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Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra,
Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura |
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mercoledì, 30 aprile 2008
Mia moglie ragiona di politica in modo molto diverso dal mio. Più concreto e immediato, oserei dire. Certo, non ha studiato Scienze politiche, non ha lavorato in giornali politici, non ha fatto il funzionario di partito, né frequentato sezioni e riunioni, e a volte ho la sensazione che non possa capirmi, quando comincio qualche soliloquio di "alta politica".
Vedendo i servizi sulla nuova legislatura, sui neo-parlamentari che entrano a Montecitorio e Palazzo Madama, è lei ad avermi dato una nuova speranza. Ora che siamo fuori dal Parlamento - ha detto - quando sentiamo un onorevole che fa una dichiarazione allucinante, almeno sappiamo che non è uno dei nostri.
In effetti, è un buon punto di partenza.
mercoledì, 30 aprile 2008

30 aprile 1975: le truppe del Fronte di Liberazione Nordvietnamita entrano a Saigon. Finisce così la guerra del Vietnam.
Il giorno dopo, l’Unità esce con un titolo rosso, cubitale, fra i più emozionanti della sua storia:
La vittoria del Vietnam
illumina il Primo Maggio
(se qualcuno trovasse l’immagine, gli sarei immensamente grato)
A distanza di 33 anni, almeno quattro milioni di persone continuano a subire gli effetti dell’Agent Orange, il defoliante alla diossina che l’aeronautica Usa riversò nel paese.
Queste foto erano in mostra a Milano nel dicembre scorso.
La memoria di quella vicenda straordinaria è andata largamente dispersa; ecco due testi di Tiziano Terzani e Ignacio Ramonet:
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=10&ida=&idt=&idart=2336
http://alessiaguidi.provocation.net/geopolitica/vietnam.htm

martedì, 29 aprile 2008
Non cambierei Moratti con nessun altro presidente, ma in certi momenti vorrei tanto che qualcuno gli tappasse la bocca. Che senso ha avuto dire che il prossimo derby è più importante di una finale di Champions? Chiunque non sia accecato dal tifo capisce che per noi è una partita che vale quanto Inter-Siena, e che tutto il peso dell’importanza grava sul Milan, a rischio di esclusione dalla zona Champions. Invece, Moratti carica pressione sui nerazzurri, proprio mentre ci sarebbe bisogno di alleggerirla: l’Inter ha pur sempre vinto gli ultimi tre derby di campionato, nelle ultime due stagioni ha accumulato 51 (cinquantuno) punti di vantaggio sul Milan, non si capisce perché dovrebbe gettarsi all’arrembaggio pur di conquistare questa stracittadina.
È questo Moratti che non mi fa stare tranquillo. Né sul finale di stagione, né (soprattutto) sull’immediato futuro. Anziché dichiarare che Mancini ha fatto un lavoro favoloso – tanto può sostituirlo lo stesso, fra tre settimane – e che il suo giudizio non cambierà certo per l’esito del derby (non siamo ai tempi di Tardelli, mi pare), il presidente lascia intendere che il giudizio su Mancini è ancora appeso a un risultato, aggravando uno stato di tensione che attanaglia i muscoli e il cervello della squadra, che dopo l'eliminazione col Liverpool ha rischiato di buttare via la stagione, e ora va avanti grazie allo spirito di corpo, non certo per la qualità del gioco e la brillantezza del ritmo.
Inoltre, Moratti tollera interventi destabilizzanti come quelli di Figo (che dice di sperare nell’arrivo di Mourinho). Davvero, è miracoloso che l’Inter stia per mettere le mani sul terzo scudetto consecutivo, ma con questo clima ansiogeno non vedo come si possa vincere il derby e mettere le basi per nuove vittorie.
martedì, 29 aprile 2008
DOLENTI NOTE, 16 - Escludendo Mancini (non l’ha ottenuta dopo uno scudetto stratosferico), Spalletti (troppi secondi posti) e Prandelli (sarebbe la terza di fila), la Panchina d’Oro 2008 possono vincerla solo Donadoni e Mazzarri. Per il primo sarebbe l’effetto automatico della conquista degli Europei. Resta da capire cosa manchi all’allenatore blucerchiato. Dal punto di vista tattico, niente: ha fatto le nozze coi fichi secchi, portando la Samp a un millimetro dalla zona Champions. Ha conquistato più punti di chiunque nel girone di ritorno, riesce a far giocare male tutti gli avversari. Mazzarri è il nostro Benitez, ma non riceverà la Panchina d’Oro. Gli manca un consulente per l’immagine.
lunedì, 28 aprile 2008
Harakiri romano
Dopo questa batosta al Comune di Roma - peggiore delle peggiori previsioni - mi sento di concludere che ancora una volta La Repubblica porta una sfiga pazzesca: ogni volta che quel quotidiano sponsorizza un progetto politico, invariabilmente lo guida al disastro. L'house organ del Pd veltroniano ha ripetuto le esperienze compiute quando sosteneva Craxi, oppure De Mita, Mariotto Segni, l'Occhetto progressista, la Bicamerale dalemiana. E' davvero una fortuna che il quotidiano fondato da Scalfari non manifesti particolare simpatia per l'Inter...
Devo poi ammettere che non esagerava Marco Travaglio nell’ultimo numero de L’Espresso. Con la sconfitta di Roma, il bilancio politico del Pd di Veltroni diventa indifendibile, e sono andato a ripescare questi nove minuti di Corrado Guzzanti per l'Ottavo Nano, perché è davvero paradossale che l'ultima vittima del Pd sia Francesco Rutelli.
Appena cinque mesi fa, a novembre, con l’approvazione della Legge Finanziaria al Senato, Berlusconi sembrava un uomo (politico) morto. La famosa spallata era fallita, Mastella scommetteva sui cinque anni di Prodi a Palazzo Chigi, sia Bossi che Casini e Fini dichiaravano chiusa l’esperienza della Casa delle Libertà, e quando Berlusconi, con uno dei suoi colpi di teatro, si inventa un nuovo partito sul predellino di una Mercedes, Bossi e Casini dicono di non volerne neanche sapere e Fini parla di “comiche finali”.
Era il 16 dicembre. “A quel punto – scrive Travaglio - solo la sinistra può salvare il Cavaliere. E infatti lo salva. È lì apposta. Replay della Bicamerale di D’Alema. Uòlter usa i tre milioni di voti delle primarie non per rafforzare il governo Prodi e gli oppositori interni a Berlusconi, ma per aprire un “tavolo delle riforme”. Con chi? Con Silvio. Che lo elogia estasiato: È un vero riformista, spero non si faccia condizionare dai suoi. E Walter: L’intesa con Berlusconi è indispensabile. Mastella, minacciato dalla riforma elettorale e dal referendum, rovescia il governo con la scusa dell’arresto della moglie. Berlusconi s’infischia delle riforme e punta dritto al voto. La pecora Fini torna all’ovile, con Bossi e l’Mpa. Così il 13 aprile Lazzaro risorge per la seconda volta. E si riprende l’Italia, mentre la sinistra si suicida. Viene in mente Nanni Moretti: Con questi dirigenti non vinceremo mai. O Corrado Guzzanti (Rutelli-Alberto Sordi): A Berlusco’, ricordate de l’amici, ricordate de chi t’ha voluto bbene!
lunedì, 28 aprile 2008

L'ho scritto e lo ripeto: abitassi a Roma, mi sarei fatto forza e avrei votato per Rutelli. Con qualche incertezza, lo ammetto, perché la botta del "voto utile" non l'ho ancora assorbita, ma il pensiero di avere come sindaco Alemanno sarebbe stato decisivo.
Faccio il possibile per non regredire alla logica del "tanto peggio tanto meglio", attraverso la quale la sinistra è riuscita a farsi del male in mille modi; ragionando freddamente, credo che per l'ex Sinistra Arcobaleno riuscire a dimostrarsi decisiva nel voto per il Campidoglio, sia preferibile a una nuova, cocente sconfitta. E anche se i sentimenti non sono indiferenti, in politica, spero che quelli che la pensano come me abbiano resistito alla tentazione del non voto.
Però, non posso fare a meno di dare un suggerimento a Veltroni e Rutelli, se le cose andassero male: telefonate a Cofferati.
Dico Cofferati per sintetizzare un tipo di dirigente politico che col sorriso sulle labbra ci sta portando al disastro. Sono convinto che la prepotenza, l'arroganza, lo spirito di autosufficienza che certi esponenti del Pd hanno manifestato dopo il voto (minimizzando l'enormità di aver consegnato l'Italia a Berlusconi) troveranno qualche sanzione elettorale. Ma il danno è già enorme, oggi. Perché si è scavato un solco profondissimo - emotivo prima ancora che politico - fra Pd e tutti ciò che sta a sinistra, e quando ho visto i dati della partecipazione al ballottaggio, ho scommesso sulla vittoria di Alemanno.
Chi vuole, da domani avrà da divertirsi, seguendo le convulsioni dei naufraghi del Pd.
lunedì, 28 aprile 2008
La lana della salamandra
Giampiero Rossi, milanese e interista nonché giornalista de L'Unità, ha scritto un piccolo libro che dovreste proprio procurarvi. Parla di amianto e di morti sul lavoro, nella forma atroce delle malattie professionali. Parla di Casale Monferrato dove, nello stabilimento della Eternit, si è consumata una strage.
Una credenza popolare diceva che l'amianto fosse la "lana della salamandra", l'animale che poteva sfidare il fuoco senza danno. Eternit è il nome di una miscela di amianto e cemento, brevettata nel 1901 da un austriaco, Ludwig Hatschek. Dal 1907 si produce "eternit" nello stabilimento di Casale Monferrato, nel 1947 l'Inail riconosce per la prima volta un caso di asbestosi come malattia profesionale, nel 1986 avviene il fallimento e la chiusura dello stabilimento, nel 2007 la Procura di Torino ha concluso le indagini per disastro ambientale doloso nei confronti della proprietà dello stabilimento.
Il libro lo trovate solo in edicola, come allegato gratuito a L'Unità.
domenica, 27 aprile 2008
Raschiando il fondo del barile
La squadra è sulle ginocchia, passeggia per il campo, non produce cambi di ritmo e solo la pochezza degli attaccanti del Cagliari (scarsi quasi come gli attaccanti del Torino) ci ha consentito di portare a casa questa vittoria fondamentale. Ora manca davvero poco. Tre punti in tre partite, per fare tre scudetti consecutivi.
Tifo Inter dalla seconda metà degli anni Sessanta, e non ricordo una squadra così capace di soffrire. Merito di Mancini e del gruppo di argentini, innanzitutto; ma questa sofferenza, la sensazione che un rimpallo possa riaprire la partita (pensate all'autogol sul tiro di Biondini, se fosse venuto sull'1-0), devono spingere a uno sguardo lucido su ciò che non va. Dopo il ritiro in Dubai, si è come spenta la luce, l'Inter schiacciasassi non si è (quasi) più vista. Ora galleggia con accortezza e fortuna, e a ogni fischio finale del'arbitro, tiro un sospirone di sollievo. Quello che mi sembra inconcepibile è vedere una squadra che si gioca lo scudetto scendere in campo con così poca animosità. Fra il gol di Cruz e l'occasione capitata a Balotelli, sono passati 45 minuti senza un solo tiro verso lo sconosciuto portiere del Cagliari.
Ripeto: i meriti di Mancini sono enormi. La compattezza di questo gruppo, nonostante mille polemiche alimentate ad arte, è il vero "valore aggiunto" che andrebbe riconosciuto a un allenatore, le cui qualità tattiche non mi sembrano altrettanto straordinarie. L'insistenza su Stankovic, per esempio, rasenta l'incoscienza: da mesi, il serbo gioca partite insulse, sembra totalmente fuori fase, corre a vuoto, sbaglia passaggi elementari, non riesce a innescare tiri decenti. Però, insistendo su di lui, Mancini manda un segnale a tutto il gruppo: la dedizione e lo spirito di squadra possono valere quanto le prestazioni.
Di Julio Ricardo Cruz, invece, non so più che scrivere. Stasera ho sentito Arrigo Sacchi definirlo uno dei più grandi attaccanti - ingiustamente sottovalutati - arrivati in Italia negli ultimi anni. Aggiungo solo questo: che vedere Cruz difendere sulla linea di fondo della nostra area, conquistare calci di punizione, dettare triangolazioni e congelare il gioco, mi fa sperare che Balotelli diventi un fenomeno. Giocare accanto al Jardinero è come andare a lezione di pittura da Picasso.
domenica, 27 aprile 2008
Dove trovare ispirazione? Dalla Linke tedesca o da Barack Obama? Dalla socialdemocrazia scandinava o da certi sindaci francesi o spagnoli? Dai movimenti altermondialisti che si stanno affermando in America Latina...
La sinistra italiana potrebbe cominciare la risalita imparando qualcosa dal Chievo e dall'Albinoleffe.
sabato, 26 aprile 2008
http://www.carta.org/campagne/partecipazione/13707
FUORIGIOCO, 15 - La disfatta elettorale avrà conseguenze incalcolabili. In questo piccolo spazio sportivo, mi limito a riprendere una frase di Joyce Carol Oates, scrittrice americana con la passione per la boxe: “Se il pugile è stato atterrato da un colpo che non ha visto arrivare, come può sperare di riuscire a proteggersi la prossima volta?”. Non avendo visto arrivare il pugno, sarà ancora più difficile rialzarsi dal tappeto.
Fra gli effetti prevedibili del trionfo berlusconiano c’è l’azzeramento della nuova disciplina sulla gestione dei diritti televisivi. Dopo anni di gestione diretta, da parte delle singole società di calcio, il governo Prodi aveva cercato di riportare la gestione in ambito collettivo (un unico contratto fra tv e Lega calcio) a partire dalla stagione 2010-11, con l’obiettivo di limitare lo strapotere dei più ricchi (Juventus, Milan, Inter e Roma). Oggi fra le grandi società e le piccole c’è un rapporto di 10 a 1, nella spartizione delle risorse provenienti dalle tv; con la riforma, lo squilibrio si sarebbe ridotto (4 a 1).
Solo una distribuzione più equa della torta televisiva – prima fonte di entrate per le società calcistiche - può ripristinare un minimo di equilibrio competitivo. Ma questo valore “riformista” andrà rinviato a tempi migliori, sul carro di Berlusconi saliranno quelli che contano: oltre al suo Milan, anche Juve, Inter e Roma sono interessate a mantenere l’attuale situazione, il Napoli può facilmente essere attratto in questa alleanza, e forse anche Fiorentina e Lazio verranno cooptate fra le “grandi”. Sulla linea berlusconiana si collocheranno anche Sky e Mediaset (la Rai è ormai fuori mercato), che con la contrattazione collettiva rischiavano di pagare di più il prodotto calcio. La restaurazione dell’ancien regime pallonaro non troverà ostacoli.
sabato, 26 aprile 2008
18) Olivier Marchal, L'ultima missione (4)


Di certo cinema francese, amo l’impareggiabile leggerezza, l’eleganza di dialoghi che sembrano rubati alla vita vera, l’esattezza dei volti, il senso della misura nella scelta dei toni della fotografia e della colonna sonora. Perciò, un film come questo mi ha esteticamente, profondamente irritato.
Il regista è un ex poliziotto e tiene a farci sapere che la vicenda è tratta da una storia vera, di cui fu testimone.
Daniel Auteil si presta a interpretare un poliziotto sull’orlo del suicidio: era bravo, dotato di fiuto e feroce determinazione, ma sono almeno 25 anni che fa quel lavoro (sporco) e una tragedia personale l'ha reso "una bomba pronta a esplodere". Il suo Louis Schneider non ha più voglia di vivere, l’alcol gli serve per prendere sonno, gli incubi non l’abbandonano mai, emana puzzo d’urina e si presenta sempre con la barba lunga e il pastrano.
Ma prima di lasciare questa valle di lacrime, il poliziotto deve sistemare i conti: con un giovane serial killer (la cui abilità nel commettere delitti è inversamente proporzionale alla facilità con cui viene individuato); con un vecchio serial killer che esce dal carcere per buona condotta; e con un collega antipaticissimo e corrotto.
È trasparente la metafora del riscatto, anzi il regista sembra rivolgersi a bambini che si recano per la prima volta al cinema, per quanto insiste nel montaggio alternato fra la mattanza finale e il parto della ragazza.
Non c’è un solo secondo in cui l'inquadratura non sia sghemba, il cielo non sia livido o piovoso, la luce non sia deformata... Marsiglia diventa un incubo visivo, la cui presenza opprimente serve a nascondere vistose incoerenze in sede di sceneggiatura, da cui si viene distratti tramite lampi di splatter (il sangue che imbratta la Croce, l’insistenza sulle foto scattate sui luoghi del delitto).
giovedì, 24 aprile 2008
Nel mio breve intervento all’assemblea della sinistra di Firenze, sabato scorso, avevo esordito dicendo che vivo a Bologna, città che da tempo non rappresenta un punto avanzato per la sinistra, in tutte le sue forme. Ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni è di una tristezza sconfortante: dalle nuove disposizioni per i Vigili urbani (saranno dotati di manganello e spray urticante, grazie all’accordo Pd-Udc) al grottesco balletto sulla ricandidatura del Sindaco (che ci farà la grazia di dircelo il 18 giugno) e sulle possibili alleanze. La concezione proprietaria delle cariche pubbliche che sta manifestandosi dentro il Pd bolognese rende la staffetta Rutelli-Veltroni-Rutelli un giochetto da bambini.
Perciò mi riconosco in quanto ho appena trovato in un lancio d’agenzia, le parole di un ex deputato di Sinistra Democratica.
BOLOGNA: ZANOTTI (SD), PD MOSTRA VOCAZIONE AUTORITARIA
(ANSA) - BOLOGNA, 24 APR – “Bologna davvero non si merita un gruppo dirigente al governo della città bloccato a discutere se sia il 18 o il 21 di giugno la data in cui il sindaco Cofferati annuncerà le sue intenzioni. Siamo allo sprezzo delle più elementari regole di trasparenza pubblica ad opera del Pd, la cui vocazione maggioritaria, così insistita, si sta trasformando in vocazione autoritaria”. Lo afferma la deputata bolognese uscente di Sinistra Democratica Katia Zanotti. “Fino a pretendere di stabilire, con insuperabile arroganza - continua - come, quando e in quale contesto i voti della sinistra potranno essere utili alle prossime elezioni amministrative in regione e, per soprammercato, su programmi decisi unilateralmente dal Pd. Eppure le elezioni politiche sono stata una bella lezione che il Pd sembra avere non compreso: semplicemente che da soli si perde. Per fortuna però - sottolinea Zanotti - si legge di esponenti dell'area prodiana bolognese che continuano a tenere seriamente aperta in prospettiva la necessità di un'alleanza con la Sinistra”.
“Sinistra Democratica sta riflettendo rigorosamente sulla sconfitta epocale subita dalla Sinistra Arcobaleno, convinta che in Italia un soggetto unitario della Sinistra, plurale, con cultura di governo, sia una necessità politica irrinunciabile per la quale vale la pena proseguire il cammino. Nessuna subalternità della Sinistra è ammessa in questo percorso, persino sul tema sacrosanto e difficile delle insicurezze, che andrebbe trattato fuori dalla estemporaneità, che a Bologna rischia di avere il solo linguaggio delle ronde e dei manganelli”.
giovedì, 24 aprile 2008
Megan Fox, nata a Rockwood il 16 maggio 1986, è la donna più sexy del mondo, secondo i lettori del magazine americano FHM. Detto che il 43esimo posto attributo a Charlize Theron basta a rendere insensata quella classifica, un blog come questo – così attento alla cultura – non può ignorare quanto rivela il sito de La Stampa. Megan, infatti, ha alcuni tatuaggi, sul cui senso aprirei il dibattito con i lettori:
1) sull’avambraccio destro, il volto di Marilyn Monroe
2) sull'inguine, a destra, il nome «Brian»
3) sulla caviglia destra, una luna e una stella marina
4) dietro la spalla destra, la frase «We will all laugh at gilded butterflies» tratta dal Re Lear (atto V, scena 3) di Shakespeare
5) sul costato, la frase «there once was a little girl who never knew love until a boy broke her HEART».
giovedì, 24 aprile 2008
Retrocessioni
Ho fatto arrabbiare un amico di Livorno, con l'augurio di salvezza rivolto al Toro e all’Empoli. Perciò sento il dovere di indicare chi può retrocedere senza che io versi una sola lacrima.
Non il Torino, c’è la Storia. Non il Catania, c’è Zenga (ma non dimentico che volevano la vittoria a tavolino per Materazzi). Non il Livorno (nonostante Spinelli) per la maglia amaranto e il mito di Armando Picchi. Non l’Empoli, per Cagni e per Chiara. Non il Cagliari, per Milco e per Acquafresca (certo, c’è pure Cellino). Non il Parma, perché Cuper ha sofferto abbastanza. Restano il Siena – che si salverà facilmente – e la Reggina – che non vedo come possa salvarsi.
È un anno un po’ così, non si può sempre sperare che a retrocedere siano Juve e Milan.
giovedì, 24 aprile 2008
Flussi e riflussi, verso Roma
Ci si sta esercitando, a sinistra, nel piegare l'interpretazione dei flussi elettorali alle proprie, ristrette convenienze. Il dato di partenza è che la lista della Sinistra Arcobaleno ha perduto in ogni direzione. Ma il voto contemporaneo alle amministrative può servire a definire le dimensioni del “voto utile” - voto anti-berlusconiano, innanzitutto - che si è aggrappato a Pd e Idv.
Nel voto amministrativo, lo stesso giorno alla stessa ora, Sinistra Arcobaleno (quasi sempre alleata col Pd) ha raddoppiato i voti: perciò, si può concludere che il travaso verso Pd e Idv rappresenta il principale bacino in cui si sono raccolti gli ex elettori delle forze che si sono presentate come Sinistra Arcobaleno.
Più difficile è misurare il peso relativo dello spostamento di voti verso la Lega Nord e verso l’astensione. Certe correlazioni locali, decisamente speculari, portano a un risultato che si può sintetizzare così: ogni 100 voti potenziali, SA ne ha conservati un terzo, un altro terzo è andato a Pd-Idv, mentre l’ultima parte si è distribuita in proporzioni simili fra Lega e astensione.
Il primo banco di prova di questo modello interpretativo si chiama Roma. Nel ballottaggio fra Rutelli e Alemanno si giocano molte cose - compresa la tenuta di Veltroni al vertice del suo partito - ma ciò che resta della sinistra va incontro a un bivio dirimente. Una vittoria di Rutelli rafforzerebbe il valore coalizionale, ridarebbe un senso di utilità, perché nelle vittorie elettorali c'è innanzitutto questo, ogni voto appare utilissimo. Una vittoria di Alemanno segnalerebbe la forza dell'ondata di destra che sta investendo il Paese, e qualcuno potrebbe essere tentato dalla logica del "tanto peggio tanto meglio": il Pd ha cancellato la sinistra dal Parlamento, tanto vale fargliela pagare in un luogo tanto simbolico.
Conosco persone di sinistra che ragionano così, altre che vogliono solo mettere in difficoltà Veltroni, altre che non hanno mai accettato lo scambio dinastico fra gli ultimi due sindaci della capitale. Il risentimento è una brutta bestia - leggetevi quello che ha scritto Barbara Spinelli su La Stampa - ma all'assemblea di Firenze ho ascoltato le preoccupazioni di altri romani di sinistra, che avvertono il rischio concreto degli ex fascisti in Campidoglio, e concludo che se fossi romano, mi farei forza e andrei a votare Rutelli.
L'esodo dei poveri da sinistra a destra, Barbara Spinelli, 20 aprile 2008
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40
mercoledì, 23 aprile 2008
17) Andrea Molaioli, La ragazza del lago (8)
Se ci si deve schierare, lo faccio subito: preferisco questo film a Caos calmo, e mi fa piacere abbia vinto tanti David di Donatello, perché sono questi premi ad averlo riportato nelle sale (a suo tempo l'avevo perso).
Per essere un esordio, trovo stupefacente la misura (il pudore) delle immagini e delle emozioni. In comune con Caos calmo c'è che proprio questo: è un film sul dolore, il dolore inconsolabile, il dolore che schianta, con il contraddittorio, viscerale bisogno di ricominciare a vivere.
Più che a scoprire la verità, l'indagine del commissario (Toni Servillo), attraverso le pacifiche stradine di un paesino friulano, consente di sfiorare varie tecniche di sopravvivenza. La perdita è ovunque: chi ha perso un bambino di tre anni, chi il senno della moglie, chi l'uso delle gambe, chi l'adorato coniglio, chi una figlia bellissima ormai diciottenne... Sguardi e silenzi lasciano intendere quale spaventoso residuo gravi sui superstiti, ma Molaioli rifugge dal patetismo, il cielo è sempre grigio ma limpidissimo, non fa stringere gli occhi, anzi aiuta a tenerli aperti, identificando i piccoli moventi che possono diventare un'ancora, ricostruire un senso.
Non so quanto voluto, ma il ritrovamento del cadavere assomiglia a quello di Laura Palmer, e fra chi indaga c'è anche una donna incinta (come in Fargo). Ma non so immaginare un film meno americano di questo, intriso di provincia e silenzi, probabilmente poco esportabile, ma dotato di una profondità rara, che nasce dalla sceneggiatura di Sandro Petraglia - lo stesso autore, insieme a Rulli, di Le chiavi di casa, il film di Amelio, tanto simile per certe atmosfere livide -, prendendo spunto da un romanzo del norvegese Karin Fossum.
Gli attori sono perfetti: difficile dire chi sia più nella parte fra Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Sara D'Amario (nella foto), ma dalle rughe bisbetiche del commissario non vorremmo mai allontanarci.

mercoledì, 23 aprile 2008
Cuchu
Il numero del Guerin Sportivo da ieri in edicola è semplicemente imprescindibile, per un tifoso dell'Inter.
Contiene una bella intervista di Matteo Dotto a Esteban Cambiasso, il calciatore più intelligente che calca i prati della Serie A, e oltre alla foto di copertina (Pegaso) ce ne sono un altro paio davvero splendide (Lingria e Grazia Neri).
martedì, 22 aprile 2008
IL DOCUMENTO APPROVATO DALL'ASSEMBLEA DI FIRENZE
DEL 19 APRILE
La grande partecipazione di oggi ci dice che la sconfitta elettorale non ci ha cancellati. Noi ci siamo comunque. Questa assemblea ha avviato una riflessione sulle molte cause della sconfitta elettorale, ma con determinazione ha ribadito che il processo costituente di una sinistra unita e plurale è irreversibile. Deve ripartire da un profondo rinnovamento della sinistra e di noi stessi. E' un processo che avrà bisogno di tempi rispettosi delle diverse identità e appartenenze, ma deve iniziare da subito, a partire dalle esperienze dei territori per creare luoghi pubblici più larghi delle forme organizzate già esistenti, sperimentando nuove forme di democrazia che abbiano un'immediata operatività.
Occorre ripartire dalle donne e dagli uomini che si sono impegnati nella campagna elettorale e dalle tante case comuni della sinistra che già esistono, diffuse. E' altrettanto urgente aprire laboratori di analisi e di pensiero a sinistra, costruendo seminari territoriali e nazionali. Da oggi nasce un gruppo di lavoro che avvia e organizza luoghi di discussione e di elaborazione sulle regole e sulle forme del nuovo soggetto, per costruire un nuovo appuntamento prima dell'estate [hanno già dato la disponibilità Marco Revelli, Paul Ginsborg, i compagni e le compagne del Veneto, il Movimento delle associazioni per la Sinistra l 'Arcobaleno].
Da domani ripartiamo dal radicamento sociale, dai conflitti e dai contenuti, impegniamoci ad un appuntamento nazionale di confronto sulle priorità che ne emergono. L'obbiettivo è quello di rispondere ogni giorno ai bisogni reali e concreti delle donne e degli uomini per far vivere nel paese l'opposizione al governo Berlusconi, a partire dalla riaffermazione e difesa della Costituzione, dal contrasto ad ogni forma di rinascita del fascismo, e dalla più forte partecipazione alle manifestazioni del 25 Aprile e del Primo Maggio.
http://www.xsinistraunitaeplurale.it:80/
A Firenze sono intervenuto anch'io. Chi avesse voglia di ascoltare i 6 minuti e 44 secondi del mio intervento, può farlo QUI.
martedì, 22 aprile 2008
16) Jason Reitman, Juno (7)

Film intelligente, con momenti di estrema gradevolezza e una giovanissima attrice (Ellen Page) che sembra impossibile abbia solo recitato.
E tuttavia Juno mi sembra troppo celebrato per i suoi, pur indiscutibili meriti. Il record d’incasso degli ultimi anni per i lungometraggi indipendenti forse deriva dall'infuocato dibattito sull’aborto, ma un successo così fragoroso mi resta incomprensibile.
La forza del film sta nei dialoghi; non a caso ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, scritta dalla ex spogliarellista Diablo Cody (una che deve aver letto e riletto i Peanuts fino allo sfinimento).
La gravidanza indesiderata della sedicenne Juno è affrontata come non si era mai visto prima. Con leggerezza e ironia. La provincia americana (in questo caso il Minnesota) è mostrata nelle sue immodificabili ritualità, quasi un controcanto degli incubi di Lynch.
A fare da punteggiatura allo scorrere delle stagioni è l'allenamento alla corsa dei ragazzi in maglia arancione, mentre l’irruzione della realtà fa deflagrare la coppia apparentemente perfetta, quando il desiderio di adottare un bambino esce dall'astratteza e diventa evento corporeo e ravvicinato.
Al trentenne regista di Thank You For Smoking va dato il merito di aver scelto uno stile anticonvenzionale, evitando le trappole del sentimentalismo e del politicamente corretto.
martedì, 22 aprile 2008
Neil Young, Zuma (Canada, Reprise 1975)
165, LA PUNTINA SUL VINILE

Disco di transizione dell'autore di Toronto, nel pieno di una turbolenta fase personale. Appena trentenne, Young è già al nono album solista, collocato fra i ben più incisivi On the Beach e Comes a Time.
Sette delle nove canzoni sono eseguite insieme ai Crazy Horse (Frank Sampedro, chitarra, Billy Talbot, basso e voce, Ralph Molina, batteria e voce): le più riuscite mi sembrano Stupid Girl, Don't Cry No Tears e la splendida Cortez the Killer (rilettura dell’epopea dei conquistadores dall’ottica dei nativi americani: Zuma non è altro che la contrazione di Montezuma).
Prodotto da Tim Mulligan, l'album contiene anche una classica ballata west coast, Through My Sails, che vede l'amichevole presenza di David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash.
Malinconiche ballate, vorticosi inseguimenti di chitarre, testi politico-poetici, voce dannatamente languida (e abrasiva): anche se lo considero un episodio minore nella discografia di Neil Young, Zuma continua a trasmettere un profondo respiro cinematografico.

martedì, 22 aprile 2008
DOLENTI NOTE, 15 - Alma Ata, Podgorica, Nicosia, Pljevlja, Koprivnica, Teuta, Lovech, Coloma, Tel Aviv, Famagosta, Moravce, Grodzisk, Araz, Tbilisi, Chisinau, Vaduz, Bergen, Tallinn, Streymur, Lillestroem, Liepajas, Brest, Helsingborg, Narva, Odense, Ettelbruck, Riga, Lens, Bistrita, Kazan, Vilnius, Gent, Liberec, Bratislava, St.Gallen, Cork, Rejkjavik… Sono solo alcune delle città dove giocano squadre che hanno disputato l’attuale Coppa Uefa. Immagino che l’elenco completo sia già nelle mani di Ronaldinho e del fratello procuratore, certo entusiasti delle nuove opportunità che si schiudono, in rossonero, per fare nuove esperienze e sviluppare lo sfruttamento dei diritti d’immagine.
lunedì, 21 aprile 2008
Premiato da Sky come miglior giocatore in campo, Stankovic ha pronunciato queste parole davanti alle telecamere: “Vorrei fare io una domanda: ma che partita avete visto per darmi il premio di migliore in campo? Abbiamo giocato male anzi, malissimo. Non si può sempre vincere dando anche spettacolo. Abbiamo cercato i tre punti e sono arrivati con moltissima sofferenza. Scudetto già in tasca? Spero che non perdiamo nemmeno una partita. Siamo sulla buona strada. Questa partita valeva tantissimo. Possiamo permetterci qualche passo falso. Con questa grinta e questa concentrazione sono sicuro che arriveremo fino alla fine. Complimenti al Torino. Non avevano nulla perdere e hanno fatto una bellissima partita”.
Aggiungo io. Nel commento di Stankovic ci sta tutto: la fatica, la disciplina, i limiti tecnici e fisici della squadra, il salto di qualità "mentale" che Mancini ha saputo produrre.
Ieri sera ho visto solo gli highlights, ma nessuno (a partire da Mihajlovic) ha detto che la vittoria è meritata; il Torino ha giocato meglio, ha costruito più occasioni, mentre su di noi pesava il match ball. Per fortuna le ultime 4 giornate si giocano in contemporanea, il doppio stress (prima la Roma, poi noi) mi ha davvero esaurito.
Gli scudetti si vincono anche così, portando a casa tre punti dopo partite orribili, con un centrocampo che non costruisce nulla e una difesa da brividi, ma prima di fare festa – magari nel derby - mancano ancora 6 punti. E al Toro, con il suo attacco imbarazzante, ne mancano solo 4 per restare in Serie A: auguri di cuore ai granata (e anche all’Empoli).
lunedì, 21 aprile 2008
15) George Clooney, In amore niente regole (5)

Commedia sofisticata, che rimanda al genere in voga fra gli anni Trenta e Cinquanta: Clooney doveva avere una gran voglia di svagarsi, dopo tante interpretazioni segnate da impegno civile e spirito di denuncia.
A metà degli anni Venti, il football americano prova ad uscire dal dilettantismo e costruisce le sue fortune (definendo le sue “regole”) sulla figura di un eroe di guerra che ha qualcosa da nascondere. Il giovane eroe (John Krasinski) e il giocatore ormai a fine carriera (Clooney) si innamorano della stessa donna, Lexie Littleton (Renée Zellweger), giornalista d’assalto troppo simile a quella del Prima pagina di Billy Wilder (e pressoché identica al ruolo che interpreta nel musical Chicago). Ne derivano dialoghi che vorrebbero essere scoppiettanti ed equivoci che vorrebbero essere originali. Invece, il senso del già visto domina inesorabile.
In amore niente regole diventa il ricalco (restaurato e coloratissimo) di una quantità di altri film, senza poter disporre del magnetismo di Cary Grant e Gary Cooper, o del tocco ironico di Lubitch e Capra.
Una commedia romantica gradevole e patinata, fra scazzottate senza una goccia di sangue e baci in controluce, lunghi e “telefonati”. Ma colpisce l’incapacità di uscire almeno una volta dagli schemi, fino alla partita conclusiva, nel fango, dove il trucco che aveva funzionato nelle trincee della guerra mondiale mostra la sua validità nella costruzione di un touch down.
lunedì, 21 aprile 2008
Blondie, Autoamerican (USA, Chrysalis 1980)
164, LA PUNTINA SUL VINILE

Prodotto da Mike Chapman, è il quinto album della band, di fatto il penultimo, subito prima che “Debbie” Harry avviasse la carriera solista e cinematografica (è lei a far impazzire il protagonista del Videodrome di Cronenberg). Il gruppo avrà una seconda vita, alla fine degli anni Novanta.
In questa fase, Blondie è un sestetto, formato da Clem Burke (batteria), Jimmy Destri (tastiere), Nigel Harrison (basso), Frank Infante (chitarra), Chris Stein (chitarra) e Deborah Harry (voce). La band è imperniata sulla coppia (anche nella vita) formata da Debbie e Stein, di cinque anni più giovane, e tutta l’attenzione è calamitata dalla cantante, per la splendida voce, le notevoli doti interpretative e la seducente presenza scenica.
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