Viva lo stupro” e “Viva la violenza”, avendo cura di collocarle lungo le cosce, sul pube e sotto il seno della signorina lì esposta.

 

Cammino fra pensieri molto cupi, quando mi torna in mente la faccia di Troisi. Non fosse altro che per ritrovare certi scorci di Procida, ieri sera abbiamo rivisto "Il Postino", e mi sono commosso ripetutamente.

“La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”.

scritto da Rudi alle 09:48 | link | commenti (1)
categorie: confessioni
martedì, 15 luglio 2008
GuerinoDOLENTI NOTE, 27 - Qualcuno dirà che esagero, ma sono arrivato a concludere che un filo collega le brutte figure delle italiane in Champions, lo scadente Europeo della Nazionale, la farsa che ha preparato il ritorno di Lippi, l’altra farsa sui fuoriquota dell’Olimpica, gli schiaffoni che le “grandi” ricevono sul mercato europeo e la probabile presenza di Antonio Cabrini fra i protagonisti di uno dei reality più beceri del cosiddetto servizio pubblico. Comprendo l’amarezza di Beccantini, vedere Cabrini che rimpiazza Coco fa male al cuore. Forse i reality hanno bisogno di ex terzini sinistri bellocci e seminudi, certo le immagini del mediocrissimo calcio italiano andrebbero trasmesse in “fascia protetta”.
scritto da Rudi alle 09:44 | link | commenti (1)
categorie: dolenti note / fuorigioco
lunedì, 14 luglio 2008
Miss Universo 2008

Da sinistra a destra, Tailana Vargas (Colombia), Dayana Mendoza (la vincitrice, venezuelana), Marianne Cruz Gonzalez (Repubblica Domenicana), Elisa Najera (Messico) e Vera Krasova (Russia). Sono le cinque concorrenti fra ci è stata scelta Miss Universo 2008. Volevo sol far notare che sono tutte rigorosamente morettine e che 4 su 5 vengono dall’America centrale.

 

Quanto alla vincitrice, possibile che il Venezuela non abbia un ministero da affidarle?

Dayana Mendoza

scritto da Rudi alle 15:23 | link | commenti (2)
categorie: politica, morettine
lunedì, 14 luglio 2008

Senza ironia, il Milan è una delle 5-6 società più importanti al mondo e capisco perché Ronaldinho preferisca il rossonero alla sponda meno nobile di Manchester. Quello che trovo strano è il fatto che il Barcellona (un’altra delle 5-6 società più importanti al mondo) si faccia prendere per il naso, svendendo Ronaldinho a una cifra nettamente inferiore di quella che incasserebbe dal Manchester City.

 

RonaldinhoAmmesso e non concesso che sia la “volontà del giocatore” a prevalere, uno dei motivi di frizione fra Ronaldinho e Barca è stato la “volontà del giocatore” di disputare le Olimpiadi di Pechino. Se l’ex Pallone d’Oro andasse al Milan, come farebbe Galliani a dire sì al neo-arrivato dopo aver detto no a Kakà? Già il Milan non fa la Champions, vogliamo negare al più famoso calciatore del mondo anche la vetrina olimpica?

 

Sullo sfondo, l’Arma Fine Di Mondo, come la chiamava il russo pazzo nel Dottor Stranamore: il fatto che Ronaldinho, se il Barcellona si mette di traverso, possa fare ricorso al famoso articolo 17 del regolamento Fifa, quello che consente lo svincolo a prezzi prefissati a chi abbia compiuto 28 anni. Sarebbe un botto epocale, il Milan ci guadagnerebbe nell’immediato ma potrebbe star certo che a 28 anni e un minuto Kakà andrebbe a Madrid. E forse anche Pirlo ci farebbe subito un pensierino…

 

A scanso di equivoci: se il Milan prende Ronaldinho diventa il mio favorito per il prossimo scudetto.

scritto da Rudi alle 10:21 | link | commenti (7)
categorie: sport
sabato, 12 luglio 2008

Hatfield and the North, I° (Virgin, GB 1973)

180, LA PUNTINA SUL VINILE