| |
|
Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra,
Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura |
|
martedì, 28 febbraio 2006
Ai margini di Syriana

Questa signorina si chiama Amanda Peet, è nata l'1 novembre 1972, in Syriana fa la moglie di Matt Damon, e so di averla già vista in altri film. Mi ricordo Melinda e Melinda (il penultimo Allen), ma confido nei frequentatori di questo blog per farmi tornare la memoria.
martedì, 28 febbraio 2006
La penso così anch'io
"Moratti ride, per non piangere. Ce l'ha con il palazzo, con il sistema, con l'ingiustizia. Strano. Perché di quel palazzo (e di quel sistema sovente fondato sull'ingiustizia) è uno dei principali sostenitori, da sempre. Se volesse veramente fare il paladino dei valori perduti, il padrone dell'Inter dovrebbe sciogliere la strettissima alleanza con Galliani e Moggi, cioè coloro i quali mandano avanti il baraccone, alle loro condizioni. Non dovrebbe organizzare con Giraudo e il Galliani medesimo vorticosi giri di calciatori sconosciuti per realizzare plusvalenze gonfiate a vantaggio di bilanci pericolanti. Non dovrebbe formare un cartello per la gestione dei diritti televisivi. Si scaglia contro i suoi alleati, alleati che ha scelto consapevolmente: che senso ha? Perché non esce da quella morsa e si mette in proprio, setacciando spalleggiatori altrove? (ne troverebbe, da Delle Valle a Garrone). Oltretutto, delle tre grandi a strisce l'Inter è indubbiamente la meno potente, la meno influente e dunque siamo al grottesco: Moratti si è sempre schierato dalla parte di un potere da cui, alla fine, trae vantaggi minimi. Di nuovo: ma che senso ha? Di sicuro, non ha senso quella risata di domenica, a meno che non stesse ridendo di se stesso".
(Emanuele Gamba, la Repubblica on-line)
martedì, 28 febbraio 2006
Il coefficente di difficoltà nei tuffi

C'è coerenza nell'atteggiamento di Nedved, che si tuffa anche quando potrebbe tranquillamente farne a meno, cioè all'ultimo minuto di una partita già vinta: evidentemente è difficile tenere sotto controllo un vizio, o un'inclinazione. C'è qualcuno che pensa che per il ceco andrebbe applicata la prova tv, così come accadde al messinese Iliev (oltretutto, simulatore non abituale)? E c'è qualcuno che pensa che verrà applicata?
(Emanuele Gamba, la Repubblica on-line)
martedì, 28 febbraio 2006
Gattuso: "In Europa la Juve fatica per gli arbitri"
Curiosa dichiarazione di Rino Gattuso: il centrocampista rossonero ha spiegato le relative difficoltà della Juventus in Europa con il diverso metro di arbitraggio tra campionato italiano e Champions League. "La Juve fa tantissimi falli: infatti in Europa cambia maniera di giocare, altrimenti sai quante ammonizioni - ha dichiarato il centrocampista ai microfoni di Milan Channel -Il modo di arbitrare che c'è in Italia, invece, penalizza squadre come la nostra".
martedì, 28 febbraio 2006
9) Stephen Gaghan, Syriana (7)

Intelligente quanto intricato, è un film che andrebbe visto due volte, per coglierne tutti i dettagli. Perciò mi sento di dare un consiglio allo spettatore qualunque: eviti di inseguire ogni pista e si concentri sulla sostanza. Cioè la guerra (non dichiarata) per il controllo del petrolio. Dunque, cosa è disposta a fare l'America per avere tutto il petrolio di cui ha bisogno, al minor prezzo possibile, fingendo di avere la coscienza pulita...
Molti critici l'hanno paragonato a Traffic (si sente la mano di Soderbergh) per il gioco a incastri, ma la sceneggiatura si slabbra in troppe direzioni, accumula personaggi e a volte il meccanismo si inceppa.
E' un film ostile all'amministrazione Bush, alla Cia, al sistema giuridico americano, agli emiri corrotti che gettano i giovani arabi fra le braccia dei terroristi; tratta una materia incandescente, e pare incredibile che sia stato prodotto.
Grande prova di recitazione di Clooney, ma Cristopher Plummer e William Hurt gli rubano la scena.

martedì, 28 febbraio 2006
Aforismi sportivi, 91

Modulo e sistemi di allenamento non li cambierò mai, qui a Roma come in un'altra città. Per coprire il campo non esiste un modulo migliore del 4-3-3.
Zdenek Zeman
lunedì, 27 febbraio 2006
Dopo Inter-Udinese, ricopio da pagina 113-114
L'ho visto in libreria, dunque esiste... Intanto, proseguo nella mia furbissima strategia commerciale, che prevede la pubblicazione su blog in 750 puntate, approfittando dei continui pretesti forniti dall'attualità nerazzurra.
Avessi fatto il tifo per una squadra normale, potevo stare tranquillo. Invece l’Inter ha cominciato a sbagliare un passaggio dopo l’altro, un gol dopo l’altro, in tutti i modi immaginabili, camminando sul filo dell’esiguo vantaggio fino a quando il più intelligente fra i ventidue in campo, Julio Cruz, ha addomesticato il pallone e l’ha appoggiato ad Adriano per il 2-0.
Finita? Con due gol di scarto a meno di mezz’ora dalla fine, solo chi parte prevenuto può continuare ad aspettarsi sciagure. Prevenuto o no, sul 2-0 è come si fosse spento un interruttore, l’Inter è arretrata paurosamente, non è più riuscita a confezionare tre passaggi di fila, ha sprecato la fortuna del palo di Seitaridis (un cross sbagliato) e si è consegnata al gol portoghese (Jorge Costa, 69’). Il quadro psicologico si è capovolto: con il 2-2, il turno l’avrebbe passato il Porto, che si è riversato nella nostra metà campo, mentre i nerazzurri sembravano atterriti dai soliti fantasmi.
Stava diventando un fatto personale: ma come, proprio durante il nostro viaggio di nozze, quella banda di incapaci voleva rovinarmi la festa? Volevano che associassi mia moglie e il Portogallo a una catastrofe nerazzurra? Volevano che aggiornassi la Scala dei Contesti Sfavorevoli? Non riuscivo a stare seduto.
Ho perso il controllo dei nervi quando Mancini ha deciso di sostituire proprio Cruz, uno dei pochi dotati di proprietà di palleggio. Mancava un quarto d’ora alla fine, quando ho detto a mia moglie che non ce la facevo più e sono fuggito dalla stanza. Quei pochi minuti per le strade di Oporto, completamente deserte e rischiarate dalle luci azzurrine dei televisori, sono stati di un’intensità insostenibile...
lunedì, 27 febbraio 2006
Ieri abbiamo giocato in 11

Nella piccola storia del calcio non sono rari i casi come quello di Julio Ricardo Cruz.
Molti calciatori hanno goduto di una reputazione inferiore a quella che avrebbero meritato, perché incapaci di stare davanti alle telecamere, di fare polemiche al momento giusto (grazie a giornalisti compiacenti), di cambiare maglia ogni anno, raddoppiando l'ingaggio, eccetera. Poi, si vanno a vedere le statistiche e si scopre che hanno fatto molto di più di alcuni celebratissimi campioni.
L'ho scritto ripetutamente: ritengo Cruz il calciatore più intelligente - calcisticamente parlando - che l'Inter abbia avuto negli ultimi 10 anni (se vi sembra che esageri, diciamo l'attaccante più intelligente degli ultimi vent'anni). Fa sempre la cosa giusta, quella che a mente fredda andrebbe fatta in quel preciso momento; conquista qualche rigore, molte punizioni, e ha l'abilità di "far salire la squadra" giocando spalle alla porta e difendendo bene il pallone. Certo, se di un attaccante si misurano solo i gol, allora Cruz è inferiore a tanti.
A Bologna, giocava da punta unica ed esaltava tutti i centrocampisti con cui aveva a che fare. Nelle vecchie immagini di repertorio al Feyenoord, ricordo i gol segnati alla Juventus, con tocchi vellutati o strepitosi stacchi di testa. E nelle grandi imprese esterne dell'Inter di Zaccheroni (Arsenal e Juventus), c'era sempre Cruz ad aprire le difese. Poi, è tornato Adriano.
Per cui, sono contento che la società abbia prolungato l'ingaggio a Cruz fino al giugno 2008. Mi dispiace soltanto che Adriano, allenandosi a fianco di un simile maestro, non abbia imparato niente.
lunedì, 27 febbraio 2006
Aforismi sportivi, 90

Raramente mi capita di dire una bugia. Per questo mi sento solo. E' un mondo, il nostro, in cui se ne dicono tante.
Zdenek Zeman
venerdì, 24 febbraio 2006
Dopo Amsterdam, ricopio da pagina 109
Mancini sa di essere seduto su una delle panchine più ambite e più scomode. Ha commesso i suoi errori, e ne commetterà altri. Non è ancora riuscito a risolvere la differenza di rendimento fra i primi e i secondi tempi: nelle prime venticinque partite della stagione in corso, il bilancio gol fatti/gol subiti è vistosamente diverso: 17-13 e 25-5. Confrontando le cifre, Mancini appare più reattivo di Cuper, perché la squadra migliora nei secondi tempi, mentre l’argentino era più bravo a mettere la squadra in campo, però non sapeva cambiare in corsa.
Mi limito ad aggiornare la statistica alla partita n. 40, dopo ieri sera:
| gol fatti |
66 |
|
| gol subiti |
-28 |
|
| I° tempo |
29 |
-18 |
| II° tempo |
37 |
-10 |
Conclusione: Mancini ha tante qualità, ma non impara in fretta...
venerdì, 24 febbraio 2006
Aforismi sportivi, 89

Da piccolo a Praga mi dissero 'prendi quella posizione' e mai 'prendi quell'uomo': da quel giorno non ho più cambiato idea, sarebbe stata la zona il mio modulo di gioco ideale.
Zdenek Zeman
giovedì, 23 febbraio 2006
Dopo Amsterdam, Mancini avrà capito?

Siamo risaliti da una buca profonda, Pizarro ha fatto vedere di cosa è capace, Figo e Cruz si sono rivelati decisivi... ma forse Adriano deve "rifiatare" per 15 giorni.
| | |