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Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra,
Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura |
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venerdì, 29 settembre 2006
Non ho ancora capito dove vada a parare la Finanziaria del Governo, ma ho pensato agli alti strilli sull'eccessiva tassazione dei redditi oltre i 70.000 euro mentre rileggevo di Il Profumo di Suskind (devo finirlo, prima di vedere il film).
Nel romanzo, compare il marchese Taillade-Espinasse, studioso di medicina, agricoltura ed economia, il quale sosteneva la necessità di “un’imposta sul reddito progressiva al contrario, che colpisse più duramente i più poveri, costringendoli in tal modo a sviluppare maggiormente le loro attività economiche”.
Il marchese sì che era un autentico riformista, non so se di centro-destra o di centro-sinistra.
www.sbilanciamoci.org
venerdì, 29 settembre 2006
Pedinamenti, intercettazioni, eccetera... Mi fido di Moratti, ma:
- prima l'intervista a Sabelli Fioretti
- poi l'intervista a Beccantini
- poi le dichiarazioni e le ritrattazioni degli ultimi giorni.
Detto che le responsabilità dell'Inter, dal punto di vista della giustizia sportiva, mi sembrano insignificanti, devo aggiungere che Moratti, quando sbaglia, lo fa anche tre volte di seguito.
Speriamo si fermi alla versione dei fatti che darà martedì a Borrelli.
venerdì, 29 settembre 2006

Amo Gianni Morandi. Mi è sempre piaciuto. Sapevo a memoria le sue canzoni degli anni Sessanta. Mi viene da perdonargli anche certi sbandamenti, certi tentativi di apparire "moderno", più giovane di quanto già non appaia. Penso che appaia troppo giovane, anche a 61 anni, e che per l'eterno sorriso lo si prenda meno sul serio.
"Non facciamoci prendere dal panico" è un musical caotico, pieno di idee, a varie altitudini. Paul Sorvino è un gigante, la spagnola Esther Ortega sembra riuscire in quello che non riusciva a Luisa Rainieri accanto a Celentano, il coro e la scenografia mi sono sembrati originali, la candid camera con Pupo sinceramente evitabile, le parole della cantante algerina Souad Massi dovevano essere tradotte meglio, l'intervista alla Deneuve è venuta piena di impacci eppure emozionante. Momenti magici i due monologhi ("Ce l'ho", "Mi manca") e le esibizioni digitali in coppia con Gaber e Battisti.
Morandi è un intrattenitore unico nel suo genere, non è e non sarà mai urticante come Celentano, ma il testo recitato su Pasolini e quell'improvviso "Mi manca" riferito a Enrico Berlinguer sono stati struggenti. Una RAI meno stupida avrebbe evitato la concomitanza con "Anno Zero".
http://www.archivio.raiuno.rai.it/schede/9016/901618.htm
venerdì, 29 settembre 2006
Verso il tornante di Cagliari
Mancini ha abbastanza esperienza per aver già vissuto molti momenti così, quando tutto gira male e bisogna sforzarsi di minimizzare i danni, per non farsi travolgere. Non sono fra quelli che hanno criticato l'atteggiamento prudente adottato nel primo tempo contro il Bayern, tutt'altro; penso che Mancini sia molto migliorato nella lettura delle partite - l'Inter gli è servita da nave scuola - e non ci fossero alternative, mercoledì sera, tranne un maggiore utilizzo di Adriano.
Ora, prima della sosta per le nazionali, l'Inter ha la sfortuna di andare a Cagliari, su un campo tradizionalmente difficile. Ripeto quelo che ho scritto prima di Inter-Bayern: firmerei per lo 0-0 (e siccome lo 0-0 non siamo capaci di imporlo a nessuno, mi va benissimo l'1-1), e spiego perché.
L'Inter andrà a Cagliari senza Cambiasso, Cruz, Vieira, Samuel e forse Stankovic, con un centrocampo squilibrato, dove Dacourt e Figo (molto affaticati) dovranno essere affiancati da Zanetti e Gonzalez, o Solari. Dietro di loro, Maicon e Grosso, reduci da prestazioni davvero pessime. Un pareggio significherebbe tenere sotto controllo classifica e polemiche, potendo lavorare due settimane al recupero degli infortunati, così da giocarsi il rilancio in un paio di partite (Catania e Spartak, in casa). Una vittoria sarebbe meglio, ma nelle attuali condizioni, a Cagliari temo sia più facile perdere che vincere. E una sconfitta, con due settimane senza partite, farebbe temere il peggio: la tenuta dei nervi di Moratti è una variabile che nessuno può prevedere. Per fortuna, l'ho sentito dire la stessa cosa che penso io: cioè che quest'anno, il campionato vale molto più della Champions.
Perciò, spero di vedere una squadra bloccata, che non conceda spazi a Suazo ed Esposito, e sappia ripartire in contropiede. Con umiltà; l'umiltà che aveva la migliore Juve, quella che sapeva giocare "da provinciale" quando non aveva altre risorse. E siccome Figo mi è sembrato veramente giù di corda, preferirei vedere l'esordio del primavera Maroufi, con Zanetti a protezione delle avanzate di Grosso e Gonzalez di quelle di Maicon, piuttosto che trovarmi il portoghese spompato alla mezzora, e soffrire le incursioni di Conti e degli altri centrocampisti rossoblù. A meno che Recoba non sia pronto a tenere il campo: in quel caso, lo rischierei senz'altro fin dal primo minuto, in staffetta con Figo. Sono sicuro che Mancini non farà la follia di sperimentare, proprio adesso, il tridente Ibrahimovic-Crespo-Adriano.
giovedì, 28 settembre 2006
Me la sentivo

Me la sentivo, e l'avevo scritto. Uno 0-0, ieri sera, sarebbe stato manna dal cielo. E lo 0-0 aveva resistito fino a 9 minuti dalla fine, nonostante la follia di Ibrahimovic e un centrocampo impresentabile. Ora siamo praticamente fuori dalla Coppa, checché ne dica Mancini.
Vincere a Mosca, ai primi di novembre, sarebbe un'impresa, e potrebbe non bastare; se il Bayern gioca molle a Lisbona, anche tre vittorie nerazzurre consecutive - tutt'altro che scontate - si rivelerebbero inutili, rendendo decisiva la trasferta in Baviera (dove, si è visto bene ieri sera, non ci amano proprio).
Adesso non ha senso rimpiangere Pizarro e Martins. La rosa è quella che è, potentissima e priva di rapidità, con riserve (Gonzalez, Solari...) non all'altezza di certi palcoscenici, e nelle partite "chiuse" (vedi Samp, vedi Lisbona), l'Inter è destinata a soffrire più che contro la Roma (squadra bellissima, ma che lascia giocare).
La sfortuna dell'Inter è aver perso Cambiasso e Cruz in un momento cruciale, mentre si gioca ogni 3 giorni. Non è sfortuna, invece, vedere Vieira e Ibrahimovic (e persino Grosso) farsi cacciare dal campo. Solo degli stupidi (calcisticamente parlando) non hanno chiaro che le squadre italiane saranno bersagliate in campo internazionale, per la pessima reputazione del nostro calcio e per l'incredibile vittoria ai Mondiali. Solo degli stupidi (calcisticamente parlando), oggi se la prendono con l'arbitro - che pure ha sbagliato molto e protetto Van Bommel in un modo vergognoso -, dimenticando che l'Inter ha fatto 3 conclusioni nello specchio della porta: il contropiede di Ibra, e due volte Crespo, ma su tiri sbagliati, non su passaggi voluti.
L'aspetto più preoccupante è quello caratteriale. La squadra tende all'isterismo, e temo che questo abbia una spiegazione logica: quando le cose girano bene, si caricano, quando girano male, si sgonfiano. Non vorrei diventare ripetitivo, ma credo che questa sindrome abbia a che fare con la debolezza della difesa, che ha già incassato gol in 6 partite su 7 (12 complessivi, di cui 9 nel secondo tempo). Una difesa così, moltiplica l'insicurezza. Ma basta trovare scuse a chi si fa cacciare fuori o si ammonire stupidamente: meglio dare multe da 20 a 50 mila euro, così almeno gli zapatisti possono costruirsi un acquedotto...
L'errore finale di Cordoba è stato ininfluente, ma glielo avevo già visto fare altre 10 volte, nella sua lunga carriera nerazzurra. Mi sono sembrati molto gravi alcuni errori difensivi precedenti, quando sia Cordoba che Materazzi finivano invariabilmente fuori posizione, per i movimenti di Makaay e Pizarro (c'era Grosso a marcare Pizarro, nell'azione del gol). L'Inter ha una difesa scadente, che va protetta da una coppia di frangiflutti come Vieira e Cambiasso (o Dacourt), altrimenti sono dolori.
L'unico appunto che mi sento di fare a Mancini è sull'utilizzo di Adriano: l'avrei inserito all'inizio del secondo tempo, sia per risparmiare Crespo che per tentare l'unico schema che poteva mettere a disagio il Bayern (cioè, Adriano contro il resto del mondo). Dubito sarebbe cambiata la partita: se Ibra e Figo giocano così male, questa Inter non va da nessuna parte.
mercoledì, 27 settembre 2006
mercoledì, 27 settembre 2006
Paolo Ziliani sugli eredi di Moggi e Giraudo
Riproduco un articolo apparso nel sito del famoso giornalista Mediaset; è scritto con la solita verve, e forse farà riflettere qualche juventino di passaggio.
http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=61
Mentre Moggi passa da un'ospitata televisiva a un'articolessa su "Libero" e Giraudo se la spassa nella sua nuova abitazione di Londra col portafoglio gonfio dopo aver venduto gran parte delle sue azioni juventine; mentre il popolo bianconero non perde occasione - in molte sue componenti - di rimpiangere i tempi andati e testimoniare stima e nostalgia nei confronti dei vecchi dirigenti; mentre tutto questo accade, a 4 mesi dall'esplosione di Calciopoli comincia a delinearsi con chiarezza ed evidenza il colossale danno econimico (oltrechè sportivo, e d'immagine) che Giraudo e Moggi, il Gatto e la Volpe del paese di Calciopoli, hanno arrecato al loro club, il più glorioso d'Italia, uno dei più famosi al mondo: la Juventus.
Da "Il Sole 24 Ore" di venerdì 22, a sigla G.D., citiamo testualmente: "Viene dalla Libia il primo contraccolpo della retrocessione in B sui conti Juventus. La Oilinvest Bv, che controlla il marchio Tamoil, ha stracciato il munifico contratto di sponsorizzazione stipulato il 25 marzo 2005 (...) La perdita di fatturato per la Juventus è rilevante. I libici si erano impegnati a riconoscere 102 milioni per cinque anni, fino al 30 giugno 2010. La Juventus ha incassato i 20,4 milioni del primo anno e 18 milioni "una tantum" per un'opzione di proroga. La Juve perde i 20,4 milioni di quest'anno e 61,2 milioni per i tre successivi. Svaniscono anche i 130 milioni che Tamoil avrebbe pagato dal luglio 2010 al giugno 2015".
Dunque, ricapitolando: per le malefatte di Giraudo e Moggi, che rivestivano le cariche di amministratore delegato e direttore generale, la Juventus vede andare in fumo, in questi giorni, un accordo di sponsorizzazione che per 9 anni le avrebbe garantito qualcosa più di 210 milioni di euro (circa 420 miliardi delle vecchie lire). Per la precisione, la Oilinvest si era impegnata a versare nelle casse bianconere 20,4 milioni a stagione fino al 2010 (in tutto ancora 81,6 milioni) e 26 dal 2010 al 2015 (130 in tutto): totale, 211,6 milioni!
Lo scandalo di Calciopoli, la retrocessione in B e la spaventosa caduta d'immagine della Juve a livello mondiale hanno invece indotto la Tamoil - al termine del 1° dei 10 anni del contratto - a rendere nullo per giusta causa l'impegno firmato con la Juventus. Che ora, in un comunicato, fa sapere che "sono comunque iniziati i colloqui per la stipula di un accordo di durata quadriennale". Se l'accordo si farà, e su quali nuove basi, non è dato sapere; di certo, con la Juve in B e con la prospettiva di "tornare competitivi in 5 anni" (parole e musica di Jean Claude Blanc, nuovo amministratore delegato), anche un bambino capirebbe che i tempi della vacche grasse, alla Juventus, sono finiti. Dei 211,6 milioni che erano attesi a rimpinguare, in 9 ondate successive, le casse del club bianconero, adesso arriveranno le briciole. Tant'è vero che la nuova dirigenza s'è affrettata a comunicare di avere ufficialmente accantonato il progetto-Giraudo di ristrutturazione della stadio Delle Alpi: il preventivo di spesa era di 150 milioni, Jean Claude Blanc ha spiegato che la Juve farà invece il minimo indispensabile per non spendere più di 18 milioni.
C'era una volta una società di calcio che minacciava a gran voce - non più tardi di un mese fa - di ricorrere alla giustizia ordinaria e di far causa, per danni, a mezzo mondo: Federazione Italiana Gioco Calcio, Lega Calcio, Coni e chi più ne ha più ne metta. E c'era una volta una società che nelle aule dei tribunali sportivi aveva avvocati che la mattina difendevano la squadra, il pomeriggio Giraudo e Moggi.
Come direbbe La Settimana Enigmistica: indovinate dov'era l'errore.
mercoledì, 27 settembre 2006
Lahm, Schweinsteiger e Makaay... mi va bene anche lo 0-0
Si gioca a calcio, incredibilmente, e l'Inter stasera rischia l'eliminazione dalla Champions. Il sorteggio l'ha inserita in un girone difficile, ha giocato malissimo la partita più facile, a Lisbona, contro un avversario che andava sconfitto a domicilio, e adesso deve vedersela con il Bayern pluricampione di Germania, ricco di talento e straripante di forza fisica.
Una partita di per sé difficile, è diventata una scalata di terzo grado per la necessità di improvvisare il centrocampo - senza Cambiasso e Vieira, con Dacourt mezzo rotto - e la difesa. Temo Cordoba a destra, e al centro la coppia Samuel-Materazzi (pessimamente assortita). Non subire gol, con un terzetto simile, mi sembra impossibile.
Considerando il 4-0 rimediato dallo Spartak Mosca a Monaco, e la necessità di dover battere russi e portoghesi a San Siro, questa sera l'Inter non può perdere. Una vittoria non cambierebbe la sostanza; una sconfitta, invece, significa dover vincere sia a Mosca (in inverno) che in Baviera. Quasi impossibile.
Anche con la squadra al completo, non inseguirei il miraggio del primo posto nel girone: a febbraio, come seconde classificate, ci saranno Real e Barcellona (o Chelsea), forse il Liverpool e qualche altra big, dunque l'unica cosa che conta è passare il turno. La certezza sta a 10 punti, ma 9 possono bastare (cioè, due vittorie e tre pareggi), se il Bayern vincerà quelle che deve vincere.
Stasera vedrei bene in campo Adriano, unica punta, libero di giocare su tutto il fronte d'attacco, avendo Ibra alle spalle, con un centrocampo di sostanza (da destra: Gonzalez, Dacourt, Stankovic, Zanetti), risparmiando Crespo e Figo per la trasferta di Cagliari. So quanto pesa la Champions dal punto di vista finanziario, ma quest'anno, per me, conta solo il campionato.
mercoledì, 27 settembre 2006

Sono schifato. Oltremodo schifato.
Da questo momento scatta il mio personale boicottaggio nei confronti di Tuttosport (peraltro mai comprato), Quelli che il calcio, Lunedì di rigore e Matrix (e i prossimi che regaleranno un microfono a simili personaggi, che continuano a delinquere).
Il boicottaggio è un'arma molto potente. Da 25 anni non compro prodoti Nestlè e non faccio benzina alla Esso - dopo il naufragio della Exxon Valdez e il terribile inquinamento marino che ne seguì - e ho calcolato che quel mio semplice comportamento è costato alla multinazionale fra i 3 e i 5mila euro.
Decisamente schifato dev'essere anche Francesco Saverio Borrelli, che ha giustamente condizionato la permanenza all'Ufficio indagini della Federcalcio a lunghi colloqui con il ministro e con il neocommissario Pancalli. Se resta, qualche fondata rassicurazione deve averla avuta; fare da utile idiota alla restaurazione in corso, dev'essere un pensiero insopportabile per un galantuomo come Borrelli. E chissà che anche l'arbitrato del CONI non ci riservi una bella sorpresa.
Quanto a Moratti, non gli resta che chiedere di essere interrogato dall'Ufficio indagini e da qualche Procura. E poi cominci a fare cause per diffamazione. Senza indugio e senza pietà.
lunedì, 25 settembre 2006
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=54&ID_sezione=83&sezione=In%20chiostro%20sportivo
La rubrica "In Chiostro Sportivo" sta sul sito de "La Stampa" ed è curata da Andrea Parodi. Oggi è uscita una recensione molto lusinghiera alle Confessioni di un interista ottimista, e chissà che questo colpo di fortuna non faccia sopravvivere il libro per qualche altra settimana.
(...) Il libro di Ghedini risente ovviamente di una forzata inattualità, in quanto mai per gli amanti di Eupalla si è visto un accelerarsi così frenetico e stordente di avvenimenti, tanto da far apparire un punto lontano e di effimera dimensione temporale la vittoria azzurra ai Mondiali di Germania. Persino Ghedini, da interista "enduring love" non poteva prevedere il successo medianico globalizzante di Materazzi, centrale di patema continuo per i fedelissimi di San Siro nerazzurra e cannoniere azzurro decisivo per l’alloro più prestigioso in Germania, la frantumazione dell’odiata Juventus, uno scudetto arrivato dopo oltre tre lustri per via di comportamenti leali della dirigenza interista (e nel testo illumina la signorile ma ferma compostezza del compianto Facchetti), uno scudetto che spiazza anche il grintoso ottimismo del nostro autore.
Ci si chiede: può un saggio così "bruciato" dal "panta rei" di eraclitea memoria assurgere a livelli trascendenti di tempo? La risposta è affermativa. Innanzi tutto per le tecniche di scrittura, scattanti, ironiche, gradevoli e chiare. Poi per l’apparato storico delle vicende interiste, filtrate da un’anima passionale ma serenamente obiettiva. (...)
lunedì, 25 settembre 2006
Aldo Grasso: Il calcio vive di tv
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2006/09_Settembre/25/grsso.shtml
Tra Sky, Mediaset Premium, La7 e Rai sui campi da gioco ci sono ormai più telecamere che giocatori. Nella rappresentazione (la partita, i discorsi, le polemiche) non è più dominante il punto di vista dello stadio ma il punto di vista della tv. E siccome sappiamo che solo dal punto di vista discende l'interpretazione delle cose, converrebbe prendere atto della situazione. Grazie alla tv ci sono circostanze in cui lo spettatore vede meglio dell'arbitro e dell'allenatore... E il caso Moggi ci ha fatto capire che la prova tv e certi processi non possono essere iscritti fra le prove divine...
lunedì, 25 settembre 2006
Non eravamo visionari, ma è giusto andare a fondo
Nel 2002 la società nerazzurra si rivolse a un investigatore legato a Telecom per far pedinare l'allora arbitro Massimo De Santis. Con l'ipotesi di "violazione dell’articolo 1 del Codice di giustizia sportiva", stamattina verrà aperto un fascicolo dall’Ufficio indagini della Federcalcio...
Ecco il passaggio dell'intervista di Roberto Beccantini a Massimo Moratti:
Avrà preso atto anche dello scandalo Telecom. Dossier illegali, spiati eccellenti. Telecom, cioè Marco Tronchetti Provera...
«È un amico, un amico vero. Gli sono molto vicino. L’Inter non è l’unica passione che ci accomuna. Piena fiducia in lui e nei suoi metodi. Sull’onestà e la buona fede di Marco garantisco io. Di più: ci metto la mano sul fuoco».
Preoccupato dagli sviluppi delle indagini?
«In che senso, scusi?».
Nel senso che possa essere tirata in ballo l’Inter?
«No, nella maniera più categorica».
Eppure faceste pedinare l’arbitro De Santis.
«È ormai un episodio di dominio pubblico. Le rispondo come risposi a Claudio Sabelli Fioretti: un tizio si offrì di farlo. Era in contatto con persone del ministero presso il quale aveva lavorato De Santis. Potevano offrirci delle informazioni. Risultato: zero su tutta la linea. E comunque, c’è un’inchiesta in corso. Meglio attendere gli esiti».
La giustizia sportiva l’ha bastonato.
«Deduco che proprio visionari non fossimo».
(nella foto, Chievo-Inter 21 aprile 2002)
lunedì, 25 settembre 2006
L'assetto difensivo sarà sempre un problema

Senza Cambiasso, senza Vieira e senza Dacourt, la difesa rimane senza protezione. Non avendo un'organizzazione difensiva collaudata (chi chiama il fuorigioco? e le uscite del portiere?), e nemmeno un leader in grado di gestire il palleggio, si finisce per abbassare troppo il baricentro.
Forse il rigore non c'era, ma il doppio intervento di Cordoba e Julio Cesar è stato comico. Sul tiro di Tiribochi (bellissimo), nessuno è andato a pressare. E il gol di Brighi nasce da un intervento scomposto di Cordoba, mentre Grosso resta a guardare.
Vincere nonostante 3 grossolani errori difensivi significa possedere un grande potenziale, ma non ci saranno sempre squadre come il Chievo. Nella fase di gestione del risultato, Mancini deve inventarsi qualcosa. Un evidente sollievo potrà venire dalla presenza di Ibrahimovic e Figo, ma anche di Cruz, che sanno congelare il ritmo e come farsi fare fallo.
Dopo aver visto la Roma dilagare a Parma, insisto: sarà un avversario più pericoloso del Milan.
domenica, 24 settembre 2006
Quanto darei per avere Costacurta...
Nemmeno con quattro gol di vantaggio a 20' dalla fine, in casa, contro uno degli attacchi più scarsi del campionato, l'Inter non sa chiudere le partite.
Con un occhio al televideo, mentre assistevo agli ultimi chilometri del mondiale di ciclismo, ho tirato un sospiro di solievo sul 2-0 di Samuel, ho gioito per il 3-0 di Stankovic e pensato fosse uno spreco il 4-0 di Crespo. Ho lasciato perdere il televideo, mi sono emozionato con Paolo Bettini e infine ho scoperto che era finita 4-3.
Non ho idea di come siano stati subiti 3 gol in 11', ma è ormai evidente che il punto debole di questa squadra sta in difesa, con qualunque combinazione di nomi. Nessuno ha la personalità giusta, nessuno è in grado di guidare il reparto. A chi cercasse una scusa nella deconcentrazione, rispondo che le grandi squadre non si fanno mai rimontare. E comincerei a preoccuparmi di Suazo.

domenica, 24 settembre 2006

Hugo Chavez cita Noam Chomsky e mostra un suo libro durante il discorso all'ONU sullo strapotere degli USA, e questo libro dell'anziano linguista di origine ebraica (Egemonia o sopravvivenza: i rischi del dominio globale americano, 2003) diventa un best-seller.
Il New York Times ironizza: "Scrittori, se sognate un best-seller non mandate i vostri libri a Oprah Winfrey (star televisiva da cui tutti vorrebbero farsi invitare), ma mandateli a Chavez, il nuovo arbitro del nostro gusto letterario".
Il presidente venezuelano aveva detto: "vorrei che i nostri fratelli americani leggano questo libro perché sappiano di avere una grave minaccia in casa", rammaricandosi per non aver potuto conoscere l'autore. Non sapeva che Chomsky è ancora vivo.
domenica, 24 settembre 2006
Il ritorno dei morti viventi
Da questo Governo, dopo Calciopoli, mi aspettavo una scelta netta: rinunciare alla candidatura dell'Italia per gli Europei 2012.
Una rinuncia unilaterale. Una scelta di moralità. Perché se - come ci ripetono Melandri, Petrucci e compagnia cantante - ci sono regole da riscrivere e una credibilità da riconquistare, bisogna avere il pudore di "saltare un giro", anziché continuare a trattare il calcio come una mucca da latte, con nuovi stadi e nuove opere pubbliche da giustificare - e finanziare - con la scusa degli Europei.
Invece, tutto come prima. E da un paio di giorni, la puzza di marcio è diventata insopportabile. E' bastato allontanare Guido Rossi, perché tornasse allo scoperto Franco Carraro. Il quale, senza pudore come suo solito, ha scritto una letterina al Coni per chiedere cosa fare delle sue cariche internazionali (in Uefa e nella Fifa). Il tempismo di Carraro è trasparente: porre quella domanda a Rossi significava la certezza di sentirsi chiedere le dimissioni. Farlo al nuovo commissario Pancalli, che in passato fu fra i collaboratori di Carraro, significa confidare nella realpolitik. Al Tg5, in agosto, dalla sua casa sulla Costa Smeralda, un Carraro "amareggiato" aveva giurato che si sarebbe allontanato dal calcio. Ora fa notare che se si dimette, l'Italia resterebbe senza rappresentanti in due organismi assai rilevanti, e si rimette a disposizione... A dicembre si vota per assegnare gli Europei, non vorremo darci la zappa sui piedi...
La rinuncia alla candidatura italiana torna prepotentemente alla ribalta. L'alternativa è ritrovarci Carraro a rappresentare l'Italia nel mondo del calcio per i prossimi tre anni. Melandri, Petrucci e Pancalli sono con le spalle al muro.
sabato, 23 settembre 2006
sabato, 23 settembre 2006
I privilegi di chi fa politica
Valentino Parlato, ieri sulla prima pagina del manifesto, ha svolto un ragionamento elementare, che non accetta risposte di comodo e che anche il nuovo Governo dovrebbe essere in grado di capire... Lo riproduco intergralmente.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Settembre-2006/art4.html
Vivi complimenti al ministro Fabio Mussi. Mercoledì La Stampa e L'Unità hanno pubblicato il resoconto di un suo ottimo intervento a un convegno della Confindustria - anche se sarebbe stato meglio farlo in un'assemblea del suo partito. Per sintetizzarne le parole riprendo il titolo della Stampa: «Politici strapagati, studiosi alla fame. Uno scandalo, io guadagno come cinque dirigenti di ricerca». La Stampa poi correda le dichiarazioni di Mussi con una documentata elencazione dei privilegi dei politici italiani. Mi aspettavo che qualche giornale riprendesse Mussi: invece, silenzio assoluto, anche sul nostro manifesto. Per ragioni di spazio o di prudenza politica? Non so.
La questione dei privilegi dei politici e del costo della politica è molto seria. Salvi e Vilone ci hanno fatto un libro, poi si sono fermati. E' una questione seria dal punto di vista contingente, ma non solo. Da un lato non si capisce come i nostri politici di fronte alla finanziaria parlino di tagli alle spese sociali, di «privilegi» dei pensionati, di austerità e tutto il resto senza guardarsi allo specchio, senza pensare che potrebbero fare miglior figura con qualche pubblico taglietto ai propri privilegi. Ma i nostri politici non hanno neppure questa strumentale ipocrisia che, comunque, sarebbe un omaggio alla virtù.
Ma c'è anche una considerazione più generale: i clamorosi privilegi dei politici sviliscono la politica, come a dire che più la politica è ricca di soldi, più è povera di prestigio e credibilità. Una volta si diceva - e ancora si scrive nei libri - che «uomo politico è colui che si sacrifica per il benessere dei cittadini». Uomo politico era quello che rinunciava ai guadagni che avrebbe potuto ricavare dalle professioni o dal lavoro per servire il Paese. Per questo accorrevamo ai suoi comizi e lo ascoltavamo con rispetto. Oggi il rischio forte è che noi lo consideriamo un abile arrivista, uno che è riuscito a procurarsi un ottimo stipendio e un mucchio di privilegi. Qualcuno, ne sono sicuro, mi accuserà di qualunquismo: lo nego perché ancora, nonostante tutto, ho un'altissima considerazione dell'attività politica. Ma mi viene da replicare che sono questi privilegi a produrre qualunquismo, astensionismo, distacco dalla politica. Chi semina vento, raccoglie tempesta.
sabato, 23 settembre 2006
Juventinismi
"La Federcalcio chiederà l'integrale conferma delle sanzioni inflitte dalla Corte federale", ha detto il vicecommissario Massimo Coccia a proposito degli arbitrati, che si terranno l'11 e il 12 ottobre.
"Non è possibile sapere quale sarà l'esito"; il neo commissario Luca Pancalli assicura che "non esiste alcun accordo con il CONI per sconti di pena dei club".
Il bilancio 2005/2006 della Juve dovrebbe chiudersi con una perdita di 36,5 milioni di euro. Lo indica il progetto approvato dal CdA. La relazione trimestrale approvata l'11 agosto era stata negativa per 21,6 milioni. A creare la differenza sono un "fondo rischi" da 12,6 milioni e motivi di fiscalità.
"Badoglio Gigli capo di un CDA di conigli" è lo striscione ostentato nella curva juventina.
sabato, 23 settembre 2006

L'Espresso, servizio di Alessandro Gilioli
Lucky Luciano l'aveva detto: Non vi libererete di me.
Sta mantenendo la promessa. Come? Rientrando nel mondo del calcio dalla porta di servizio, quella cioè dell'intermediazione tra clubs e giocatori. Ora che non deve più occuparsi della Juventus, può gestire direttamente i "suoi" procuratori (gli ex della Gea, ma non solo) e i rapporti di questi con le società con cui era abituato a fare affari.
In serie A, almeno 5: Ascoli, Siena, Reggina, Messina e Livorno. Mentre in Serie B, l'influenza di Moggi si esercita innanzitutto su Arezzo, Genoa e Crotone.
sabato, 23 settembre 2006

"L'ossessione per la magrezza a Hollywood ha dell'incredibile" ha dichiarato Kate Winslet alla rivista Ok. "Sento questa tremenda esigenza di conservare le mie curve e ripetere: guardate, ho anche i brufoli!. Non riesco a comprendere la seduzione che la magrezza esercita sulla gente... La ginnastica? La pratico solo nei ritagli di tempo. Sto bene nel mio corpo perchè molto tempo fa ho accettato l'idea che non sono fatta per entrare in jeans super-slim. In passato la gente non è stata gentile nei miei confronti, commentando il mio peso altalenante, ma ho capito che il problema è loro, non certo mio".
sabato, 23 settembre 2006
Una delle più belle interviste degli ultimi anni
Roberto Beccantini ha intervistato Massimo Moratti: se ve lo siete perso, dovete assolutamente leggere questo articolo uscito ieri su La Stampa, da studiare nelle scuole di giornalismo.
http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/calcio/200609articoli/3788girata.asp
Il talento di Beccantini nel riprodurre il dialogo, oserei dire le tipiche inflessioni morattiane, e la sua profonda competenza calcistica gli consentono di scavare a fondo, recupendo pensieri che il patron dell'Inter non avrebbe affidato ad altri. Ciò avviene senza alcuna indulgenza, non risparmiando a Moratti le domande più scomode, ma senza quella becera aggressività che porta a trincerarsi dietro le frasi di circostanza.
Moratti si scopre, mostra piena consapevolezza del clima velenoso che circonda l'Inter, e riesce a uscirne con classe...
Gli juventini non le perdonano lo sgarro dello scudetto a tavolino.
«Lei lo chiama sgarro? Vero, non lo abbiamo vinto sul campo. Ma non lo abbiamo vinto sul campo anche per tutto quello che ci facevano, o ci avevano fatto, fuori campo. Ripeto: sono altri che devono vergognarsi, non il sottoscritto».
State ereditando l’antipatia storica della Juventus.
«Dipende da cosa si intende per antipatia. E, in particolare, da chi arriva questa etichetta. Quando eravamo “troppo” simpatici, ci sghignazzavano dietro. Poi si è visto che i giochi proprio limpidi non erano. Preferisco un’antipatia moderata, che sappia di rispetto, magari di invidia, ma non di soprusi».
C’è un giocatore che vale il famoso prezzo del biglietto?
«Ibrahimovic. Detesta l’ovvio: e cosa c’è di più ovvio che trasformare un banalissimo rigore? Che numeri, però. Una pertica con il cuore e la fantasia dei vecchi campioni. Nello stesso tempo, ci sarà pure una ragione se Capello non lo sostituiva mai, e Mancini si è subito adeguato. Tiene su la squadra, le dà respiro. Pazzo da legare, come l’Inter».
Vieira?
«Mi ha colpito la sua educazione. Sembra un guerriero, è un signore».
Ibrahimovic, Vieira: ma allora Moggi se ne intende.
«Mai detto il contrario».
venerdì, 22 settembre 2006
40) Paul McGuigan, Slevin. Patto criminale (5)

Irritante, è l'aggettivo che mi viene da associare a questo film. Un ottimo cast (Freeman e Kingsley, più Bruce Willis e Stanley Tucci) viene fatto ruotare intorno a Josh Hartnett, la cui espressività è decisamente scarsa, all'interno di una storia che prende a piene mani da I soliti sospetti e Pulp Fiction, con una quantità di schizzi di sangue e pochi colpi di scena, che si rivelano tali solo perché il regista ha negato allo spettatore la possibilità di capire cosa si stava preparando.
Se mi mostrano una pistola alla tempia di un bambino e mi fanno sentire uno sparo, devo concludere che il bambino sia stato ucciso. Se un'ora dopo si scopre che il bambino è cresciuto - ed è quello che temevo - mi sento ingannato.
A parte certi mezzucci, Slevin mi ha deluso per l'assenza di sfumature. Tutti gangster, tutti cattivi, tutti vendicativi, tutti ossessionati dalla propria sicurezza. L'unica idea originale - lo scambio di identità - potrebbe offrire al protagonista molte opportunità creative; invece, Hartnett è uguale con i neri e con gli ebrei, e il dialogo più coinvolgente si svolge a letto, accanto a Lucy Liu, a proposito del più bravo attore che abbia interpretato James Bond...
venerdì, 22 settembre 2006
La famosa panchina lunga...
http://www.sports.it/it/cmc/calcio/200638/cmc_101227.html
Senza Vieira (squalificato) e Cambiasso (infortunato), Mancini potrebbe far debuttare, contro il Chievo, Ibrahim Maroufi; il 17enne centrocampista marocchino, strappato in estate al Psv Eindovhen, ha giocato nel Trofeo Tim destando ottima impressione.
A proposito, pare si chiami Maaroufi.
venerdì, 22 settembre 2006
Giustizia su misura
Tre giornate a Vieira (insulti all'arbitro).
Due giornate a Paci (simulazione) e nessuna squalifica a Toni (povera vittima).
Due mesi a Flachi e Carrozzieri (scommesse).

«Aspettiamo l'esito dell'arbitrato, dove ci toglieranno dei punti di penalizzazione per non aver fatto ricorso al Tar». Così domenica sera, Federico Balzaretti, difensore della Juventus, ospite della trasmissione Controcampo. Senza pesare troppo le parole, Balzaretti ha fatto capire che c'è stato un accordo sottobanco, sempre negato dalle parti in causa, fra Coni e Juventus.
venerdì, 22 settembre 2006
Irremovibile (come un semaforo)
Niente dibattito parlamentare ("Siamo matti?")
Niente dimissioni di Rovati ("Non vedo il motivo").
Non vado alla Camera.
Non vado al Senato...
(segue)
giovedì, 21 settembre 2006
Angelo Rovati e l'Oransoda Cantù
Quando ho saputo che Angelo Rovati - il consigliere di Prodi costretto a dimettersi dopo lo strano carteggio con Tronchetti Provera - aveva giocato nella Pallacanestro Cantù, fra il 1965 e il 1967, ho provato un'immediata simpatia per questo omone finito, suo malgrado, al centro del dibattito politico.
Essersi formato a Cantù accanto a Charlie Recalcati, aver indossato la maglia numero 6, resta uno straordinario titolo di merito.
Però, a pensarci bene, l'Oransoda vinse lo scudetto proprio l'anno dopo che Rovati se n'era andato.

giovedì, 21 settembre 2006
Insieme a cena, ieri sera, in un ristorante di Londra...

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