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Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra,
Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura |
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venerdì, 29 febbraio 2008
Stefano Olivari è uno dei migliori giornalisti sportivi italiani. Ha tre qualità rare (prese una alla volta), anzi uniche (tutte e tre insieme non aiutano a fare carriera): Olivari capisce di calcio, nel senso di tattica sul campo e preparazione della partita, capisce di politica, nel senso che sa rintracciare gli interessi veri che nascondono certe campagne di stampa, e mi sembra non avere remore nell'attirarsi nemici. Gli riesce persino di essere autoironico.
Il suo giornale on-line (La Settimana Sportiva, evoluzione del sito Indiscreto) contiene, fra l'altro la sua rubrica setimanale (Svegliarino), ormai giunta al numero 682. Ricopio, innanzitutto, un passaggio esilarante sulle logiche del calciomercato: "Meno male che a tirarci su il morale c'è il calciomercato, dove chi è cialtrone ha statisticamente quasi le stesse probabilità di azzeccare la notizia di chi fa mille telefonate al giorno... Sport, quotidiano di Barcellona che vende circa 120mila copie al giorno, lo scorso 14 febbraio (ha dato) la notizia, la tipica notizia che in Italia viene ripresa e rilanciata, allungando il brodo con sapienza: Diarra dal Real Madrid all'Inter. Ovviamente con il solito contorno di finti incontri, pseudoclausole, case già affittate, colloqui con l'allenatore, eccetera. Ma l'aspetto più esilarante del lisergico articolo è che l'agente di Diarra, Frederic Guerra, ha affermato di essersi incontrato con due dirigenti nerazzurri: ''He tenido reuniones con Marco Braida y con Alessio Secco - responsable del area tecnica y director deportivo del Inter''. Quindi il mostro Branca-Braida e Secco avrebbero definito per l'Inter i dettagli di qusta clamorosa operazione. Il bello è che la notizia è stata veramente ripresa da noi, l'abbiamo sentita in più di un servizio, aggiustando i nomi dei dirigenti e la società. Perché della stampa estera non si butta via niente: l'Economist è sempre autorevole, ma anche Sport non scherza".
La seconda citazione, invece, la riprendo perché è inquietante (Olivari non è il primo a scriverlo, Franco Rossi lo sostiene da tempo): "Resta il fatto di un Mancini capace di stravincere contro avversari a pieno regime, al contrario di quanto avvenuto l'anno scorso, contro un ambiente mediatico sospeso fra un morattismo deteriore (quello che faceva scrivere, sei mesi e non sei anni fa, che non sapeva valorizzare Adriano, Recoba e Coco) ed un'antipatia di matrice televisiva e moggiana, contro la sua stessa società... contro un presidente che si sente oscurato da lui a livello di immagine e qualche giocatore che si sente incompreso (Materazzi, Figo, Toldo) e che non a caso è stato isolato dal resto del gruppo: la bocca di Ibrahimovic nel post-Anfield era quella del suo allenatore. Come già più volte detto, il 4-4-2 ed il 4-5-1 lo conoscono anche in serie C2, e senza il falso mito della gavetta (prima panchina di Ancelotti quella di vice di Sacchi in Nazionale) ad alto livello la differenza la fa la personalità... Se Mancini non farà l'impresa con il Liverpool la sua avventura all'Inter potrà considerarsi conclusa, per far posto ad un allenatore esonerato dal Chelsea proprio perché non ha vinto la Champions League, ma il piacere di vincere contro quasi tutti non ha prezzo".
Spero che si sbagli e spero che ora vi sia venuta voglia di leggere l'articolo completo: http://www.settimanasportiva.it/index/it/news.show/Contro+il+campo.html?sku=1530
venerdì, 29 febbraio 2008
151, LA PUNTINA SUL VINILE
Madonna, Like a Virgin (USA, Sire 1984)
Veronica Louise Ciccone esplode con questo secondo album, dieci canzoni, un concentrato di hit strepitose (Into the Groove, Material Girl, Crazy for You), sotto la supervisione di Nile Rodgers e Stephen Bray.
E' una scossa elettrica che rivitalizza la dance, e se al riascolto la voce appare quasi infantile, non si può restare indifferenti davanti all’uso innovativo dell’elettronica, alla qualità degli arrangiamenti: Madonna – che il prossimo 16 agosto compirà cinquant’anni - diventa il metro di misura delle sonorità dell’epoca.
La band è formata da professionisti di grande esperienza: Bernard Edwards, basso, Nile Rodgers, chitarra, Rob Sabino, synth, Jimmy Bralower, drum machine programming, Lenny Pickett, sax, Tony Thompson, batteria, Curtis King, Frank e George Simms ai cori.
Nella scena iniziale del primo film di Tarantino (Le Iene) i personaggi discutono sul significato del testo di Like a Virgin, brano costruito sui doppi sensi e destinato a suscitare scandalo - “come una vergine toccata per la primissima volta…” – rafforzato dal video girato a Venezia, con immagini che alternano la croce e l'abito da sposa.
venerdì, 29 febbraio 2008
 Con lo spirito da servizio pubblico che anima questo blog, rispondo alla richiesta di un cortese visitatore (non tutti sono cortesi) con queste due foto di Emmanuelle Béart, per capire che significato ha avuto l'autocritica sull'essersi rifatta le labbra.
venerdì, 29 febbraio 2008
Sul manifesto di venerdì scorso, c'era una lunga intervista di Matteo Bartocci a Marco Revelli. Ne riporto un paio di passaggi per la loro lucidità disarmante.
Proprio la caduta del governo ha costretto la sinistra ad accelerare il processo unitario. Ma questa accumulazione di forze può bastare a cambiare il quadro?
E' una sinistra dai riflessi spaventosamente lenti, che stenta a cogliere la dimensione di quello che sta succedendo. La svolta impressa dal Pd sconvolge tutta la mappa delle identità politiche italiane. E' una liquidazione chiarissima, esplicita e credo irreversibile, perfino del concetto di centrosinistra. Di una possibile (e naturale, vista la natura del centrodestra italiano) alleanza tra la sinistra cosiddetta moderata e la sinistra cosiddetta radicale. Possiamo dire anche di più: il Pd è il taglio voluto, deliberato e proclamato con le ultime radici di un'identità «di sinistra». Penso ai suoi simboli, alla negligenza su resistenza e antifascismo nella carta dei valori, ai suoi temi identificanti. Penso alla scandalosa campagna d'autunno contro la «città fragile» - lavavetri, vagabondi, mendicanti, nomadi - scatenata dai sindaci «democratici» come primo atto di quel processo «costituente». E' tragico che la parte maggioritaria dell'ex-sinistra abbia fatto questa scelta.
Perché secondo te il lavoro stenta ad assumere una sua soggettività? Perché l'unico soggetto su piazza è il capitale?
Sono domande impegnative ma se la sinistra non risponde è fuori gioco. Gli altri, purtroppo, una risposta l'hanno data: per loro l'unico soggetto in campo è l'impresa (e questo mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, il grado di impoliticità della situazione, perché l'impresa è soggetto «privato» per definizione). Il Pd di Veltroni presenta il programma della Confindustria punto per punto. Candida come capolista il figlio di un imprenditore secondo il vecchio principio dinastico. E non è nemmeno il figlio di un «capitano d'industria», di un self made man con vocazione da produttore ma il figlio di un imprenditore - finanziere, uno scalatore d'imprese altrui. Poi, certo, candida anche un operaio, uno che ha dovuto rischiare la pelle per conquistarsi una visibilità simbolica e come ornamento simbolico è stato scelto: il testimone di un residuo e di una difficoltà. A me pare un'operazione spaventosamente cinica, ma i nostri che dicono? Sono silenti.
venerdì, 29 febbraio 2008

CARTA IN EDICOLA - L’incendio del Coming Out, storico locale gay di Roma, è solo l’ultimo episodio di una lunga catena. Ma l’omofobia ufficialmente non esiste. Anzi, viene autorevolmente sollecitata. Il clima è irrespirabile. A Roma e non solo.
Il lavoro, i movimenti, la sinistra: conversazione con Gianni Rinaldini. Inoltre: la crisi strutturale della politica «debole» in Calabria; la Cina, tra turbocapitalismo, Olimpiadi e inquinamento; Sinistra cosmoplita: proposte per una politica estera per la Sinistra Arcobaleno.
FUORIGIOCO, 7 - La continuazione della guerra con altri mezzi: le Olimpiadi dell’era moderna hanno presto capovolto l’ispirazione delle origini, lo “spirito olimpico” evocato dal barone de Coubertin, il pacifico universalismo fondato sulla leale competizione. Per quasi tre decenni, De Coubertin riuscì a imporre il proprio punto di vista: chi praticava l’attività sportiva per diletto non doveva competere con coloro che dallo sport ricavavano il proprio sostentamento. Unica eccezione, chissà perché, i maestri di scherma. Secondo il barone, l’atletismo doveva conservare “il carattere nobile e cavalleresco che l’ha distinto nel passato affinché possa continuare a svolgere efficacemente nell’educazione dei giovani moderni il ruolo ammirevole attribuitogli dai maestri greci”. Il dilettante (gentleman amateur) è il soggetto deputato a salvaguardare la purezza delle Olimpiadi. Tanto snobismo non trovava contraddittoria l’esclusione delle donne o l’assenza di misure finalizzate a combattere le discriminazioni razziali.
Anche l’attribuzione dei Giochi conquistò presto un significato politico. Dopo Atene e Parigi, la terza Olimpiade moderna avrebbe dovuto svolgersi a Chicago, ma poiché la città di Saint Louis celebrava il centenario dell’ingresso negli USA, esponenti politici della Louisiana convinsero il presidente Theodore Roosevelt a trasferire i Giochi del 1904 qualche meridiano più a sud. Un fatto singolare si verificò dopo il congresso del CIO del 1905, che aveva assegnato a Roma i Giochi del 1908: il governo italiano, guidato da Giolitti, oppose ragioni economiche e affermò che l’Italia non aveva raggiunto una sufficiente maturità sportiva. E i Giochi vennero dirottati a Londra.
Certi “liberali” del centro-sinistra che candidano l’Italia a ospitare qualunque evento sportivo – rimediando figuracce come per i prossimi Europei di calcio – forse dovrebbero rileggersi Giolitti.
giovedì, 28 febbraio 2008
Meno 47
Finalmente la Sinistra Arcobaleno ha presentato il proprio programma. Sorpresa in mezzo al guado dalle elezioni anticipate, questa lista destinata a diventare un nuovo soggetto politico ora deve scommettere il tutto per tutto sulla capacità di esprimere un punto di vista autonomo, diverso da quello del Pd e in grado di fare i conti col fallimento del governo. Questo programma comincia a farlo. Punta nitidamente su quattro assi fondamentali: lavoro e lotta alla precarietà, diritti civili e laicità dello Stato, riconversione ecologica dell’economia, riforma della politica (conflitto di interessi, riduzione dei costi, rilancio della partecipazione attiva).
Il problema non è la sopravvivenza della sinistra, come qualcuno insiste a dire, ma quale livello di civiltà vogliamo conquistare. La speranza è che l’Europa continui a essere qualcosa di diverso e di irriducibile rispetto alla dialettica politica nordamericana (che Veltroni e Berlusconi continuano a rincorrere, con i loro discorsi bipartitisti sul “voto utile”).
Da oggi il livello di polemica con il Pd è destinato a crescere: non se ne può più dell’immagine caricaturale della sinistra come forza di “conservazione”, mi sono sinceramente stufato di sentire il Pd autodefinirsi “nuovo” mentre gli altri sarebbero “il vecchio”.
Trovo grottesco il tentativo di smarcarsi dal governo Prodi (il Pd ha 15 ministri e 60-65 sottosegretari in carica), anzi la trovo una scorrettezza intellettuale, un caso di rimozione che andrebbe affidato a bravi psichiatri. Veltroni non fa altro che parlare di “rimonta” e non spiega mai perché ci sia tanto bisogno di rimontare.
giovedì, 28 febbraio 2008

Più che ai tifosi dell'Inter mi rivolgo a quelli della Roma che lo maledicono: Javier Zanetti, se i miei calcoli sono esatti, ha giocato 577 partite con la maglia dell'Inter, segnando 19 gol. Un gol ogni 30,4 partite. Con quello di ieri sera, per questa stagione ha già dato. A meno che non ci si ritrovi all'Olimpico, per la finale di Coppa Italia.
Trovo particolarmente patetico l'atteggiamento di chi spiega il pareggio di ieri sera con l'espulsione di Mexes. Sono gli stessi che giustamente davano dell'ingenuo a Materazzi, e se Totti si rifugia nell'aiutone dell'arbitro, vuol dire che non faranno mai il salto di qualità. Certo, arrivare per tre anni consecutivi alle spalle di chi vince lo scudetto (sempre la stessa squadra), può suscitare qualche acidità di stomaco.
giovedì, 28 febbraio 2008

Il mio amico Cap sa quanto lo invidio per le immagini che riesce a trovare nel web. Queste di Emmanuelle Béart sono davvero una meraviglia, e purtroppo mi sono perso la fondamentale intervista in cui ha ammesso di aver sbagliato a rifarsi le labbra.
Io, comunque, l'avevo già perdonata.

giovedì, 28 febbraio 2008
Se i gol si pesano e non si contano, quello di Zanetti alla Roma entra di diritto fra i 2-3 più pesanti di questa stagione.
Il capitano segna una volta all'anno (ma Matteo Ferrari è l'ultimo al mondo che dovrebbe farlo notare) e con questo gol si è definitivamente scrollato di dosso la stupida fama di perdente.
L'Inter è sulle ginocchia, molti hanno la lingua fra i denti, ma ha acquistato un carattere che non aveva mai avuto, recuperando un risultato che solo quelli in malafede possono svilire con l'espulsione di Mexes. Resto dell'idea che Mancini abbia sbagliato a schierare una sola punta (ma Crespo sta crescendo...), e tuttavia faccio notare che se la sforbiciata del Valdanito fosse entrata, anziché carambolare sul palo, a quel punto avremmo avuto la partita in pugno, con la Roma costretta a sbilanciarsi e l'Inter con il miglior assetto possibile.
Alla Roma, come sempre, è mancato qualcosa. All'Inter quel qualcosa è miracolosamente riapparso.
mercoledì, 27 febbraio 2008
mercoledì, 27 febbraio 2008
149 e 150, LA PUNTINA SUL VINILE
Alan Sorrenti, Aria (Italia, Harvest, 1972)
Alan Sorrenti, Alan Sorrenti III° (Italia, Harvest, 1974)
 
Quando si pensa a qualcuno che si è buttato via – e, così facendo, ha ottenuto un grande successo commerciale – non si dovrebbe mai dimenticare Alan Sorrenti. Voce inconfondibile, da molti paragonata a quelle di Tim Buckley e Demetrio Stratos, forse non tutti sanno che l’etichetta Harvest scelse Sorrenti per accompagnare i Pink Floyd in tournée.
Vorrei incontrarti, dal primo lp, è di una modernità sorprendente. Dicitencello vuje, dal terzo, è la canzone della svolta. A quel punto, Sorrenti cambia rotta e si dà alla dance.
Questi sono il suo primo e terzo album (il secondo, Come un vecchio incensiere, prima o poi lo prenderò in cd). Progressivo quanto mediterraneo, il pop di Sorrenti sfuggiva alle scuole PFM e BMS, andando alla ricerca di nuovi moduli espressivi, con esplosioni ritmiche a scandire arpeggi spagnoleggianti e assoli di violino. La suite che dà il titolo al primo album e occupa la prima facciata resta una pietra miliare del pop italiano degli anni Settanta. La mia mente (I), Poco più piano e Ma tu mi ascolti (III) sono tuttora magnifiche.
Alla realizzazione dell’album d’esordio collabora Jean-Luc Ponty, straordinario violinista legato alla Mahavishnu Orchestra; ci sono anche Toni Esposito (batteria), Vittorio Nazzaro (basso e chitarra classica), Albert Prince (piano, tastiere, fisarmonica, mellotron), Jean Costa (trombone), André Lajdli (tromba), Martin Paratore (ballerina spagnola), Tony Bonfils (basso con arco).
Due anni dopo è rimasto solo l’amico Toni Esposito; Nero Limone suona il basso e la chitarra elettrica, Enzo Castella il mandolino e la chitarra acustica, Mark Harris sta al piano e al synth.
Vorrei incontrarti lungo le strade che portano in India,
vorrei incontrarti ma non so cosa farei:
forse di gioia io di colpo piangerei.
Vorrei trovarti mentre tu dormi in un mare d’erba
e poi portarti nella mia casa sulla scogliera,
mostrarti i ricordi di quello che io sono stato,
mostrarti la statua di quello che io sono adesso…
Dicitencello ch'è na rosa 'e maggio,
ch'è assaje cchiù bella 'e na jurnata 'e sole...
Da 'a vocca soja,
cchiù fresca d''e vviole,
i' giá vulesse sèntere
ch'è 'nnammurata 'e me!…
mercoledì, 27 febbraio 2008
Termometro elettorale, 3
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13-feb |
20-feb |
26-feb |
| Partito Comunista dei Lavoratori |
0,5% |
0,5% |
0,5% |
| Sinistra Arcobaleno |
7,5% |
7,0% |
7,0% |
| Socialisti |
3,0% |
2,5% |
2,0% |
| Radicali |
1,5% |
|
|
| Italia dei Valori |
2,0% |
2,5% |
2,5% |
| Partito Democratico |
33,0% |
35,0% |
35,0% |
| Rosa Bianca |
2,5% |
2,5% |
3,0% |
| UDC |
4,0% |
4,5% |
4,5% |
| Popolo delle Libertà |
39,0% |
38,5% |
39,0% |
| Lega Nord |
4,0% |
4,0% |
4,0% |
| La Destra |
3,0% |
3,0% |
2,5% |
|
|
|
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| Veltroni |
35,0 |
37,5 |
37,5 |
| Berlusconi |
43,0 |
42,5 |
43,0 |
Castrazione chimica? "Non la escludo" - dice Veltroni. Forse a renderlo perplesso è l'aggettivo: se anziché "chimica", fosse "biologica", il Pd potrebbe farci un pensierino.
Intanto, è già d'accordo con i peggiori ceffi di destra sul cosiddetto "nucleare di quarta generazione", perché bisogna sembrare moderni e dare un segnale "all'ambientalismo del no", quello che ci ha regalato l'ultima grande vittoria culturale, in Italia, nel referendum contro le centrali nucleari di vent'anni fa.
Prossima tappa del revisionismo: la pena di morte. D'accordo, il Pd ha candidato la Bonino, l'Italia si è data da fare per la moratoria in sede ONU, ma a farlo era pur sempre il governo Prodi - che Veltroni tratta come se fosse un appestato. Per dare risposte alla domanda di sicurezza, si può rivalutare la sedia elettrica: purché l'elettricità necessaria al funzionamento della sedia si ottenga tramite pannelli solari o pale eoliche.
martedì, 26 febbraio 2008
Chiudere il discorso
Roma quasi al completo (manca solo Panucci, recuperano Juan e Mancini), Inter senza Samuel, Dacourt, Cordoba, Cruz e Ibrahimovic.
Mancini ha scelto di non forzare la ripresa degli attaccanti usciti malconci da Liverpool, e ha convocato Balotelli.
Domani sera, a San Siro, si può chiudere il discorso campionato. Per farlo, serve un'Inter che nel 2008 non si è ancora vista: una squadra in grado di garantire potenza in mezzo al campo (Vieira, Zanetti e Stankovic), ma capace anche di cambi di ritmo (Figo e Jimenez devono servire a questo), e di proporre incursioni verticali per fare a fette la retroguardia giallorossa (Maicon e Cambiasso). Potendo giocare per lo 0-0, davanti si può scegliere la strada della punta unica, ma senza Ibra e Cruz la vedo dura; meglio le due punte, Crespo e Suazo, per obbligare Spalletti a tenere arretrato De Rossi. Quanto a Balotelli, potrebbe anche entrare dal primo minuto, ma il suo meglio può darlo accanto a uno dei grandi assenti.
Sono convinto che Spalletti rischierà Vucinic dal primo minuto: il pareggio non gli serve. Nell'ultimo mese, il nostro punto debole è la difesa: Materazzi è lontano da una forma accettabile e inadatto a contrastare la velocità della Roma, perciò punterei su Chivu e Burdisso al centro, con Maicon e Maxwell sulle corsie esterne. Se la giochiamo con intelligenza, senza voler strafare e senza esagerare con l'attendismo, non mi lamenterò di nessun risultato.
Spero che San Siro si presenterà esaurito e con un pubblico caloroso, capace di sostenere la squadra anche nelle difficoltà, all'altezza di quello che ci sarebbe all'Olimpico.
martedì, 26 febbraio 2008
Gli americani sono sempre un passo avanti.
Questa raffigurazione di Hillary Clinton, usata come schiaccianoci (e vistosamente ringiovanita), potrebbe ispirare gli spin doctor e i consulenti d'immagine nostrani a mettere sul mercato qualche oggetto domestico.
Un telecomando con il doppiopetto di Berlusconi, lo comprerei subito. Un'oliera con le morbide forme di Mastella andrebbe a ruba. Per il sale e pepe, suggerisco Casini. Per i sacchetti della raccolta differenziata, fate voi.
martedì, 26 febbraio 2008
Meno 47
Nel giorno in cui Veltroni presenta il programma del Pd, Famiglia Cristiana lancia un fragoroso allarme: nelle liste del Pd ci saranno presenze “squassanti”, quelle dei Radicali, e la cosa sta creando una “fortissima preoccupazione” nel mondo cattolico (parole del Pd Castagnetti).
“Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana”, è il titolo dell’editoriale di Famiglia Cristiana. I Radicali sono quelli delle battaglie per “aborto, eutanasia, depenalizzazione della droga, abolizione del Concordato e dell’8 per mille”. La loro sarebbe “un’ideologia libertaria alternativa alla storia e ai principi etici, economici e sociali di questo Paese”.
Come previsto, da questo accordo elettorale il Pd ricaverà più problemi che voti.
"Berlusconi è quello che intercetta meglio le emozioni": lo pensano in tanti, a dirlo è stato Ciriaco De Mita. L’ottantenne ex dirigente del Pd – escluso dalle liste da Veltroni e intenzionato a fargliela pagare – ha poi aggiunto un pensiero ancor più persuasivo: "Berlusconi è come un venditore ambulante. Coglie solo l’esigenza immediata del cliente. I negozianti sono un altra cosa: devono fare i conti col tempo. Mantenere un rapporto di fiducia".
Ora, per mantenere un rapporto di fiducia si devono avere almeno un paio di qualità: vendere un prodotto decente e venderlo proprio a chi ne ha bisogno. Personalmente, ho la massima fiducia nei diamanti che vedo negli spot al cinema, ma questo non mi rende un cliente fisso di Tiffany. Mi piacciono le Lexus e sarei molto incline al lusso, ma trovo più verosimile che la mia prossima auto sia una Yaris. Voglio dire che le promesse devono (dovrebbero) avere un destinatario proporzionato alla loro natura.
L’affascinazione che molti provano per Berlusconi – e che li porterà a rivotarlo, nonostante di promesse ne abbia mantenute poche – non credo possa funzionare sull’altro lato dello schieramento, soprattutto se si usano gli stessi slogan ("Meno Tasse", "Salari Più Alti"), senza spiegare come arrivare a quel risultato.
martedì, 26 febbraio 2008
Riappare Taribo 
La notizia è che dopo due anni passati a fare il predicatore evangelico (ha anche fondato una propria setta religiosa), Taribo West è pronto a tornare a fare il calciatore a tempo pieno.
Il difensore nigeriano ricomincia dalla serie B spagnola: ha trovato un accordo con il Jerez, e guadagnerà 22000 euro al mese.
West ha giocato nell’Inter fra il 1997 e il 2000: 65 partite e 2 gol, entrambi decisivi: il primo per la vittoria sull’Atalanta a Bergamo, il secondo per eliminare lo Schalke 04 nei quarti di finale della Coppa Uefa che saremmo andati a vincere a Parigi.
L'euforica corsa di West verso la panchina di Simoni resta un ricordo incancellabile.
martedì, 26 febbraio 2008
Sul prossimo numero di FIOM Notizie
La sera del 5 dicembre scorso, ad una iniziativa pubblica sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ho acquistato questo libro che indigna e tocca nervi scoperti per noi lavoratori e sindacalisti.
In molti forse non ricorderanno, ma il 13 marzo 1987, nel cantiere Mecnavi del porto di Ravenna, in seguito ad un piccolo incendio che sprigionò sostanze altamente tossiche, morirono soffocati tredici operai mentre effettuavano delle pulizie nella stiva dell’Elisabetta Montanari, in quello che a tutt’oggi resta il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra.
In occasione del ventennale dell’incidente Rudi Ghedini, giornalista e scrittore bolognese, ha pubblicato il libro “Nel buio di una nave” che ripercorre le varie fasi della tragedia analizzando la lunga catena di responsabilità che portarono a morire in modo così atroce 13 persone, di cui tre non avevano ancora vent’anni, nella regione più sindacalizzata d’Italia; lo fa con il suo stile chiaro, unendo ai propri dolorosi ricordi dell’epoca testimonianze e stralci di atti processuali.
Durante la ristrutturazione della nave non vennero rispettate le più banali norme di sicurezza: mentre le vittime ripulivano da sostanze altamente infiammabili il doppiofondo sottostante i serbatoi per il trasporto di gpl, sopra di loro altri operai tagliavano e saldavano lamiere utilizzando la fiamma ossidrica, attività assolutamente incompatibili tra loro; se si aggiunge a questo che il sistema antincendio era fuori uso da alcuni giorni, non erano presenti estintori, non esisteva un piano di evacuazione in caso d’incidente, gli operai presenti non conoscevano il loro ambiente di lavoro e non avevano nessun tipo di formazione, si può affermare che furono praticamente condannati a morte. Le tredici vittime erano dipendenti di cinque aziende diverse, alcuni al loro primo giorno di lavoro e visto che otto di questi lavoravano in nero, nei primi drammatici momenti i responsabili dei cantieri, invece di collaborare con i vigili del fuoco, si preoccuparono di mandare a prendere i libretti di lavoro a casa degli ignari parenti per tentare di metterli in regola. Ghedini lascia trapelare una grande e contagiosa amarezza, oltre al dolore per quanto accadde, perché a tutt’oggi i colpevoli restano pressoché impuniti.
Tra pochi giorni saranno passati ventun'anni e la sera del 5 dicembre mi chiedevo quanto lavoro bisogna ancora fare per applicare la 626 e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. La mattina seguente ho appreso del primo morto alla Thyssen-Krupp.
Elena Pederzini (delegata Fiom-Cgil CMP elettronica)
martedì, 26 febbraio 2008
DOLENTI NOTE, 7 - Falso in bilancio, appropriazione indebita, infedeltà patrimoniale, truffa ai danni della Federcalcio ai fini dell’iscrizione al campionato, aggiotaggio informativo: i fatti contestati alla Triade dalla Procura di Torino sono linguisticamente impressionanti, e descrivono una Juventus schizoide: al tempo stesso parte lesa e colpevole di “responsabilità oggettiva”. Fra pochi giorni cominciano gli interrogatori: pare che Giraudo si sia deciso ad aprir bocca, mentre Moggi, con il suo eloquio alluvionale, aspetta una chiamata come testimonial di caramelle balsamiche. E siccome Cobolli non si è mai deciso a farlo, finirà che Lucky Luciano perde la pazienza e chiede i danni alla nuova Juve.
lunedì, 25 febbraio 2008
Pacatamente, serenamente
"Juve sconfitta, come si suol dire, dal classico goal dell'ex: Dondarini".
(questa è di Hae).
lunedì, 25 febbraio 2008
Coppie
Lui e lei si incontrano in chat e dopo i primi scambi di parole, entrano subito in confidenza.
Lei si firma Sweetie, lui si fa chiamare Prince of Joy.
Passano ore a parlare dei rispettivi matrimoni, noiosi e forse ormai falliti.
Dopo qualche tempo, decidono che è il caso di incontrarsi.
All'appuntamento scoprono di essere moglie e marito.
Non è la trama di un film, ma quel che è capitato a una coppia di Zenica, città della Bosnia: Sana Klaric, alias Sweetie, e il suo compagno Adnan, Prince of Joy, hanno poi deciso di divorziare, accusandosi reciprocamente di infedeltà.
Sana ha 27 anni ed è ancora incredula per quello che le è capitato, in chat era tutto così fantastico: “Mi sono ritrovata innamorata improvvisamente. Era stupefacente”.
Adnan, 32enne, replica: “Ancora non posso credere che la Sweetie che mi scriveva cose meravigliose, sia realmente la stessa donna che ho sposato e che in tanti anni di matrimonio non mi ha detto una parola piacevole”.
Sembra la storia di Berlusconi e Casini.
lunedì, 25 febbraio 2008
So di far piacere a tante.
lunedì, 25 febbraio 2008
Meno 48
Non avendo alcuna antipatia per Veltroni, ribadisco quel che penso: il centro-sinistra doveva avanzare un’altra proposta politica, un accordo elettorale fra due liste (Partito Democratico + Sinistra Arcobaleno), candidando Veltroni a premier. Non averlo fatto, toglie ogni speranza di vittoria e spinge inevitabilmente verso un’escalation di polemiche fra le due liste che guardano a sinistra.
Non averlo fatto, su precisa scelta di Veltroni, rende traballanti 5000 giunte comunali, 60 provinciali e 13 regionali, perché il Pd è spinto all’autosufficienza e già si comporta come se fosse senza alleati. Fra un anno arriveremo a un referendum che certificherà questo accordo implicito, stipulato fra Veltroni e Berlusconi, che in comune hanno tante cose, ma certamente la voglia di fare piazza pulita di tutti i possibili alleati.
Perché la Sinistra Arcobaleno abbia accettato questa logica nefasta, e non l’abbia nemmeno contrastata più di tanto, non so dirlo. Temo sia un errore catastrofico. Certo, ora spinge a rafforzare i legami fra chi sta a sinistra del Pd, ma lo fa nel modo e nel momento peggiore, davanti a elezioni in cui peserà più che mai l’istinto al “voto utile”. Anche perché sfido chiunque a trovare una buona ragione – fra quelle che la Sinistra Arcobaleno usa per spiegare la mancata alleanza con il Pd alle politiche - che non valga anche per le amministrative (Roma, Imola, Sicilia...).
Sento molti amici e compagni infatuati dal “coraggio” di Veltroni e li trovo irragionevoli: riceveranno una delusione cocente, da chi gli ha fatto credere che la realtà sta nei sondaggi di Repubblica. L’accordo fra Pdl e Lombardo ha ridato alla destra la certezza di vincere in Sicilia, spazzando via in un attimo tutte le illusioni della Grande Rimonta. Ora sembra una battuta, ma non mi stupirei se tra qualche anno ci sarà un nuovo valzer: Rutelli che candida Veltroni sindaco e viceversa.
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