| |
|
Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra,
Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura |
|
|
|
venerdì, 03 luglio 2009

Cosa non si fa per il calciomercato
Non invocherò come attenuante la bellezza della foto, il taglio dell'inquadratura: la mia è solo una scorciatoia verso l'audience.
Non possiedo foto private della morettina in oggetto, perciò mi limito a precisare di aver rubato questa immagine al sito web di uno dei più seri ed autorevoli quotidiani nazionali. Illustrava un servizio di calciomercato. Lei è citata come l'ex fidanzata di un famoso centravanti argentino in cerca di contratto. Avete capito bene: l'ex fidanzata. Cosa non si fa per la completezza dell'informazione...
venerdì, 03 luglio 2009
Flavio Delbono è stato eletto sindaco di Bologna il 21 giugno scorso.
Undici giorni dopo, ieri pomeriggio, ha annunciato la composizione della nuova Giunta; ha anche detto che proporrà al suo partito (il Pd) di indicare un nome (del Pd) per la presidenza del Consiglio comunale…
Sulla discontinuità con Cofferati, tutto come previsto: nessun assessore è stato confermato.
Sulla famosa “autonomia” del sindaco dai partiti, trovo splendida la battuta di Luca Bottura, sulle pagine locali del Corriere: “Anni di cuoio. Effetto Delbono sull’economia cittadina: è boom per i produttori di poltrone”.
La sensazione è che in questi undici giorni il nuovo sindaco sia stato molto impegnato (non ha trovato un minuto per commentare il Caso Moggi) a quadrare il cerchio: metà uomini e metà donne, rappresentanza dei vari partiti alleati, eccetera. Non mi sembra un buon inizio che la Cgil dichiari che questa Giunta "nasce debole e al di sotto delle necessità".
Sui tempi della nomina della Giunta, i giornali glissano amabilmente. Nessuno ha l’onestà intellettuale di far notare che la più demagogica delle promesse legate all’elezione diretta (“i cittadini scelgono sindaco e giunta”) è stata platealmente contraddetta da Delbono, che prima del voto ha preferito tenere le mani libere, e dopo il voto ha soppesato con comodo le sue convenienze, arrivando a una conclusione che mi sento di giudicare così: l'avesse proposta prima del voto, una Giunta così, forse perdeva le elezioni.
Auspicavo parole autocritiche dai candidati alla leadership del Pd, e almeno una è arrivata. L'ha pronunciata Bersani, a proposito delle primarie. Vanno ripensate, ha detto: devono essere di coalizione per i candidati alle cariche monocratiche (sindaci, presidenti di regione, premier), mentre devono essere gli iscritti a eleggere il proprio segretario. Puro buon senso. Non dimentico che a Bologna il candidato-sindaco l'ha scelto il Pd con le primarie del Pd.
Intanto Veltroni ha già replicato a Bersani: "senza vocazione maggioritaria non c'è Pd". Appunto.
venerdì, 03 luglio 2009
SU CARTA IN EDICOLA - “Balon Mundial 2009”
Campione in carica? Costa d’Avorio. Gli sfidanti? Altre dodici squadre africane (con l’esordio di Mali, Congo-Brazzaville, Etiopia, Eritrea e Sudan), sette latinamericane (per la prima volta c’è anche l’Argentina), la Cina, una “selezione per la pace” Grecia-Turchia, sei selezioni europee (tra cui l’Italia), e infine una “mista” chiamata United Colors of Arci.
Sono le 28 squadre partecipanti a “Balon Mundial” (www.balonmundial.it), la cui conclusione è prevista nel campo sportivo di via Spazzapan, il 5 luglio nella zona del Lingotto, a Torino; il 19 luglio si terrà la finale interregionale che vedrà coinvolte anche le squadre vincenti di tornei “gemelli” che si giocano a Milano, Genova e nel Bresciano.
Per tutte le squadre la partecipazione al torneo è gratuita; tutte le partite sono seguite dalle radiocronache di speaker dei quattro continenti, in onda su Radio Flash alla frequenza 97.6 fhm. Il progetto ha ottenuto un finanziamento dalla Compagnia San Paolo e gode del supporto della Circoscrizione IX di Torino e di PerMicro, società specializzata nel microcredito.
FUORIGIOCO, 24 - Dirigenti contro atleti e tifosi: in molti sport si assiste al protagonismo di federazioni e autorità varie che propongono o impongono nuove regole. Un efficace riassunto l’ha proposto Tommaso Pellizzari sul «Corriere» del 26 giugno.
In Formula 1, innanzitutto, assistiamo all’estenuante conflitto fra la Fia di Mosley e la Fota, la nuova lega dei costruttori guidata da Montezemolo: un conflitto che appariva destinato a una clamorosa scissione, poi è sembrato risolto, ma ora è riemersa una coda polemica, senza che ci vengano spiegate le ragioni di fondo (il tetto al budget, tanto desiderabile nel calcio, viene descritto come un’assurdità).
Poi c’è il nuoto, con i costumi ipertecnologici, non si sa se omologati o irregolari: dopo aver stabilito il nuovo primato mondiale dei 100 stile libero, Britta Steffen ha detto di esserci riuscita quasi senza sforzo, sorretta da un costume simile a “una tuta spaziale”.
Cresce la tensione fra i tennisti e l’Atp, che organizza il calendario dei tornei, sfruttando ogni minuto libero per aggiungere altri appuntamenti. Nel basket italiano, litigano la Federazione guidata da Dino Meneghin e le società, contrarie a nuovi limiti al numero di stranieri; per ritorsione, la Lega invita a rifiutare le convocazioni nelle nazionali giovanili. Nell’atletica leggera si pensa di squalificare chi fa una falsa partenza nelle gare di velocità, e limitare il numero degli errori nel salto in alto. Quanto al calcio, sport conservatore per eccellenza, le polemiche si rinnovano per l’opposizione della Fifa di Blatter a introdurre la moviola in campo, quando è ormai evidente che una specie di moviola viene usata a bordo campo (l’espulsione di Zidane per la testata a Materazzi, il rigore al Brasile contro l’Egitto).
Sono arrivato alla conclusione che a dettare le regole dei vari sport dovrebbero essere persone che quelli sport li hanno praticati.
giovedì, 02 luglio 2009
Sconforto, non astio (un Pd come Michael Jackson)
Un amico – un amico vero, perciò la sua opinione mi colpisce – rileva nei miei ultimi pensierini politici un’escalation di astiosità verso il Pd. Spero sia solo una sua sensazione, se altri lo pensano, mi dispiace. Come sapete, ritengo il Pd inutile e spesso dannoso, ma il 90% dei miei amici, i miei genitori e molte persone che stimo la pensano diversamente. Volete che lo dica in un altro modo? La sorte del Pd non mi è indifferente, anzi penso che passi da lì la possibilità di riaprire un discorso di rilancio delle ragioni - e del senso - della sinistra.
Finora mi sono sforzato di esprimere ragionamenti politici, abbinati a sentimenti che tendono allo sconforto per lo stato disastroso in cui versa la sinistra italiana.
Un pezzo è ormai cancellato dalle istituzioni (e la mia dose di astiosità tendo a scaricarla sui dirigenti che ci hanno portato a questo).
Un altro pezzo guarda con qualche aspettativa al congresso Pd, cioè al bivio Franceschini vs. Bersani.
In questi giorni assistiamo al posizionamento dei gruppi dirigenti, e il clima si va surriscaldando, grazie a interviste come quella di Debora Serracchiani, ieri su Repubblica: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/parla-debora/parla-debora.html
So quante speranze possano essere evocate – ed equivocate – intorno alla parola “nuovo”. È dai tempi di Occhetto, che di nuovismo in nuovismo si sono compiuti errori catastrofici. Candidare la Serracchiani alle Europee, più che un errore è un sintomo: tale è il bisogno di volti nuovi, che è bastato un intervento lucido e viscerale, moltiplicato da YouTube, per farne l’Astro Nascente. Come se la politica non avesse altra logica che il marketing. Come se il dilettantismo, per quanto telegenico, potesse surrogare l’assenza di un’analisi della realtà italiana, al punto che tutto si riduce alla categoria del simpatico e dell'antipatico.
È con sconforto che ammetto di trovare convincente la caustica equivalenza proposta da Luca Telese: il Pd è come Michael Jackson. Riporto alcuni passaggi del suo articolo per Il Giornale:
“Nel giorno in cui moriva la più ascoltata rockstar del ventennio, iniziava il congresso morto del Pd. Un congresso in cui il primo leader a scendere in campo annunciava la sua candidatura con un video copiato da un video del suo principale avversario politico di quindici anni prima…
Pensi che il Pd sia molto simile a Michael Jackson perché al pari di lui è convinto di avere un’identità nuova: e invece, più semplicemente, si vergogna della sua vecchia identità. E pensi che il Pd gli assomigli perché, proprio come lui, si è convinto di aver abbandonato la sua vecchia identità, mentre invece si è semplicemente sbiancato il colore della pelle…
La gente osservava il calvario chirurgico di Michael con affetto e compassione: lui si contemplava allo specchio e immaginava di essere il prototipo di una nuova razza. Ecco, anche il Pd è un po’ così, identitariamente confuso, convinto di essere qualcosa di più del socialismo europeo, anche se ancora incapace di capire cosa, esattamente come Michael era convinto di non essere più un afroamericano, anche se ancora incapace di capire cosa. Il Pd, soprattutto quello veltroniano, era visibilmente affetto come Michael, della sindrome di Peter Pan: un cinquantenne alle prese con le prime rughe che voleva ancora giocare al folletto che combatte i pirati. Il Pd è come Michael Jackson perché come lui è indeciso a tutto ed ha un micidiale cocktail di pillole nello stomaco…
Anche il Pd è un corpo anziano che si crede bambino, un corpo martoriato dai troppi trapianti in cui il tessuto epidermico vecchio si è mangiato quello nuovo, in cui troppi simboli sono stati sovrapposti senza successo, come le rinoplastiche sul viso di Michael”.
Telese è abituato ad affondare il bisturi senza la minima compassione. Non arriva a scrivere che il Pd è un morto che cammina (l'ha già fatto Pansa), perché nemmeno potendo crearlo da sé, Berlusconi - cioè il padrone del giornale per cui scrive Telese - avrebbe potuto inventare un avversario più innocuo. Mi torna alla mente il Veltroni interpretato da Corrado Guzzanti all'Ottavo Nano, quello che ipotizzava Napo Orso Capo e Amedeo Nazzari come possibili leader (era il 2000...).
Il Pd è un partito così "leggero" da essersi ridotto a comitato elettorale. Un partito a maggioranza ex comunista guidato da un ex democristiano. Nei pochi luoghi in cui ha conservato il potere, i candidati erano quasi sempre ex democristiani. Sei-sette dirigenti sono già stati bruciati nel confronto con Berlusconi. La vocazione maggioritaria è morta sulla collina del 26%... Spero – per tutte le persone a cui voglio bene – che qualcuno, al congresso, a costo di passare per antipatico abbia voglia di fare un discorso di verità, indicando, se non un dietro-front, una diversa direzione di marcia. Magari con due parole di scuse per aver portato il popolo di sinistra così fuori strada.
mercoledì, 01 luglio 2009
Da oggi il manifesto costa 1,30 euro, dieci centesimi in più.
Ne sono sinceramente lieto: merceologicamente parlando, quasi tutti i prodotti che compro appartengono alla sfera "economica", almeno dal giornalaio posso togliermi lo sfizio di comprare il quotidiano più costoso.
mercoledì, 01 luglio 2009
Un Boninsegna e un Bertini
In mezzo a tante chiacchiere, voci contraddittorie e smentite, sono stati ufficializzati gli arrivi di Diego Milito e Thiago Motta (il paragone sarà comprensibile solo a quelli della mia età)...

Non sono fuoriclasse, ma due ottimi acquisti, questo sì. L'Inter li ha pagati tanto, ma non è che in giro ci sia molto di meglio e a prezzi più vantaggiosi (in un campionato periferico come quello italiano). Un centravanti argentino di trent'anni (giugno 79) e un centrocampista brasiliano di quasi 27 (agosto 82): arrivano per fare i titolari, e questo vuol dire che l'impalcatura della squadra muterà sensibilmente.
Ibrahimovic dovrà giocare più lontano dalla porta, Cambiasso e Stankovic dovranno curare di più la fase difensiva. Sottoporta, l'Inter torna ad avere un rapace in grado di segnare su ribattuta, mischia, calcio d'angolo. E anche Motta è uno che "vede" la porta, dotato di un buon tiro e di un ottimo colpo di testa (il gol alla Juve è stato spettacoloso).
Migliora il tasso tecnico del centrocampo, non ancora quanto sarebbe necessario, ma è già qualcosa. Dovrebbe migliorare la circolazione della palla, la qualità del palleggio, la rapidità delle verticalizzazioni. Balotelli rischia di restare troppo a lungo in panchina (il tridente mi sembra improbabile), ma quando sarà in campo potrà contare su un "passatore" come Motta, e dovrà dunque imparare i tempi e i movimenti per ricevere palla in corsa e puntare la porta. Sono convinto che grazie a questa coppia aumenterà anche il numero di rigori a favore, soprattutto nelle partite casalinghe.
Ho l'impressione che assisteremo a molte rotazioni nel reparto dei centrocampisti, con un minutaggio maggiore per Cambiasso e poi, a scendere, per Motta, Zanetti, Stankovic e Muntari. Manca un vero e proprio rifinitore - impensabile lo diventino Quaresma o Amantino - ma questa lacuna può almeno conservare un'identità di squadra "potente", di grande fisicità, grintosa in fase di non possesso. Arrivasse Deco, il centrocampo muterebbe paradigma, mandando in sofferenza la coppia di cursori (costretta a correre per quattro).
Perché la coppia ex-genoana renda al massimo, servirebbero laterali a forte proiezione offensiva: l'unico di cui disponiamo è Maicon, ed è sperabile che anche Chivu e Santon sappiano migliorarsi nel cross in corsa: sarebbe un delitto lasciare Milito lì in attesa...
mercoledì, 01 luglio 2009
Dolenti note, 26 - Ce l’ho con i giornalisti che seguono la Formula 1. Per mesi ci hanno raccontato il conflitto fra Mosley e Montezemolo; ricatti e minacce, ultimatum e scissioni, e l’unica cosa che ho capito era che litigavano sui soldi. Le ragioni di quel conflitto, perché mai fosse in venuto in mente a Mosley di imporre un drastico tetto alle spese, è rimasto un mistero. Intervistato da De Benedetti sull’ultimo Guerino, Zamparini dice che “quando una società con 450 milioni di fatturato ne affronta una che ne ha 50, la competizione è viziata in partenza”. Difficile negarlo. Resta da capire perché l’equilibrio competitivo sia auspicabile nel calcio, mentre sulle piste ci interessa solo che vinca la Ferrari.
martedì, 30 giugno 2009
Senso di responsabilità (segue)
Avevo promesso un post meno estemporaneo sulla fase politica e sulle prospettive della sinistra. Ci provo. Con qualche ragionamento che parte da Bologna e dalla neonata associazione Per la Sinistra.
All’origine dell’azione politica ci sono le persone, il loro desiderio di vivere meglio, la speranza di costruire una società più decente. La crisi della politica discende dal crollo di immaginazione, dalla sconfitta di quella speranza: viviamo in una società miope, gretta, disinteressata al futuro.
Alla politica si chiede ancora di risolvere problemi, ma sembrano polverizzati, individualizzati; si fatica a cogliere l’esistenza di problemi e ingiustizie collettive.
“Chi paga questa crisi?” diventa la domanda cruciale: se da questa crisi economica usciremo con una società ancora più ingiusta ed egoista, la sinistra avrà definitivamente perso senso.
Come valutare le ultime elezioni? Nessun progetto politico a sinistra del Pd, né il Pd sono stati premiati dagli elettori. In tutta Europa, le paure guardano a destra. E le speranze non guardano a sinistra. Nel quadro di una sconfitta generalizzata della sinistra, la situazione italiana è fra le più arretrate.
In campo ci sono un partito senza identità, arrogante quanto evanescente, diviso su tutto, che perde 4 milioni di voti in un solo anno, nonostante stia all’opposizione e sia in corso una crisi economica così grave. In Emilia-Romagna, il Pd mostra una tenuta elettorale migliore che altrove, ma non dimentichiamo Fidenza e Sassuolo...
Poi ci sono una serie di piccoli partiti che non portano rappresentanti nemmeno in Europa, dopo essere scomparsi dal Parlamento italiano. La reputazione dei gruppi dirigenti è al minimo storico, la categoria della “casta” colpisce pure loro. Eppure ognuno dice di considerare l’ennesima disfatta elettorale come “un punto di partenza”, l’inizio di un progetto: si sentono la soluzione, invece sono parte del problema.
lunedì, 29 giugno 2009
Perché rinuncerei a Maicon
Dice Sconcerti: “Dovesse comunque restare davvero così, l’Inter avrebbe aumentato il vantaggio sugli altri. Milito accanto a Ibrahimovic vale Cristiano Ronaldo accanto a Kaká, Villa con Messi. Sarebbe una limitazione inspiegabile rinunciare a Maicon, che segna meno di Ibrahimovic ma rappresenta uno dei pochissimi veri schemi della squadra. Non potrebbe mai essere Santon a sostituirlo. Santon coprirebbe di più e forse bene, ma non avrebbe la diversità nella spinta del brasiliano”.
Non sono d’accordo.
Mi riconosco in tante altre valutazioni di Sconcerti (http://www.corriere.it/sport/09_giugno_29/sconcerti_52ea6dea-646c-11de-91da-00144f02aabc.shtml), non nella convinzione che si sia allargato il fossato fra l’Inter e la Juve, per esempio. E anche sul Milan, ci andrei piano a considerarlo indebolito. Certo, se perdi Kakà te ne vogliono due per pareggiare i conti. Ma è anche vero – e lo fa notare pure Sconcerti – che il Milan sta ringiovanendo la rosa e alzando il tono agonistico. Di classe pura, soprattutto in mezzo al campo, continua ad averne più dell’Inter. E sull'intesa fra Milito e Ibra, è lecito avere qualche dubbio (se Ibra non gli passa la palla al momento giusto, Milito assomiglierà a Suazo).
Il mio dissidio nasce dal fatto che è incalcolabile il danno provocato da Ibrahimovic e Maicon, con le loro dichiarazioni presuntuose – come se fosse colpa dei compagni se l’Inter non ha vinto la terza Champions consecutiva. Dirò di più: a questo punto, Maicon lo venderei volentieri, se davvero qualcuno pagasse 30 milioni cash, oppure 20 più un centrocampista di qualità (così da rinunciare a Deco). Sarebbe un segnale importante al resto della squadra. E capiremmo presto se Santon è davvero un "predestinato".
Oltretutto, mi infastidisce lo scarso equilibrio con cui vengono valutate le prestazioni del terzino brasiliano: ieri sera ha spinto molto, ha fatto un paio di ottimi cross, ma ne ha anche sbagliati 4-5 in modo grossolano (e i calci d’angolo? Lasciamo perdere). E se è vero che Maicon ha appoggiato a Lusi Fabiano un bel pallone per l’1-2 (ma il centravanti è stato bravissimo nel girarsi e nell’infilarlo in rete), è anche vero che Maicon aveva perso stupidamente il pallone che ha dato il via al contropiede concluso con il raddoppio Usa. Questo genere di errore gliel'ho visto fare anche in nerazzurro, certi movimenti di Maicon aprono praterie alle sue spalle (e non sempre ci pensano Zanetti e Cambiasso); errori così potrebbero moltiplicarsi in futuro, perché Maicon sarà sempre meno una sorpresa, per gli avversari, e non mi pare sappia giocare in altro modo (il sinistro è scadente, di testa va pure peggio). Riconosco a Mourinho di aver trovato la posizione ideale al brasiliano, che prima dell'infortunio ha giocato 5 mesi favolosi, ma è anche vero che fino all'anno prima (con Mancini: 82 partite, 4 gol) il suo rendimento non andava oltre la sufficienza.
Non dimentico le dimensioni del passivo di bilancio che Moratti dice di voler ripianare in 3 anni... Perciò, spero che Branca e Oriali riescano a incassare con Maicon e Maxwell, Obinna e Burdisso, Mancini e Rivas, e che Vieira vada a mostrare gli ultimi fuochi in Francia. Resterà comunque Quaresma sul groppone.
domenica, 28 giugno 2009

The Third Man
Franceschini o Bersani? E se invece emergesse un Terzo Uomo?
Veltroni, per esempio, adesso dice di non voler appoggiare né l’uno né l’altro. E a Curzio Maltese ha amaramente confidato di aver intuito il naufragio: “Paradossalmente, nel giorno più bello, il giorno del Circo Massimo. Ero commosso. Avevo davanti una marea di persone con un'unica bandiera. La prima volta di un'opposizione riformista in piazza. I sondaggi ci avevano riportati al 30%. Ma con la coda dell’occhio vedevo alle mie spalle il palco dei dirigenti, alcuni non avevano la faccia della festa, ma l'espressione di chi ha appena perso un congiunto. Era un successo di tutti, ma lo vedevano come un successo mio e avrebbero preferito un fallimento. Quel giorno ho capito che sarebbe stato un calvario per il Pd”.
Un bell'ambientino, non c'è che dire. Poi, Maltese gli chiede di rispondere a Prodi, che ha detto che è stato lui a far cadere il suo governo: “Mi addolora non che Romano l'abbia detto in tv, ma che lo pensi. A parte la stima, l'affetto, ma perché avrei dovuto farlo? Avrei avuto tutto da guadagnare con un anno in più. Il fatto è che quella maggioranza non si reggeva. C'erano stati i ministri in piazza contro il proprio governo, a ogni votazione al Senato eravamo nelle mani di un Rossi o un Turigliatto. E dove sono oggi Dini e Mastella? Col centrodestra. In tutto questo, la battuta di Prodi m'è parsa almeno ingenerosa”.
Comunque, il 21 luglio scadranno i termini per le candidature alla segreteria; il congresso, cioè l’assemblea dei delegati chiamati a votare le candidature, si terrà l’11 ottobre, mentre la data fissata per le primarie è il 25 ottobre.
Ora, a me sembra improbabile che il prossimo segretario del Pd sia un Terzo Uomo, non fosse altro perché – come ha fatto notare Geremicca sulla Stampa – ciò trasmetterebbe all’esterno “una sensazione di inadeguatezza delle due prime candidature, dando l’idea che il maggior partito di opposizione possa essere guidato tra appena quattro mesi da un uomo che al momento nessuno ancora sa chi possa essere”.
Mi sono fatto l’opinione che Romano Prodi starà zitto, e non appoggerà né Franceschini né Bersani. Troppo furbo per rischiare di puntare sul cavallo perdente. Veltroni, invece, non potrà cavarsela con altrettanto sussiego (penso finirà per appoggiare Franceschini). Vincesse Bersani si confermerebbe la maledizione dei fondatori del Pd: prima i prodiani puntarono su Rosy Bindi (che ora sta con Bersani) e finirono in minoranza; domani, i veltroniani potrebbero trovarsi nella stessa, scomoda posizione.
venerdì, 26 giugno 2009
Senso di responsabilità
Era ed è un gioco, questo blog, una valvola di sfogo, un contenitore di appunti sparsi e un mezzo di comunicazione con un po' di amici. Quasi senza accorgemene, in questi anni è diventato anche altro. Ne ho avuto la prova oggi pomeriggio, a un convegno bolognese su "La crisi dell'economia e della democrazia", dove ho potuto ascoltare, fra gli altri, Paul Ginsborg, Maurizio Landini (Fiom), Paolo Cacciari e Giulio Marcon (e dove ho conosciuto di persona Andrea Bagni, insegnante di ragioneria, fiorentino, nonché notevolissimo critico cinematografico sulle pagine di "Carta"). Ecco, oggi pomeriggio, sentendomi rivolgere la stessa domanda da un paio di persone, ho capito che il blog non può più cavarsela con la "leggerezza" kunderiana e - che lo voglia o no - deve fare i conti con una qualche dose di "responsabilità".
Due persone che conosco a malapena mi hanno chiesto se dicessi sul serio o scherzassi quando parlavo di entrare tutti nel Pd. Mi sono doppiamente sorpreso, perché la provocazione mi sembrava trasparente, ma l'equivoco è istruttivo, ne terrò conto (presto farò un post inequivocabile...).
Interrogativi di analoga portata - scherzo - li ho sollevati parlando di Inter e persino di argomenti "culturali": ricevo commenti, e-mail, pvt e altri segnali di come questo piccolo blog susciti qualche aspettativa. Poi c'è stato l'episodio del professore universitario che ha citato sul Corriere della sera un mio post che prevedeva il ballottaggio al primo turno delle elezioni a Bologna. E se penso ai 15.000 visitatori unici che ogni mese passano di qui, sento un brivido, ipotizzando di fornire loro un granello di senso, che a sua volta contribuirà alla formazione dell'opinione pubblica, in una fase storica in cui la "gerarchia delle fonti" è stata polverizzata e la Rete rappresenta lo spazio pubblico con maggiori potenzialità democratiche.
Mi fermo qui, non vorrei prendermi troppo sul serio; forse 14.999 visitatori passano di qui solo per vedere se c'è una nuova morettina.

venerdì, 26 giugno 2009

Il Nume Tutelare e l'Astro Nascente
Franceschini (e i suoi) non intendono rimandare il congresso, consapevoli del grande vantaggio che deriva dall'essere il segretario in carica.
Bersani (e i suoi) lavorano per una modifica dello Statuto che limiti la platea di chi potrà votare il segretario.
Chiamparino e Finocchiaro (e chi per loro) non dicono di no a un'eventuale discesa in campo, che renderebbe ardua la soglia del 50% per il vincitore.
I cosiddetti quarantenni non hanno la forza per sbaraccare tutto e devono decidere a quale carro agganciarsi.
A livello locale, i gruppi dirigenti annusano l'aria e sperano di non sbagliare cavallo.
Sullo sfondo, la partita decisiva resta innominabile: chi sosterrà Romano Prodi? Pare inimmaginabile un Pd con un segretario diverso da quello indicato da Prodi. Ma sta diventando difficile immaginare un partito guidato da qualcuno che non sia gradito a Debora Serracchiani. E ho detto tutto.
venerdì, 26 giugno 2009
Fuorigioco, 23 - Diversi episodi testimoniano del pessimo rapporto fra il Terzo Reich e il calcio; ne ricapitolo alcuni.
Dopo aver manifestato una posizione di neutralità, nel 1941 il governo svedese si rivolse alla Germania per dotarsi di un arsenale bellico. In quel momento, le armate tedesche stavano travolgendo ogni ostacolo, il Reich poteva permettersi di fornire armi ai Paesi neutrali, in cambio di materie prime (in questo caso, l’acciaio). Il 20 ottobre 1941 le relazioni bilaterali vennero suggellate da una partita amichevole, a Stoccolma. Finì 4-2 per i padroni di casa. Infuriato, Goebbels pretese la rivincita. Per vari motivi, la partita fu più volte rimandata, fino al 20 settembre 1942: a Berlino, la nazionale svedese andò a rivincere 3-2.
Il 22 giugno 1941, il giorno in cui le truppe naziste penetravano nel territorio sovietico, lo stadio olimpico di Berlino si riempì di quasi centomila spettatori per la partita conclusiva del campionato. Dopo la parata della Gioventù hitleriana, si affrontarono gli azzurri dello Schalke 04 di Gelsenkirchen e i bianco-verdi del Rapid Vienna. Quasi una replica dell’anno precedente, quando lo Schalke 04 aveva travolto 9-0 un’altra squadra viennese, l’Admira. Stavolta il risultato fu molto diverso: il Rapid rimontò da 0-3 a 4-3, con una tripletta di Franz Bimbo Binder, d’origine austriaca, già riserva di Sindelar nel Wunderteam.
Poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, il 5 maggio 1940, a Milano si disputò un’amichevole fra le nazionali italiana e tedesca, che al centro dell’attacco poteva schierare proprio Binder. Finì 3-2 con gol decisivo di Biavati. Nonostante le veline del Miculpop, pare che la partita si svolse in un clima tutt’altro che amichevole, con molti, imbarazzanti fischi rivolti agli ospiti dagli spettatori che affollavano le tribune.
giovedì, 25 giugno 2009
Paradossiamo: tutti dentro il Pd?
Per com’è messo (male) il Pd e per com’è messa (malissimo) la sinistra a sinistra del Pd, ha senso ragionare intorno all’ipotesi di giocare la partita in modo nuovo, invertendo la storica tendenza alle scissioni e promuovendo un massiccio ingresso di cittadini di sinistra nel Pd, per condizionarne il futuro (fino a ipotizzare di mutarne la linea ed emarginare quelle frange che con la sinistra non hanno nulla a che fare).
Il Pd è un contenitore permeabile – c’è dentro di tutto - , ha un’identità indefinibile – dunque suscettibile di essere precisata “nel fuoco” delle contraddizioni aperte in questa fase storica, con una previsione di almeno quattro anni all’opposizione (lo ammette persino Franceschini, nel suo discorso di auto-investitura). E il Pd – purtroppo – gioca in un contesto favorevole, essendosi costruito o avendo favorito leggi elettorali che spingono irresistibilmente verso la polarizzazione e il “voto utile”. Sono dati di realtà, spiacevoli ma concreti: una realtà che vede la sinistra “alternativa” dispersa in mille rivoli, fuori dal Parlamento nazionale e da quello europeo, ridotta ai minimi termini nelle Regioni e negli Enti locali, con poche decine di migliaia di iscritti e una sostanziale irrilevanza politica.
Trovo legittimo che qualcuno – Luigi Manconi sul manifesto di lunedì, per esempio – ribadisca che l’intera sinistra possa “trovare spazio e ruolo politico all'interno del Pd”. Lo dice sperando di cambiare la linea di quel partito, di cui non è afffatto contento, ma il ragionamento è rafforzato dal fatto che molti contenuti “che definisco di sinistra alternativa sono già ora sufficientemente chiari (anche se tutti meritevoli di approfondimento): e, in buona misura, sono condivisi, secondo una geografia interna frastagliata e imprevedibile, da settori del Pd… Da qui il vero dilemma: la battaglia per quelle idee è più efficace se condotta a partire da un'organizzazione autonoma o se portata all'interno di un «partito grande» la cui composizione sia quella propria di una famiglia allargata?”.
Manconi ha gioco facile nell’indicare il limite delle risposte negative a questa impostazione: “trovo futile rinviare indefinitivamente le scelte sul «contenitore», per dedicarsi interamente al «cantiere della sinistra». Attività benemerita ma sulla quale si spende troppa retorica, col rischio che quel cantiere assomigli pericolosamente a uno di quelli della Salerno-Reggio Calabria: sempre aperto e sempre improduttivo”. In altre parole: o si ha la forza, il coraggio e la credibilità - a sinistra - per proporre un progetto politico da realizzare in tempi certi e con forme democratiche, oppure ci si condanna alla definitiva marginalizzazione.
Il rischio è rimanere paralizzati in attesa delle primarie del 25 ottobre. Certo, è un partito che fa acqua da tutte le parti, ma il tempo - pure lui - non è dalla nostra parte.
giovedì, 25 giugno 2009
Segnatevi questa data: oggi è il 25 giugno, quattro mesi esatti dal 25 ottobre. Il 25 ottobre è previsto che il Pd - tramite primarie - elegga il suo nuovo segretario. Se lo Statuto rimane invariato - votano i cittadini - Franceschini sarà eletto con una larga maggioranza. Se lo Statuto verrà cambiato - votano solo gli iscritti - il segretario sarà Bersani.
Sono disposto a giocarmi una pizza con chiunque voglia scommetterla. Faccio sommessamente notare che siamo davanti all'ennesimo deja vu: nel 1994, dopo la fragorosa sconfitta della "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto, il Pds si trovò in una situazione analoga. Nella consultazione più larga stravinse Veltroni, in quella ristretta prevalse D'Alema. Che invecchiamo a fare?
giovedì, 25 giugno 2009
Anni spensierati
Questa magnifica foto ritrae BB e fa parte della mostra che aprirà a Parigi a fine settembre. Anche il manifesto è un capolavoro, con la fortunata coincidenza di un'altra BB (Boulogne-Billancourt) e l'idea di presentare quegli scatti fotografici come il frutto di anni "insouciance". Spensierati e irripetibili.
La mostra è annunciata come la più grande mai realizzata sulla vita della star francese. E si avvicina il momento in cui BB rientrerà nei cinematografi: è in preparazione un film diretto da Serge Gainsbourg in cui sarà Laetitia Casta a interpretare Brigitte Bardot.

mercoledì, 24 giugno 2009
Il rinuovo che riavanza
Perché mai non avrebbe dovuto farlo? Da uno che ritiene che le elezioni siano andate bene, e il centrodestra abbia cominciato il suo declino, era inevitabile che si ricandidasse ufficialmente alla segreteria del Pd.
Non sorprende nemmeno il tono usato nel video pubblicato sul suo sito internet, dal titolo "Per non tornare indietro", dove Dario Franceschini dice seccamente: «Mi candido per portare il Pd nel futuro, per cambiare, per non tornare indietro. Io non posso, non posso consegnare il partito a quelli che c’erano prima di me, molto prima di me.
Tipica mossa "alla Veltroni" (anzi "alla Occhetto"): un appello diretto al popolo degli iscritti, autodefinendosi “il nuovo” e assegnando la patente di "vecchio" a tutti gli altri.
Un bel clima, indubbiamente: «Non farò nessun accordo di palazzo, nessuno scambio tra leader nazionali, nessun patto, nessuna garanzia per nessuno. La mia proposta organizzativa e programmatica sarà offerta direttamente alla base».
Eccederà in lirismo, ma Franceschini ha almeno il merito di non minimizzare la durata della "traversata del deserto" che aspetta il suo partito: «Il Pd è nato poco più di un anno e mezzo fa. Quando Berlusconi sarà solo un ricordo triste e lontano, il Pd sarà ancora un partito giovane. Voletegli bene anche quando inciampa, anche quando sbaglia. Per questo, dobbiamo aiutarlo con tutte le nostre forze, con il nostro entusiasmo e passione. Sarà un cammino lungo e difficile, ma so che insieme ce la faremo».
mercoledì, 24 giugno 2009
La truffa dell'Election Day
I cosiddetti referendari dovrebbero almeno smettere di lamentarsi. Hanno convinto a votare appena il 23% del corpo elettorale - record negativo nella storia d'Italia - e ciò consiglierebbe un minimo di riserbo. Ma c'è un dato che rende la loro performance ancora più catastrofica, ed è l'effetto trascinamento dei ballottaggi.
Mi limito al caso di Bologna, dove ha ritirato le schede dei referendum il 53,5% (primo e secondo quesito) e il 55,9% (terzo quesito). In provincia di Bologna, dove non c'erano balottaggi, queste percentuali scendono di oltre 20 punti. Dunque, se avessero concesso ai referendari di votare il 6-7 giugno, quando quasi 40 milioni di elettori erano chiamati al voto amministrativo, il quorum sarebbe malauguratamente scattato. D'ora in poi, diffiderò di chiunque osi proporre un Election Day per accorpare elezioni di significato assai diverso.
In valori assoluti, i bolognesi che hanno ritirato le prime due schede sono stati 157.596; che si sono limitati a prendere la terza 165.004. Io sono uno degli oltre settemila che hanno marcato la differenza.
mercoledì, 24 giugno 2009
Variazioni sul bianco
Nonostante il tennis sia da tempo invisibile per chi come il sottoscritto non possiede l'abbonamento a Sky, non manco di seguire le mises di Maria Sharapova, almeno nei tornei più importanti. A Wimbledon, noblesse oblige, i suoi stilisti si limitano alle variazioni sul bianco.
Mi affretto a pubblicare questa immagine, perché nessuno è in grado di prevedere quanta strada farà Maria nel torneo che la rivelò nell'ormai lontano 2004.
Ho letto da qualche parte che i suoi "grantoli" arrivano oltre i cento decibel. Ma anche in questa classifica non è più la Numero Uno.

mercoledì, 24 giugno 2009
Dolenti note, 25 - Ve l’immaginate Valentino Rossi non esultare per una vittoria e affermare che gli piacerebbe guidare una Ducati? Oppure Danilo Di Luca dire che vorrebbe tanto correre nella squadra di Lance Armstrong? O Felipe Massa fare la corte alla McLaren, o Kobe Bryant mostrarsi avvilito perché vorrebbe solo giocare nei Boston Celtics? Nel calcio italiano, invece, Ibra spande elogi per il “calcio del 2015” che si gioca a Barcellona, Trezeguet invoca ingaggi spagnoli, Pirlo manda messaggi d’amore al Chelsea. Le società pensano a una nuova contrattualistica: oltre alle clausole rescissorie, sarà introdotta la voce “danno d’immagine”, con forti multe a chi non bacerà la maglia almeno 10 volte a campionato.
martedì, 23 giugno 2009

Manca l’Ellroy della situazione
Divorzia Berlusconi (è ufficiale), divorzia Ancelotti (l’ha ammesso pure lui), forse divorzia anche Mourinho (ma la mamma della moglie smentisce categoricamente).
Da settimane, la politica italiana ruota intorno al “letto grande” di Palazzo Grazioli, e ora qualche tifoso del Milan può interpretare la scelta di Londra anche come “scelta di vita”, e qualcuno dell’Inter comincia a chiedersi quali sarebbero le conseguenze di un fatto privato su uno spogliatoio già molto agitato.
Di inchieste giornalistiche non se ne vedono, basta il buco della serratura per riempire le pagine.
Non a caso a dirigere il Tg1 è arrivato un giornalista che da anni si faceva apprezzare per i retroscena esclusivi: Augusto Minzolini ha costruito una brillante carriera sul gusto della provocazione, sul pettegolezzo forbito. Sulle confidenze raccattate da chi lo usava per mandare messaggi in codice.
Ma da direttore del Tg1, Minzolini è rimasto folgorato sulla Via di Damasco: “Accade - ha detto ieri sera al Tg1 delle 20.00 - che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici.
È avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. È accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola.
Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico - assicura il Nuovo Minzolini -. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi”.
Ricordate Danny DeVito in «L.A. Confidential»? Interpretava il direttore di un giornale scandalistico molto in voga a Los Angeles negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta. Un ladro di pettegolezzi che non esitava a tenere sul libro-paga poliziotti (Kevin Spacey sì, Russell Crowe no).
James Ellroy in «Corpi da reato» ha raccontato il potere di ricatto sulle stelle di Hollywood detenuto da quei giornali. Artefici di un genere di giornalismo discutibile quanto pericoloso: Danny DeVito finisce ucciso, nel film. Al Nuovo Minzolini, invece, basta restare in sella.
martedì, 23 giugno 2009
Cinque minuti e poi
BOLOGNA, MERCOLEDÌ 24 E GIOVEDÌ 25 GIUGNO, ALLE ORE 21, PRESSO LE SCUDERIE DI PIAZZA VERDI, L’ASSOCIAZIONE PER LA SINISTRA INVITA A DISCUTERE SUI RISULTATI ELETTORALI E SUL CHE FARE ADESSO.
"L'intenzione è offrire l’opportunità per una discussione non formale né diplomatica, fuori dalle tradizionali liturgie dei partiti, nella quale tante e tanti possano esporre le proprie opinioni e proposte non a nome di o in rappresentanza di, ma semplicemente dicendo dei propri pensieri.
Perciò, ognuno avrà a disposizione lo stesso tempo - 5 minuti, senza eccezioni - così da consentire molti interventi, nel corso delle due serate (è ovvio che i tempi potranno dipendere dal numero di compagne e compagni che vorranno intervenire, ma il punto di partenza è quello appena indicato).
Chiunque potrà iscriversi; l’ordine degli interventi verrà stabilito per sorteggio; l’associazione si limiterà a introdurre le due serate solo ricordando le modalità della discussione, per poi dare la parola e richiamare al rispetto dei tempi, e trarre qualche conclusione operativa al termine della serata di giovedì.
La speranza è che chi riceve questa mail si senta impegnato ad allargare l'invito, facendo circolare la notizia oltre che fra i soci fondatori dell'associazione e fra chi ha manifestato interesse, anche nelle varie mailing-list che attraversano il campo della sinistra bolognese".
|
|
| |
|
|