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Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra,
Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura |
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venerdì, 28 ottobre 2005
1) compio gli anni; 2) vado a Lucca; 3) cerco di rifare gli occhiali; 4) trepido per l'Inter e nel fantacalcio; 5) e spero che il libro sia finalmente reperibile...

Il nome di Andrea Pazienza è associato a una stagione del fumetto, anzi di Bologna, anzi della “questione giovanile”; una stagione in cui si sono addensati fermenti di creatività e anticonformismo, devianze consapevoli, l’irruzione di nuove forme espressive. Nelle sue avventure a fumetti, Pazienza ha risucchiato e riversato letture, film, canzoni e suoni delle radio libere, dialoghi spiati in osteria, slang politico e giovanile. Fra il 1977 e il 1988, ha proposto una straordinaria esuberanza di immagini, con la massima varietà espressiva. Se esiste uno Stile Pazienza è come quello di Picasso: continuamente diverso. Diversità nelle forme espressive (tavole singole, lunghe storie, copertine di dischi, locandine per il cinema, illustrazioni, disegni di moda, costumi e fondali teatrali) e diversità nel tratto (da quelli volutamente rozzi e sbrigativi, alle autentiche, coloratissime pitture). Pentothal, Pippo, Pertini, Pompeo, Zanardi... Aveva appena cominciato a raccontare e raccontarsi, sorprendendo ogni volta per le invenzioni e le provocazioni. Suo malgrado, è diventato un simbolo generazionale. Nessuno come Pazienza ha saputo raccontare la fine di un’epoca, quella in cui i giovani rappresentavano qualcosa. Il segno di una resa invincibile è il titolo-ossimoro di una pittura del 1983: un paesaggio verde-azzurro, con fiori rossi, un paio d’alberi e un sottile grattacielo giallo, che oltrepassa i fili elettrici e raggiunge l’altezza delle nuvole.
venerdì, 28 ottobre 2005
Le Guen o Zeman: siamo già a questo?

Sia Le Guen che Zeman mi piacciono molto: fanno giocare bene le loro squadre, e a giugno potrei prenderli in considerazione. Ma se all'Inter pensano di cambiare Mancini, vuol dire che non hanno capito niente.
Lo si poteva dire già per Simoni, e poi per Cuper, e ancora per Zaccheroni; ma non sarebbe concepibile un nuovo riazzeramento, ennesimo capitolo trozkista della più nevrotica "rivoluzione permanente" che si possa immaginare.
Mancini ha commesso molti errori, ha, come tutti, le sue fissazioni, ma l'Inter non è da rifare - oltretutto a stagione in corso e sapendo che davanti c'è una corazzata da 27 punti in 9 partite.
Spero che le prossime tre partite di questo calendario così difficile (nelle prime 7 trasferte, Palermo, Juve, Udine, Samp e Lazio) portino a una schiarita. Perdere si può, anzi ci siamo abituati, ma il ridicolo no, quello non riuscirei a sopportarlo.
giovedì, 27 ottobre 2005
Cos'altro può fare?

Dal sito della Gazzetta: "Sono arrabbiato con me stesso - ha spiegato Mancini - un primo tempo così... loro hanno sfruttato tutti i nostri errori, stavamo messi malissimo in campo, e quando lasci alla Roma degli spazi, ti distruggono. Qualche problema ce l'abbiamo, è evidente, il nostro primo tempo non è stato normale... Ma non chiedetemi analisi troppo dettagliate: adesso ho le idee appannate, riparliamone domani. Forse capirò meglio...". Si sa, la notte porta consiglio, e stamattina è un altro giorno. Tanto da indurre il tecnico a rilasciare dichiarazioni di tutt'altro tenore: "Altro che confusione. Dopo ieri sera ho le idee ancora più chiare". Roberto Mancini non accetta che si speculi su una sua battuta, fatta a caldo, in diretta a Sky dopo Inter-Roma. "Mi erano state chieste - precisa a inter.it - spiegazioni tattiche del nostro primo tempo, ma in quel momento non era il caso di entrare nei particolari di una gara strana, anche perché l'amarezza era tanta e certe cose si vedono meglio con calma e senza un microfono sotto il naso. Quindi ho detto che preferivo rimandare l'analisi, nei dettagli, a oggi. Così è. Si riparte, si ricomincia. Con le idee, appunto, ancora più chiare. Con la determinazione e la convinzione che l'Inter non è quella del primo tempo e che, in questo momento, il nostro obiettivo è fare e dare il massimo delle nostre possibilità, senza guardare la classifica".
Sarà facile verificare quanto sono chiare le idee dell'allenatore, cosa ha capito dela sbornia di ieri sera.
Se rivedrò giocare insieme Cordoba e Materazzi, nemmeno io - che vorrei sentire Moratti confermare Mancini a prescindere, anche per il terzo anno - me la sentirò di difenderlo.
giovedì, 27 ottobre 2005
Cantù è una grande consolazione
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Come accade troppo spesso, Cantù si rivela l'esatto opposto dell'Inter. Ieri sera ha dominbato la prima partita di EuroCup, battemndo il nancy di 21 punti.
Kebu Stewart - nella foto - ha segnato 26 punti e catturato 18 rimbalzi. Due mesi fa, nessuno sapeva chi fosse. Dove giocherà l'anno prossimo?
giovedì, 27 ottobre 2005
Mancini non sa insegnare la difesa
Detto che la Roma ha azzeccato la partita dell'anno, che Totti è sublime, che Rosetti ci ha messo del suo, regalando un rigore più che dubbio, e che alla fine il pareggio poteva starci, avendo visto molte deviazioni casuali su tiri nerazzurri diretti in rete... detto tutto questo, la Roma ha meritato di vincere.
Fra il decimo e il quarantesimo del primo tempo, la Roma poteva segnare 6 gol. Ne ha fatti solo due, ma ha colpito un palo, e Favalli e Samuel si sono immolati su tiri a botta sicura. Tutto questo è avvenuto senza che Mancini trovasse la minima contromisura, di fronte al fatto - abbastanza evidente - che gli avversari giocavano con una sola punta e tre incursori (Totti, Mancini e Taddei), a cui l'Inter opponeva la solita difesa a 4.
Siccome era da 700 e passa minuti che l'Inter non prendeva gol in casa, e avevo letto critiche entusiastiche sull'organizzazione difensiva trovata da Mancini, siccome (2) ho visto che Materazi prende un inverosimile 6,5 dalla Gazzetta mentre Chivu prende 6, e siccome (3) sbaglio tutto lo sbagliabile nel mio fantacalcio, potrei stare zitto e farei una miglior figura. Invece, mi sento di ribadire quanto scrivo da 19 mesi su queste pagine: il primo problema dell'Inter era e resta l'organizzazione difensiva.
Nessuno fra i difensori nerazurri sa uscire dall'area palla al piede.
Nessuno sa leggere le caratteristiche dell'avversario.
Nessuno (a parte Favalli) sa proporsi in triangolazioni strette.
Nessuno sa chiamare il fuorigioco.
Nessuno ha il passo per andare incontro alla mezzapunta che avanza palla al piede, anzi tutti hanno la propensione a rinculare, offrendo il tempo per prendere la mira...
E' una difesa sa giocare in un solo modo: a uomo, se possibile molto alta, sperando di non trovare velocisti che sappiano sfruttare la coperta troppo corta.
Mancini ha molti meriti, la squadra sa sviluppare un gioco spettacolare, vario, pieno di accelerazioni, e persino le fasce laterali (eccezion fatta per Solari e Ze' Maria) sono utilizzate con un rendimento discreto. Ma in fase di non-possesso palla, l'Inter resta terribilmente inferiore a Juve e Milan, perché solo Cambiasso aiuta la fase difensiva, e i quattro in linea (schierati sempre, sempre, sempre, anche contro Zalayeta, anche contro Nonda...) non offrono il minimo contributo tattico.
Se poi si vanno a vedere i primi due gol della Roma, la quantità di errori commessi da Cordoba (primo colpevole), Materazzi e Samuel è impressionante. E sul primo gol credo che anche Julio Cesar abbia dato il suo contributo.
Mai visto Mancini così abbattuto come ieri sera. Forse non ha le idee chiare, forse sta pensando di tornare al doppio mediano, come l'anno scorso, abbassando drasticamente il livello tecnico della squadra. Per l'immediato futuro la vedo così: è impossibile avere rimpianti davanti a una Juve che vince sempre, ma se invece di pensare a Cassano si affrontasero i problemi veri, sarei più fiducioso.
giovedì, 27 ottobre 2005
Aforismi sportivi, 32
Ci sono ventun modi per battere un calcio d’angolo.

Franco Scoglio
mercoledì, 26 ottobre 2005
Stavolta è uscito sul serio

Il libro dovrebbe già essere nelle librerie. A questo punto, oltre alle gradite segnalazioni a conferma, attendo con ansia il primo che mi segnalerà un refuso.

mercoledì, 26 ottobre 2005
Le parole di Valerio
Non condivido tutto ciò che scrive il mio amico Valerio Monteventi; ma siccome trovo insopportabile il clima di questa città, e rivedo le solite, vecchie logiche nel modo di raccontarla, credo che il punto di vista di una delle persone più lineari e corrette che mi sia capitato di incontrare, vada fatto conoscere, in qualunque modo.
"Ogni giorno di più la mia città, che fino ad oggi si è chiamata Bologna, sembra prendere le sembianze di Treviso.
In tanti, negli anni passati, abbiamo alzato la voce, ci siamo scandalizzati quando il "sindaco sceriffo" del Nord Est si scagliava contro gli immigrati, oggi che un "sindaco sceriffo" gira sotto le Due Torri siamo pochissimi a dirgli "basta!". Abbiamo denunciato il caporalato, il lavoro nero che sta "drogando" l'economia di questi territori, le nostre urla sono finite contro un terrificante muro di gomma. Abbiamo posto la questione delle baracche lungo il Reno dove si "nascondono" centinaia di rumeni. Questa gente, prima sedentarizzata a forza dal regime di Ceausescu, poi perseguitata e costretta a fuggire dopo la caduta del dittatore, non chiede nient'altro che un frammento di terra sul quale mettersi. Un brandello inutile alla città, che però gli viene negato. Lo chiedono senza una parola di protesta, o un gesto di stizza. Silenziosi e anonimi, come quando la sera, ritornando da dieci ore di lavoro nei cantieri, inforcano i sentieri lungo l'alveo del fiume Reno per passare la notte nelle baracche. Sono esseri umani che hanno la pazienza di chi non si aspetta nulla. Sanno di non avere diritti e scrutano già la strada che li porterà in un altro luogo.
A queste persone l'amministrazione comunale ha prospettato ruspe e sgomberi; tutti sanno che, come concausa a questi provvedimenti, ci saranno CPT ed espulsioni, ma in tanti fanno finta di niente, anche se la chiusura di Via Mattei sembrava essere un obiettivo comune a molti.
La "politica dello scoraggiamento" sembra essere l'unica reazione delle Istituzioni della nostra città alla presenza dei Rom, mantenendo bassissimo il loro tasso di vivibilità: si cerca, in tutti i modi, di ostacolare l'insediamento, perché si pensa che qualsiasi concessione sarebbe considerata un incentivo alla loro permanenza. Così questo popolo doloroso e rassegnato si trova costretto a vivere in condizioni disumane che, quando si verificano in altri paesi, ci fanno ribrezzo e che, se invece diventano "cronaca quotidiana" a Bologna, lasciano i più indifferenti.
Adesso, c'è pure una nuova emergenza securitaria: la guerra ai lavavetri.
Ne incontriamo troppi ogni giorno ai semafori. E il nostro solerte sceriffo di Palazzo d'Accursio intende venire incontro al senso di fastidio o di insofferenza di tanti automobilisti bolognesi (specie quando ti senti "aggredito" o hai la macchina pulita). Sotto la mannaia della "legalità" finiranno, questa volta, cingalesi, albanesi, pakistani, tunisini, bosniaci e, naturalmente, i Rom. Come si permettono di svolgere ai semafori "un'attivityà che non è prevista da alcun ordinamento come da nessun regolamento"?
Che dire: provo una certa disillusione, quella di chi ha creduto che la sinistra fosse il luogo naturale della solidarietà, dell'umanesimo e dell'uguaglianza. Ho vissuto questa idea come una possibilità per andare verso un mondo migliore dove anche i più svantaggiati potessero contare.
Di fronte a quello che stiamo vivendo, non credo sia perciò eccessivo parlare di una vera e propria "mutazione antropologica", di un processo di regressione e d'imbarbarimento, di perdita delle ragioni fondamentali della sinistra ma anche del cristianesimo sociale. Che fine stanno facendo la solidarietà verso chi è in difficoltà e l'aiuto al proprio simile che soffre?
Il sistema politico-amministrativo in cui viviamo non vuole far fronte a situazioni di disagio sociale e di emergenza quando, ad essere l'oggetto dell'emergenza umanitaria sono popolazioni "troppo" diverse dalle nostre. Questa "sconfitta" è inquietante: dà il segno dell'ipocrisia, della malafede non tanto di chi si dichiara apertamente razzista e ostile agli immigrati, quanto di chi si dichiara pubblicamente favorevole ad una società multietnica e multirazziale.
In tutti questi anni di presenza in consiglio comunale ormai mi sono convinto che diversi rappresentanti del centro-sinistra guardano al mondo in un modo che non è molto diverso, per impostazione, da quello degli esponenti del centro-destra. Si tratta di un modo "realistico", privo di coinvolgimento emotivo, pragmatico fino al cinismo, glaciale rispetto all'approccio di tanti semplici cittadini non ancora "rovinati" dalla "responsabilità pubblica", meno solidale di quello di molte persone "normali".
Forse una buona idea "riformista", immediatamente praticabile, sarebbe l'istituzione di corsi di alfabetizzazione per amministratori locali sui grandi temi della migrazione, dell'accoglienza e della coesistenza etnica. Perché su questo si giocherà, in buona misura, il grado di civiltà della società futura.
C'è un grande bisogno di agire, di fare qualcosa, di rompere questo muro aberrante di perbenismo e di populismo, di accettazione delle discriminazioni e degli abusi mimetizzati sotto l'alibi della legalità".
hasta luego, Valerio Monteventi
mercoledì, 26 ottobre 2005

Parto delle Nuvole Pesanti
Il lavavetri
Con la spugna nella mano
e la schiuma nella spugna
ha negli occhi il parabrezza
di quell'auto che verrà
e poi se ne andrà.
Appoggiato ad un muretto
mette i sogni nel suo secchio
si avvicina ai motori
come un gatto si riscalda
e poi se ne va.
E lava lava e lava lava
i vetri di quest'auto blu
che adesso è ferma per il rosso
e fra un istante sarà già lontana da te.
Lava i vetri ed è contento
non si cura del tormento
di un lavoro senza senso
di quello che gli dice "nooo"
e poi se ne va
Ma lui viaggia con la testa
si rifugia nell'infanzia
quando ancora il futuro
era la felicità
la felicità
E si apre si apre il finestrino
e lentamente la manina
fa cadere una monetina
il primo euro per il lavavetri "olé"
Ma un violento ed improvviso
temporale di stagione
lava gli occhi al lavavetri
gli sussurra cose strane
e poi se ne va
E lava lava e lava lava
il cuore di quest'uomo in blu
che adesso è appeso al privilegio
e tra un istante
sarà già caduto "olé".
mercoledì, 26 ottobre 2005
Dopo il terremoto, due giornate cruciali
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I° |
II° |
III° |
IV° |
V° |
VI° |
VII° |
VIII° |
| Paolo |
79,0 |
75,5 |
74,5 |
78,0 |
73,0 |
84,0 |
64,5 |
62,0 |
| Willi |
74,5 |
75,0 |
71,5 |
76,5 |
72,5 |
81,0 |
70,0 |
71,5 |
| Lorenzo |
85,5 |
68,5 |
72,5 |
78,5 |
63,5 |
80,0 |
68,5 |
74,0 |
| Stefano |
84,0 |
65,5 |
75,0 |
77,0 |
67,5 |
78,5 |
69,5 |
79,0 |
| Alberto |
75,5 |
68,0 |
78,0 |
73,5 |
60,5 |
79,0 |
57,5 |
86,5 |
| Rudi |
85,0 |
59,0 |
69,0 |
66,5 |
66,5 |
72,0 |
64,0 |
73,0 |
| Sandro |
77,5 |
56,0 |
73,0 |
70,0 |
64,5 |
69,0 |
68,5 |
74,5 |
| Faccio |
68,5 |
59,0 |
74,0 |
58,0 |
68,0 |
73,5 |
71,5 |
65,0 |
| Stefano |
596,0 |
| Willi |
592,5 |
| Lorenzo |
591,0 |
| Paolo C. |
590,5 |
| Alberto |
578,5 |
| Rudi |
555,0 |
| Sandro |
553,0 |
| Faccio |
537,5 |
La classifica è stata sconvolta, il primo è diventato quarto, e viceversa; i distacchi al vertice si sono fatti minimi.
Il mio sesto posto assomiglia molto al settimo, perché non mi è ancora riuscito di indovinare un difensore o un centrocampista capace di fare gol. E Adriano si sta rivelando un danno notevole...
Per stasera, devo decidere se scommettere sulla vittoria dell'Inter (e in quel caso escludere Chivu e mancini dalla formazione) o usare il fantacalcio come terapia in caso di passo falso nerazzurro.
mercoledì, 26 ottobre 2005
Aforismi sportivi, 31
Dicono che sei un bravo amministratore, ma mi accorgo che non è vero. Dovevi farmi prendere solo il biglietto di andata, perché bisogna prevedere la possibilità di tornare in un baule di legno.

Tazio Nuvolari a Enzo Ferrari
mercoledì, 26 ottobre 2005
Bologna è la città più prevedibile che esista
Poiché mi sono imposto due anni di silenzio sabbatico, dall'elezione di Cofferati alla auspicabile caduta di Berlusconi, e mancano ancora 6-7 mesi alla scadenza, mi limito a rileggermi...
http://www.altremappe.org/RomaeCitta/IcebergBologna.htm
martedì, 25 ottobre 2005
Che altro si può dire su Dan Gay?
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E' nato il 20 luglio 1961, in Florida, e vive in Italia da una ventina d'anni.
Sono passati oltre 4 anni e 5 mesi dall'ultima volta che Dan Gay è andato in doppia cifra per punti segnati: era il 6 maggio 2001, ultima di regular season fra Poliform Cantù e Snaidero Udine (79-81). In quella gara Dan Gay fece registrare 13 punti e 9 rimbalzi, in 29' di gioco. Domenica scorsa, il capitano biancoblù è tornato a segnare 10 punti e lo ha fatto con uno strepitoso 5/5 da due punti contro l'Air Avellino squadra contro la quale, il 3 aprile 2003, ha anche segnato il suo unico canestro da tre punti in carriera.
martedì, 25 ottobre 2005
Verso Obinna e verso il Pallone d'Oro
Nella lista dei 50 calciatori selezionati da France Football per la cinquantesima edizione del Pallone d’Oro ci sono 9 juventini (Buffon, Camoranesi, Cannavaro, Emerson, Ibrahimovic, Nedved, Thuram e Trezeguet), 5 milanisti (Dida, Kaka’, Shevchenko, Maldini e Pirlo) e 2 interisti (Adriano e Figo).
Dipenderà dalle vittorie, e nomi come Samuel e Veron potevano benissimo starci, ma questo 9-5-2 significa che il valore di Juventus e Milan è ancora superiore a quello dell’Inter.
La notizia del giorno è che a gennaio, mentre Martins giocherà la Coppa d'Africa, l'Inter riprenderà Obinna dal Chievo. Non possiamo certo stare senza capriole.

martedì, 25 ottobre 2005
42) Roman Polanski, Oliver Twist (6)

E' un film stranamente simile a Cinderella Man, il riscatto fondato sull'onestà, in un contesto ambientale estremamente sfavorevole. L'Inghilterra dei primi dell'Ottocento, per un orfano, non doveva essere colma di opportunità...
Però, alla fine, non ho capito perché Polanski abbia voluto realizzare un film così: calligraficamente perfetto (Dickens alla lettera, seguendo la lezione del Kubrick di Barry Lyndon), ma emotivamente incompiuto.
martedì, 25 ottobre 2005
41) Ron Howard, Cinderella Man (7)

L'America è la terra delle opportunità, anzi della "seconda possibilità": quante volte abbiamo visto film americani impostati su questa ideologia?
Eppure la vera storia del pugile Jim Braddock, nonostante certe cadute di tensione che rimandano al peggior Rocky, riesce a uscire convincente. Gli anni immediatamente successivi alla Grande Depressione sono rappresentati con una certa forza visiva, le umiliazioni subite dal protagonista, i bambini affamati, le baracche dentro Central Park, le rivolte schiacciate dai cavalli della polizia, eccetera, preparano le immagini del ring.
Ancora una volta il pugilato si conferma lo sport più adatto alla trasposizione cinematografica. Il procuratore (Paul Giamatti) spesso ruba la scena al protagonista (Russell Crowe).
martedì, 25 ottobre 2005
Aforismi sportivi, 30
Quando allenavo a Rimini, ero contestato. Fui costretto a scappare come un ladro. Per questo, se posso, esco sempre dalla porta di servizio: mi alleno per i tempi duri.

Osvaldo Bagnoli
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