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Rudi.
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domenica, 31 dicembre 2006

i migliori auguri per l'anno nuovo

scritto da Rudi alle 12:14 | link | commenti
categorie: morettine, confessioni
domenica, 31 dicembre 2006

37, La puntina sul vinile

Lucio Dalla, Il giorno aveva cinque teste, RCA (Italia, 1973)

"Dieci canzoni di Lucio Dalla su testi di Roberto Roversi": cominciava così la trilogia che proseguirà con Anidride solforosa per concludersi, quattro anni dopo, con Automobili (manipolato dalla produzione, e Roversi non volle sottoscriverlo).

 

Di questo, innanzitutto, colpisce la stupefacente libertà: sono canzoni politiche che risentono del teatro canzone di Gaber e delle sperimentazioni degli Area, svisano da Chet Baker a Dylan, proponendo testi che sembrano annegare nelle improvvisazioni fonetiche, gli arrangiamenti sinfonici (di Ruggero Cini) convivono con le accelerazioni rock (anche nella stessa canzone: Grippaggio, Pezzo zero).

 

Le spericolate poesie di Roversi - così fuori dagli schemi, così acute nel cogliere i segni della mutazione antropologica dell'Italia - vengono inseguite e persino sorpassate dalla vocalità di Dalla, che arriva a definire uno stile inconfondibile (A una fermata del tram, Un'auto targata TO). E la canzone italiana acquista almeno un paio di luminosissime gemme: La canzone di Orlando, L'operaio Gerolamo.

 

Fa tristezza pensare a quanto Dalla si sia allontanato da quella vena creativa: in nessuna delle sue pletoriche antologie trovano spazio le canzoni di questo capolavoro.

scritto da Rudi alle 11:39 | link | commenti
categorie: musica
sabato, 30 dicembre 2006

Bilanci di fine anno (1)

53 volte al cinema: 30 film americani, 10 italiani, 3 inglesi e francesi, uno di Messico, Germania, India, Spagna, Canada, Ungheria e Giappone.

Ho selezionato dieci titoli, sette stanno sotto al podio: The New World (Malick), Le tre sepolture (Lee Jones), Nuovomondo (Crialese), Thank You for Smoking (Reitman), Babel (Inarritu), The Departed (Scorsese) e Il vento che accarezza l'erba (Loach). 

Terzo posto: Match Point, Woody Allen

Secondo: Inside Man, Spike Lee

Primo: Volver, Pedro Almodovar

Attore e attrice protagonista: Matt Damon (The Departed + Syriana), Vincenzo Amato (Nuovomondo) e Aaron Eckart (Thank You for Smoking + The Black Dahlia); Scarlett Johansson (Match Point + The Black Dahlia), Jodie Foster (Inside Man) e Penelope Cruz (Volver).

I cinque film più inutili: Proof. La prova (John Madden), Il Codice Da Vinci (Ron Howard), Le seduttrici (Mike Barker), Per sesso o per amore (Bertrand Blier) e The Libertine (Laurence Dunmore).

scritto da Rudi alle 14:52 | link | commenti
categorie: cinema, confessioni
sabato, 30 dicembre 2006

Lo stato di salute della sinistra

<B>Festival di Torino, Moretti rinuncia<br>"Vi lascio ai vostri rancori personali"</B>

Chiamparino, Rondolino, Barbera, Dalla Casa, Turigliatto, D'Agnolo Vallan... Infine, Moretti: "Con molto dolore rinuncio all'incarico e vi lascio ai vostri problemi di metodo, ai contrasti procedurali, ai rancori personali"...

http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/moretti-direttore-torino/moretti-rinuncia/moretti-rinuncia.html

scritto da Rudi alle 10:47 | link | commenti (1)
categorie: politica
sabato, 30 dicembre 2006

 Lansdowne Road Stadium in Dublin

Centotrenta anni dopo la sua inaugurazione, domani a Dublino chiude Lansdowne Road, lo stadio di rugby più vecchio del mondo. Verrà interamente demolito e sostituito da un impianto con maggiore capienza.

Irlanda-Italia 26-16, 4 febbraio 2006

scritto da Rudi alle 10:37 | link | commenti
categorie: sport
venerdì, 29 dicembre 2006

53) Ken Loach, Il vento che accarezza l'erba (8)

Dubito che la Palma d'Oro di Cannes abbia premiato il miglior Loach, ma questo film è pienamente coerente con l'intenzione politica che il regista inglese persegue da oltre trent'anni.

E' una lezione di storia, commovente e straziante. Stavolta, Loach si occupa dell'Irlanda degli anni Venti, e affronta la guerra di liberazione dal Regno Unito. Rabbia e dignità, patriottismo e spinta al socialismo, tradimento e fascino del potere... Loach ricalca lo schema di Terra e libertà (ai miei occhi, il suo capolavoro) e mette in scena un conflitto impietoso, che travolge anche i legami di sangue.

Gli inglesi ricordano sinistramente i francesi de La battaglia di Algeri. E al confronto con Michael Collins, il film di Loach è decisamente più acuto nel tratteggiare la dialettica politica all'interno del Sinn Fein, dopo la firma del trattato di pace. La simpatia del regista si riversa sul medico idealista, che anziché partire per Londra ha scelto di entrare nell'IRA, e ha dovuto uccidere persino un giovanissimo amico.

Le leggi della politica sono spietate. Amici e fratelli continuano a uccidersi fra loro. E le guerre civili - oggi come ieri - non si sa quando finiscono.

scritto da Rudi alle 22:50 | link | commenti (1)
categorie: cinema
venerdì, 29 dicembre 2006

36, La puntina sul vinile

Prefab Sprout, Steve McQueen, Kitchenware (GB, 1985)

Periodicamente, il pop inglese si condanna a individuare i nuovi Beatles (con inevitabile scoramento, uno o due dischi dopo). E' una ricerca alchemica, quella della "leggerezza" di calviniana memoria: un ventennio prima dei Coldplay e un decennio prima degli Oasis, toccò alla band di "Paddy" McAloon, da Newcastle.

 

Facendo seguito al timido debutto con Swoon, il brit-pop esplose fragorosamente: Appetite e Faron Young spopolarono sulle radio, e questo secondo album contiene anche Horsin Around, Hallelujah e Goodbye Lucille #1. Il quartetto era composto da Patrick McAloon (voce, chitarra e tastiere), suo fratello Martin (basso), Neil Conti (batteria) e dalla bionda Wendy Smith (chitarra e voce).

 

In questo disco si avverte una notevole cultura musicale, che passa dai Kinks e agli XTC, e risale fino a Bacharach e Cole Porter. Il risultato è di una raffinatezza esemplare, orecchiabile, mai banale, più raggiunta nelle incisioni successive.

scritto da Rudi alle 22:25 | link | commenti
categorie: musica
venerdì, 29 dicembre 2006

Quest’anno ha chiuso la Tower Records, storica catena americana di dischi. E’ stata la fine di un’epoca.
«E’ un segnale molto chiaro. Credo che in Italia ci siano ormai meno di 300 negozi di dischi che non siano catene: siamo a livello dei panda, all’estinzione pura. E’ un processo irreversibile, sembra imminente la fine del supporto, viene meno una sorta di incontro: a Carpi dove compro i dischi, ho il piacere di confrontarmi con un ragazzo che ne sa. La musica esce bene, quando c’è confronto, tempo e attenzione; non certo nei supermercati, dove i commessi fanno altre cose».

Per lei è stato un anno di lussi. Ma per la musica in generale?
«Credo che, al di là della qualità prodotta da vari artisti, è stato un altro brutto anno: l’ennesimo in cui la musica ha visto abbassarsi un po’ di più il proprio ruolo a un consumo sempre più veloce. La musica produce effetti importanti sull’emozione: è come un bello specchio che ci viene messo davanti e fa emergere l’ignoto. Ma per ottenere tanto ci vuole tempo e attenzione: invece, né il tempo né l’attenzione sono ormai strumenti a disposizione della gente, soprattutto nella musica. Vede, nel mio iPod ci sono le 7 mila canzoni più importanti della mia vita, ma se lo presto al mio amico, lui con 300 euro si può scaricare le 7 mila canzoni della vita sua. E se la musica vale solo 300 euro, allora vuol dire che non vale più nulla. Io stesso poi, che ho 47 anni, sempe più raramente mi metto davanti allo stereo per ascoltare 5 volte un disco: si figuri chi ha vent’anni adesso. Penso che stiamo facendo un passo indietro»...

 Luciano Ligabue, intervistato da Mariella Venegoni, per La Stampa.

http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=37&ID_articolo=321&ID_sezione=62&sezione=Le+News

scritto da Rudi alle 15:23 | link | commenti (2)
categorie: politica
venerdì, 29 dicembre 2006

Otto mesi scarsi dopo l'uscita, l'ho appena visto con lo sconto del 30%.

Copertina a parte, pensavo fosse un libro profetico...

scritto da Rudi alle 13:38 | link | commenti (2)
categorie: nerazzurri, confessioni
giovedì, 28 dicembre 2006

7) Film che vorrei tanto rivedere

La fonte meravigliosa, King Vidor,  1949

Gary Cooper all'ennesima potenza, sia in giacca e cravatta che in canottiera sdrucita: è lui l'uomo-americano che non scende a compromessi, disposto a distruggere la sua vita e anche la sua opera pur di restare coerente con un'idea.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Ayn Rand, il cui vero nome era Alissa Zinovievna Rosenbaum, figlia di un farmacista ebreo di San Pietroburgo, nata il 2 febbraio del 1905. Ispirato alla vita e alle opere di Frank Lloyd Wright, è un film nicciano come pochi altri, con dosi di anticomunismo talmente viscerali da diventare affascinanti.

Il ruolo della stampa nel costruire e demolire idoli, la seduzione che si tinge di sadismo (la scena dell'attizzatoio) e la fantastica arringa difensiva dell'architetto sono monumenti all'enfasi retorica.

scritto da Rudi alle 16:24 | link | commenti (1)
categorie: cinema
giovedì, 28 dicembre 2006

Ritirate il passaporto a Figo

Circola voce che Luis Figo non rientrerà all'Inter, finite le vacanze, ma si accaserà in Arabia Saudita, dove lo coprirebbero di soldi.

E' molto più che una voce il fatto che Figo e Mancini non siano propriamente amiconi.

L'unica certezza è che Figo è ancora utilissimo all'Inter.

Lo dimostrano gli 11 assist distribuiti fin qui, il gol decisivo nella finale di Supercoppa (dove fu il migliore in campo), la svolta alla partita con l'Atalanta, pochi giorni fa. E con l'infortunio di Recoba, la presenza di Figo diventa ancor più cruciale, perché la forza fisica dell'Inter ha bisogno di qualcuno che sappia innescare le "palle inattive" (non Stankovic, che va schierato ai limiti dell'area, per calciare le eventuali respinte).

Ma il punto fondamentale per cui l'Inter non può lasciarsi sfuggire Figo è un altro: oltre a saper giocare a calcio, il portoghese capisce di calcio, la sua personalità gli consente di conquistare calci di punizione preziosissimi, facendo rifiatare la squadra quando è in vantaggio, e di produrre accelerazioni brucianti, quando si tratta di recuperare. Segna poco, è vero, e a volte sembra "non vedere la porta", ma temo sia anche colpa degli altri attaccanti, perché a parte Ibra e Cruz, nessuno sa chiudere il triangolo con la precisione richiesta dal portoghese.

Dunque, confido nell'intelligenza di Moratti, nell'autoanalisi di Mancini e, soprattutto, nell'orgoglio di Luis Figo: come può andarsene in Arabia prima di aver vinto in nerazzurro qualcosa di importante?

 

PS - confido anche nella signora Helena: cosa ci va a fare una svedese in Arabia? 

scritto da Rudi alle 08:57 | link | commenti
categorie: nerazzurri
mercoledì, 27 dicembre 2006

52) Martin Scorsese, The Departed (8)

   Alla cinquantaduesima settimana, ecco il cinquantaduesimo film visto quest'anno al cinema; sono lontani i tempi in cui la mia media era doppia, ma sono già contento per aver recuperato questo film, dopo essermi lasciato sfuggire gli ultimi Eastwood, Allen, Loach...

   La mano di Scorsese, al solito, è fantastica, montaggio e fotografia sono di altissimo livello, il tappeto sonoro dà i brividi, Matt Damon ritrova il perverso talento di mister Ripley, DiCaprio quasi eguaglia il diabolico Nicholson, e anche Martin Sheen, Alec Baldwin e Mark Wahlberg sono perfettamente calati nella parte.

Con il suo ennesimo film sulla mafia, Scorsese centra di nuovo il bersaglio: 150 minuti serratissimi, con la solita, cruda violenza, il solito, inevitabile turpiloquio, e almeno 4-5 scene memorabili (dentro al cinema porno, il braccio ingessato, Costello che istruisce il bambino restando nell'ombra, la morte del capitano di polizia...).

DiCaprio and Jack Nicholson

Infiltrati, falsi poliziotti e falsi criminali, doppi e tripli giochi, ognuno sembra indossare una maschera, Boston è piena di vigilantes (poliziotti urbani, poliziotti federali, FBI), che si farebbero ammazzare piuttosto che fidarsi del collega. E' un film sulla lealtà e sui legami di sangue, in una realtà modernissima e ancora tribale (gli irlandesi, i cinesi, i neri, gli italiani). Inevitabile la resa dei conti, il bagno di sangue: certi giochi di specchi non possono che finire in frantumi.

Insomma, uno dei film migliori del 2006, con la certezza di raccogliere qualche Oscar e un solo punto debole: l'intrusione della psicanalisi, variabile inutile, anzi controproducente ai fini della caratterizzazione dei personaggi (lo diceva anche Freud, degli irlandesi impermeabili alla terapia).

scritto da Rudi alle 19:06 | link | commenti
categorie: cinema
mercoledì, 27 dicembre 2006

Plushenko contro Putin

E' il titolo che sta a pagina 27 della Gazzetta: la notizia è che l'olimpionico del pattinaggio di figura si candiderà alle elezioni regionali di San Pietroburgo, in una lista di opposizione a quella che sostiene il presidente russo.

scritto da Rudi alle 12:06 | link | commenti
categorie: politica
martedì, 26 dicembre 2006

51) Francesca Comencini, A casa nostra (6)

 

Film emblematico, alla fine del quale viene da chiedersi come mai certo cinema italiano, pur animato dalle migliori intenzioni, cioè dalla voglia di raccontare l'Italia di oggi, la corruzione che ci circonda e della quale siamo persino complici, non riesca a essere convincente, nonostante possa disporre di un'ottima trama, di buoni interpreti (Battiston su tutti, poi Golino e Zingaretti) e buoni tecnici (la fotografia è di Bigazzi, la colonna sonora della Banda Osiris)...

Una risposta parziale può essere che qualche regista ha visto troppe volte Crash (e l'archetipo America Oggi), ma non sa andare oltre una regia televisiva, con un intreccio troppo insistito, in cui i singoli frammenti vanno a ricomporsi in modo troppo matematico. Una seconda risposta può essere che l'indignazione non basta, serve una capacità di immaginazione che sappia far sussultare lo spettatore e lo costringa a sbarrare gli occhi sull'immagine. Siamo assuefatti alle notizie del telegionale, e agli approfondimenti di seconda serata; ci manca uno spiazzamento del punto di vista, un'originale visione "politica".

In questa Milano livida e notturna, avida e amorale, nuovamente simile a quella "da bere", lo spessore dei personaggi non oltrepassa la dimensione del bozzetto, e per fortuna Comencini tronca il racconto in modo efficace (e associa al grigiore di certi panorami la musica dei Sigur Ros).

scritto da Rudi alle 10:42 | link | commenti (1)
categorie: cinema
lunedì, 25 dicembre 2006

 

“Il successo e la sconfitta sono due grandi impostori”.

Rudyard Kipling (citato da Jorge Valdano)

scritto da Rudi alle 18:05 | link | commenti
categorie: sport
lunedì, 25 dicembre 2006

6) Film che vorrei tanto rivedere

Robin e Marian, Richard Lester,  1976

Robin e Marian-Robin e Marian(Robin and Marian)

Rientrato nella foresta di Sherwood dopo un lungo esilio, un Robin Hood ormai invecchiato è costretto a chiedersi se la sua vita abbia avuto un senso: mentre lui combatteva guerre e crociate, nella sua terra ha ripreso a spadroneggiare lo sceriffo di Nottingham. E la sua amata ha preso i voti.

Nove anni dopo aver abbandonato gli schermi, Audrey Hepburn riappariva in questo film pieno di malinconia.

scritto da Rudi alle 14:33 | link | commenti (1)
categorie: cinema
domenica, 24 dicembre 2006

Segnamoci questa data: domenica 4 febbraio alle 20.30 ci si gioca mezzo campionato. La Roma verrà a San Siro e un'eventuale vittoria nerazzurra potrebbe risultare quasi definitiva (mancheranno ancora 16 partite, ma ci siamo capiti).

Non so quanto sia serio parlare di una partita di cui ho visto i cinque minuti scarsi dei servizi di Rai e Mediaset, senza nemmeno i commenti dei giornalisti che stimo; ma aver vinto così contro l'Atalanta è davvero importantissimo, perché:

1) ha strozzato in gola l'urlo di gioia dei romanisti, che già pregustavano la rimonta

2) ha strozzato in gola il malanimo di tanti commentatori nei confronti dell'Inter (e ancor più di Mancini)

3) ha consentito 21 giorni senza polemiche, anche se c'è da stare certi che qualcosa si inventeranno per destabilizzare l'ambiente

4) ha ridato speranze persino all'impresentabile Adriano del 2006, la più grande delusione da quando seguo il calcio

5) ha confermato l'inarrivabile intelligenza calcistica di Luis Figo, che in occasione del gol del pareggio ha dipinto un cross in torsione semplicemente perfetto.

img no.90672 © inter.itGioia incontenibile per Adriano

Spero che i viaggi intercontinentali non riconsegnino troppi calciatori sovrappeso, e la tournée in Bahrein restituisca brillantezza a chi ha tirato la carretta (Zanetti e Stankovic, su tutti), riportando Cruz, Dacourt, Grosso, Cordoba e Samuel nella rosa dei disponibili. Quanto a Recoba, tanto vale prepararlo per la Champions League, dove qualche sua mezzora di ordinaria follia può risultare decisiva. 

E' bello pensare che il record assoluto delle 11 vittorie consecutive sia anche dell'Inter. Delle ultime 20 partite, l'Inter ne ha vinte 17 e pareggiate 3: spesso ha dominato, qualche volta ha giocato sotto ritmo, confidando nella strapotenza fisica, e ieri ha mostrato di sapere anche soffrire. Certo, se vinci con un autogol, puoi anche non farti divorare il fegato dalla sensazione che certi arbitri abbiano qualche conto in sospeso. Si è appena dimesso il designatore Tedeschi, la confusione è tanta; alemno fino alla sera del 4 febbraio bisognerà stare molto attenti.

scritto da Rudi alle 13:01 | link | commenti (1)
categorie: nerazzurri
domenica, 24 dicembre 2006

auguri a tutti

scritto da Rudi alle 12:50 | link | commenti (1)
categorie: confessioni
domenica, 24 dicembre 2006

34 e 35, La puntina sul vinile

Martha and the Muffins, Metro Music + Trance and Dance, Dindisc (Canada, 1980)

Martha & The Muffins,Trance And Dance + EP,UK,Deleted,LP RECORD,334430

Sarei curioso di sapere se c'è qualcun altro, in Italia, che possiede i primi quattro dischi di Martha and the Muffins. E, nel caso, perché l'ha fatto.

Io, sinceramente, non me lo ricordo. Facevano una pop dance che ha qualcosa dei Pretenders e dei Roxy Music meno cerebrali, e forse già all'epoca provavo una forte attrazione per il Canada (dove non sono ancora stato). Se vi capita sotto mano una loro antologia su cd, può valerne la pena. 

Il sestetto si presentava con due Martha (Johnson, la bruna, e Ladly, la bionda) come front line  e quattro ragazzi alle loro spalle: Carl Finkle al basso, Tim Gane (batteria), Andy Haas (sax) e Mark Gane, il leader (chitarra e synth); in qualche caso, la Johnson suonava le tastiere, la Ladly il trombone.

Il debutto contiene Echo Beach, la loro canzone più famosa; l'inaspettato successo li spinse a buttare sul mercato un secondo disco nello stesso anno solare (entrambi incisi a Londra, e la loro fama è stata più europea che americana). Per il terzo lp, due anni dopo, si sarebbero affidati all'ancora sconosciuto Daniel Lanois, canadese pure lui.

Questi sono i primi due lp incisi dal gruppo nato a Toronto, Ontario: la baia di Toronto campeggia nel disco d'esordio, un dipinto di Martha Ladly sta sulla copertina del secondo.

scritto da Rudi alle 11:37 | link | commenti
categorie: musica
sabato, 23 dicembre 2006

Non mi preoccupa la legge dei grandi numeri, che l'Atalanta giochi bene e potesse battere la Roma all'Olimpico, o che Maicon, Andreolli, Burdisso e Maxwell non abbiano mai giocato insieme.

Uno spiffero di inquietudine mi viene al pensiero degli orari dei voli intercontinentali, con una dozzina di convocati che arriveranno a San Siro con la valigia pronta e i pensieri già in Sudamerica.

scritto da Rudi alle 11:23 | link | commenti (4)
categorie: nerazzurri
venerdì, 22 dicembre 2006

50) Tony Scott, Deja vu. Corsa contro il tempo (6)

 

Non andavo al cinema da sette settimane, ed è forse la crisi d'astinenza a farmi dare la sufficienza a questo giocattolone fragoroso, che mischia Ritorno al futuro e Sliding Doors, fatalismo e legge della relatività, e si caratterizza per l'abuso di teleobiettivi e la totale assenza di psicologie.

Che si possa riscrivere il passato, disponendo di enormi banche dati in cui è immagazzinata anche la nostra vita più intima, è una suggestione che, per non venire banalizzata, avrebbe avuto bisogno di una mano meno pesante di quella del regista di Top Gun e Nemico pubblico.

In questo caso, ritroviamo una New Orleans da cartolina, un Denzel Washington nel solito ruolo di poliziotto buono (Training Day è una parentesi irripetibile), e un Val Kilmer che mi fa sempre pensare al rischio che Jim Morrison, vivendo, finisse per assomigliare a Elvis. La presenza femminile (Paula Patton) è abbastanza decorativa, e capisco che ci si dia tanto da fare per salvarla da una morte orribile.

Tutto sommato, salvo questo film per un lieto fine meno banale di tanti altri.

scritto da Rudi alle 20:22 | link | commenti (1)
categorie: cinema
venerdì, 22 dicembre 2006

Bologna capitale (del surrealismo)

Seguo con sempre minore interesse le vicende politiche della mia città, ne scrivo raramente, quasi con fastidio. Non riesco a vedere una via d'uscita, una soluzione decorosa che consenta di discutere senza finire automaticamente irrigimentati nelle schiere che si sono formate e consolidate dopo l'arrivo di Sergio Cofferati (da me visto come un errore, suo e nostro, ma l'averlo scritto mi ha fatto perdere alcuni dei pochi amici che avevo). Ora che si comincia a discutere dell'opportunità di un "secondo mandato", molti sussurano la speranza che l'ex segretario della Cgil venga spedito in Europa, nel 2009.

Da quando Cofferati è sindaco, nessuno può decentemente sostenere che la città è ben amministrata (ma il fatto stesso di scriverlo mi farà passare da disfattista). Certo, l'esperienza di governo di Guazzaloca è stata talmente scadente che nessuno può rimpiangerla, e chiunque fosse venuto dopo non poteva che fare meglio. Ma la situazione bolognese è complicata dalla prospettiva del Partito Democratico: siamo la città di Cofferati, la città di Prodi, la città della svolta della Bolognina, la città vetrina del buongoverno delle sinistre... qui tutto è sovraccarico di simboli.

All'attuale sindaco piace far esplodere i conflitti, il che non è di per sè negativo, in un contesto abitualmente ovattato, se non fosse che le dinamiche sono sempre uguali, e sempre più irritanti, e i conflitti, una volta esplosi, andrebbero risolti. Invece, il decisionismo verbale trova conferme solo quando si tratta di sgomberare i rom, mentre sulle altre scelte si naviga a vista. Persino sulle licenze dei taxi e sugli orari notturni dei locali pubblici, polemiche accesissime hanno partorito cambiamenti impercettibili.

Lo schema è sempre quello: Cofferati spara qualche dichiarazione clamorosa, finisce invariabilmente sulle prime pagine nazionali, il suo partito resta stupefatto e quando riprende la favella deve far finta di sostenerlo, mentre gli alleati - sia quelli della sinistra "radicale" che i cosiddetti "riformisti" - si sentono continuamente provocati, quasi spinti a una resa dei conti. E' un gioco a somma zero: o stai con il sindaco, o è meglio se stai zitto.

Non tutti hanno voglia di tacere, e alcuni amici continuano a rompere le scatole, chiedendo di concretizzare gli slogan elettorali contro l'inquinamento e il disagio sociale; ma non sono queste realtà a riempire la scena; anzi, l'intera scena sembra stabilmente occupata da un gigante e un branco di chiassosi pigmei.

Nelle ultime settimane, la Margherita ha attaccato il sindaco ripetutamente: prima perché ha scelto (in polemica con il governo) l'esercizio provvisorio, anziché approvare il bilancio entri il 31-12, poi perché in Comune c'è un presepe artistico con una statuina di Moana Pozzi nuda, poi sul regolamento comunale per l'assegnazione degli alloggi popolari.

Non vanno d'accordo su niente, spesso arrivano agli insulti, e allora cosa si inventa Cofferati? Propone di unificare subito i gruppi consigliari Ds e Margherita, in vista del Partito Democratico.

Un ennesimo coniglio esce dal cappello. C'è da scommettere che Ds e Margherita continueranno a scodinzolare dietro gli umori del sindaco, sperando che prima o poi se ne vada. Mentre Bologna peggiora ogni giorno che passa.

scritto da Rudi alle 16:50 | link | commenti (1)
categorie: politica
venerdì, 22 dicembre 2006

Un post, tre motivi

1) per segnalare la splendida rubrica di basket revival, che Stefano Micolitti scrive per "La Settimana Sportiva"

http://www.settimanasportiva.it/Basket/128/lautografo-di-charlie

2) per suscitare un attacco di nostalgia nel mio amico Paolo

3) perché mi ha fatto molto piacere trovare conferma al perché Charlie Yelverton restò una sola stagione nella NBA.

scritto da Rudi alle 15:45 | link | commenti (1)
categorie: sport, confessioni
venerdì, 22 dicembre 2006

33, La puntina sul vinile

Francesco De Gregori, De Gregori, RCA (Italia, 1978)

Ogni tanto capiterà un disco come questo, impossibile da sottoporre a qualunque valutazione critica: le nove canzoni le conoscevo a memoria, l'lp è uscito l'anno del diploma, tutto quello che ha cantato De Gregori fra Alice e Titanic fa parte della mia biografia.

Franco Di Stefano alla batteria, Mario Scotti al basso, Alberto Visentin al pianoforte (e tastiere), con la produzione di Ubaldo Consoli; il vezzo di non publicare i testi, solo due grandi foto in bianco e nero nella busta interna; è il disco che segue la feroce contestazione di certi "militanti" al Palalido milanese, e la nascita del primo figlio.

La fase più ermetica è ormai alle spalle, De Gregori ha scelto di raccontare storie di vita quotidiana in cui viene facile riconoscersi. Generale è fuori categoria, la limpidezza di Raggio di sole sta appena sotto, ma trovo meravigliose anche Due zingari e Il '56, e spesso in questi giorni fischietto che "fra due giorni è Natale, non va bene non va male", con quell'insolita atmosfera hawayana. Riascolterei all'infinito Renoir, che chiude il lato 1 e apre il lato 2 con due arrangiamenti antitetici (prima psichedelico, poi intimista), che la trasfigurano al punto da dover interpretare diversamente le stesse parole.

"Ora i tempi si sa che cambiano / passano e tornano tristezza e amore / da qualche parte c'è una stanza più calda / sicuramente esiste un uomo migliore / io nel frattempo ho scritto altre canzoni / di lei parlano raramente / ma non è vero che io l'abbia perduta / dimenticata come dice la gente".

scritto da Rudi alle 10:25 | link | commenti (2)
categorie: musica
giovedì, 21 dicembre 2006

Volendo scegliere le tre rivelazioni del campionato, mi sento di nominare Christian Riganò e Rolando Bianchi, ma un nome si impone su tutti: Fabio Quagliarella. Rovesciate, sforbiciate, tiri al volo... nove gol nelle ultime nove partite giocate, alcuni talmente belli che se li avesse fatti Ronaldinho sarebbero già diventati spot.

Quagliarella mi sta simpatico anche perché è nato il mio stesso giorno; leggete il ritratto che ne fa Alberto Piccinini sul manifesto...

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Dicembre-2006/art81.html

scritto da Rudi alle 15:47 | link | commenti
categorie: sport
giovedì, 21 dicembre 2006

A futura memoria

Verranno tempi peggiori, è inevitabile, si può anche pareggiare e persino perdere; ma preferisco scrivere oggi, di arbitri, perché qualcosa comincia a inquietarmi.

Nelle prime 17 giornate di campionato, l'Inter è stata favorita nella partita casalinga contro la Reggina e danneggiata in quella contro la Sampdoria; poi ci sono state alcune espulsioni (Ibra contro Parma e Lazio, Materazzi nel derby) che possono anche starci, ma mi sono sembrate eccessive; e infine ci sono i calci di rigore, 2 a favore (nessuno decisivo) e 4 contro (3 decisivi). Conclusione: solo i più ottusi fra i mughiniani possono sostenere che l'Inter stia ricevendo qualche spinta arbitrale. Tuttavia, continua a crescere una campagna di stampa che, pur di "tenere vivo il campionato", minimizza il valore di molti episodi.

Alla Roma, da qualche tempo, fischiano tutto nel verso giusto (se, poi, Totti sbaglia i rigori, è un altro discorso, ma quello di ieri sera era il sesto a favore, e solo 2 contro). Già Mexes aveva segnato in fuorigioco il gol decisivo del pareggio con l'Ascoli; domenica scorsa il rigore giallorosso per il 2-0 era molto meno evidente degli abbracci di Zoro a Materazzi. E ieri sera a Torino, sullo 0-0, Abbruscato è stato fermato in un fuorigioco inesistente, poi Paparesta non ha visto il fuorigioco di Mancini in occasione del rigore che ha provocato l'espulsione di un granata, e segnato l'esito della partita. Ripeto, a scanso di equivoci, che la Roma gioca un calcio meraviglioso, ma senza certe decisioni arbitrali, oggi starebbe a 10-12 punti dalla vetta.

scritto da Rudi alle 11:44 | link | commenti
categorie: sport, nerazzurri
giovedì, 21 dicembre 2006

Il rullo compressore e il violino

Le similitudini fra questa Inter di Mancini e quella del record guidata dal Trap stanno diventando molte (eppure, stavolta non ci sono tedeschi). La somiglianza più significativa sta nella regolarità con cui l'Inter dispone dell'avversario, in uno di questi due modi: 1) segnando un paio di gol nei primi venti minuti; 2) cominciando sulla difensiva, per poi prendere possesso del campo e chiudere i conti nei minuti finali dei due tempi.

La dimostrazione di forza espressa nella seconda metà del primo tempo, all'Olimpico, va tenuta a memoria per tutte le volte che ci sentiremo dire che l'Inter gioca un calcio poco spettacolare. La Lazio è stata schiacciata nella propria metà campo, i nerazzurri hanno affondato in percussione una, due, tre, quattro, cinque volte, trovando il gol e sbagliandone un altro paio.

Certo, non dimentico la sofferenza iniziale, quando Oddo sembrava Kaltz (o la versione "destra" di Brehme) e buttava nella nostra area un'infinità di cross, approfittando dei limiti di Maxwell e della lenta carburazione di Zanetti (alla fine, il migliore in campo). Né dimentico un paio di interventi risolutori di Burdisso, e le due sciocchezze difensive di Materazzi (ho temuto fischiassero il rigore, l'azione era molto simile a quella contro la Samp, per fortuna Makinwa è meno furbo di Flachi).

L'espulsione - eccessiva, ma Ibra è così vistoso - poteva riaprire la partita, ma nel secondo tempo la Lazio è riuscita a tirare solo da fuori area. In dieci, l'Inter ha persino accentuato il predominio tattico, e persino in nove (con Adriano) non ha mai sofferto la pressione laziale. Zanetti, Vieira e Cambiasso non hanno sprecato un pallone, Stankovic ha scavallato dove ha voluto.

In questo momento, Roberto Mancini e Marco Materazzi sono baciati dalla grazia: quando sbagliano, non pagano pegno, ma il più delle volte azzeccano la mossa giusta. Sostituire Maxwell con Adriano poteva apparire assurdo, invece è servito a tenere Cribari e Siviglia nella loro metà campo, e quando è entrato Figo (enciclopedia vivente di sapienza calcistica) ho avvertito una sensazione di pura tranquillità. Il portoghese si è conquistato 3-4 calci di punizione, su uno dei quali ha mandato in rete Materazzi, e così - con una calma mai vista all'Inter - abbiamo cominciato a riscuotere l'incalcolabile credito storico verso la Lazio all'Olimpico.

Purtroppo non possiamo giocarci domani la finale di Coppa dei Campioni...

"Il rullo compressore e il violino" è il titolo del primo film di Andrei Tarkovski. Rende l'idea di quel che penso di Esteban Cambiasso.

scritto da Rudi alle 09:23 | link | commenti (3)
categorie: sport, nerazzurri
mercoledì, 20 dicembre 2006
Moratti: "Ad aprile stavo vendendo l'Inter"
In un'intervista all'Espresso il patron nerazzurro: "Ero stufo, vedevo quello che succedeva nell'indifferenza generale e non speravo che sarebbe emersa la verità. Poi arrivò Calciopoli..."
Moratti col presidente di Lega Matarrese. Liverani
"Gli stessi che prima mi davano del miliardario scemo, ora dicono che sono una mente diabolica, quello che la sapeva più lunga di tutti. Perché non si pensa mai che ci sia qualcuno che fa bene il suo lavoro e basta, senza essere né stupido né diabolico? È incredibile ciò che vanno in giro a dire quelli che in questi anni hanno avuto vantaggi dal giro che poi è emerso dalle intercettazioni"...
Massimo Moratti of Inter
scritto da Rudi alle 15:30 | link | commenti (3)
categorie: sport, nerazzurri
mercoledì, 20 dicembre 2006

“Impossibile concepire attaccamento più profondo del mio distacco da voi”.

Isabelle de Charrière a Benjamin Constant, 1796

scritto da Rudi alle 15:24 | link | commenti
categorie: confessioni