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Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra, Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura
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Giacintoio sono interistaTra meno di 48 ore, comunque vada, l’Inter avrà scritto una pagina indelebile nella sua storia centenaria. La logica spinge verso la celebrazione del terzo scudetto consecutivo, evento mai verificato prima; e se ci fossero di mezzo Juve o Milan, questa logica sarebbe ineluttabile. Ma la storia nerazzurra è fin troppo romanzesca, contiene disastri abissali che potrebbero venire superati dall’esito di Inter-Siena. Non vincere lo scudetto domenica, sarebbe fonte di poemi, romanzi, chissà quanti commenti ispirati. Almeno stavolta, vorrei tanto li evitassimo.

 

Come ho già scritto, sono convinto che sarà festa, e proprio verso la fine delle partite conto di arrivare, via Torino, in Piazza Duomo. Non sono (più) vittima di scaramanzie, so che non aiuta ipotizzare il peggio, perché l’Inter può fare ancora di peggio. Perciò, confido nel fatto che la squadra e l’allenatore tengano i nervi saldi anche se la partita non volesse saperne, di entrare nei binari giusti. Ci può stare un gol del Siena, ci possono stare occasioni sprecate, rigori negati, qualsiasi cosa. Questa partita va vinta di forza, per chiudere la bocca a tanti. È l’energia nervosa che ne deriva, ben più delle attuali qualità tecniche e atletiche, a rendermi fiducioso.

 

Aggiungo che questo terzo scudetto sarebbe il secondo più bello, fra i sei di cui ho memoria diretta (1970-71, quello di Bonimba; 1979-80, quello di Altobelli-Beccalossi; 1988-89 quello del trio tedesco e del Trap; infine Mancini, nel 2005-06 e 2006-07…). Non ho fatto in tempo a vivere la Grande Inter, e tutti gli altri sono stati vinti in modo netto, senza patemi. Stavolta, invece, di patemi ce ne sono già stati troppi, e molti se li è costruiti l’Inter con le proprie mani.

Lo scudetto più bello? Nessun dubbio: era e rimarrebbe quello assegnato a tavolino, dopo le penalizzazioni di Juve. Quello scudetto ne racchiude almeno un altro paio.

scritto alle 17:27 | link | commenti (6)
in: nerazzurri
Edoardo Salzano, Ma dove vivi? La città raccontata

Corte del Fontego, 2007

 

Edoardo SalzanoScritto da un famoso urbanista - nato nel 1930 e fondatore nel 2003 del sito http://eddyburg.it) - questo libro è comprensibile a tutti, volutamente elementare, nonostante la tecnicità dell’argomento. Possiede la “leggerezza” di cui parlava Calvino. Leggendolo, si capisce quanto l’identità dei luoghi che viviamo contribuisca a determinare la nostra identità di persone.

La tesi fondamentale è che l’urbanistica deve servire a rappresentare “un modo corretto di vivere e trasformare la città, non può vincere se non diventa un sapere diffuso, radicato fin dai primi gradi di apprendimento”. “La città è la casa della società”; perciò deve ritornare a essere intesa come un bene comune, non una merce di scambio monetizzabile e traducibile in denaro, a vantaggio di pochi individui.

 

Edoardo SalzanoLa maggioranza della popolazione mondiale vive nelle città, in Italia la popolazione urbana è quasi il 68%. L’uomo non ha sempre vissuto così; “la città è stata inventata per soddisfare esigenze e funzioni comuni, collettive, sociali”. La bellezza delle città si è irradiata sull’intero pianeta attraverso gli spazi e gli edifici pubblici. Nel tempo le dimensioni delle città sono notevolmente aumentate; in parallelo, si sono affievoliti i valori, le ragioni e le regole della collettività, della comunità in quanto tale, e hanno assunto uno schiacciante predominio le ragioni dell’individualismo.

La città è il luogo in cui soddisfare esigenze che l’uomo non può soddisfare da solo; dunque, la città serve a una gamma molto vasta di interessi, la politica deve selezionarli e privilegiarne alcuni. Si è annebbiata una delle due componenti della natura dell’uomo moderno: la dimensione pubblica. La bilancia si è nettamente spostata sulla dimensione individuale.

scritto alle 12:08 | link | commenti
in: politica, letture

Intervista

Il pessimo risultato de “la Sinistra l’Arcobaleno” rappresenta chiaramente un punto da cui ripartire, secondo alcuni, o su cui fermarsi, secondo altri. Abbiamo chiesto a Rudi Ghedini, esponente della Prima Casa a Sinistra di Bologna - uno dei luoghi dove si è cercato e si cerca di costruire “dal basso” la Sinistra -, di condividere con noi qualche riflessione sul momento che si sta attraversando.


Perché è andata così male?

Usando uno slogan, dico che i partiti non si inventano: nascono o da grandi tragedie o da grandi elaborazioni. Questa critica investe sia la Sinistra Arcobaleno che il Pd. Entrambi sembravano “esperimenti da laboratorio”, senza il supporto di un’analisi approfondita di cosa è stato il Governo Prodi.


E ora? Si ricomincia o si ritiene abortito il processo unitario?

E, se sì, da dove ripartire?

Certamente si ricomincia. La necessità è quella di tornare a capire la realtà, non solo da un punto di vista analitico. E’ necessaria anche la presenza nei luoghi dove si costruisce la coscienza politica delle persone: il mondo del lavoro, della cultura, dell’istruzione, dovunque si sviluppano le passioni.

La Sinistra è scomparsa dalla società, deve tornarci. Credo sia sintomatico quanto successo il 20 di ottobre: un milione di persone in piazza ma poi deluse dall’inefficacia della mobilitazione e delle azioni che ci sono state in ambito istituzionale.

Bisogna recuperare un’efficacia nelle azioni. Bisogna trovare nuove forme del fare politica, azioni che producano risultati, che siano “utili”. Ed è tanto più necessario per la Sinistra diventata extraparlamentare.


Come Prima Casa a Sinistra avete già deciso come procedere?

Abbiamo già fatto un primo incontro e altri ne seguiranno nei prossimi giorni. Nostra priorità ora è di riallacciare le relazioni fra i tanti e le tante, anche fuori dai partiti, che abbiamo incontrato facendo iniziative, come per esempio la festa dello scorso settembre, e che vogliono costruire un nuovo soggetto politico. Ovviamente guardiamo con grande attenzione a quanto accadrà all’interno dei partiti, ma la nostra azione non sarà condizionata da questo.

- Elisa Corridoni, da "Liberazione" del 2 maggio 2008

scritto alle 11:39 | link | commenti (2)
in: politica

Sergio Giuntini, Pugni chiusi e cerchi olimpici, Odradek, 2008

 

Pugni chiusiLo storico Sergio Giuntini ricostruisce il momento in cui entra in crisi l’idea della neutralità dello sport, a partire dall’anno più simbolico dell’intero Novecento: il 1968, con i suoi riverberi nel decennio successivo. Lo fa con una notevolissima dote di aneddoti, alcuni dei quali davvero sorprendenti.

La Repubblica Popolare Cinese entra nel CIO il 25 ottobre 1979. L’8 novembre 1970 un atleta cinese, la “guardia rossa” Ni Chih-Chin, ottiene la miglior prestazione mondiale di salto in alto, record mai omologato dalla IAAF (Federazione Internazionale di Atletica Leggera): il salto di 2,29 metri è ottenuto alla seconda prova davanti agli ottantamila spettatori dello Stadio del Lavoro di Shanghai.

Per incoraggiare il saltatore che aveva fallito il primo tentativo, il pubblico declama questa massima maoista: “Sii risoluto, non piangere sul sacrificio, oltrepassa tutte le difficoltà fino alla vittoria finale. Distendi il tuo pensiero e cospargilo di petali di rosa”. Sempre secondo le narrazioni, Ni Chih-Chin avrebbe così commentato la propria impresa: “Se i miei salti andassero in alto quanto i pensieri del Presidente Mao, ci vorrebbe la gru dei pompieri per misurarli”.

George Foreman, vincitore nel 1968 del titolo olimpico dei pesi massimi (sconfigge il sovietico Ionas Cepulis), festeggia la vittoria sventolando una piccola bandiera a stelle e strisce. Gesto molto apprezzato e citato da Richard Nixon, candidato repubblicano alla presidenza. 

scritto alle 10:47 | link | commenti
in: letture

Pearls Before Swine

One Nation Underground + Balaklava (USA, ESP 1967-68)

166  e 167, LA PUNTINA SUL VINILE

 Pearls Before Swine, One Nation Underground

Pearls Before Swine, Balaklava

Il ventenne Tom Rapp – chitarra e voce - viene dalla cittadina di Bottineau, Nord Dakota; trapiantato a New York, scrive testi influenzati da Baudelaire e Apollinaire. Insieme a lui suonano Wayne Harlem (banjo, mandolino e vibrafono), Lane Lederer (basso, chitarra, corno, celeste, cimbali), Roger Crissinger (organo e tastiere), Warren Smith (batteria e percussioni). Fra i due album, Jim Bohannon sostituisce Crissinger.

Dieci canzoni in One Nation, dieci (più brevi) in Balaklava. Episodi notevoli, nel primo album: Another TimeDrop Out, The Surrealist Waltz; nel secondo: Translucents Carriages, Ring Thing e la cover di Suzanne (Leonard Cohen).

 

È musica immaginifica, delirante, favolistica; un folk acustico deformato dagli allucinogeni, una psichedelia dadaista che ricorda i Pink Floyd di Barrett e si identifica in pittori del Cinquecento, trovando premonizioni cupissime nel Hieronymus Bosch del Giardino delle delizie e nel Pieter Brueghel del Trionfo della morte (esposti al Prado di Madrid).

 

Il nome di questa band ingiustamente rimossa è tratto da un verso contenuto nel Vangelo di Matteo. Prima che qualcuno decida di scassinarmi l’appartamento, tengo a precisare che possiedo questa coppia di album (decisamente rari) nella versione ristampata dalla Base Records.

scritto alle 14:05 | link | commenti
in: musica

Pelè segna alla LazioIn un colpo solo, Mancini l'ha fatta pagare:

- a Lotito, che gli mise i bastoni fra le ruote quando doveva andare all'Inter

- a Delio Rossi, che spinse la Lazio a giocare un secondo tempo furibondo, nel recente Lazio-Inter 1-1, solo perché la stampa romana ipotizzava strane manovre

- a tutti i giornalisti che hanno scritto che la Coppa Italia era solo un ostacolo sulla strada dello scudetto (lui l'aveva detto, che l'Inter era pronta "alle ultime 4 partite")

- a Moratti, che temeva uno scarso impegno, simil-derby, e si è trovato a vedere una squadra con la bava alla bocca. Pure troppo...

Ma la conquista della finale di Coppa Italia mostra anche che Mancini:

- è sull'orlo di una crisi di nervi

- rinunciare a Suazo e Jimenez nel primo tempo del derby è stato un suo errore

- il gruppo possiede uno smisurato orgoglio, non ci sta a perdere nemmeno quando avrebbe un'ottima scusa e potrebbe scongiurare un altro scontro con la Roma

- è questo orgoglio, oggi, che supplisce alla scarsa qualità della manovra e alla tremenda tensione nervosa che attanaglia le gambe di troppi.

Per Inter-Siena serve la stessa rabbia, ma anche la testa lucida.

scritto alle 12:54 | link | commenti (4)
in: nerazzurri

Non vedrò la partita, stasera, e forse è meglio così.

Vorrei soltanto che si giocasse bene. Si può anche perdere, ma dopo aver giocato con l'intensità mostrata nell’ultima mezzora nel derby. Anzi, sono banalmente convinto che se si gioca bene, si può pure vincere, all'Olimpico, la difesa della Lazio non è esattamente impenetrabile, uno come Suazo - se lanciato coi tempi giusti, magari da Jimenez - può fare benissimo.

Se, invece, si gioca male, si esce malamente dalla Coppa e si aggiunge altro fiele all’attesa dell'11 maggio.

Magari fra qualche anno rimpiangeremo giornate così, in cui ci si giocava la finale della "Coppa del patriota" (copyright interistiorg.org), pensando a tutt'altro.

 

Manderei in campo: Toldo / Maicon, Rivas, Burdisso, Fatic / Jimenez, Bolzoni, Pelè, Cesar / Suazo, Crespo; con Balotelli, Siligardi e uno fra Zanetti e Cambiasso pronti a entrare, a seconda di come si mette la partita.

Niente Solari e niente Maniche: a questo punto, sanno di non rimanere. Non escluderei di cominciare con il solo Suazo davanti, e un centrocampista in più; risparmierei la coppia argentina, e chiederei piuttosto uno sforzo a Maicon, perchè la Lazio giocherà col tridente e potrebbero aprirsi spazi invitanti.

 

Ieri, Mancini ha difeso il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori (Carminati, preparatore atletico). “Stanchi? Cambiare la preparazione atletica in vista della prossima stagione? No. Queste sono le solite stupidaggini che dicono tutti quando una squadra passa un momento di difficoltà, il calcio lo conoscono in pochi e allora tirano fuori la preparazione, Dudai, tribai e tutte quelle cose lì…”.

Resta il fatto che l’Inter del 2008 non è nemmeno lontana parente della squadra che dominava (e giocava un gran calcio) fino a Natale.

Non è esattamente “un momento di difficoltà”, dura da 4 mesi: se Mancini non sa riconoscerlo, è solo un altro sintomo del suo bisogno di lunghe vacanze.

scritto alle 15:20 | link | commenti (3)
in: nerazzurri

il vento controQuesta sera alle 21.00

presso la Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno (via Porrettana 360), presento l'ultimo romanzo di

Stefano Tassinari, Il vento contro (Tropea).

Ci sarà anche Aroldo Tolomelli, già senatore Pci e comandante partigiano.

scritto alle 14:06 | link | commenti
in: politica, letture
Ettore MessinaUn gigante

 

Vinta la quarta Coppa dei campioni di basket, alla guida del Cska Mosca, Ettore Messina ha raccontato un aneddoto, riferito da Flavio Vanetti sul Corriere di ieri.

Esordio stagionale europeo, il Cska batte Roma con un fortunoso tiro allo scadere. “I giocatori si vergognavano di come si fossero salvati. Il giorno dopo feci mixare al responsabile dei video le nostre immagini con quelle di una vicenda analoga capitata al Maccabi nel 2004. Gli israeliani eliminarono Kaunas, andarono alle finali e le vinsero. Per il tiro in extremis, loro festeggiarono, mica caddero in depressione”.

La morale è una lezione: “La fortuna è legittima, ma solo se dopo dimostri di essertela meritata”.

scritto alle 09:59 | link | commenti (4)
in: sport
GuerinoDOLENTI NOTE, 17 - Da grande volevo fare il benzinaio. Poi il capostazione e, in un crescendo infantilmente ridicolo, sognai di diventare cosmonauta (non astronauta, tifavo per l’Urss). Con il passare degli anni, ho limitato le mie ambizioni, e dopo aver sperato di diventare consigliere di Moratti, quando l’Inter realizzava campagna acquisti deliranti, da qualche tempo mi sono fissato su una professione che so di poter svolgere con assoluta competenza: consulente di mercato per il Milan. Si vive bene, si viaggia, si vedono partite nei più meravigliosi stadi del mondo, ci si arricchisce cenando amabilmente con Galliani e De Assis, si sussurrano frasi pronte per la smentita. Da grande voglio fare il Bronzetti.
scritto alle 09:53 | link | commenti (1)
in: dolenti note / fuorigioco

19) Jon Favreau, Iron Man (7)

Iron Man

Ricavare film dai fumetti storici della Marvel, richiede due doti: sapienza nell'uso degli effetti speciali e una certa dose di ironia. Solo così si può tentare di recuperare l'ineffabile equilibrio per cui quei fumetti piacevano sia all'adolescente che all'adulto.

 

Questo film quasi ci riesce. Ha un ottimo inizio - fino alla costruzione dell'armatura, nella caverna afgana - una parte centrale anticonvenzionale, da commedia sofisticata - il lento apprendistato del playboy Tony Stark con i reattori - e un finale troppo prevedibile, con un combattimento stile-Terminator.

 

Due ore passano in fretta: hard rock per colonna sonora, voli vertiginosi dell'eroe inseguito da jet inconsapevoli, comparse efficaci (Jeff Bridges è una specie di luciferino Lex Luthor, Gwyneth Paltrow è la perfetta Pepper Potts), e un miracolato protagonista, Robert Downey jr., che 15 anni fa sembrava destinato a divenire una star, quando Altman lo inseriva nel cast di America Oggi, e Attenborough lo sceglieva per interpretare Chaplin.

 

Gwyneth Paltrow

scritto alle 17:06 | link | commenti (3)
in: cinema, morettine

Moratti pensierosoTeorie del complotto

 

È stata tutta una messinscena, uno scambio di favori fra Milan Inter e Juventus; dietro la rivalità di facciata, le tre società hanno il comune interesse a rimanere ai vertici del calcio europeo, dove girano i soldi veri.

L’Inter regala il derby al Milan per consentirgli l’accesso alla Champions, e intanto la Juve fa vincere il Siena, senza tirare in porta, così ora il Siena è salvo e certo eviterà di rovinare la festa-scudetto.

Tutto chiaro, limpido, evidente. Purtroppo, qualcuno si è dimenticato di avvisare Moratti.

scritto alle 12:55 | link | commenti (13)
in: nerazzurri

Vittime di un doppio avventurismo

 

Avventurismo - singolare maschile: in politica, la tendenza di chi intraprende azioni spregiudicate e rischiose, senza aver considerato con la necessaria attenzione le condizioni concrete del contesto.

In questi giorni mi pare di assistere a due reazioni antitetiche: nella Sinistra Arcobaleno si pensa di aver sbagliato tutto (ma naturalmente la colpa è sempre altrove), mentre nel Pd qualcuno ancora si illude di non aver sbagliato niente. La mia opinione è che un doppio avventurismo abbia consegnato alla coalizione guidata da Berlusconi una vittoria di proporzioni epocali.

 

Lenin su sfondo azzurroDi solito, l’avventurismo è la conseguenza di atteggiamenti basati su formule astratte che portano a scelte lontane dalla realtà, esposte a gravi rischi di fallimento. Nel famoso opuscolo di Lenin “L'estremismo, malattia infantile del comunismo”, si pone una sorta di equivalenza fra avventurismo ad estremismo, e in seguito gli stalinisti apostrofarono così i trotzkisti. In Italia, la caustica definizione di Lenin è tornata in auge negli anni Settanta, quando il Pci etichettava come avventuristi i gruppi della sinistra extraparlamentare.

Con la catastrofe elettorale dell'aprile 2008 si è chiusa una stagione politica; credo si possa sviluppare un’analisi critica, riutilizzando il concetto di avventurismo in riferimento a un partito tutt'altro che estremista, anzi di centro, “a vocazione maggioritaria”: il Pd di Veltroni.

 

Eletto segretario attraverso il bagno di folla delle primarie, Veltroni ha presto delineato il profilo del suo progetto. Lo smarcamento del Pd dal governo e dall’Unione (nel momento della sua massima crisi di consenso), si è associato al tentativo di trovare un accordo con Berlusconi (nel momento della sua massima crisi, quando i suoi stessi alleati lo stavano abbandonando). Non a caso i giornali fiancheggiatori dell’operazione veltroniana hanno abusato di espressioni come “coraggio” e “scommessa”, evitando di avanzare dubbi su quelli che potevano essere gli esiti della nuova strategia, nel concreto contesto italiano, qui e ora.

Così la destra, senza nemmeno il contrappeso dell’Udc, ha riconquistato il potere dopo nemmeno due anni, con una maggioranza mai così larga, l’Unione è scomparsa, la sinistra è stata esclusa dal Parlamento, e il Pd ha raccolto un risultato assai deludente.

Questo disastro di proporzioni storiche è il frutto di una scommessa irresponsabile e di una valutazione della realtà fortemente ideologica, disancorata dalla realtà, nella quale si è volutamente minimizzato il pericolo rappresentato dal “leader dello schieramento a noi avverso”.

Se quel pericolo fosse stato percepito nella sua sostanza, come insiste a fare tanta stampa internazionale, Veltroni come poteva giustificare la rottura delle alleanze e la corsa solitaria?

scritto alle 11:53 | link | commenti (2)
in: politica

Aggiornamento al programma di domenica 11 maggio

Visti gli orari dei treni e verificata l'impossibilità di arrivare a Milano (da Torino) entro la fine delle partite, abbiamo valutato questa nuova organizzazione:

- partenza da Torino Porta Nuova alle 14.50, arrivo a Milano Centrale alle 16.45;

- se è andata bene, di corsa in piazza Duomo;

- se è finita in disastro, di corsa sul primo treno per Bologna.

scritto alle 09:01 | link | commenti (2)
in: nerazzurri, confessioni

 Penitenza

Vabbé che nel derby abbiamo fatto pena, ma la punizione mi sembra sproporzionata: mercoledì mattina, società e calciatori nerazzurri saranno ospiti dell'udienza generale del Papa.

E se non vinciamo contro il Siena, quale sarà la penitenza?

scritto alle 17:42 | link | commenti (7)
in: nerazzurri

Salzano ad Anzola 6-5-08Martedì 6 maggio, Anzola dell'Emilia, ore 20.30, sala consiliare

incontro con l'urbanista Edoardo Salzano

a proposito del suo libro "Ma dove vivi? - La città raccontata".

scritto alle 14:19 | link | commenti
in: politica

Ecco il mio programma per domenica 11 maggio

Colazione a casa di amici torinesi (e torinisti)... alle 11.15 presento il libro sulla Mecnavi all'interno del programma della Fiera del Libro... alle 13-13.30 succo di frutta o gelato... alle 13.50 o alle 14.05 partenza del treno per Milano... Distratta lettura dei giornali fino alle 14.59... Accensione della radiolina... Arrivo previsto pochi minuti prima delle 16.00... Lasceremo il bagaglio in stazione e - sempre con la radiolina piantata nel padiglione auricolare - cercheremo un autobus con cui andare in Piazza Duomo... Arriveremo mentre finisce Inter-Siena, e in piazza incontreremo altri amici, provenienti dallo stadio.

Lo scrivo oggi perché non ho ancora sbollito la rabbia verso Mancini e la mollissima squadra vista ieri, ma non ho la minima voglia di cedere alla superstizione.

scritto alle 13:52 | link | commenti (2)
in: nerazzurri, confessioni

Ringrazio Renzo, per avermi inviato la scansione della prima pagina dell'Unità del primo maggio 1975 (1.200.000 copie diffuse). Dovete immaginarvi il titolo in rosso... 

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scritto alle 11:04 | link | commenti (3)
in: politica

La nerissima domenica di Roberto Mancini

Anni fa, Hector Cuper fu il colpevole per la sconfitta in un derby (gol di Serginho), avendo scelto di marcare Rivaldo con Nelson Vivas (che non giocava mai). Oggi Mancini ha proposto un'identica follia - schierare Maniche su Pirlo - ed è l'allenatore il primo colpevole di questa sconfitta che va oltre il risultato. Di questa brutta figura.

Schierare una coppia d'attacco come Cruz e Crespo, senza nessuno in grado di innescarli, è un'altra "trovata" indifendibile. Tutto il mondo sa come gioca il Milan, l'albero di Natale garantisce superiorità a centrocampo, l'Inter aveva la fortuna di poter aspettare e ripartire in contropiede, poteva starci anche la soluzione con una sola punta, e invece cosa fa Mancini? Si inventa Maniche e le due punte...

La situazione del nostro allenatore è tutt'altro che serena. Ho sempre difeso Mancini perché fare l'allenatore dell'Inter è un mestiere usurante, uno dei più complicati e stressanti che ci siano, ma a questo punto devo rivalutare l'uscita (che giudicavo sbagliata) di Moratti, all'inizio della settimana, quando sopravvalutava il valore di questo derby. Aveva ragione Moratti, avevo torto io. Dalla parte del torto mi ci ha fatto finire Mancini, perché è inconcepibile che una squadra che sta a tre punti dallo scudetto entri in campo come ha fatto l'Inter, molle e inguardabile per 60 minuti. La reazione successiva - una specie di scomposto arrembaggio, nel quale i nerazzurri saltavano regolarmente il centrocampo, e si sono esposti a un paio di contropiede che potevano essere letali - non cambia il mio giudizio, semmai lo aggrava. Tanta animosità è il segno di una crisi di nervi, le forze sono ricomparse a partita ormai compromessa, anziché essere riversate sul campo fin dal primo minuto. Salvo Julio Cesar, Materazzi, Cruz, Maicon e Chivu. Insufficienti Cambiasso e Zanetti, Rivas e Vieira (responsabile del secondo gol). Molto negativi Maniche e Crespo, ingiudicabili Maxwell e Balotelli, confusionario Suazo.

Il Milan ha vinto meritatamente ed è rientrato in zona Champions. L'Inter non ne ha più, diciamocelo francamente, e bisogna solo sperare che la stagione finisca in gloria e Mancini si prenda una lunga vacanza disintossicante. Sulla partita secca, anche se aveva vinto gli ultimi tre derby, fra lui e Ancelotti rimane un abisso.

scritto alle 19:45 | link | commenti (5)
in: nerazzurri, errori

Manca poco più di un'ora. Ribadisco che festeggerei lo 0-0, che il Milan si gioca molto più di noi, e che lo scudetto può arrivare persino da Genova.

Però, se avessi 5 secondi di intimità, mi rivolgerei a costui: "Pensaci tu".

scritto alle 13:42 | link | commenti (5)
in: nerazzurri

bambino alla RonaldoL'ennesima caduta del fu-fenomeno mi procura solo tristezza. Spero per lui che dopo questa vicenda esca definitivamente di scena e non faccia più parlare di sé.

Non fosse altro per rispetto verso quei tifosi nerazzurri che fra il 1997 e il 2000 hanno avuto un bambino e l'hanno chiamato Ronaldo.


 

scritto alle 16:20 | link | commenti (7)
in: sport, nerazzurri

Fiera del Libro di TorinoVI Padiglione, domenica 11 maggio ore 11.15

2008: anno della sicurezza nei luoghi di lavoro

 

copertinaBradipo Editore presenta:

- Ci fermavamo sempre al bottegone, di Enzo Biagioni

- Nel buio di una nave, di Rudi Ghedini

- All’incrocio tra Bhopal e Marghera, di Serena Martinelli

 

Interverranno: Giuseppe Castronovo e Michele Coppola, presidente e vicepresidente del Consiglio comunale di Torino, e Tom Dealessandri, vicesindaco e assessore al Lavoro

Il VI Padiglione si trova nell’area pedonale “Grattacielo Lancia “ (Via Caraglio)

scritto alle 15:40 | link | commenti (1)
in: nel buio di una nave

Carta coverIN EDICOLA - Le nuove carestie non nascono dalla penuria di cibo, né dalla riduzione della superficie coltivata nel mondo, ma dalle speculazioni finanziarie che hanno ridotto il cibo a merce. Lo spiega Antonio Onorati di Crocevia. Altri articoli raccontano il rapporto esistente tra la crisi alimentare globale e il controllo dei semi, e le alternative sempre più sperimentate, dai gruppi di acquisto solidali ai mercati rionali... Peppino Impastato rappresenta nella provincia italiana uno dei simboli del '68. Ce ne occupiamo con Umberto Santino [sociologo antimafia e amico di Peppino], Giovanni Impastato [figlio di Peppino] e lo storico Francesco Renda. Il 9 maggio Cinisi ospita il Forum sociale antimafia, il primo appuntamento importante per la società civile dopo le elezioni che hanno portato al successo Lombardo...

FUORIGIOCO - Molti tifosi giallorossi sperano nell’arrivo di una nuova proprietà, ricca e potente, non importa se americana o araba. Sono note le difficoltà della famiglia Sensi, la forte esposizione finanziaria nei confronti delle banche, e non stupisce che la società sia in vendita, gli attuali proprietari hanno già dovuto riferire le proprie intenzioni alla Consob (la Roma è quotata in Borsa). Roma, Juventus e Lazio sono le sole società di calcio quotate in Borsa. Molti ricordano l’avvertenza che un famoso commercialista chiedeva di inserire nel prospetto informativo: “titoli gravemente sconsigliati alle vedove e agli orfani”. Era evidente che le società di calcio non fossero un buon affare, le reazioni degli investitori sono inevitabilmente connesse all’aleatorietà dei risultati, al legame con variabili imprevedibili (una vittoria o una sconfitta, l’infortunio di un calciatore), il che rende le quotazioni borsistiche simili a un gioco d’azzardo. La realtà è andata oltre le peggiori previsioni, il valore delle azioni di Roma, Juventus e Lazio è tracollato, rispetto al momento del collocamento. Può sembrare un paradosso, ma è dipeso dalle vittorie più che dalle sconfitte. Un anno fa, la promozione in A della Juventus e l’accesso alla Champions per le due squadre romane hanno prodotto lo stesso effetto: titoli in caduta libera. Quei risultati proiettavano una sola certezza: maggiori spese per le aziende quotate. Resta da spiegare perché Soros o qualche emiro voglia comprare la Roma. Dove stia l’affare. Fra le interpretazioni più persuasive, ce n’è una che rimanda all’esito del duello fra Rutelli e Alemanno. Pare che i compratori americani siano disponibili ad alzare l’offerta in cambio della certezza di non trovare ostacoli alla costruzione di un nuovo stadio. Il caro, vecchio, solido mattone.

Cholo in coma vigile

Da troppo tempo non pubblicavo foto di Cholo e della Brujita.

Brujita apprezza McEwan

scritto alle 15:44 | link | commenti (2)
in: cholo e brujita

Dieci motivi per festeggiare uno 0-0

Lo so, è il derby, ma non l'ho mai vissuto come una resa dei conti, non sono milanese, la mia rivalità incurabile si rivolge contro la Juventus. Perciò sarei davvero entusiasta di uno 0-0, alle 16.50 di domenica 4 maggio, e per chi non ci crede, provo a illustrarne i motivi:

1) dubito che la Roma esca con i tre punti da Marassi, la Samp gioca un buon calcio e segnerà almeno un gol; certo, la Roma può segnarne 2 o 3, ma anche i giallorossi devono guardarsi alle spalle, se perdono, la Juve sarà vicinissima; con due pareggi, a Milano e Genova, sappiamo che succede.

2) confido nel fatto che la Fiorentina conquisti stasera la finale Uefa e domenica non esca sconfitta da Cagliari, mantenendo due punticini di vantaggio sul Milan a due partite dalla fine.

3) anche se la Roma vince e l'Inter pareggia, non vedo come il Siena possa rovinarci la festa, la settimana dopo.

4) il 7 maggio si gioca il ritorno delle semifinali di Coppa Italia, e se devo scegliere una vittoria fuori casa, preferisco sia all'Olimpico, per tornare a scontrarci con la Roma (se l'avversario fosse il Catania, regalerei la Coppa a Zenga).

5) pare che Ibra sarà in tribuna accanto a Moratti: la squadra deve dimostrare ancora una volta di potersela cavare bene senza di lui, magari gli passa un po' di boria.

6) una sconfitta col Milan sarebbe l'ennesimo brutto sintomo "da partita secca": non dimentico come un anno fa si sia perso scriteriatamente dalla Roma, in una situazione simile, prendendo due gol in contropiede negli ultimi 5 minuti, per inseguire una vittoria simbolica.

7) la sconfitta del Milan sarebbe celebrata dai media di regime come La Partita Del Secolo, oscurando persino la nomina dei ministri del prossimo, agghiacciante governo.

8) perdere col Milan avrebbe l'effetto di riportare i rossoneri in zona Champions, mentre - come sapete -  sarei tanto curioso di vedere i dribbling di Ronaldinho sui campi spelacchiati dell'Uzbekistan e dell'Islanda.

9) perché lo 0-0 è il risultato più beffardo, per una squadra che gioca fuori casa contro un avversario che si gioca la stagione; e vorrei vedere Galliani che spiega come la Coppa Uefa sia un trofeo fondamentale (oltretutto si gioca il giovedì sera, e la controprogrammazione televisiva è debole).

10) perché - e questo è il motivo fondamentale - una sconfitta nel derby rafforzerebbe i dubbi di Moratti su Mancini, e i dubbi di Mancini sull'ambiente-Inter; al contrario, una vittoria rafforzerebbe Mancini nei confronti di Moratti e, conoscendo il caratterino dell'allenatore, potrebbe spingerlo ad annunciare il divorzio seduta stante. Se c'è una via d'uscita da questo conflitto di personalità - ne dubito, ma continuo a sperare - credo passi da una soluzione equilibrata: nessuno dei due deve stravincere, nessuno dei due può essere costretto a presentarsi col cappello in mano.

scritto alle 14:58 | link | commenti (4)
in: nerazzurri
Mia moglie ragiona di politica in modo molto diverso dal mio. Più concreto e immediato, oserei dire. Certo, non ha studiato Scienze politiche, non ha lavorato in giornali politici, non ha fatto il funzionario di partito, né frequentato sezioni e riunioni, e a volte ho la sensazione che non possa capirmi, quando comincio qualche soliloquio di "alta politica".

Vedendo i servizi sulla nuova legislatura, sui neo-parlamentari che entrano a Montecitorio e Palazzo Madama, è lei ad avermi dato una nuova speranza. Ora che siamo fuori dal Parlamento - ha detto - quando sentiamo un onorevole che fa una dichiarazione allucinante, almeno sappiamo che non è uno dei nostri.

In effetti, è un buon punto di partenza.
scritto alle 19:18 | link | commenti (6)
in: politica, confessioni

Diossina sul Vietnam 2

30 aprile 1975: le truppe del Fronte di Liberazione Nordvietnamita entrano a Saigon. Finisce così la guerra del Vietnam.

Il giorno dopo, l’Unità esce con un titolo rosso, cubitale, fra i più emozionanti della sua storia:

La vittoria del Vietnam

illumina il Primo Maggio

(se qualcuno trovasse l’immagine, gli sarei immensamente grato)

A distanza di 33 anni, almeno quattro milioni di persone continuano a subire gli effetti dell’Agent Orange, il defoliante alla diossina che l’aeronautica Usa riversò nel paese.

Queste foto erano in mostra a Milano nel dicembre scorso.

La memoria di quella vicenda straordinaria è andata largamente dispersa; ecco due testi di Tiziano Terzani e Ignacio Ramonet:

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=10&ida=&idt=&idart=2336

http://alessiaguidi.provocation.net/geopolitica/vietnam.htm


Diossina sul Vietnam

scritto alle 12:05 | link | commenti (5)
in: politica
l'autore
Sta in una tavola di Doonesbury e mi sembra un'ottima domanda: «Scrivere blog non è sostanzialmente una cosa da sfigati rosiconi semidisoccupati che non hanno abbastanza talento o sono troppo pigri per fare i giornalisti sul serio?»
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